L’epidemia d’Ebola e il business farmaceutico

 
di: Roberta Mura
 
L’emergenza d’Ebola rimane alta in Africa Occidentale. I mass media, ogni giorno, parlano di casi di contagio in Europa, in Canada e negli Stati Uniti, scatenando una psicosi generale. Casi ancora tutti da accertare. Basta una piccola febbre o un mal di pancia per lanciare l’allarme.
L’Ebola, i cui sintomi ricordano i film dell’orrore, fa paura. In Africa e fuori dai suoi confini. Il virus uccide in maniera rapida, molto di più rispetto all’HIV. Oltre 1427 persone sono morte. Il totale dei casi è di 2615.
Dati che hanno indotto l’Organizzazione della sanità mondiale (OMS) a concedere l’autorizzazione per gli esperimenti in Africa in quanto l’epidemia in corso è “un’ emergenza di salute pubblica di livello internazionale”. Pertanto, tutto è lecito, nonostante i tempi siano prematuri.
In un’intervista ripresa dal sito di informazione Cameroonvoice.com, il dottor Garth Nicolson, uno dei maggiori esperti in malattie emergenti, sostiene che la minaccia di Ebola è stata “gonfiata” a causa della “natura spettacolare” dei sintomi. Secondo Nicolson questi sintomi drammatici, che appaiono molto rapidamente, rende l’Ebola relativamente facile da contenere: “Se hai una malattia feroce e altamente fatale, come l’Ebola, si attira un sacco di attenzione. È dunque possibile isolare immediatamente i pazienti, e quindi contenere l’intero processo”. Un po’ come è successo in Guinea, dove la situazione è sotto controllo.
Secondo la ricercatrice Anne Sullivan, l’epidemia potrebbe essere usata per “creare un livello di allerta molto alto, in modo tale da obbligare le persone a vaccinarsi”.
Lo abbiamo visto più volte negli ultimi anni, come per l’influenza suina. Dopo un allarme generale, si è scoperto che il vaccino era più nocivo che altro.
Ora, per l’Ebola c’è il siero sperimentale “ZMapp”. Lo chiamano il “siero magico”, in seguito ai “miglioramenti” del medico missionario statunitense, Kent Brantly, contagiato dal virus in Liberia.
Nulla si sa di questo siero. Non si conoscono i possibili effetti negativi. E finora è stato sperimentato solo sulle scimmie. Tuttavia tutti lo vogliono. I Paesi africani per primi. Soprattutto, Liberia e Sierra Leone, dove la situazione rimane grave a causa dell’inadeguatezza dei governi che non si sono mossi per tempo, nonostante il virus avesse già fatto stragi in Guinea. La carenza di medici, attrezzature e medicine ha fatto tutto il resto.
Dopo il “successo” dello Zmapp , realizzato dalla Mapp Biopharmaceutical Inc. di San Diego, in collaborazione con l’azienda canadese Defyrus, anche le altre grandi multinazionali del settore si sono messe all’opera. Il colosso britannico Gsk e quello statunitense National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) hanno annunciato di aver sviluppato un vaccino contro l’Ebola che verrà sperimentato sull’uomo entro l’anno. Al momento, secondo l’Ansa, ci sarebbero almeno tre farmaci e un vaccino contro il bacillo, sviluppati con contributi del dipartimento della difesa Usa, che hanno dato buoni risultati sugli animali e potrebbero entrare velocemente nella fase clinica dei test.
Nella prassi comune, ogni farmaco dovrebbe infatti superare varie fasi di studio e di sperimentazione per poter poi entrare nel mercato ed essere venduto e somministrato ai malati. A volte ci vogliono addirittura 15 anni.
Come denuncia Leleva.org, negli ultimi anni, però, le multinazionali del farmaco riescono ad eludere il problema di fasi controllo troppo rigide ricorrendo al reclutamento di cavie umane volontarie in Africa e nei Paesi in via di sviluppo, al fine di sperimentare farmaci i cui test non sono ancora stati approvati negli Usa o in Gran Bretagna, ovvero i Paesi in cui si concentrano i due terzi dei profitti farmaceutici mondiali.
Negli Stati Uniti una prova clinica su un paziente costa una media di 10.000 dollari. In Africa è gratis. Oltre ad un risparmio economico, i test di sperimentazione su cavie umane africane permette di risparmiare anche sui tempi, perché le case farmaceutiche sottostanno in questo caso alle legislazioni locali solitamente meno restrittive. Questo permette di arrivare prima sui mercati e di brevettare prima. Per un giorno di ritardo nel lancio di un farmaco, un’azienda farmaceutica perde oltre un miliardo e mezzo di euro.
Come afferma Leleva.org, “il valore vero della sperimentazione quindi non è nel conseguire il miglior prezzo a cui poi vendere un prodotto o la sua migliore efficacia (come poteva essere decenni fa, in cui forse il business aveva ancora un’anima umanistica), ma è l’arrivare primi per brevettare prima”.
Pertanto, alla Mapp Biopharmaceutical Inc, che ha realizzato per primo il virus, entreranno nelle tasche parecchi soldi.
Il clima di allarmismo, suscitato dai media internazionali, ha inoltre creato la condizione ideale in cui i governi africani si sentano in dovere di fare di tutto per arrestare l’epidemia, mancando di lucidità.
Il rischio è che gli africani vengano usati come cavie umane. Non sarebbe la prima volta. Circa il 35 % delle donne africane sono sterili in seguito alla somministrazione di vaccini. Il lancio di medicinali in via di sperimentazione possono avere conseguenze drammatiche. Per fare un esempio: tra il 1967 e il 1978, nello Stato della Georgia, negli Stati Uniti, Washington autorizzò la sperimentazione del Depo-Provera, che ha diverse controindicazioni, tra cui l’osteoporosi e a lungo andare la sterilità, su più di 13mila donne povere, la metà delle quali erano nere. La maggior parte di loro, che non erano a conoscenza della sperimentazione, si sono ammalate. Molte altre sono morte. Medicinali contraccettivi come il Depo-Provera sono stati utilizzati spesso da Washington per ridurre il tasso di natalità dei poveri. Nel 1960, gli Usa erano preoccupati per l’aumento della popolazione del Puerto Rico. Nel 1965 si è riscontrato che il 34% delle donne portoricane tra i 20 e il 49 anni erano state sterilizzate.
Oggi, in Africa, “le case farmaceutiche hanno l’opportunità di sperimentare sull’uomo con l’approvazione dell’opinione pubblica” fa notare un giovane sierraleonese che ha chiesto l’anonimato: “I medici che hanno lanciato l’allarme e che operano nei confini in Guinea o Sierra Leone sono nordamericani. C’è chi pensa che l’epidemia potrebbe essere stata diffusa. Guarda caso gli Stati Uniti o meglio una casa farmaceutica americana ha trovato il vaccino nel momento propizio. Strana coincidenza. Questo è un affare d’oro”.
L’epidemia d’Ebola rischia di diventare un nuovo business farmaceutico. Un déjà vu con l’emergenza dell’HIV, in cui si è speculato facendo soldi facili.
Erano gli anni Ottanta e l’Aids si diffuse in tutto il mondo. Una malattia terribile, incurabile e mortale. Le case farmaceutiche si misero subito a lavoro e poco dopo, nel 1987, uscirono alcuni farmaci “magici”, tra questi: AZT, DDI, 3TC, inibitori della proteasi. Tutti nati negli Stati Uniti.
Alcuni anni dopo la loro uscita nel mercato, un gruppo di autorevoli ricercatori denunciò che l’approvazione di questi farmaci era passato attraverso test incompleti e pressioni di ogni tipo. Il tutto per nascondere al pubblico che gli effetti a lungo termine degli inibitori della proteasi erano sconosciuti e che l’AZT era inefficace e, addirittura, che accelerava la morte di migliaia di ammalati.
La multinazionale Wellcome, divenuta poi Glaxo Wellcome, era a conoscenza degli effetti dannosi, ma se ne infischiò.
Oggi, si rischia di commettere lo stesso errore.
Ancora adesso dell’Ebola si sa ben poco. La prima scoperta del virus risale al 1976, in Congo. L’Ebola è infatti un fiume congolese. Secondo gli studiosi, il virus “abiterebbe” da moltissimo tempo all’interno delle volpi volanti, grossi chirotteri che mangiano frutta e abitano le foreste tropicali. Per trasmetterlo all’uomo il virus potrebbe essere passato dalle volpi volanti alle scimmie o altri animali della foresta, che vengono regolarmente mangiati dalle etnie locali.
Come spiega al telefono Saverio Bellizzi, l’epidemiologo di Msf, tornato da un mese in Italia dopo due missioni in Guinea, “si trasmette tramite il contatto con i fluidi delle persone infette. Il contatto non è via aerea ma via contatto diretto tramite sangue o fluidi idrologici. Il virus è estremamente nocivo all’interno dell’organismo ma è anche molto labile nel senso che basta semplicemente lavarsi le mani con il sapone e si inattiva il virus immediatamente. Per essere veramente contagiati bisogna avere il contatto diretto: toccare una persona che abbia un’alta carica di virus e avere dei sintomi evidenti. Una persona che non ha sintomi non è contagiosa anche se il virus è al suo interno”.
In Guinea, spiega, Bellizzi, in mancanza di vaccini e terapie specifiche, sono state usate “terapie di supporto, quindi idratazione, nutrizione e terapie antibiotiche o antimalariche nel momento in cui il paziente sia affetto da patologie associate. Il tutto perché mira a rinforzare il corpo per combattere meglio il virus”, il cui tasso di mortalità varia dal 25% al 90%. Misure che hanno portato a buoni risultati.
La situazione non è facile. Non solo per la carenza di medici o di attrezzature. “C’è difficoltà principalmente per due motivi: una è l’estrema mobilità delle persone che si muovono da villaggio a villaggio in maniera continua e veloce, quindi una volta contagiati si muovono e possono sviluppare nuovi focolai in nuove zone; e poi le resistenze culturali. Ci sono difficoltà a sensibilizzare e rendere consapevoli le persone del luogo dell’esistenza della malattia”, spiega l’epidemiologo. Quello che si può fare è “sconfiggere l’Ebola solo con una grande campagna di sensibilizzazione, villaggio per villaggio”.
In Africa, la scaramanzia è forte. Ci sono tanti piccoli villaggi, popolati da etnie diverse che nutrono una profonda sfiducia nei confronti della medicina occidentale. Nascondono i malati per evitare che vengano portati nei centri di assistenza. Sono spaventate dalla morte dei loro cari, consumati da violenti dolori muscolari, mal di testa, vomito, diarrea ed emorragie.
La chiamano la malattia del “diavolo”. Tradotto: la malattia dei bianchi. Si pensa che la febbre sia un complotto o un’invenzione degli occidentali, che tanto male hanno fatto all’Africa, prima con la tratta degli schiavi, poi con la colonizzazione e ora con il saccheggio del sottosuolo.
Fonte: Rinascita
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BALLE SPAZIALI FIRMATE NASA

