RADAR MILITARI IN ITALIA: LO STATO FUORILEGGE ATTENTA ALLA VITA DELLA POPOLAZIONE. MUOS DI GUERRA


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di Gianni Lannes

Fatta la legge trovato l’inganno. Una vergognosa soluzione all’italiana. Tanto chi se ne accorge in un Belpaese privo di sovranità, si saranno detti i soliti criminali impuniti in divisa e doppiopetto istituzionale che hanno occupato i gangli vitali della nazione. Infatti, il Dpcm 8 luglio 2003 emanato dal massone deviato di lungo corso Silvio Berlusconi, all’articolo 1 comma 3 recita testualmente:
«I limiti e le modalità di applicazione del presente decreto, per gli impianti radar e per gli impianti che per la loro tipologia di funzionamento determinano esposizioni pulsate, sono stabilite con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, ai sensi dell’art. 4, comma 2, lettera a), della legge 22 febbraio 2001, n. 36».

Sono trascorsi quasi 11 anni da allora, ma il decreto a cui si rimandava non si è ancora visto, e pertanto i radar, in particolare, quelli militari, vale a dire le sorgenti di elettrosmog più pericolose non sono ancora soggette ad alcuna limitazione e controllo. E così proliferano sempre più, a danno della salute pubblica, deturpando le aree di territorio nazionale protette da vincoli ambientali, storici, archeologici. Basta dare un’occhiata panoramica, agli ulteriori impianti addirittura potenziati, in particolare alle seguenti regioni: Sicilia, Sardegna, Puglia.

Eppure, la legge quadro – numero 36 del 22 febbraio 2001, all’articolo 2, comma 1 ha inequivocabilmente stabilito:
«La presente legge ha per oggetto gli impianti, i sistemi e le apparecchiature per usi civili, militari e delle forze di polizia, che possano comportare l’esposizione dei lavoratori, delle lavoratrici e della popolazione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici con frequenze comprese tra 0 Hz e 300 GHz. In particolare, la presente legge si applica agli elettrodotti ed agli impianti radioelettrici compresi gli impianti per telefonia mobile, i radar e gli impianti per radiodiffusione».
Non a caso la legge 36/2001, all’articolo 1, comma 1, parla chiaro:
«1. La presente legge ha lo scopo di dettare i principi fondamentali diretti a:a) assicurare la tutela della salute dei lavoratori, delle lavoratrici e della popolazione dagli effetti dell’esposizione a determinati livelli di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici ai sensi e nel rispetto dell’articolo 32 della Costituzione;b) promuovere la ricerca scientifica per la valutazione degli effetti a lungo termine e attivare misure di cautela da adottare in applicazione del principio di precauzione di cui all’articolo 174, paragrafo 2, del trattato istitutivo dell’Unione Europea;c) assicurare la tutela dell’ambiente e del paesaggio e promuovere l’innovazione tecnologica e le azioni di risanamento volte a minimizzare l’intensita’ e gli effetti dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici secondo le migliori tecnologie disponibili».
Esattamente il contrario della situazione in atto, sotto gli occhi dell’inerme ed ignara popolazione sovrana sulla carta. L’articolo 32 della Costituzione, tuttavia, non è acqua fresca. Solo che il capo dello Stato sia pure pro tempore (Giorgio Napolitano), capo anche delle forze Armate, sull’argomento è silente, forse perché illegittimo (in quanto nominato da onorevoli eletti con la legge incostituzionale 270/2005).
Nello Stivale  i radar si stanno moltiplicando: decine di nuovi impianti – almeno una trentina, a parte quelli attualmente segreti degli “alleati” – per controllare i mari, più quattordici radar militari nuovi di zecca per controllare i cieli. Senza alcun riguardo per la salute della collettività e la fragilità degli ecosistemi naturali.  Solo in Sardegna, è prevista l’installazione di ben 15 radar, dei quali quattro già in costruzione (Sant’Antioco, Fluminimaggiore, Tresnuraghes, Argentiera).

Ecco un dispositivo di guerra impiantato illegalmente da uno Stato straniero nella nostra patria.

Sul sito dell’ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia, si legge che il Muos è uno strumento di guerra:

“14 febbraio 2013 — Il MUOS è il programma di comunicazione satellitare a banda stretta di nuova generazione del Dipartimento della Difesa creato per sostenere le operazioni militari USA e NATO in tutto il mondo”. 
http://italian.italy.usembassy.gov/eventi/documento-informativo-installazione-muos.html

Il MUOS (Mobile User Objective System) a Niscemi, targato United States of America, ad esempio, è la summa dell’illegalità. In questo caso sono evidenti i pericoli per la salute nonché i danni ambientali. Ecco gli elementi chiave della stazione terrestre del sistema MUOS che la Marina Militare degli Stati Uniti d’America ha realizzato illegalmente in Sicilia. Il terminale terrestre di Niscemi è un’infrastruttura bellica militari che assicurera il funzionamento dell’ultima generazione della rete satellitare che collegherà tra loro i Centri di comando e controllo delle forze armate di Washington, i centri logistici e gli oltre 18 mila terminali militari radio esistenti, i gruppi operativi in combattimento, i missili Cruise e i Global Hawk (UAV-velivoli senza pilota), eccetera. «Il sistema di telecomunicazione MUOS fornirà in tempo reale le comunicazioni via satellite a tutti i settori delle forze armate operanti a livello mondiale», affermano i militari USA. «Il MUOS permetterà ai mezzi di guerra di comunicare con i comandi e i centri di controllo ovunque essi si trovino. I lanci dei satelliti saranno eseguiti entro il 2010 e il sistema MUOS sarà online nel 2011». L’impianto di Niscemi trasmetterà in VHF-UHF (Very High Frequency ed Ultra High Frequency), con frequenze che raggiungeranno valori compresi tra i 244 e i 380 MHz. Le onde radio VHF-UHF attraversano la ionosfera senza venire riflesse e per questo vengono usate per le trasmissioni extraspaziali con i satelliti artificiali. Esse sono pure usate per le trasmissioni terrestri oltre l’orizzonte utilizzando le irregolarità della troposfera (la parte bassa dell’atmosfera). Queste irregolarità riflettono le onde in tutte le direzioni, consentendo ai segnali di disperdersi su vaste aree geografiche. Il sistema MUOS consentirà di propagare universalmente gli ordini di guerra, convenzionale e/o chimica, batteriologica e nucleare. E finanche quelli per scatenare la guerra al clima e all’ambiente. Il sistema MUOS è interfacciato anche ad “HAARP – High Frequency Active Auroral Research Program”, il supersegreto “Programma di Ricerca Attiva Aurorale con Alta Frequenza” che dal 1994 l’US Air Force e la US Navy portano avanti dalla base di Gakona (Alaska), e cpon altre stazioni fisse e mobili (terraferma e in mare).