 

di Gianni Lannes

Neil Armstrong sulla Luna nel 1969? Ancora oggi non esiste una prova indipendente dell’allunaggio a stelle e strisce. A parte le incongruenze tecniche, ecco alcuni interrogativi tra i tanti: come mai la NASA non ha mai misurato i livelli di radioattività? Come hanno fatto gli astronauti a tornare indenni, senza neanche un graffio tumorale? 

photo NASA

 Per Nixon piantare la bandiera a stelle e strisce sul satellite della Terra era prima di tutto uno schiaffo ai sovietici e poi una distrazione dal bagno di sangue in Vietnam e l’inflazione che cominciava a silurare l’american dream.

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=spazio

In una parola: propaganda, utile a manipolare la realtà e lobotomizzare le persone. Andiamo al sodo per scardinare le solite menzogne megagalattiche di Washington. Le dirette televisive lunari sono un’invenzione cinematografica. Per quanto il periodo di rotazione della Luna intorno al proprio asse possa essere sincrono con il suo periodo di rivoluzione intorno alla Terra, una diretta televisiva non è tecnicamente possibile. La Terra ruota di 15° all’ora. Anche ammettendo un’ampiezza massima di guadagno del diagramma polare dell’antenna di 10°, entro poche decine di minuti si perderebbe il puntamento. Questo avrebbe comportato che l’invio di immagini verso la Terra non poteva protrarsi che per qualche decina di minuti. La Terra si sposta ed il puntamento doveva essere ripetuto ogni 45 minuti circa. Stesso ragionamento per la robotica da remoto della telecamera, perso il puntamento, nessuna interazione tra Luna e Terra. 

Un altro punto di domanda grande come una grattacielo ha trovato nel 1987 una mole di argomentazione: nel libro di uno scienziato che aveva partecipato in maniera marginale ad Apollo. William Kaysing ha lavorato dal ’57 al ’63 come direttore delle pubblicazioni tecniche per il Rocketdyne Research Department (fornitore delle macchine per il progetto Apollo). Il suo Non siamo mai stati sulla Luna (tradotto in Italia nel ‘97) diventò un caso. Un libro fotografico, più che un saggio, ma che sulle incongruenze delle foto pubblicate dalla Nasa puntava per arrivare alla verità indicibile: l’inganno di proporzioni planetarie. Ecco quelle principali. Nelle foto non appare mai un cielo stellato. Le ombre presenti nelle fotografie divergono: l’unica spiegazione è che sono state usate luci artificiali, poiché il Sole non potrebbe che creare ombre parallele. La bandiera Usa si muove, ma sulla Luna non c’è atmosfera. Il Lem atterra senza alzare nuvole di polvere e i suoi «piedi» risultano essere fin troppo puliti. La NASA stanziò 30 milioni di dollari per tentare di smontare le tesi dei negazionisti, poi rinunciò. Ma ha perso altra credibilità quando, nel 2006, è emerso che avevano smarrito i filmati originali dello sbarco. «I nastri non sono andati persi. Il problema è che non sappiamo dove sono», fu il commento, poco convincente. Per Kaysing era una conferma: «La Nasa non poteva realizzare Apollo. Il paesaggio lunare fu costruito in laboratorio, mentre il falso metraggio fu girato al Norton Air Force Base di San Bernardino. Avevano un set di apparecchiature, ognuna migliore di quelle di tutti gli studi di Hollywood». 

photo NASA

E poi la bomba atomica finale: «La persona incaricata di girare il film fu Stanley Kubrick». Nel 1968 Kubrick sarebbe stato contattato dalla Nasa, colpita da «2001: Odissea nello spazio». Gli presentarono un’offerta che non poteva rifiutare per «dirigere» le prime missioni lunari. Inizialmente declinò l’invito – è la tesi di Kaysing – ma la Nasa minacciò di rendere pubblico il coinvolgimento del fratello Raul con il partito comunista. Così, con un team per gli effetti speciali capeggiato da Douglas Trumbull, «creò» la prima e la seconda missione in un edificio di Huntsville, Alabama.

il set del film

Quante analogie. Ricordate Capricorn One:un film del 1978, diretto da Peter Hiams. Charles Brubaker è il capo dei tre astronauti che prenderanno parte alla prima spedizione su Marte. Pochi secondi prima del lancio degli astronauti vengono fatti uscire dalla navicella, che comunque viene inviata nello spazio. I responsabili della spedizione della Nasa sono a conoscenza che problemi tecnici avrebbero causato la morte degli uomini all’interno della navetta. Per non affrontare le conseguenze negative che sarebbero senz’altro seguite nel dichiarare la verità, spediscono i tre uomini in una base dismessa, da dove, fingendo di essere in viaggio nello spazio, dovranno trasmettere e tenersi in contatto con la NASA. Il giornalista Robert Coffield indagando sulla scomparsa di un tecnico della base spaziale scopre che… I tre astronauti del film, a differenza di quelli della missione Apollo 11, si rifiutano però di partecipare alla farsa e fuggono.

riferimenti:

http://apod.nasa.gov/apod/ap070621.html

http://www.hq.nasa.gov/alsj/a13/images13.html

http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2005/08sep_radioactivemoon/

http://nssdc.gsfc.nasa.gov/planetary/lunar/surveyor.html

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http://nssdc.gsfc.nasa.gov/imgcat/html/mission_page/EM_Apollo_11_page1.html

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http://nssdc.gsfc.nasa.gov/nmc/masterCatalog.do?sc=1967-112A&ex=2

http://hugequestions.com/Eric/apollo11_press_conference.wmv

http://hugequestions.com/Eric/ApolloMoonHoax.pdf

http://web.archive.org/web/20030425001634/http://www2.acc.af.mil/accnews/jan98/980025.html

http://hugequestions.com/Eric/mp3/Armstrong-BBC-1970.mp3

http://www.nasa.gov/mission_pages/apollo/

https://www.youtube.com/watch?v=PtdcdxvNI1o

https://www.youtube.com/watch?v=zJH3R5JW0eY

https://www.youtube.com/watch?v=NxZMjpMhwNE

https://www.youtube.com/watch?v=C2nqyCtnMzE

https://www.youtube.com/watch?v=Gem10A4yt5w

https://www.youtube.com/watch?v=H8ZzFemBUJQ

http://apod.nasa.gov/apod/ap110927.html

http://spaceflight.nasa.gov/station/crew/exp6/spacechronicles9.html

http://spaceflight.nasa.gov/station/crew/exp7/luletters/lu_letter11.html

http://spaceflight.nasa.gov/gallery/images/station/crew-6/hires/iss006e32103.jpg

http://eol.jsc.nasa.gov/EarthObservatory/AuroraDancingintheNight.htm

http://earthobservatory.nasa.gov/Features/

https://www.youtube.com/watch?v=iuEIsR0aOUo

https://www.youtube.com/watch?v=tuQWKi2Mgds

https://www.youtube.com/watch?v=zerw-rs87WY

http://history.nasa.gov/alsj/main.html

http://www.ilmessaggero.it/home_scienza/scienza/la_nasa_ammette_scomparse_le_immagini_originali_dello_sbarco_sulla_luna/notizie/66107.shtml 

Fonte: SU LA TESTA!

EUROPA: VERSO LA DITTATURA

di Gianni Lannes

Il vecchio continente percorre una via senza ritorno. A parte Eurogendfor, il “trattato costituzionale” è un pericolo per tutti che mette a nudo un cancro nascosto nell’Unione europea. Per chi è stato realmente scritto e a chi fa comodo questo testo che massacra il diritto alla libertà dei popoli? Parliamo di qualcosa che pochissimi conoscono realmente, e non si potrà più cambiare.

Milioni di europei sono favorevoli al “progresso” e alla pace, ma non hanno letto questo abominio dalle conseguenze inquietanti. Esistono motivate ragioni per opporsi a questa imposizione calata dall’Atlantico. Non spetta al potere in vigore scrivere il diritto del diritto. La cosiddetta “unione europea non è un insieme di popoli, ma una sommatoria di interessi affaristici e di dominio del genere umano.