Abm Sbx Radar (HAARP mobile) fonte: U.S. Navy

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Sorpresa: ecco una delegazione di onorevoli grillini in gita premio dai criminali yankee che hanno invaso Niscemi (di cui avevo già parlato tempo fa).

Un radar per individuare un target – ovvero un bersaglio mobile (un missile, un aereo, una nave) – nel suo “campo visivo”, deve emettere nell’ambiente un segnale elettromagnetico impulsivo ad elevata potenza. Il radar riesce a individuare e a localizzare con precisione degli oggetti, fissi o in movimento, grazie al segnale di ritorno, come un eco riflesso, generato dal corpo investito dal fascio elettromagnetico, segnale che torna verso la sorgente emittente, e viene rilevato attraverso un sistema ricevente dotato di una grande antenna rotante.
L’applicazione più nota del radar è il monitoraggio dei cieli, ad esempio per il tempestivo riconoscimento di un attacco missilistico, e del traffico aereo; molto diffusi sono anche i radar meteorologici, che consentono di controllare i corpi nuvolosi e le precipitazioni; radar sono utilizzati per misurare la velocità degli autoveicoli o per la navigazione notturna e nella nebbia; un’applicazione meno nota del radar è la sua capacità di “mappare il territorio” nei sistemi di osservazione della terra da aereo o da satellite (come i satelliti radar europei della serie ERS o quelli italo-francesi CosmoSkyMed). Nel caso dei radar della Capitaneria di porto e Guardia di finanza, un’applicazione in voga è il controllo dei migranti.  Secondo l’Aeronautica militare, i quattordici nuovi radar di sua competenza sono necessari sia per l’aggiornamento tecnologico e l’adeguamento agli standard NATO, sia per liberare le frequenze che devono essere concesse al nuovo sistema WiMAX. Tuttavia i dubbi si addensano sempre più. I dodici nuovi radar militari, Fixed Air Defence Radar (FADR) del tipo RAT31-DL (più due mobili) sono stati ordinati alla Selex Sistemi Integrati, società del gruppo Finmeccanica, e proprio questa commessa ha innescato con un sincronism o ad orologeria, una bufera giudiziaria.
La questione dell’inquinamento elettromagnetico, sospinta all’attenzione delle autorità dall’azione di numerosi cittadini in comitati di protesta, va considerata con estrema  attenzione, ma invece è elusa e spesso minacciata dai tutori della legge. Se è vero che le antenne dei radar sono direzionali, è pur vero che le potenze in gioco nei radar sono molto elevate. Ciò è dovuto all’intrinseca debolezza del segnale di ritorno: se si richiede alta precisione, come nei sistemi 3D a lungo raggio, necessitano potenze decisamente elevate: i RAT31-DL hanno una portata sino a 500 chilometri di distanza per 30 chilometri in altezza, una potenza media irradiante di 2,5 kW  e una potenza di picco dell’impulso pari a 84 kW. Radar di generazione precedente usavano potenze di picco anche dell’ordine del Megawatt. Si tratta di livelli anche migliaia di volte superiori alle potenze emesse dagli impianti di telecomunicazioni satellitari. In sostanza, una parte non irrilevante della potenza irradiata dal radar può distribuirsi nell’ambiente circostante, mettendo a rischio gli esseri viventi che si trovano o vivono nei paraggi.L’esposizione a livelli elevati di onde elettromagnetiche provoca danni alla salute: è un fatto ormai acclarato da una molteplicità di studi epidemiologici. Inoltre, a maggio del 2011, perfino l’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo ha confermato.
In definitiva, in Italia i limiti di inquinamento specifici non sono mai stati definiti per i radar. In base al principio di precauzione e alla Convenzione europea di Aarhus del 1998, ratificata in Italia dalla legge statale 108/2001, è opportuno che i radar siano installati assai lontano dagli agglomerati urbani e con il consenso obbligatorio delle popolazioni. Ciò non è mai avvenuto. Secondo la legge 36/2001, anche i radar dovrebbero essere assoggettati a procedura di VIA (valutazione di impatto ambientale). Ma l’ambito militare è escluso, e siccome gran parte dei radar sono installati presso siti militari, le amministrazioni procedono senza rendere conto a nessuno.

 Il caso di Siracusa

«Sul promontorio del Plemmirio, l’Amministrazione Militare della Guardia di Finanza ha provveduto a fare installare un Radar girevole. Gli Enti preposti hanno consentito l’installazione di un traliccio di oltre 36 metri per un radar ad alta frequenza il cui raggio d’azione, con un movimento a 360 gradi, interesserà tutto il territorio della Penisola Maddalena, di Ortigia, di Fanusa, di Arenella e di Ognina. Mancando uno studio sull’impatto elettromagnetico del radar in progetto che possa fornire le indispensabili garanzie necessarie per la salvaguardia della salute umana dai possibili effetti prodotti dalle onde elettromagnetiche emesse: chiediamo l’immediata SOSPENSIONE DEI LAVORI fino a che saranno chiarite tutte le dovute prescrizioni del caso e affinché, come previsto dalla legge, si possa avviare una reale fase di concertazione con la popolazione interessata, fino ad oggi mai interpellata».
Così recita l’appello dell’associazione dei residenti e amici del Plemmirio, rivolto al Ministro dell’Ambiente, al Prefetto, al Sindaco, al Presidente della Provincia, al Presidente dell’Area Marina Protetta del Plemmirio. L’informativa risale al 7 febbraio 2011, e l’area a cui si fa riferimento è il famoso promontorio di interesse archeologico e ambientale sulle coste siracusane. Ai primi di gennaio di 3 anni fa, gli abitanti notano dei lavori avviati e conclusi molto in fretta. Sorge dalla notte alla mattina un traliccio di 36 metri in un’area protetta da stretti limiti contro l’abusivismo edilizio e sito di attività turistiche e di un’area marina protetta. L’allarme popolare sale di tono, quando alle richieste dell’associazione le autorità preposte non danno risposta, sebbene nel giro di pochi giorni (tra il 13 e il  2q1 gennaio 2011) Comune, Soprintendenza, Prefettura, ARPA e Genio Civile abbiano fornito le autorizzazioni necessarie all’installazione del radar il cui raggio di azione coprirà buona parte della stessa città di Siracusa.