Eppure ecco l’elenco dei Paesi che non hanno sottomesso il trattato al loro popolo: Lituania, 11 dicembre 2004, Ungheria, 20 dicembre 2004, Italia, 25 gennaio 2005, Slovenia, 1 febbraio 2005, Germania, 12 maggio 2005, Slovacchia (maggio 2005), Cipro (maggio 2005), Austria (primavera 2005), Belgio (primavera 2005), Grecia (primavera 2005), Malta (luglio 2005), Svezia, dicembre 2005 e tuttavia il 58% degli svedese richiedono un referendum, Estonia (2005), Finlandia (fine 2005), Lettonia (?). I governi che hanno fatto ratificare questo testo dal loro Parlamento nazionale, piuttosto che dal loro popolo (referendum), hanno firmato un’autentica omissione di atti di ufficio, mentre in Italia hanno attentato alla Costituzione repubblicana: i popoli di questi paesi sono privati così al tempo stesso del dibattito e dell’espressione diretta che avrebbe permesso loro di resistere all’arretramento democratico che li espone all’arbitrio.

Di seguito le nazioni che hanno optato per il referendum: Spagna, 20 febbraio 2005, Paesi Bassi, 1 giugno 2005, Francia, 29 maggio 2005, Lussemburgo, 10 luglio 2005, Danimarca, 27 settembre 2005, Portogallo (ottobre 2005), Polonia (fine 2005), Regno Unito (primavera 2006), Repubblica ceca (giugno 2006), Irlanda (2006).

Tre referendum sono consultivi solamente (Spagna, Paesi Bassi e Lussemburgo), e, infine, solo sei popoli sono veramente consultati in questo progetto. I popoli di Francia e Olanda hanno detto no. Che democrazia impeccabile (sic!): sei Paesi realmente consultati su venticinque.

Nel Belpaese la legge di ratifica 7 aprile 2005, numero 57, è stata promulgata, non a caso da Carlo Azeglio Ciampi, e sottoscritta da Berlusconi, Fini e Castelli, grazie al beneplacito della finta opposizione di centrosinistra.

In primo luogo una Costituzione deve essere leggibile per permettere un voto popolare. Una Costituzione non impone questa o quella politica: quel testo è fazioso. Una Costituzione è rivedibile: quel testo è blindato dalla necessità di una doppia unanimità. Una Costituzione protegge dalla tirannide con la separazione dei poteri e il controllo dei poteri: quel testo non istituisce nessun vero controllo dei poteri né una reale separazione dei poteri. Una Costituzione non è concessa dai potenti, è stabilita dallo stesso popolo, al fine di proteggersi dall’arbitrio dei potenti, attraverso un’Assemblea costituente, indipendente, eletta per questo motivo e poi revocata: quel testo incorpora istituzioni europee che sono state scritte da cinquant’ anni dai politicanti al potere, al tempo stesso giudici e parti in causa.

Trattato o Costituzione? Qual è la corretta definizione di questo folle progetto? Questo testo gioca il ruolo di una costituzione e l’ossimoro “Trattato costituzionale”, accostamento di parole contraddittorie, conduce, giocando sulle parole, a creare una norma suprema troppo rigida, troppo difficile da rivedere. Il progetto di Trattato che stabilisce una Costituzione per l’Europa (TCE) è esecutivo senza limitazione di durata , si occupa di quasi tutti gli argomenti essenziali alla vita delle persone , la sua forza giuridica è superiore a tutte le nostre norme nazionali (regolamenti, leggi, Costituzione), istituisce grandi poteri (esecutivo, legislativo, giudiziario) e ne regola gli equilibri. Il progetto di TCE è dunque, per sua natura, una Costituzione, fissa “il diritto del diritto.” Secondo Olivier Gohin, professore all’università di Parigi II: “Il nuovo Trattato è una vera Costituzione dal momento che corrisponde alla definizione materiale di ogni costituzione: organizzazione dei poteri pubblici e garanzia delle libertà fondamentali, con identificazione di un potere costituente (…) la nuova Unione europea raccoglie, da questo momento, gli elementi necessari della definizione dello stato” . Un evidente arbitrio è dettato dalla primazia del diritto europeo, anche di un semplice regolamento, sull’insieme del diritto degli Stati membri, anche sulla loro Costituzione.

Primo principio del diritto costituzionale: una Costituzione è un testo leggibile. Una Costituzione deve essere accettata, direttamente, dal popolo che vi si sottomette. Affinché questa accettazione abbia un senso, occorre che il testo sia leggibile dal popolo, da colui che sottoscrive, e non solamente dagli esperti. Da questo punto di vista, il “trattato costituzionale” è lungo e complesso : 485 pagine formato A4. Tale lunghezza, unica al mondo per una Costituzione, è rincarata da una molteplicità di rinvii che la rendono semplicemente illeggibile per i normali cittadini. Certi punti importanti come la definizione dei SIEG (Servizio di Interesse Economico Generale) non appaiono nel testo.

Va notata l’assenza di elenco dei campi nei quali ciascuna istituzione può creare il diritto. Non si trova così, da nessuna parte, l’elenco dei campi nei quali il Parlamento europeo non ha diritto di legiferare. Altri articoli importanti, come l’articolo I-33 che istituisce gli “atti non legislativi”, (regolamenti e decisioni) che permettono ad una Commissione, non eletta, di creare senza controllo parlamentare delle norme altrettanto costrittive delle leggi, non sono accompagnati da un elenco controllabile. Questa lunghezza e questa complessità impediscono ogni critica per i comuni mortali. Una Costituzione è la legge fondamentale, è “il diritto del diritto”, deve potere essere letta da tutti, per essere approvata o respinta con cognizione di causa. Secondo principio del diritto costituzionale: una Costituzione non impone una politica o un’altra, permette il dibattito politico senza imporne le conclusioni. Una Costituzione democratica non è di destra o di sinistra, non è socialista o liberale, una Costituzione non è partigiana: rende possibile il dibattito politico, è sottostante e precedente al dibattito politico. Al contrario, il TCE, oltre a fissare le regole del gioco politico, fissa una volta per tutte il gioco stesso.

In particolare questo testo conferma che l’Europa si priva da sola delle tre principali leve economiche che permettono a tutti gli Stati del mondo di governare. Nessuna politica monetaria: siamo i soli al mondo ad avere reso la nostra banca centrale totalmente indipendente, con in più, come missione principale, costituzionale, intangibile, la lotta contro l’inflazione e non per l’occupazione o per la crescita. Non viene accordato nessuno strumento ai poteri politici per modificare queste finalità. Nessuna politica industriale: l’interdizione di ogni ostacolo alla concorrenza porta con sé l’interdizione di aiutare certi attori nazionali in difficoltà o fragili. È la politica dell’impotenza economica che viene così istituzionalizzata e imposta per molto tempo.

Il progetto di TCE ci priva tutti dell’interesse a riflettere sulle alternative. A che cosa vale continuare il dibattito politico, difatti, dato che ogni alternativa reale è vietata espressamente nel supremo testo? Concretamente, se domani una maggioranza europea volesse cambiare direzione e passare ad un modo di organizzazione non commerciale, più solidale, non potrebbe farlo: occorrerebbe l’unanimità.

Terzo principio di diritto costituzionale: una Costituzione democratica è rivedibile. Tutti i popoli del mondo che vivono in una democrazia possono cambiare il loro patto di governo. Il progetto di TCE è troppo difficilmente rivedibile: per cambiare una virgola a questo testo, occorre prima di tutto l’unanimità dei governi per essere d’accordo su un progetto di revisione, poi ci vuole l’unanimità dei popoli (parlamenti o referendum), per ratificare (questa è detta la procedura di revisione ordinaria). Con 25 Stati, questa procedura di doppia unanimità è una vera garanzia di intangibilità per i sostenitori dell’immobilismo. Concretamente, se una larga maggioranza di europei vuole modificare la legge fondamentale, non potranno farlo.

Questa rigidità eccessiva rasenta un’agilità stupefacente in merito a un’altra procedura che, invece, non richiede l’accordo diretto dei popoli: la procedura di revisione semplificata autorizza uno degli organi dell’unione, il Consiglio dei ministri, a modificare di sua propria iniziativa elementi chiave della Costituzione che condizionino il grado di sovranità conservata dagli Stati membri in tale o tale campo (poiché il passaggio alla maggioranza fa perdere del tutto il diritto di blocco). Si tratta di cosa grave: questa Costituzione è a geometria variabile, ma senza l’avallo diretto dei popoli ad ogni variazione.

Peraltro, nel caso dell’entrata di un nuovo Stato nell’UE, la regola dell’unanimità è una protezione, ma non è l’unanimità dei popoli consultati da referendum ad essere richiesta: è anzitutto l’unanimità dei 25 rappresentanti dei governi (dei quali molti non sono eletti, e dei quali nessuno é eletto con il mandato di decidere su questo punto importante), in seguito l’unanimità degli Stati secondo la loro procedura nazionale di ratifica.

Quarto principio di diritto costituzionale: una Costituzione democratica garantisce contro l’arbitrio assicurando al tempo stesso la separazione dei poteri ed il controllo dei poteri. Anche nel quadro moderno di un’unione di stati, non si vede perché questi principi protettivi del buon senso avrebbero perso il loro valore.

Non è esattamente ciò che è previsto nel progetto di TCE: il Parlamento non h

a affatto l’iniziativa legislativa, cosa già inaccettabile, ed il suo ruolo nel voto del bilancio, anche se aumentato, resta limitato, e soprattutto è escluso dalla deliberazione delle leggi in certi campi, riservati al Consiglio dei Ministri (procedure legislative speciali).

È, in effetti, forse ancora più grave: ho concentrato per molto tempo la mia attenzione sulle leggi (atti legislativi), e sto scoprendo con stupore le “decisioni”, (art. I-33, I-35), “atti non legislativi” molto distinti dai semplici regolamenti. Non c’è niente da ridire sul regolamento che è un testo di applicazione, come i decreti e le ordinanze in Francia, che giustifica un potere normativo limitato conferito tradizionalmente all’esecutivo per fissare velocemente le semplici modalità pratiche dell’applicazione delle leggi. Ma le “decisioni” sono differenti, sono descritte a parte. Le “decisioni” sembrano tanto costrittive quanto le leggi, possono avere una portata generale, ma sembrano più facili da creare delle leggi, meno controllate, (probabilmente dal CJE (Consiglio Generale Europeo) ma non attraverso una discussione parlamentare. Leggendo il testo del TCE, cerco: chi può prendere queste “decisioni” che somigliano a “leggi senza Parlamento?” Il Consiglio europeo (tra capi di stati e di governo), il Consiglio dei ministri e la Commissione (tutti membri dell’esecutivo, a livello nazionale o europeo, e spesso non eletti), e… la Banca Centrale Europea. La BCE ha il potere di prendere da sola delle “decisioni”. E chi la controlla, questa banca centrale?

Abbiamo di fronte un “triangolo” composto dal Parlamento che rappresenta i popoli, dal Consiglio dei Ministri che rappresenta gli Stati, e della Commissione che rappresenta l’interesse generale. La Commissione è principalmente l’emanazione del Consiglio che ne nomina i membri con un riguardo al Parlamento che ne “elegge” anche il suo Presidente (su proposta del Consiglio). La Commissione è totalmente indipendente, non deve ricevere deleghe da nessuno, ma può essere revocata ugualmente dal Parlamento attraverso una mozione di censura e ciascuno dei commissari “può essere licenziato” dal Presidente della Commissione. È la Commissione che è incaricata della preparazione tecnica del diritto e che sottomette le sue proposte al Consiglio dei Ministri ed al Parlamento, presentati come due organi legislativi. Si presenta il Consiglio dei Ministri come una “camera alta” che sosterrebbe il ruolo del Senato dunque, ma è inaccettabile: anzitutto, i ministri non sono eletti, ma soprattutto, detengono nel loro paese il potere esecutivo, ovvero la forza che permetterà loro, tornando nel loro paese, di applicare le regole che hanno loro stessi elaborate. Sono dunque le stesse persone che creano il diritto a livello europeo e che l’applicano a livello nazionale (una volta trasferito): c’è dunque qui un’evidente confusione dei poteri.

Il Consiglio dei ministri è un organo chiaramente legato all’esecutivo a cui si è confidato un ruolo legislativo. Con la non separazione dei poteri, è un importante bastione contro l’arbitrio che viene a mancare. Inoltre, questa co-decisione sparisce quando il Parlamento è messo decisamente da parte su una serie di argomenti dove i Consigli, la Commissione ed la BCE creano il diritto da soli, (come guarda caso lo sono campi economici importanti), (Art. III-130-3: mercato interno ed Art. III-163 ed III-165: regole della concorrenza). E’ questo ad essere scioccante perché, su questi argomenti, non ci sono quasi più contro-poteri: la Commissione (che detiene spesso l’iniziativa) può essere considerata come una vera forza capace di interporsi in caso di deriva arbitraria dei Consigli (ai quali è così vicina)? Sembra dunque esserci un vero problema democratico in tutti i campi tolti al Parlamento: né separazione, né controllo. L’elenco di questi argomenti vietati non esiste da nessuna parte, e questa esclusione del Parlamento da certi campi non è formulata mai chiaramente.

Si vorrebbe sapere anche chi è realmente responsabile dei suoi atti in questa organizzazione europea, perché infine: Il parlamento non è responsabile davanti a nessuno, salvo le elezioni di cui si è detto già che non possono fungere da contro-potere, perché non c’è nessuna procedura di scioglimento. Il Consiglio europeo non è responsabile davanti a nessuno a livello europeo, (e bisogna rivolgersi alla lontana responsabilità nazionale per mettere in discussione, uno ad uno, i suoi membri). Il fatto che sia evidentemente difficile organizzare questa responsabilità, poiché si tratta di capi di stato, non basta a rassicurarci perché il risultato è ugualmente un’irresponsabilità a livello federale. Il Consiglio dei Ministri non è responsabile davanti a nessuno a livello europeo, (ed ancora una volta bisogna rivolgersi alla responsabilità nazionale per mettere in discussione i suoi membri, uno ad uno). Il fatto che anche qui sia evidentemente difficile organizzare questa responsabilità, dato che si tratta di ministri depositari di un’altra sovranità popolare rispetto a quella dell’Europa, non basta neanche qui a rassicurare perché il risultato è ugualmente un’irresponsabilità quando si prendono decisioni. La Corte europea di Giustizia (CJE), non eletta, i cui giudici dipendono direttamente dagli esecutivi che li nominano , è anche essa fuori controllo (parlamentare o dei cittadini), (è spesso questo il caso, ma con giudici veramente indipendenti), e senza ricorso, malgrado i poteri immensi di cui è dotata attraverso l’interpretazione di tutti i testi e l’arbitraggio di tutti i litigi. Democratiche, queste istituzioni? La Banca Centrale europea (BCE), non eletta, assolutamente indipendente dai poteri pubblici, è anche fuori da ogni controllo, dunque irresponsabile, malgrado l’influenza considerevole delle sue decisioni sulla vita quotidiana dei 450 milioni di europei.

Quinto principio di diritto costituzionale: una Costituzione democratica è necessariamente instaurata da un’assemblea indipendente dai poteri in vigore. Una Costituzione non è concessa al popolo dai potenti. È definita dal popolo stesso, o da rappresentanti scelti per questo preciso compito, esattamente per proteggersi dell’arbitrio dei potenti. Al contrario, le istituzioni europee sono state scritte, da oltre mezzo secolo, da politicanti al potere, che sono dunque evidentemente giudici e parti in causa: di destra come sinistra, fissando loro stessi i vincoli che li avrebbero condizionati tutti i giorni, questi responsabili sono stati condotti, è umano ma è anche prevedibile, ad una pericolosa parzialità.

Stabilendo una Costituzione per via di trattato, procedura molto meno costrittiva di una pesante assemblea costituente, (pubblica, con un lungo contraddittorio e convalidata direttamente dal popolo), i parlamenti e governi, di destra come sinistra, hanno fatto come facevano i proprietari della sovranità popolare, e questo trattato, come i precedenti, può essere analizzato come un abuso di potere: i nostri eletti, tutti i nostri eletti, non hanno ricevuto il mandato di abdicare alla nostra sovranità. Appartiene al popolo, direttamente, controllare che le condizioni di questo trasferimento, (a mio avviso augurabile per costruire una Europa forte e pacificata), siano accettabili.

L’unica via credibile per creare un testo fondamentale equilibrato e protettivo è un’Assemblea costituente, indipendente dai poteri in vigore, eletta per elaborare una Costituzione, e solo questo, revocata subito dopo, rispettando una procedura molto trasparente e in contraddittorio. Questo disprezzo dei popoli e delle loro scelte reali è molto rivelatore del pericolo che cresce nella più grande discrezione: le nostre élite, di destra come di sinistra, diffidano della democrazia e ce ne privano deliberatamente, progressivamente ed insidiosamente.

Per ottimismo, per credulità, per indifferenza, per ignoranza, i popoli moderni lasciano indebolire i loro beni più preziosi, molto rari su questo pianeta, quelli che condizionano la loro serenità quotidiana. Questo “trattato costituzionale” mette in luce ciò che si decide da molto senza la volontà dei popoli. Esaltando la libertà come un valore superiore, invece della fraternità, istituzionalizzando la competizione, la concorrenza, al posto della collaborazione e l’aiuto reciproco, imponendolo nel testo supremo attraverso il dogma della concorrenza assoluta, e finalmente una morale del “ciascuno per se e contro tutti”, distruggendo la regolamentazione da parte dello Stato, custode dell’interesse generale, per instaurare la regolamentazione per via del mercato, somma di interessi particolari, gli economisti neoliberali attaccano i fondamenti della democrazia per affrancare i principali decisori economici da ogni controllo. La deregolazione sistematica condotta in Europa, (dalle sue istituzioni, dalla sua politica e con il catenaccio di una Costituzione non rivedibile), e più generalmente sulla terra intera (OMC, AGCS, ADPIC) è un arretramento della civiltà, un ritorno verso la barbarie della legge del più forte.

Non voglio che questa gentaglia prezzolata decida della mia sorte. Quale mezzo resta a cittadine e cittadini per resistere a questa confisca della sovranità? C’è una soluzione più pacifica e nonviolenta: un no fermo e risoluto mediante uno sciopero generale ad oltranza. Non abbiamo che da perdere le catene.

Post scriptum

L’Unione Europea è un progetto che nacque per fini di integrazione economica nel 1951, quando il Trattato di Parigi, sottoscritto da Belgio, Francia, Germania Occidentale, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi, istituì la CECA, Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. Nel 1957 gli stessi sei Stati, con il Trattato di Roma, istituirono la CEE, Comunità Economica Europea.

Col tempo l’integrazione si fece sempre più stretta, allargandosi alla sfera politica. Fu così che il 7 febbraio 1992 gli Stati facenti parte della CEE (nel frattempo erano entrati Danimarca, Grecia, Irlanda, Portogallo, Regno Unito e Spagna) firmarono il Trattato di Maastricht che, a decorrere dal 1993, istituiva l’Unione Europea. Il primo gennaio 1999 entrò in vigore l’Euro.