http://corecom.consrc.it/hp/doc/Legge_22_febbraio_2001-n_36.pdf
http://www.applelettrosmog.it/admin/uploaded/allegati/40.pdf http://www.lexambiente.it/elettrosmog/175/391-Elettrosmog.%20Decreti%20attuativi%20Legge%20quadro.html
http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/trasparenza_valutazione_merito/Relazione_attuazione_legge_inquinamento_elettromagnetico.pdf
http://legxiv.camera.it/_dati/leg14/lavori/documentiparlamentari/indiceetesti/017/012/012.pdf

http://www-3.unipv.it/webgiro/ricerch/Pubblic/01-10-25%20CNR-Mi%20RnI-L36.pdf

Fonte: Su la testa! di Gianni Lannes

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ITALIA SOTTO RADIAZIONI NUCLEARI

Garigliano: centrale nucleare

di Gianni Lannes
Le incognite atomiche incombono sugli ignari abitanti del Belpaese. A 50 chilometri dalla centrale nucleare di Fukushima, dopo il disastroso “incidente”, il 27 marzo 2011 la dose giornaliera rilevata dalle autorità nipponiche era di 3,6 millisievert (mSV). Oggi in Italia, ufficialmente, la dose media annua dovuta all’esposizione alla radioattività è di 2,4 millisievert (mSv). Giusto per un raffronto: la dose massima rilevata all’esterno della centrale di Three Mile Island, dopo l’incidente del 28 marzo 1979 era di 1 millisievert (mSv). C’è un rischio cancro nello Stivale?
Qual è il limite di sicurezza assoluta? Attenzione, le normative di cosiddetta “protezione” non sono tarate sulla soglia biologica, bensì su quella economica: 20 millisievert all’anno per i lavoratori ed 1 millisievert per la popolazione. Gianni Mattioli, docente di Fisica alla Sapienza non ha dubbi:
«Il danno sanitario da radiazioni è un danno senza soglia. Dosi anche infinitesimali di radioattività innescano processi di mutagenesi e patologie tumorali tant’è che la definizione di dose massima ammissibile fornita dalla Commissione internazionale per la radioprotezione, invece di essere “quella particolare dose al di sotto della quale non esiste rischio”, è invece quella dose cui sono associati effetti somatici, tumori e leucemie, che si considerano accettabili a fronte dei benefici economici associati a tali attività o radiazioni».
In Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, e in determinate zone di Sardegna e Sicilia la concentrazione radioattiva tocca, e a volte supera i 50 mila Becquerel al metro quadrato. E il radon non c’entra, questo piuttosto è un inquinamento di origine bellica, come ben sanno gli esperti nazionali ed internazionali. Qualcuno avrà pure sentito parlare di una base United States of America (Sesta Flotta) – insediata senza una ratifica parlamentare, operativa dal 1972 al 2008 con relativi incidenti come quello del sommergibile a propulsione ed armamento nucleare Hartford nel 2003 – all’isola di Santo Stefano. Nell’Arcipelago della Maddalena a parte i numerosi casi di cancro, purtroppo si annoverano anche gravi malformazioni nei nascituri. Oppure, delle leucemie fulminanti che aggrediscono e uccidono dal 1987 prevalentemente i bambini nei paesi agricoli di Lentini e Carlentini, dove precipitarono in periodi differenti, ben due aerei militari di Washington con carichi segreti.

Santo Stefano alla Maddalena: nave balia per sommergibili nucleari sesta flotta Usa fino al 2008 (tutti i diritti riservati)

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Il popolo italiano con due referendum ha rinunciato all’energia nucleare. Le cinque centrali atomiche (4 civili e 1 militare) sono state disattivate ma non ancora bonificate dalla Sogin (incaricata nel 1999). E così i depositi, le officine e i centri di ricerca. In Italia, tuttavia, si continuano a produrre rifiuti radioattivi di origine industriale e sanitaria che prendono in prevalenza strade occulte (suolo, sottosuolo, mare, laghi, cantine, capannoni di cartongesso. Una precisazione: al Cisam (ex Camen, poi Cresam), una base militare in quel di San Piero a Grado in Toscana, anche se il reattore è stato spento (e non rientra più nella contabilità atomica nazionale, grazie ad un provvidenziale decreto di Berlusoni), in passato l’area è stata trasformata dal ministero della Difesa in una discarica militare, anche se figura un centro di ricerca.

Come risulta dai documenti ufficiali reperiti presso l’Unione europea a Strasburgo, lo Stato tricolore, come alcuni altri Stati occidentali, ha inabissato a partire dal 1967, scorie nucleari di terza categoria (le più pericolose) con l’ausilio della Marina Militare. I mari dello Stivale, inoltre, negli ultimi 40 anni, sono stati trasformati in un immenso cimitero chimico e nucleare. Prima di tutto gli affari. Dopo sempre e solo il profitto economico. Nel Mediterraneo sono state deliberatamente affondate – grazie alle multinazionali del crimine e alle molteplici coperture dei servizi segreti – centinaia di navi a perdere e migliaia di container imbottiti di sostanze tossiche, cancerogene, e mutagene; e perfino qualche sottomarino nucleare è colato picco compreso di armamenti atomici. Non hanno risparmiato il Mar Jonio.