L’11 dicembre 2000 il Consiglio europeo approvò il Trattato di Nizza e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Al vertice di Laeken del 14 e 15 dicembre 2001 nacque la Convenzione europea, un organismo incaricato di redigere una bozza di costituzione. La Convenzione terminò i suoi lavori nel luglio 2003.

La Costituzione europea fu firmata dagli Stati membri dell’Unione il 29 ottobre 2004, con la sottoscrizione del Trattato di Roma. La sua entrata in vigore era subordinata alla ratifica parlamentare o elettorale da parte di tutti gli Stati membri, ma la bocciatura subìta nei referendum svoltisi in Francia e nei Paesi Bassi l’anno successivo bloccarono il processo di approvazione. Il Trattato di Lisbona, firmato il 13 dicembre 2007, ha semplificato il testo della Costituzione che, dopo alterne fortune nell’iter di approvazione da parte dei diversi paesi europei, è definitivamente entrato in vigore l’1 dicembre 2009.

Attualmente gli Stati che fanno parte dell’Unione Europea sono 27: nel corso degli anni si sono ulteriormente aggiunti Austria, Bulgaria, Cipro, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svezia e Ungheria.

riferimenti:
http://europa.eu/scadplus/constitution/index_it.htm

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/;ELX_SESSIONID=3jVWTqzf248YKQNQFTZlLBYBDTS04cGxxGJR1hrymxQlQKRmvdvX!-905312744?uri=OJ:C:2004:310:TOC

http://www.esteri.it/MAE/IT/Politica_Europea/Domande_trattato_Lisbona.htm

http://www.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/europa/notizia_20082.html_1254910883.html

http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2005;57

http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2005;57

http://ue.eu.int/igcpdf/it/04/cg00/cg00087.it04.pdf

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:C:2004:310:FULL&from=IT

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=eurogendfor

Gianni Lannes, IL GRANDE FRATELLO. STRATEGIE DEL DOMINIO, Draco edizioni, Modena, 2012.

Ripreso da: SU LA TESTA! di Gianni Lannes

Boeing malese: c’era una persona che forse doveva morire…

ECCO CHI DOVEVA MORIRE…

Glenn Thomas, autorevole consulente dell’OMS a Ginevra, esperto in AIDS e, soprattutto, in Virus Ebola, era a bordo del Boeing 777 della Malaysia Airlines abbattuto ai confini tra l’Ucraina e la Russia.

Glenn Thomas era anche il coordinatore dei media ed era coinvolto nelle inchieste che stavano portando alla luce le controverse operazioni di sperimentazione di virus Ebola nel laboratorio di armi biologiche presso l’ospedale di Kenema. Ora che questo laboratorio è stato chiuso per volontà del Governo della Sierra Leone, emergono ulteriori particolari in merito agli interessi che nascosti dietro la sua gestione.

Bill e Melinda Gates hanno connessioni con i laboratori di armi biologiche situati a Kenema, epicentro dell’epidemia di Ebola sviluppatasi dall’ospedale dove erano in corso trial clinici sugli esseri umani per lo sviluppo del relativo vaccino, e ora, a seguito dell’avvio di un’indagine informale, emerge il nome di George Soros che, tramite la sua Fondazione, finanzia lo stesso laboratorio di armi biologiche.

Glenn Thomas era a conoscenza di prove concrete che dimostravano come il laboratorio aveva manipolato diagnosi positive per Ebola [per conto della Tulane University] al fine di giustificare un trattamento sanitario coercitivo alla popolazione e sottoporla al trattamento sperimentale del vaccino che, in realtà, trasmetteva loro Ebola. Glenn Thomas aveva rifiutano di andare avanti con il cover up, a differenza di taluni che lavorano al nostro Istituto Superiore di Sanità e sono adesso ben consapevoli che Glenn Thomas è stato assassinato.

I canali ufficiali dei media non hanno mai riportato una sola notizia in merito alla presenza del laboratorio di armi biologiche a Kenema, men che meno la disposizione di chiusura, né l’ordine di interrompere la sperimentazione di Ebola da parte della Tulane University. Quindi, quali altri canali ci sono rimasti perché queste informazioni diventino di pubblico dominio, e siano diffuse attraverso le reti sociali, se anche l’OMS e le istituzioni sanitarie evitano di rilasciare informazioni e di agire?

Il miliardario George Soros, attraverso la Fondazione Soros Open Society, per molti anni ha attuato “investimenti significativi“ nel “triangolo della morte Ebola” della Sierra Leone, Liberia e Guinea. Pertanto, George Soros aveva:

  1. un movente per uccidere il portavoce OMS Glenn Thomas per fermare la diffusione di notizie attraverso i canali ufficiali che l’epidemia di Ebola è stata orchestrata a tavolino in un laboratorio di armi biologiche;
  2. un motivo per farlo tacere molto presto;
  3. il mezzo per farlo tacere ….. che potrebbe essere stato l’incidente aereo pianificato in Ucraina? – Probabilmente sì in quanto George Soros ha collegamenti con esponenti del governo ucraino, controllato a sua volta dai banchieri, e stanno emergendo prove significative che dimostrerebbero coma la NATO ha oscurato le coordinate radar del missile. Tutto ciò confermerebbe l’ipotesi che il missile BUK è stato lanciato dal governo ucraino, e non è un caso che il Primo Ministro ucraino ha presentato le proprie dimissioni.

L’Olanda è un paese frastornato dalla rabbia e dall’impossibilità di spiegare le ragioni del disastro, a tal punto da avanzare una indagine per crimini di guerra. Ancor più disorientato è il suo Primo Ministro che, dopo aver chiesto di rimpatriare 40 corpi delle vittime MH17, afferma che “le rimanenti 200 vittime saranno rimpatriate in treno“. Ma se gli olandesi erano solo in 193, da dove saltano fuori tutti gli altri?

In merito al treno che trasporta i corpi delle rimanenti vittime, restano altrettante colossali incongruenze sui numeri riferiti dalle diverse fonti: gli esperti internazionali parlano di 282 corpi mentre Kiev riferisce che nei 5 vagoni refrigerati vi sono 252 corpi. Queste cifre fanno ulteriormente a cazzotti con la lista ufficiale dei 298 passeggeri.

In tutto questo marasma è particolarmente interessante il totale silenzio dei media ufficiali in merito alla notizia della chiusura del laboratorio di Kenema pubblicata sulla pagina Facebook del Ministero della Salute della Sierra Leone.

Fonte: informare.over-blog.it

Ripreso da: ECplanet

 

Clamoroso: gli USA stanno preparando il primo attacco nucleare contro Russia e Cina

Cina

Estratti dell’intervista di RT a Richard Cottrell, Rick Rozoff e Bruce Gagnon

RT: Clausole segrete della NATO stabiliscono che gli USA possono deporre i governi europei su ordine della Casa Bianca, e gli USA lo fanno. A suo tempo, Hans Otto svelò la lista di politici europei da eliminare, che fu successivamente confermata dalla polizia. I documenti stabilivano gli assassinii da attuare “nel caso X”, caso che potrebbe riferirsi, secondo lo studioso Dr. Daniele Ganser, a proteste di massa contro i governi appoggiati dagli USA, o a una vittoria elettorale di un partito genuinamente alternativo. Le istruzioni per queste operazioni erano conservate nel quartiere generale della NATO, a sud di Bruxelles.

Quando il parlamento europeo ha richiesto ufficialmente che la NATO interrompesse queste operazioni, conosciute con il nome in codice di Gladio, gli USA l’hanno semplicemente ignorato.
Richard Cottrell è stato membro del Parlamento Europeo, ed è l’autore dell’investigazione “Gladio, il pugnale della NATO nel cuore dell’Europa”, che riporta sia gli “assassinii morbidi” (la diffamazione di politici europei non allineati, attraverso i media, per renderli non eleggibili) che gli assassinii veri e propri di politici che nonostante tutto furono eletti.
-Richard, cosa sta succedendo?

Richard Cottrell: Gli Stati Uniti non tollerano governi che non siano favorevoli al regime. Prendiamo l’esempio di Syriza in Grecia, che ha appena vinto alle elezioni. Quello è un governo che non sarà tollerato dagli Stati Uniti d’America.

RT: Lei ha descritto un prototipo di “assassinio morbido”, quello del primo ministro britannico Harold Wilson, la cui blasfemia, agli occhi degli americani, era di favorire il disarmo nucleare.

Cottrell: Sì, è diventato un po’ più difficile usare, diciamo, mezzi violenti, quindi vedremo più spesso le tattiche usate contro Harold Wilson. E aumenteranno, vi dico perché: perché questo fine settimana le elezioni europee hanno formato un vasto blocco di anti-europeisti guidati dal Front National francese e da Nigel Farage, diventato dal nulla il leader del terzo partito britannico. Non si permetterà che questo continui, quindi ci saranno mosse come quelle contro Harold Wilson per rimuovere quei capi e quei partiti nei vari paesi.

RT: L’ex assistente-segretario generale dell’ONU Hans Sponeck ha rivelato che la NATO sta tentando di sovrastare e di fatto sostituire le Nazioni Unite. La sua nuova dottrina rifiuta il monopolio ONU dell’uso della forza, di cui si propone come ala militare. Il suo nuovo programma “Partner attraverso il globo” ha già incorporato Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Pakistan e Iraq. Con l’attesa adesione di stati come la Colombia ed El Salvador, la NATO sarà presente su tutti i continenti abitati. Le forze armate americane sono ora in più di 150 paesi. Il numero non ufficiale, che comprende le forze USA clandestine, è probabilmente molto più alto.

Da quando il Pentagono ha formato il Comando USA per l’Africa, ha ridotto il paese più sviluppato del continente all’anarchia, rovesciato la Costa d’Avorio e troncato la metà meridionale del Sudan, ricca di petrolio, per farne un nuovo stato. Solo due paesi e mezzo restano al di fuori del suo controllo militare.
Abbiamo con noi Rick Rozoff, eminente analista militare e direttore di “Fermate la NATO”. Cosa succederà alla gente quando gli ultimi paesi cadranno sotto il controllo degli USA?

Rick Rozoff: La risposta è schiavitù globale, e la vediamo manifestarsi in modi che non sono sempre evidenti, per esempio nei voti dell’assemblea generale dell’ONU, nell’ultimo anno e mezzo, sulla questione della Siria. Vediamo che gli USA, con vari mezzi -corruzione economica, ricatto diplomatico, sovversione, ma anche programmi militari bilaterali e multilaterali- sono stati capaci di assicurarsi in gran parte la sottomissione degli altri paesi. Non c’è indipendenza diplomatica e politica nelle nazioni, perché sono obbligate dagli Stati Uniti e, francamente, hanno paura delle ritorsioni economiche e militari qualora non si adeguassero ai diktat degli USA.

RT: L’ipocrisia di Obama forse non ha eguali nella storia. Mentre parla di mondo senza armi nucleari, ha gonfiato la spesa militare oltre i livelli della guerra fredda. Ha esteso la famigerata dottrina Bush di attacco atomico contro qualsiasi nazione, ignorando il diritto internazionale. Il termine ufficiale usato dalla sua amministrazione è “dominio a tutto spettro“, ovvero controllo di tutto e ovunque su mare, terra, aria e spazio. I documenti del Comando Spaziale USA puntano perfino a “negare ad altre nazioni l’uso dello spazio.”
L’analista militare William Engdahl scrive che “l’unica potenza rimasta” con la capacità di fermare ciò che il Pentagono chiama dominio a tutto spettro è la Russia. La crisi ucraina ha fornito il pretesto perfetto per esercitare il controllo militare USA nella regione.

Dieci giorni fa, l’amministrazione ha testato il suo sistema di Guerre Stellari per l’Europa orientale, che verrà ora dispiegato a partire dalla Romania. Obama dichiara che il suo sistema è la versione “più forte, più intelligente e più veloce” del primo programma di Guerre Stellari di Ronald Reagan.
Il piano prevede che, dopo un attacco nucleare USA alla Russia, la difesa missilistica NATO in Europa orientale spazzi via ogni tentativo di risposta. La NSNBC scrive: “Si può ben capire che la Russia interpreta lo spiegamento lungo i suoi confini del programma NATO di Guerre Stellari come una dichiarazione non ufficiale di guerra.”
Analisti aerospaziali hanno riportato a Global Research che il Comando Spaziale USA sta pianificando un attacco nucleare sulla Russia, così come sulla Cina, nel 2016.
Abbiamo con noi Bruce Gagnon, della Rete Globale contro le Armi nello Spazio. Cosa sappiamo dei piani per l’attacco?

Bruce Gagnon: Al momento sta venendo pianificato. Il Comando Spaziale USA sta compiendo esercitazioni per la possibilità di sferrare  un primo attacco, e questo è l’elemento chiave. Sono progetti di primo attacco, e i cosiddetti sistemi missilistici di difesa sono elementi chiave del progetto di primo attacco statunitense. L’idea è di colpire la Cina o la Russia con un primo colpo e poi, quando queste tentano di lanciare la ritorsione nucleare, usare i sistemi “di difesa” per intercettarla, in modo tale che, dopo che la prima spada viene conficcata nel cuore della Cina o della Russia, lo scudo missilistico eliminerebbe ogni risposta. Non ha niente a che fare con la difesa, niente a che fare con la libertà o la democrazia, o con tutte queste parole che vengono sempre usate per mascherare le vere intenzioni: è solo per il dominio a tutto spettro.

RT: Diversi decenni fa, il primo programma di Guerre Stellari ha dovuto fronteggiare un intenso dibattito pubblico. Oggi, gli USA sono controllati da appena 6 media mainstream, tutti completamente subordinati alla Casa Bianca. Il risultato è un silenzio orwelliano sulla questione forse più pericolosa del momento.

Fonte:  Global Research

Traduzione: Anacronista

Fonte: Informare X Resistere

RADAR MILITARI IN ITALIA: LO STATO FUORILEGGE ATTENTA ALLA VITA DELLA POPOLAZIONE. MUOS DI GUERRA


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di Gianni Lannes

Fatta la legge trovato l’inganno. Una vergognosa soluzione all’italiana. Tanto chi se ne accorge in un Belpaese privo di sovranità, si saranno detti i soliti criminali impuniti in divisa e doppiopetto istituzionale che hanno occupato i gangli vitali della nazione. Infatti, il Dpcm 8 luglio 2003 emanato dal massone deviato di lungo corso Silvio Berlusconi, all’articolo 1 comma 3 recita testualmente:
«I limiti e le modalità di applicazione del presente decreto, per gli impianti radar e per gli impianti che per la loro tipologia di funzionamento determinano esposizioni pulsate, sono stabilite con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, ai sensi dell’art. 4, comma 2, lettera a), della legge 22 febbraio 2001, n. 36».

Sono trascorsi quasi 11 anni da allora, ma il decreto a cui si rimandava non si è ancora visto, e pertanto i radar, in particolare, quelli militari, vale a dire le sorgenti di elettrosmog più pericolose non sono ancora soggette ad alcuna limitazione e controllo. E così proliferano sempre più, a danno della salute pubblica, deturpando le aree di territorio nazionale protette da vincoli ambientali, storici, archeologici. Basta dare un’occhiata panoramica, agli ulteriori impianti addirittura potenziati, in particolare alle seguenti regioni: Sicilia, Sardegna, Puglia.

Eppure, la legge quadro – numero 36 del 22 febbraio 2001, all’articolo 2, comma 1 ha inequivocabilmente stabilito:
«La presente legge ha per oggetto gli impianti, i sistemi e le apparecchiature per usi civili, militari e delle forze di polizia, che possano comportare l’esposizione dei lavoratori, delle lavoratrici e della popolazione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici con frequenze comprese tra 0 Hz e 300 GHz. In particolare, la presente legge si applica agli elettrodotti ed agli impianti radioelettrici compresi gli impianti per telefonia mobile, i radar e gli impianti per radiodiffusione».
Non a caso la legge 36/2001, all’articolo 1, comma 1, parla chiaro:
«1. La presente legge ha lo scopo di dettare i principi fondamentali diretti a:a) assicurare la tutela della salute dei lavoratori, delle lavoratrici e della popolazione dagli effetti dell’esposizione a determinati livelli di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici ai sensi e nel rispetto dell’articolo 32 della Costituzione;b) promuovere la ricerca scientifica per la valutazione degli effetti a lungo termine e attivare misure di cautela da adottare in applicazione del principio di precauzione di cui all’articolo 174, paragrafo 2, del trattato istitutivo dell’Unione Europea;c) assicurare la tutela dell’ambiente e del paesaggio e promuovere l’innovazione tecnologica e le azioni di risanamento volte a minimizzare l’intensita’ e gli effetti dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici secondo le migliori tecnologie disponibili».
Esattamente il contrario della situazione in atto, sotto gli occhi dell’inerme ed ignara popolazione sovrana sulla carta. L’articolo 32 della Costituzione, tuttavia, non è acqua fresca. Solo che il capo dello Stato sia pure pro tempore (Giorgio Napolitano), capo anche delle forze Armate, sull’argomento è silente, forse perché illegittimo (in quanto nominato da onorevoli eletti con la legge incostituzionale 270/2005).
Nello Stivale  i radar si stanno moltiplicando: decine di nuovi impianti – almeno una trentina, a parte quelli attualmente segreti degli “alleati” – per controllare i mari, più quattordici radar militari nuovi di zecca per controllare i cieli. Senza alcun riguardo per la salute della collettività e la fragilità degli ecosistemi naturali.  Solo in Sardegna, è prevista l’installazione di ben 15 radar, dei quali quattro già in costruzione (Sant’Antioco, Fluminimaggiore, Tresnuraghes, Argentiera).

Ecco un dispositivo di guerra impiantato illegalmente da uno Stato straniero nella nostra patria.