La biologa marina Rachel Carson nel saggio IL MARE INTORNO A NOI ha così argomentato:
«La concentrazione e la distribuzione di radioisotopi ad opera degli organismi marini può forse avere un’importanza ancora maggiore dal punto di vista del rischio umano … gli elementi radioattivi depositati nel mare non sono più recuperabili. Gli errori che vengono compiuti ora sono compiuti per sempre».
Numerosi epidemiologi sono convinti che anche concentrazioni modeste di radiazioni possano essere responsabili di leucemie e tumori. Alcuni studi hanno documentato un eccesso di leucemie nei bambini che vivono nei dintorni delle centrali nucleari in Europa. Il più noto è lo studio Kikk (Kinderkrebs in der Umgebung von Kernkraftwerken (Tumori infantili in prossimità di centrali nucleari), commissionato dal governo tedesco all’università di Mainz. La ricerca mostra un incremento del 2,2 per cento delle leucemie infantili e dell’1,6 per cento dei tumori solidi – quasi il dopo del previsto – in chi vive entro 5 chilometri dalle 16 centrali nucleari germaniche.
Il cesio 137 ha un tempo di dimezzamento intorno ai 30 anni. Ben prima: altro che effetto Chernobyl. Un’indagine dell’Enea datata 1980 rilevò una contaminazione radioattiva non solo nella zona in prossimità della centrale del Garigliano (in riva al Tirreno, ai confini di Campania e Lazio), ma anche in una vasta porzione di mare. Fu scoperto che il cobalto 60 e il cesio 137, rispetto agli anni ’70 avevano raddoppiato i valori. Artificialmente, decisamente prima dell’incidente di Chernobyl del 26 aprile 1986. Le autorità, tuttavia, si sono girate dall’altra parte. E hanno sigillato gli occhi istituzionali, anche quando fu verificato che dal 1972 fino al 1978 l’incidenza di tumori e leucemie nell’area del Garigliano – che comprende il Basso Lazio come le province di Frosinone e Latina e 1700 chilometri quadrati di costa balneabile risalendo dal Volturno al Circeo – era del “44 per cento contro una media nazionale del 7 per cento”. Nei comuni di Formia, Minturno, Sessa Aurunca, San Cosma e Damiano, Roccamonfina e Castelforte ci furono novanta casi di neonati malformati tra il 1971 e il 1980. Solo nel 1984 l’Usl Latina 6 di Formia ne registrava il 19,57 per cento. Agli ospedali di Minturno e Gaeta furono numerosi quelli di encefalici, e si verificò anche un caso di ciclopismo.
A tutt’oggi non è mai stata realizzata un’indagine epidemiologica. Chissà perché.
Inquinamento irreversibile. In due relazioni ufficiali dell’Enea (“Influenza dei fattori geomorfologici sulla distribuzione dei radionuclidi. Un esempio: dal M. Circeo al Volturno” nonché in “Studio preliminare dei sedimenti sulla piattaforma costiera della zona della foce del Garigliano”) risulta che: «le attività del Cesio 137, nei primi due centimetri dei fondali antistanti il golfo di Gaeta, nelle aree di maggiore concentrazione, corrispondono a 7 millicurie/kmq (259 Mbq/kmq)». In particolare nella relazione di Brondi, Ferretti e Papucci si rileva che:
«complessivamente la zona interessata dalla contaminazione da Cobalto 60 nei supera i 1700 kmq». 
Come se non bastasse, qualche anno dopo ecco apparire fra gli addetti ai lavori i dati sulla contaminazione da plutonio. In una ricerca effettuata per la Cee di Delfanti e Papucci (“Il comportamento dei transuranici nell’ambiente marino costiero”) viene tracciata una mappa della contaminazione da plutonio nel golfo di Gaeta da 2 a 4 volte la deposizione da fall-out. Il plutonio non esiste in natura: è una sostanza altamente tossica dal punto di vista chimico, è pericolosamente radiotossica e di elevata rilevanza strategico-militare. La radioattività del plutonio si dimezza dopo 24 mila anni ed esso rimane pericoloso per oltre 400 mila anni. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità:
«0,25 milionesimi di grammo sono il massimo carico ammissibile di plutonio in tutta la vita per un lavoratore professionalmente esposto». 
Bastano infatti pochi microgrammi di plutonio immersi nel condizionamento di un grattacielo per condannare alla morte rapida tutti coloro che si trovano al suo interno.
Sull’aumento della radioattività nei sedimenti marini del golfo di Gaeta ha scritto il 4 agosto 1984 anche l’Istituto Superiore di Sanità:
«Per una serie di ragioni descritte in notevole dettaglio nella letteratura tecnica, si sono prodotti fenomeni di accumulo del Cobalto e del cesio, scaricati nel fiume Garigliano, all’interno del golfo di Gaeta. Ciò è indubbiamente legato all’insediamento della centrale».
Helen Caldicott è australiana, pediatra, specializzata nello studio sulle conseguenze delle radiazioni sul corpo umano, in particolare sulle donne e i bambini. Nei suoi libri (La follia nucleare: è l’unico saggio tradotto e pubblicato in Italia dalla Red) dimostra cose non facilmente digeribili. Ad esempio:
«Il plutonio produce terribili malformazioni, ma non si ferma ad una generazione, continua a colpire per mezzo milione di anni. E ogni maschio adulto occidentale ha già una piccola quantità di plutonio racchiusa nei testicoli, per colpa dei test atomici degli anni ’50 e ’60». Elenca nomi di sostanze che dopo io disastri di Three Mile Island, Chernobyl e Fukushima erano diventate familiari nel senso comune, e che lentamente si cancellano dalla memoria collettiva. «Eppure, in Italia ancora ci sono. Il vento le ha trasportate fino a noi, le piogge le hanno fissate al terreno avvelenando alberi, frutta. Hanno vite millenarie. In termini umani sono eterni».
La sua requisitoria lucida, rigorosa e documentata, giustamente non fa sconti:
«Le radiazioni spaccano i cromosomi, provocano il mongolismo. Non sono percettibili dai sensi umani, non hanno odore, colore, sapore. E’ una tragedia silenziosa, sotterranea. I medici dovrebbero spiegare ai cittadini, spiegare quello che sta accadendo. La maggior parte dei politici sono scientificamente degli illetterati» continua la Caldicott, e affronta il problema irrisolto delle scorie radioattive che provocano il rilascio nella biosfera di tonnellate di sostanze radioattive che incontrandosi nel corpo umano con altri veleni producono una reazione sinergica, esaltando vicendevolmente le loro proprietà mortifere e nocive. «I bambini sono particolarmente sensibili – dice la Caldicott – questo vuol dire che le future generazioni dovranno aspettare solo 20 anni di vita prima di essere colpiti da un cancro».
Un panorama desolante e agghiacciante. E allora come dimenticare il famigerato caso del centro Enea (Cnen + Eni), a Rotondella in Basilicata? I governi italiani non hanno mai provveduto a bonificare le aree contaminate del territorio nazionale, bensì ad occultare i rischi a danno della salute della popolazione e delle future generazioni.