Sul sito dell’ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia, si legge che il Muos è uno strumento di guerra:

“14 febbraio 2013 — Il MUOS è il programma di comunicazione satellitare a banda stretta di nuova generazione del Dipartimento della Difesa creato per sostenere le operazioni militari USA e NATO in tutto il mondo”. 
http://italian.italy.usembassy.gov/eventi/documento-informativo-installazione-muos.html

Il MUOS (Mobile User Objective System) a Niscemi, targato United States of America, ad esempio, è la summa dell’illegalità. In questo caso sono evidenti i pericoli per la salute nonché i danni ambientali. Ecco gli elementi chiave della stazione terrestre del sistema MUOS che la Marina Militare degli Stati Uniti d’America ha realizzato illegalmente in Sicilia. Il terminale terrestre di Niscemi è un’infrastruttura bellica militari che assicurera il funzionamento dell’ultima generazione della rete satellitare che collegherà tra loro i Centri di comando e controllo delle forze armate di Washington, i centri logistici e gli oltre 18 mila terminali militari radio esistenti, i gruppi operativi in combattimento, i missili Cruise e i Global Hawk (UAV-velivoli senza pilota), eccetera. «Il sistema di telecomunicazione MUOS fornirà in tempo reale le comunicazioni via satellite a tutti i settori delle forze armate operanti a livello mondiale», affermano i militari USA. «Il MUOS permetterà ai mezzi di guerra di comunicare con i comandi e i centri di controllo ovunque essi si trovino. I lanci dei satelliti saranno eseguiti entro il 2010 e il sistema MUOS sarà online nel 2011». L’impianto di Niscemi trasmetterà in VHF-UHF (Very High Frequency ed Ultra High Frequency), con frequenze che raggiungeranno valori compresi tra i 244 e i 380 MHz. Le onde radio VHF-UHF attraversano la ionosfera senza venire riflesse e per questo vengono usate per le trasmissioni extraspaziali con i satelliti artificiali. Esse sono pure usate per le trasmissioni terrestri oltre l’orizzonte utilizzando le irregolarità della troposfera (la parte bassa dell’atmosfera). Queste irregolarità riflettono le onde in tutte le direzioni, consentendo ai segnali di disperdersi su vaste aree geografiche. Il sistema MUOS consentirà di propagare universalmente gli ordini di guerra, convenzionale e/o chimica, batteriologica e nucleare. E finanche quelli per scatenare la guerra al clima e all’ambiente. Il sistema MUOS è interfacciato anche ad “HAARP – High Frequency Active Auroral Research Program”, il supersegreto “Programma di Ricerca Attiva Aurorale con Alta Frequenza” che dal 1994 l’US Air Force e la US Navy portano avanti dalla base di Gakona (Alaska), e cpon altre stazioni fisse e mobili (terraferma e in mare).

Abm Sbx Radar (HAARP mobile) fonte: U.S. Navy

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Sorpresa: ecco una delegazione di onorevoli grillini in gita premio dai criminali yankee che hanno invaso Niscemi (di cui avevo già parlato tempo fa).

Un radar per individuare un target – ovvero un bersaglio mobile (un missile, un aereo, una nave) – nel suo “campo visivo”, deve emettere nell’ambiente un segnale elettromagnetico impulsivo ad elevata potenza. Il radar riesce a individuare e a localizzare con precisione degli oggetti, fissi o in movimento, grazie al segnale di ritorno, come un eco riflesso, generato dal corpo investito dal fascio elettromagnetico, segnale che torna verso la sorgente emittente, e viene rilevato attraverso un sistema ricevente dotato di una grande antenna rotante.
L’applicazione più nota del radar è il monitoraggio dei cieli, ad esempio per il tempestivo riconoscimento di un attacco missilistico, e del traffico aereo; molto diffusi sono anche i radar meteorologici, che consentono di controllare i corpi nuvolosi e le precipitazioni; radar sono utilizzati per misurare la velocità degli autoveicoli o per la navigazione notturna e nella nebbia; un’applicazione meno nota del radar è la sua capacità di “mappare il territorio” nei sistemi di osservazione della terra da aereo o da satellite (come i satelliti radar europei della serie ERS o quelli italo-francesi CosmoSkyMed). Nel caso dei radar della Capitaneria di porto e Guardia di finanza, un’applicazione in voga è il controllo dei migranti.  Secondo l’Aeronautica militare, i quattordici nuovi radar di sua competenza sono necessari sia per l’aggiornamento tecnologico e l’adeguamento agli standard NATO, sia per liberare le frequenze che devono essere concesse al nuovo sistema WiMAX. Tuttavia i dubbi si addensano sempre più. I dodici nuovi radar militari, Fixed Air Defence Radar (FADR) del tipo RAT31-DL (più due mobili) sono stati ordinati alla Selex Sistemi Integrati, società del gruppo Finmeccanica, e proprio questa commessa ha innescato con un sincronism o ad orologeria, una bufera giudiziaria.
La questione dell’inquinamento elettromagnetico, sospinta all’attenzione delle autorità dall’azione di numerosi cittadini in comitati di protesta, va considerata con estrema  attenzione, ma invece è elusa e spesso minacciata dai tutori della legge. Se è vero che le antenne dei radar sono direzionali, è pur vero che le potenze in gioco nei radar sono molto elevate. Ciò è dovuto all’intrinseca debolezza del segnale di ritorno: se si richiede alta precisione, come nei sistemi 3D a lungo raggio, necessitano potenze decisamente elevate: i RAT31-DL hanno una portata sino a 500 chilometri di distanza per 30 chilometri in altezza, una potenza media irradiante di 2,5 kW  e una potenza di picco dell’impulso pari a 84 kW. Radar di generazione precedente usavano potenze di picco anche dell’ordine del Megawatt. Si tratta di livelli anche migliaia di volte superiori alle potenze emesse dagli impianti di telecomunicazioni satellitari. In sostanza, una parte non irrilevante della potenza irradiata dal radar può distribuirsi nell’ambiente circostante, mettendo a rischio gli esseri viventi che si trovano o vivono nei paraggi.L’esposizione a livelli elevati di onde elettromagnetiche provoca danni alla salute: è un fatto ormai acclarato da una molteplicità di studi epidemiologici. Inoltre, a maggio del 2011, perfino l’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo ha confermato.
In definitiva, in Italia i limiti di inquinamento specifici non sono mai stati definiti per i radar. In base al principio di precauzione e alla Convenzione europea di Aarhus del 1998, ratificata in Italia dalla legge statale 108/2001, è opportuno che i radar siano installati assai lontano dagli agglomerati urbani e con il consenso obbligatorio delle popolazioni. Ciò non è mai avvenuto. Secondo la legge 36/2001, anche i radar dovrebbero essere assoggettati a procedura di VIA (valutazione di impatto ambientale). Ma l’ambito militare è escluso, e siccome gran parte dei radar sono installati presso siti militari, le amministrazioni procedono senza rendere conto a nessuno.

 Il caso di Siracusa

«Sul promontorio del Plemmirio, l’Amministrazione Militare della Guardia di Finanza ha provveduto a fare installare un Radar girevole. Gli Enti preposti hanno consentito l’installazione di un traliccio di oltre 36 metri per un radar ad alta frequenza il cui raggio d’azione, con un movimento a 360 gradi, interesserà tutto il territorio della Penisola Maddalena, di Ortigia, di Fanusa, di Arenella e di Ognina. Mancando uno studio sull’impatto elettromagnetico del radar in progetto che possa fornire le indispensabili garanzie necessarie per la salvaguardia della salute umana dai possibili effetti prodotti dalle onde elettromagnetiche emesse: chiediamo l’immediata SOSPENSIONE DEI LAVORI fino a che saranno chiarite tutte le dovute prescrizioni del caso e affinché, come previsto dalla legge, si possa avviare una reale fase di concertazione con la popolazione interessata, fino ad oggi mai interpellata».
Così recita l’appello dell’associazione dei residenti e amici del Plemmirio, rivolto al Ministro dell’Ambiente, al Prefetto, al Sindaco, al Presidente della Provincia, al Presidente dell’Area Marina Protetta del Plemmirio. L’informativa risale al 7 febbraio 2011, e l’area a cui si fa riferimento è il famoso promontorio di interesse archeologico e ambientale sulle coste siracusane. Ai primi di gennaio di 3 anni fa, gli abitanti notano dei lavori avviati e conclusi molto in fretta. Sorge dalla notte alla mattina un traliccio di 36 metri in un’area protetta da stretti limiti contro l’abusivismo edilizio e sito di attività turistiche e di un’area marina protetta. L’allarme popolare sale di tono, quando alle richieste dell’associazione le autorità preposte non danno risposta, sebbene nel giro di pochi giorni (tra il 13 e il  2q1 gennaio 2011) Comune, Soprintendenza, Prefettura, ARPA e Genio Civile abbiano fornito le autorizzazioni necessarie all’installazione del radar il cui raggio di azione coprirà buona parte della stessa città di Siracusa.

http://corecom.consrc.it/hp/doc/Legge_22_febbraio_2001-n_36.pdf
http://www.applelettrosmog.it/admin/uploaded/allegati/40.pdf http://www.lexambiente.it/elettrosmog/175/391-Elettrosmog.%20Decreti%20attuativi%20Legge%20quadro.html
http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/trasparenza_valutazione_merito/Relazione_attuazione_legge_inquinamento_elettromagnetico.pdf
http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/017/012/012.pdf

http://www-3.unipv.it/webgiro/ricerch/Pubblic/01-10-25%20CNR-Mi%20RnI-L36.pdf

Fonte: Su la testa! di Gianni Lannes

Brzezinski, il burattinaio della crisi ucraina

Chomsky l’ha definito «Signore del Nuovo ordine mondiale». È la mente della politica estera di Obama. Ha un’ossessione: rendere innocuo il Cremlino. [Franco Fracassi]


Brzezinski è la mente occulta della politica estera di Obama. Al Dipartimento di Stato la sua parola conta più di quella del segretario John Kerry.

Brzezinski è la mente occulta della politica estera di Obama. Al Dipartimento di Stato la sua parola conta più di quella del segretario John Kerry.

di Franco Fracassi

«È più facile ammazzare milioni di persone che controllarle». Così ragione la fredda mente ministro degli Esteri ombra di Barak Obama, dell’uomo che ha pianificato la crisi ucraina, facendola precipitare sul ciglio della guerra civile. Zbigniew Brzezinski è uno dei fondatori, insieme a David Rockefeller, della Commissione Trilaterale, è membro del Club Bilderberg e gran maestro della massoneria. È lui che ha pianificato l’invasione sovietica dell’Afghanistan, facendo cadere il Cremlino in una trappola. È lui che ha costruito il sindacato polacco Solidarnosc, portandolo ad avere un ruolo essenziale nella caduta del Muro di Berlino. È dalla sua mente che è nato il mito di Osama bin Laden e di Al Qaida. È lui che ha ideato il complesso sistema economico, politico, militare e mediatico che sta dietro le oltre venti rivoluzioni che hanno sconvolto il pianeta negli ultimi quattordici anni. «È il Signore del Nuovo ordine mondiale», l’ha definito Noam Chomsky.