PRONTUARIO SCIENTIFICO INTERNAZIONALE:
Che cos’è la radioattività? Un radionuclide (un nucleo atomico instabile) per stabilizzarsi emette energia (radiazione). Il fenomeno viene definito decadimento radioattivo, ed è di tre tipi che si differenziano a seconda della particella emessa a seguito del decadimento: alfa (emessa da un nucleo di Elio), beta (da un elettrone e un antineutrino) e gamma (la radiazione elettromagnetica).
La radioattività si misura rilevando quanti decadimenti del radionuclide avvengono ogni secondo. Nel sistema internazionale si impiega come unità di misura il Becquerel (Bq), che equivale a un decadimento al secondo. Per indicare invece la quantità di radiazione che viene assorbita dalla materia, si utilizza il Gray (Gy) che corrisponde a una quantità di energia di 1 joule assorbita da un 1 chilogrammo di materia.
I diversi tipi di radiazione possono essere più o meno dannosi. Perciò è stato adottato il concetto di dose equivalente, che si ottiene moltiplicando la dose assorbita per un fattore che tiene conto del tipo di radiazione. L’unità di misura di questa dose equivalente è il Sievert (Sv) Nel caso di raggi X, gamma o beta, 1Gy di dose assorbita equivale ad 1 Sievert (Sv) di dose equivalente, mentre per i più dannosi raggi alfa 1 Gy equivale a 20 Sv. Per i fascio di neutroni 1Gy può equivalere da 3 a 11 Sv a seconda dell’energia del fascio.

Fonte: Su La Testa!

 

TOP SECRET: ARMI NUCLEARI IN EUROPA TARGATE UNITED STATES OF AMERICA

di Gianni Lannes

Stranamore è sbarcato in Europa nel 1943 e da allora occupa il vecchio continente anche se la guerra fredda è terminata dal 1989, dopo la caduta del muro di Berlino. In barba al Trattato di non proliferazione nucleare (1 luglio 1968), entrato in vigore il 5 marzo 1970. I popoli europei sono minacciati da questa pericolosa presenza illegale, che nessun parlamentare europeo ha mai denunciato.

una delle 480 bombe nucleari B 61 in Europa

Atomiche a volontà, soprattutto in Italia, grazie ad accordi segreti, mai ratificati dal Parlamento, in palese violazione della Costituzione repubblicana e del Trattato sull’Unione europea. Gli ordigni nucleari – bombe, missili, granate, mine – sono disseminati da nord a sud, isole comprese: Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, Toscana e Sicilia.

Per la cronaca da consegnare alla storia contemporanea: ecco la Decisione 2010/212/Pesc dell’Unione europea. Un solo commento: menzogne e ipocrisia:

http://eur-lex.europa.eu/Notice.do?mode=dbl&lang=en&ihmlang=en&lng1=en,it&lng2=bg,cs,da,de,el,en,es,et,fi,fr,hu,it,lt,lv,mt,nl,pl,pt,ro,sk,sl,sv,&val=398702:cs

Fonte: Su La Testa! di Gianni Lannes

Dopo aver voluto la II, adesso gli USA vogliono la III guerra mondiale

Prima che il dollaro collassi…

«C’è l’intento del Pentagono di colpire la Russia prima del collasso planetario del dollaro». In questa chiave Carlo Tia inquadra i drammatici sviluppi che oppongono Mosca e Washington in Ucraina. «Gli scambi tra la Cina e la Russia sono ormai in yuan, fra la Cina e l’Iran in oro», scrive Tia su “Megachip”. «La stessa Cina si sta liberando di circa 50 miliardi di dollari al mese – trasformati in obbligazioni “ricomprate” forzosamente dal Belgio, non si sa esattamente da chi – per sostenere il dollaro (più esattamente, i petrodollari). Lo stesso George Soros sta pesantemente speculando al ribasso a Wall Street. Sono tutti segni di una prossima depressione mondiale, da cui forse gli Stati Uniti potrebbero uscire solo con una prolungata guerra in Europa». A conferma del “pilotaggio” della crisi esplosa a Kiev, lo scoop del “Giornale”: in una telefonata alla “ambasciatrice” dell’Ue, Catherine Ashton, il ministro degli esteri dell’Estonia, Urmas Paet, dice che i cecchini che hanno sparato sulla folla di piazza Maidan non erano uomini di Yanukovich ma probabilmente «della coalizione appoggiata dall’Occidente».

Resta la domanda: perché gli europei non si sono resi conto della trappola mortale tesa a loro dagli Usa? E’ ormai chiaro, sostiene Tia, che secondo i piani dei registi delle Ong operanti in Ucraina (gente del calibro di George Soros e Zbigniew Brzezinski) è contemplata una guerra civile fra i russofoni dell’est e gli ucraini dell’ovest. «Pochissimi media occidentali – continua Tia – hanno trasmesso la registrazione trapelata del colloquio di Victoria Nuland, incaricata Usa della cura dei rapporti diplomatici con Europa ed Eurasia, con l’ambasciatore statunitense in Ucraina». La Nuland disponeva e comandava la composizione del nuovo governo di Kiev dopo aver cacciato Yanukovich, presidente pessimo ma regolarmente eletto. La “strategia della tensione” innescata a Kiev darebbe agli Usa e alla Nato «il pretesto di intervenire per “pacificare” l’Ucraina, stabilirsi minacciosamente nel Mar Nero e proiettarsi sempre di più nel Caucaso e verso il Mar Caspio, ricchissimo di risorse petrolifere e di gas».

Grazie alle nuove tecnologie di “fracking”, aggiunge Tia, la stessa Ucraina è diventata nel giro di pochi anni un campo d’interesse primario per esplorazioni e sfruttamento di nuove aree. Lo sviluppo di simili giacimenti (specie da parte di compagnie nordamericane) insidia direttamente la posizione dominante russa di Gazprom. Molto evidente anche la volontà di colpire la Cina, che in questa crisi è schierata con Putin: «I cinesi – rivela l’analista di Megachip – hanno di recente acquistato diritti di sfruttamento agricolo su circa 6 milioni di ettari di terre ucraine coltivabili. Cosa che ha fatto venire il sangue alla testa alla Monsanto e affini. Dico “aveva”, perché il governo fantoccio messo su dagli americani ha revocato subito i diritti concessi l’anno scorso ai cinesi». Per Carlo Tia, il rischio concreto è drammatico: «I meccanismi della guerra sono innescati. Se dovesse fare fino in fondo la sua corsa il gioco automatico delle alleanze, fra non molti giorni ci troveremo in guerra».

Nel piano bellico, secondo Tia, si collocano anche le dotazioni del Muos in Sicilia, l’installazione di scudi antimissile in Polonia, l’apertura di basi americane in Romania e Bulgaria, senza contare la Turchia, membro della Nato, che controlla gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli. Il governo di Ankara ha appena concesso a una grande nave da guerra Usa di entrare nel Mar Nero, in violazione della Convenzione di Montreaux, mentre ad Atene c’è una presenza navale ancora più pesante, la portaerei “George Bush”. Secondo la Russia, la convenzione che vieta l’ingresso nel Mar Nero di navi da guerra non appartenenti a paesi affacciati su quel mare, è già avvenuta in questi giorni con la comparsa della fregata statunitense “Taylor” e della “Mount Whitney”, nave-comando della Sesta Flotta».

Da questa crisi, è evidente, l’Europa ha tutto da perdere. Perché allora asseconda l’offensiva statunitense alla frontiera russa? «La Germania – scrive Tia – ha abboccato all’amo di una espansione verso un mercato ucraino di 46 milioni e mezzo di abitanti, previa distruzione del modello di economia sociale di mercato dell’Ucraina, e della sua industria, soprattutto all’est del Paese». E la Francia di François Hollande «è stata pesantemente minacciata a partire dal dossier iraniano nel corso del recente viaggio del presidente francese a Washington». Bocciata, di fatto, la missione a Teheran condotta da 140 grandi industriali francesi, «che avevano creduto al clima (fasullo) di buoni nuovi rapporti con l’Iran». Motivo: «Obama ha detto senza peli sulla lingua che tutte le relazioni della Francia (e dell’Europa) devono rispettare non solo le sanzioni che non sono ancora state tolte, ma anche quelle, soprattutto commerciali e finanziarie, che gli Usa dettano unilateralmente».

Un gioco pericoloso, che potrebbe chiamarsi Terza Guerra Mondiale, se gliUsa faranno precipitare la situazione con l’adesione dell’Ucraina all’Ue, spingendo i missili della Nato fino ai confini con la Russia. «La Cina, da parte sua, ben sapendo di essere il prossimo obiettivo, ha dichiarato di sostenere la Russia, ed è comunque sotto attacco, sia finanziariamente sia economicamente: il piano americano attuale consiste nel far deragliare l’economia cinese e poi destabilizzarla nelle regioni occidentali, che saranno, per la Cina, l’equivalente dell’Ucraina per la Russia». Di fatto, aggiunge Tia, il mondo si sta avviando ad una bipolarizzazione molto pericolosa: Cina e Russia da un lato, Stati Uniti e Europa al suo guinzaglio dall’altro lato. «È questa una tappa del disegno di dominio planetario degli Usa: ricreare un clima di tensione continua, di fronte alla quale gli europei non potranno che compattarsi attorno allo Zio Sam, per non buttarsi nelle braccia dell’altro blocco».

Fonte: Vox Veritas

PER CHI HA VOTATO LA MAFIA?

Sicilia: lo stipendio incassato dagli onorevoli grillini

di Gianni Lannes
Toc toc! Anche alla luce di certi exploits, qualcuno sa per caso chi hanno votato le organizzazioni criminali propriamente dette, meglio note con i nomi di Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Basilischi, Sacra Corona Unita, Batterie, Camorra, eccetera eccetera? Vale a dire, non solo direttamente esponenti di primo piano ed insospettabili criminali, ma anche parenti, amici, conoscenti e tanta gente sotto minaccia o estorsione, ricattata, oppure soltanto timorosa di sgarrare? La copiosa letteratura in materia parla chiaro: le mafie influenzano ed orientano constamente il voto per un proprio tornaconto. Dalle carte giudiziarie, per esempio il processo al padrino Giulio Andreotti, sappiamo che il divo Giulio era organico fino al 1980 al sistema mafioso (solo nel senso che fino a quella data ci sono le prove in giudizio), anche se poi il reato è scivolato in prescrizione (ha stabilito la Cassazione). Rammentiamo che in passato i mafiosi hanno fatto votare per la democrazia cristiana, il partito socialista, il partito comunista, i socialdemocratici, i radicalied altri ancora.
In fondo questo è un diario internautico non un giornale. E poi ho chiuso con il giornalismo investigativo, almeno in Italia, dopo 26 anni di onorato mestiere sul campo. A differenza di chi millanta ritorsioni mafiose, come Saviano, ho purtroppo subito attentati veri. Ma è un’altra storia. Non sono stato fabbricato in qualche casa editrice, non sono un ectoplasma o un raccomandato a differenza di tanti altri.
Ecco qualcosa di personale. Sono un uomo libero, senza padroni, poi un ricercatore, infine un giornalista. Allora, ho ricevuto in questi ultimi tempi alcune telegrafiche comunicazioni di conoscenti e simpatizzanti di Beppe Grillo, che mi hanno invocato di risparmiare il loro beniamino, di non prendermela con lui. Come dire di no? Mica puoi esercitare il diritto di critica documentata su un comico (con le sembianze del politicante) controllato a distanza da un perito informatico, a sua volta pilotato da sistemi impercettibili ai comuni mortali italioti, che vogliono far implodere definitivamente l’Italia. Non puoi scandagliare le attività pseudo-politiche di un individuo “inconsapevole”. E nemmeno scrutare i meccanismi occulti che hanno appoggiato l’iter del famoso ragioniere. Eccoli accontentati!
Una precisaizone è d’obbligo. Il dovere del giornalismo è quello di controllare il potere, qualsiasi potere: un compito a cui la casta a cui non appartengo nel Belpaese, ha ormai abdicato da tempo.
In questo caso, il riflettore va acceso su una forza politica che presenta una oscura genesi. Intanto, Grillo ancora l’altro giorno ha blaterato in tv che i parlamentari regionali di M5S in Sicilia hanno rinunciato allo stipendio. I documenti ufficiali dicono altro.
In questi ultimi scampoli di campagna elettorale, dopo alcune immersioni nei mari di Sicilia (dove ho lavorato in incognito per anni) ed aver circumnavigato la magnifica isola, imbattendomi nei soliti giochi di guerra della NATO addirittura sulle faglie sismiche più attive e pericolose, evitando in barca a vela i sommergibili a propulsione ed armamento nucleare nel Golfo di Augusta (segnalati dagli avvisi di pericolosità della Guardia Costiera, nonché dai notam della NATO), ho pensato proprio a Grillo.
Da ragazzo mi faceva anche ridere quanto lo scorgevo nelle comparsate tv ai tempi del programma “Te la do io l’America”. Ne è passata di acqua contaminata da scorie sotto i ponti. Fuor di metafora che colpiscono alla pancia. Mi sono tornate in mente, mentre attraversavo la Kalsa, le recenti parole del predicatore che vuole aprire come una scatola di tonno il Parlamento. Insistendo in questo movimento onirico a ritroso, la memoria mi ha giocato un pessimo scherzo, rievocando le frasi pronunciate nella primavera dello scorso anno dall’allievo di Casaleggio, durante la campagna elettorale amministrativa.
A dirla tutta, avevo dedicato a questa e qualche altra impresa grulliana, qualche corposo paragrafo nel libro IL GRANDE FRATELLO. STRATEGIE DEL DOMINIO. E ne avevo perfino scritto (il 30 aprile 2012: “Beppe Grillo elogia a Palermo la mafia”) su questo blog di periferia, un piccolo strumento per chi non ha voce.Poi mi sono ricordato di un premio ricevuto immeritatamente tre anni fa, in ricordo di due magistrati trucidati da Cosa Nostra, vale a dire: Rosario Livatino ed Antonino Saetta. Non amo particolarmente i giudici. Li ho conosciuti nei tribunali sia come parte offesa sia come imputato nei processi subiti per “diffamazione”: il reato antidiluviano (da codice Rocco) tanto di moda in Italia per arrestare le inchieste scottanti, ed intimidire giornalisti ed editori. E in tutti e due i casi ho avuto modo di pensarne bene e di pensarne male. Purtuttavia, mi sono sempre rifiutato di porre la mia motivata diffidenza al servizio di un potere di Stato che cerca sempre, attaccando la magistratura, di azzerare ogni forma di controllo della legalità per affermare la propria impunità (il caso esemplare di Berlusconi Silvio).