Ha scritto il quotidiano britannico “The Guardian”: «Brzezinski sta facendo di tutto per impegnare la Russia e l’Europa in una guerra fredda che paralizzi le loro economie e la loro espansione. Secondo fonti interne al Dipartimento di Stato, il polacco non avrebbe alcun problema se la guerra si trasformasse da fredda a calda, se iniziassero a tuonare i cannoni. Per lui l’Ucraina non è che l’ennesimo teatro dove va in scena l’ennesimo tentativo di affondare le ambizioni egemoniche di Mosca. Chi se ne frega se poi qualche migliaio (o di più) di ucraini ci rimetterà la pelle, o se l’Europa resterà senza gas, o la Russia piomberà nel caos».


Brzezinski è membro del Club Bilderberg da più di trent’anni.

Brzezinski considera «l’Eurasia il perno della politica e dell’economia mondiale». In altre parole, sostiene che per dominare il pianeta bisogna controllare il vasto territorio che va dalla catena himalayana all’Europa orientale, passando per il Medio Oriente e il Mar Nero. Non è un caso che le guerre più devastanti, le rivoluzioni, i sommovimenti politici e il terrorismo degli ultimi trentacinque anni siano per lo più da circoscrivere in quell’area: l’Eurasia di Brzezinski.

«L’era tecnologica porterà a una società più controllata. Una società dominata da un’élite, estranea ai valori tradizionali. Presto sarà possibile effettuare una sorveglianza quasi continua su ogni cittadino, creando un gigantesco data base mondiale. Un data base che sarà in mano all’élite dominante». Il Brzezinski pensiero riassume pregevolmente lo scandalo datagate, originato dall’attività di spionaggio della National Security Agency. Il politologo polacco, però, non si riferisce al governo degli Stati Uniti, ma a un’élite. Per lui il potere non risiede dentro la Casa Bianca, bensì all’interno di esclusivi circoli politico-economico-militari. Che si riferisse al Bilderberg o alla Trilateral?


Brzezinski accanto a un giovane Osama bin Laden. È stato lui a creare il personaggio bin Laden. Molti, nel mondo dell’intelligence, sostengono che sia sempre lui ad aver creato al Qaida.

Nato a Varsavia nel 1928, Brzezinski è la mente della politica estera Usa da quando Nixon si è dimesso dalla Casa Bianca, e con lui ha abbandonato la scena Henry Kissinger. Il suo nemico numero uno era l’Unione Sovietica, per poi diventare, ossessivamente, la Russia. Il giornalista e scrittore Stephen Kinzer, uno dei maggiori esperti statunitensi di geopolitica ha scritto: «Dal crollo dell’Unione Sovietica, nel 1991, gli
Stati
Uniti
hanno instancabilmente perseguito una strategia di accerchiamento della Russia, proprio come hanno fatto con altri presunti “nemici” come Cina e Iran. Hanno portato nella Nato dodici Paesi dell’Europa centrale, tutti ex alleati di Mosca. Ora, le forze militari degli Stati Uniti sono ai confini della Russia. La crisi ucraina è in parte il risultato di un calcolo che sta plasmando la politica statunitense nei confronti di Mosca dai tempi della guerra fredda: ogni perdita della Russia equivale ad una vittoria americana, e qualsiasi fatto positivo per la Russia diventa automaticamente negativo per gli Stati Uniti. Si tratta di un approccio che intensifica il confronto, invece che allentarlo».

Ecco che cosa ha scritto Brzezinski della crisi ucraina: «L’Occidente dovrebbe subito dare legittimità al nuovo governo dell’Ucraina. L’incertezza sul suo status giuridico potrebbe tentare Putin a ripetere la sua farsa della Crimea. L’Occidente dovrebbe rendere esplicito che l’esercito ucraino può contare su aiuti occidentali immediati e diretti, in modo da rafforzare le sue capacità di difesa. Non si dovrebbe lasciare a Putin dubbio alcuno sul fatto che un attacco contro l’Ucraina comporterebbe un impegno bellico prolungato e costoso, e gli ucraini non dovrebbero temere in alcun modo di trovarsi abbandonati. Nel frattempo, le forze della Nato, in coerenza con il piano di emergenza dell’organizzazione, dovrebbero essere messe in allerta. Una dichiarazione di totale disponibilità a un immediato ponte aereo in Europa per le unità aviotrasportate statunitensi sarebbe politicamente e militarmente significativo. Se l’Occidente vuole evitare un conflitto non deve mostrare più alcuna ambiguità nei confronti della Russia riguardo alle conseguenze di un ulteriore uso della forza nel cuore dell’Europa».


Nel piano di Brzezinski la rivoluzione ucraina non è altro che un passo in più verso l’annientamento dell’Impero russo.

Ecco come si stanno traducendo in atti concreti queste affermazioni. Il segretario alla Difesa Usa, Chuck Hagel, ha detto che il Pentagono incrementerà la formazione congiunta delle forze Nato in Polonia e intensificherà le pattuglie aeree dell’Alleanza nei Paesi baltici. Una fregata lanciamissili, la USS Taylor, sopo aver pattugliato l’area costiera russa durante le Olimpiadi di Sochi è ancora ancorata in Turchia, in un porto del Mar Nero. Funzionari turchi hanno confermato, al “Washington Post”, di aver autorizzato una nave da guerra della marina statunitense ad attraversare lo Stretto del Bosforo nel Mar Nero, diretta al largo delle acque ucraine. Secondo “Russia Today”, «Il cacciatorpediniere USS Truxton si sta dirigendo verso il Mar Nero».

Un’escalation militare iniziata con il massacro di piazza Maidan (cinquantacinque morti solo tra i manifestanti), punto di non ritorno della rivoluzione ucraina. Eccidio per cui è stato accusato l’ex presidente Viktor Yanukovich (su di lui rischia di scattare un mandato di cattura internazionale per crimini contro l’umanità) e i suoi complici a Mosca.


Manifestazione di militanti di Svoboda, il partito nazista ucraino che ha condotto militarmente la protesta di piazza Maidan. Oggi Svoboda può contare su quatro ministri nel nuovo governo. Il simbolo sulle bandiere è quello della divisione Ss Galizien.

In realtà, come Popoff ha già scritto, la responsabilità è da attribuire a qualcuno all’interno della galassia dei dimostranti. In base a un’indagine fatta personalmente dal ministro degli Esteri estone (Paese appartenente alla Nato e, certamente, da annoverare nella schiera dei detrattori di Putin) Urmas Paet, a uccidere manifestanti e poliziotti sarebbero stati gli stessi cecchini, tiratori scelti che appoggiavano la protesta di piazza Maidan. Si sospetta, addirittura, possa essersi trattato di mercenari statunitensi atterrati segretamente a Kiev una delle notti precedenti al massacro.

Paet ha raccontato tutta la storia al ministro degli Esteri dell’Unione Europea Catherine Ashtone. Ma nulla è accaduto, se non un goffo tentativo della diplomatica britannica di smentire la telefonata e i risultati dell’inchiesta. Costringendo, così, il governo estone a riaffermare le sue conclusioni in una nota ufficiale: «Il nostro ministro degli Esteri ha confermato che la registrazione della sua conversazione con il capo della politica estera dell’Unione europea corrisponde alla realtà. Urmas Paet ha detto che i cecchini, che hanno sparato contro i manifestanti e la polizia a Kiev, sono stati ingaggiati dai leader di Maidan. Durante la conversazione, Paet ha sottolineato che “cresce ulteriormente la convinzione che dietro i cecchini non c’era Yanukovich, ma un elemento della nuova coalizione”. Il ministero degli Affari Esteri ha anche rilasciato sul suo sito internet una dichiarazione, in cui afferma che la registrazione della conversazione telefonica intercettata tra Paet e Ashton è “autentica”».


Una giornalista parla dal quartier generale dei manifestanti di piazza Maidan. Dietro di lei una svastica. Una parte rilevanti di quella protesta ha una chiara matrice nazista. Per Brzezinski non ha importanza con chi ti allei, purché sia nemico del tuo nemico.

Cosa curiosa, il nuovo governo ucraino ha deciso di non avviare alcuna inchiesta ufficiale sul massacro di piazza Maidan, la più sanguinosa strage avvenuta nel Paese dalla fine della seconda guerra mondiale.

Per Brzezinski le dimostrazioni e le rivoluzioni sono una cosa positiva solo se rientrano all’interno di una strategia eterodiretta, e solo se controllabili. «Il movimento mondiale di resistenza è fuori controllo, ed è guidato da un attivismo populista che minaccia di far deragliare la transizione verso un nuovo ordine mondiale. A causa dei nuovi mass media instantanei, come la radio, la television e internet, si è risvegliata l’illusione diffusa della coscienza politica di massa. Questa resistenza populista sta dimostrando di essere difficile da sopprimere».


L’idea di Brzezinski è di far sì che il mondo sia controllato da un’élite, grazie anche all’utilizzo spregiudicato della tecnologia e di internet.

Fonte: POPPOFF