Grillo ha tirato in ballo Cosa Nostra utilizzandola come termine di paragone per gli effetti devastanti della crisi economica. «La mafia non ha mai strangolato le proprie vittime, i propri clienti, si limita a prendere il pizzo. Ma qua vediamo un’altra mafia che strangola la propria vittima». Con queste parole Beppe Grillo, a Palermo per sostenere il candidato sindaco Riccardo Nuti. Per me sono espressioni indelebili, di stampo mafioso, appunto, perché la mafia l’ho sfiorata e l’ho vissuta, l’ho respirata, l’ho studiata e l’ho attraversata senza farmi contaminare, pagando a duro prezzo e di persona.
Grillo dovrebbe inginocchiarsi e chiedere pubblicamente scusa, quanto meno alla memoria di tantissime vittime illustri o sconosciute di “santa mafia”. L’imbonitore, dopo un anno non ha sentito ancora il bisogno di genuflettersi umilmente. Pensate un pò: uno che sproloquia così, ora dirigerà senza controllo e con potere assoluto, ossia in palese violazione costituzionale, un gruppo parlamentare: sarà dice lui stesso, “l’ago della bilancia”.
Per la cronaca i boss corleonesi strangolarono il piccolo Santino Di Matteo e poi sciolsero il suo corpicino nell’acido.
«Noi abbiamo candidato Toto’ u curtu e u Malpassotu come vicesindaco, vediamo come va – aveva detto il comico genovese prima di salire sul palco – . La mafia non ha mai strangolato il proprio cliente, la mafia prende il pizzo, il 10 per cento. Qui siamo nella mafia che ha preso un’altra dimensione, strangola la propria vittima». Una battuta macabra e fuori luogo che ha innescato una giusta polemica, amplificata anche dal fatto che proprio lo stesso giorno a Palermo si commemorava l’anniversario dell’assassinio di Pio La Torre e Rosario Di Salvo, uccisi da Cosa Nostra esattamente 31 anni fa.
Il noto Fiorello, in una rassegna stampa postata su youtube ha replicato ironicamente da par suo, lui sì un gran signore: «Grillo… hai detto una cazzata. Hai detto una grande cazzata». Poi ha aggiunto: «Ne sa poco di mafia, si andasse a vedere tutti i pilastri delle autostrade che ci sono in Sicilia. Grillo, ti posso dire una cosa? Ma vattela a piglia ‘nder pizzo».
E ancora: «Grillo parla come un mafioso senza essere nemmeno originale. Gli stessi argomenti prima di lui li hanno già utilizzati Vito Ciancimino e Tano Badalamenti. E come l’ultimo dei mafiosi non ha nemmeno il coraggio di confrontarsi pubblicamente sulle sue patetiche provocazioni» dichiarò Claudio Fava, a cui la mafia ha strappato il padre nel 1984. Giuseppe era un grande giornalista italiano.
Quante volte Grillo dedito al turpiloquio ossessivo, ha mandato a quel paese in maniera volgare e plateale i giornalisti italiani? Tante, troppe. Bene, rammento a questo fenomeno da baraccone che proprio in Sicilia, la mafia per ordini superiori, fece sparire il giornalista Mauro De Mauro a Palermo la sera del 16 settembre 1970. Ero piccolo, ma già allora questa tragica notiziava che riecheggiava nei telegiornali mi sembrava una grande ingiustizia. Come il rapimento di Aldo Moro, la strage della sua scorta ed infine, la sua orribile esecuzione, abbandonato dai maggiorenti del suo stesso partito, la diccì, in primis Francesco Cossiga (il depistatore di professione) e Giulio Andreotti. Moro era un vero statista: quelli in circolazione oggi nel transatlantico sono meno di nanerottoli. E ora abbiamo anche il “furbone del villaggio” che fa affari con l’avanspettacolo da quattro soldi ed ha un socio che detta legge. Che miseria. Com’è caduta in basso l’Italia.
Nessuna dietrologia, ma sappiamo perché abbiamo letto attentamente le carte segrete del governo nordamericano, declassificate dopo mezzo secolo (attualmente depositate in Italia, presso l’Archivio Casarrubea di Partinico), dei torbidi intrecci tra gli Stati Uniti d’America e le cosche mafiose per favorire lo sbarco alleato. Azioni e collaborazioni proseguite con la strage di Portella della Ginestra, l’attentato mortale ad Enrico Mattei, la strategia della tensione, l’omicidio di Mauro Rostagno a Trapani, e tante altre nefandezze ancora, fino ai nostri giorni.
Ora salta fuori che Beppe Grillo senza dire niente all’opinione pubblica, si incontra segretamente a pranzo nel 2008 con l’ambasciatore Ronald Spogli per parlare del futuro scenario politico italiano. Che singolare coincidenza. Di lì a poco nascerà il Movimento 5 Stelle che di democratico non ha nulla: sulla carta il padrone da atto notarile, cioè da “non statuto” è Giuseppe Piero Grillo. Punto e basta. Cinque anni più tardi,  questo “partito” senza alcun controllo di legalità, costruito sul copioneCasaleggio (legato a doppio filo ad Aspen, JP Morgan e quindi Rockefeller) fa il botto alle elezioni e scoppia il caos programmato. Troppe coincidenze.
Le strade del nuovo ordine mondiale sembrano infinite, ma non ci incantano, tantomeno ci intimidiscono per ragioni caratteriali e per scelte ed esperienze di vita.
Che ne dite? Penso che anche i grillini dopo l’ubriacatura del momento possano aprire gli occhi, anche perché Grillo o chi per lui, soffia sullo scontento popolare ed alimenta illusioni nei giovani. Insomma, è una pericollosa deriva, come altre, del resto.

ULTIMA GUERRA MONDIALE IN ATTO

di Gianni Lannes 

Gli effetti della geoingegneria sono globali, anche se qualcuno vorrebbe far credere che gli attuali esperimenti siano su scala regionale e non abbiano conseguenze su tutto il globo…

Abbiamo le prove. Il Governo Usa e la Nato sono artefici di terremoti artificiali che hanno provocato la morte di tante persone, compresi i bambini. Anche la scienza ha la sua responsabilità: European Seismological Commission. Professori universitari, ricercatori e baroni accademici, nonché famosi enti di ricerca e multinazionali petrolifere, a causa delle loro sperimentazioni, spesso utilizzando enormi quantitativi di esplosivi convenzionali nel sottosuolo e nel fondo del mare a partire dal 1956 in Europa (finanziate dal Patto Atlantico) soprattutto in Italia, hanno innescato sismi terribili e le conseguenze sulla popolazione non sono mai state valutate dall’Autorità Giudiziaria. Ma è solo una questione di tempo. C’è anche chi come il “luminare” Enzo Boschi (appena condannato dal Tribunale di L’Aquila a 6 anni di reclusione) ha fatto previsioni di terremoti che si sono avverati. E altri esperti che ritrattano dichiarazioni imbarazzanti: “in Italia sono state usate anche 10 tonnellate di dinamite per ogni esperimento in mare nella terraferma sulle faglie sismiche attive”. Il sistema civile si chiama “Deep Seismic Soundings”. Tanto per vedere il terremoto che fa. E’ opportuno che la magistratura parta subito con un’indagine accurata sulle attività di manomissione ed inquinamento dei dati sensibili (alterazione dei sismogrammi) ad opera dell’INGV. A breve aprirò personalmente il vaso di Pandora: la gente deve sapere quali mostri si nascondono dietro le istituzioni e quali crimini hanno commesso sulla pelle della nostra gente. Nell’ambito della sismologia ai non addetti ai lavori il Gruppo Grandi Esplosioni, poi denominato gruppo Grandi Profili non dice niente. Ma basta esaminare gli appositiActivity Reports per comprendere appieno la portata e le conseguenze delle numerose campagne di sismica crostale profonda nella Penisola e nei suoi mari, a suon di ordigni esplosivi ad alto potenziale. Insomma, gli esperti civili sono ricattabili: ecco perché taroccano i dati e non vuotano il sacco sulle attuali sperimentazioni militari in atto.

Se i terremoti (naturali) secondo la persistente vulgata scientifica non sono prevedibili, allora come mai quello che si verificò il 13 dicembre 1990 nella Sicilia orientale fu annunciato opubblicamente dai sismologi di fama (compreso il solito Enzo Boschi) ed effettivamente si verificò nel giorno stabilito?

Quello che nessuno immagina, almeno nell’opinione pubblica. Cito solo una data: 23 novembre 1980 (terremoto in Irpinia: 2.734 vittime).
E’ tutto interconnesso: il fine ultimo è il nuovo ordine mondiale. “Secondo i molti rapporti che abbiamo ricevuto, crediamo che inizierà con qualche tipo di disastro economico in tutto il mondo. Non un crash completo, ma abbastanza per permettere loro di introdurre una sorta di in-tra moneta che introduca denaro elettronico a sostituire tutte le carte o denaro in circolazione. La nuova moneta elettronica dovrà essere utilizzata per forza da tutti al fine di evitare che capiscano che le persone che hanno soldi e non sono dipendenti da essi potrebbero essere proprio quelli che monterebbero un insurrezione contro di loro. Se ognuno è dipendente dalla moneta elettronica, non si può finanziare una guerra di ribellione che sarebbe stata finanziata dalla moneta tradizionale, quindi: la carta moneta cesserà di esistere. Questo è uno dei primi segni» parola di SergeMonast (conferenza denuncia pubblica dell’anno 1994).
Il collega Serge Monast [1945 – 5 dicembre 1996] era un giornalista canadese,  alla ricerca di informazioni riguardo il Project Blue Beam, morto per “infarto “, a poche settimane dalla denuncia di ciò che aveva scoperto, anche se non aveva nessun un precedente di malattia cardiaca. Serge era in Canada. Prima della sua morte, il governo canadese rapì la figlia di Serge, nel tentativo di dissuaderlo dal proseguire la sua ricerca sul Progetto Blue Beam. Sua figlia non è mai stato restituita.