BALLE SPAZIALI FIRMATE NASA

 

di Gianni Lannes

Neil Armstrong sulla Luna nel 1969? Ancora oggi non esiste una prova indipendente dell’allunaggio a stelle e strisce. A parte le incongruenze tecniche, ecco alcuni interrogativi tra i tanti: come mai la NASA non ha mai misurato i livelli di radioattività? Come hanno fatto gli astronauti a tornare indenni, senza neanche un graffio tumorale? 

photo NASA

 Per Nixon piantare la bandiera a stelle e strisce sul satellite della Terra era prima di tutto uno schiaffo ai sovietici e poi una distrazione dal bagno di sangue in Vietnam e l’inflazione che cominciava a silurare l’american dream.

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In una parola: propaganda, utile a manipolare la realtà e lobotomizzare le persone. Andiamo al sodo per scardinare le solite menzogne megagalattiche di Washington. Le dirette televisive lunari sono un’invenzione cinematografica. Per quanto il periodo di rotazione della Luna intorno al proprio asse possa essere sincrono con il suo periodo di rivoluzione intorno alla Terra, una diretta televisiva non è tecnicamente possibile. La Terra ruota di 15° all’ora. Anche ammettendo un’ampiezza massima di guadagno del diagramma polare dell’antenna di 10°, entro poche decine di minuti si perderebbe il puntamento. Questo avrebbe comportato che l’invio di immagini verso la Terra non poteva protrarsi che per qualche decina di minuti. La Terra si sposta ed il puntamento doveva essere ripetuto ogni 45 minuti circa. Stesso ragionamento per la robotica da remoto della telecamera, perso il puntamento, nessuna interazione tra Luna e Terra. 

Un altro punto di domanda grande come una grattacielo ha trovato nel 1987 una mole di argomentazione: nel libro di uno scienziato che aveva partecipato in maniera marginale ad Apollo. William Kaysing ha lavorato dal ’57 al ’63 come direttore delle pubblicazioni tecniche per il Rocketdyne Research Department (fornitore delle macchine per il progetto Apollo). Il suo Non siamo mai stati sulla Luna (tradotto in Italia nel ‘97) diventò un caso. Un libro fotografico, più che un saggio, ma che sulle incongruenze delle foto pubblicate dalla Nasa puntava per arrivare alla verità indicibile: l’inganno di proporzioni planetarie. Ecco quelle principali. Nelle foto non appare mai un cielo stellato. Le ombre presenti nelle fotografie divergono: l’unica spiegazione è che sono state usate luci artificiali, poiché il Sole non potrebbe che creare ombre parallele. La bandiera Usa si muove, ma sulla Luna non c’è atmosfera. Il Lem atterra senza alzare nuvole di polvere e i suoi «piedi» risultano essere fin troppo puliti. La NASA stanziò 30 milioni di dollari per tentare di smontare le tesi dei negazionisti, poi rinunciò. Ma ha perso altra credibilità quando, nel 2006, è emerso che avevano smarrito i filmati originali dello sbarco. «I nastri non sono andati persi. Il problema è che non sappiamo dove sono», fu il commento, poco convincente. Per Kaysing era una conferma: «La Nasa non poteva realizzare Apollo. Il paesaggio lunare fu costruito in laboratorio, mentre il falso metraggio fu girato al Norton Air Force Base di San Bernardino. Avevano un set di apparecchiature, ognuna migliore di quelle di tutti gli studi di Hollywood». 

photo NASA

E poi la bomba atomica finale: «La persona incaricata di girare il film fu Stanley Kubrick». Nel 1968 Kubrick sarebbe stato contattato dalla Nasa, colpita da «2001: Odissea nello spazio». Gli presentarono un’offerta che non poteva rifiutare per «dirigere» le prime missioni lunari. Inizialmente declinò l’invito – è la tesi di Kaysing – ma la Nasa minacciò di rendere pubblico il coinvolgimento del fratello Raul con il partito comunista. Così, con un team per gli effetti speciali capeggiato da Douglas Trumbull, «creò» la prima e la seconda missione in un edificio di Huntsville, Alabama.

il set del film

Quante analogie. Ricordate Capricorn One:un film del 1978, diretto da Peter Hiams. Charles Brubaker è il capo dei tre astronauti che prenderanno parte alla prima spedizione su Marte. Pochi secondi prima del lancio degli astronauti vengono fatti uscire dalla navicella, che comunque viene inviata nello spazio. I responsabili della spedizione della Nasa sono a conoscenza che problemi tecnici avrebbero causato la morte degli uomini all’interno della navetta. Per non affrontare le conseguenze negative che sarebbero senz’altro seguite nel dichiarare la verità, spediscono i tre uomini in una base dismessa, da dove, fingendo di essere in viaggio nello spazio, dovranno trasmettere e tenersi in contatto con la NASA. Il giornalista Robert Coffield indagando sulla scomparsa di un tecnico della base spaziale scopre che… I tre astronauti del film, a differenza di quelli della missione Apollo 11, si rifiutano però di partecipare alla farsa e fuggono.

riferimenti:

http://apod.nasa.gov/apod/ap070621.html

http://www.hq.nasa.gov/alsj/a13/images13.html

http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2005/08sep_radioactivemoon/

http://nssdc.gsfc.nasa.gov/planetary/lunar/surveyor.html

http://nssdc.gsfc.nasa.gov/planetary/lunar/moon_landing_map.jpg

http://nssdc.gsfc.nasa.gov/imgcat/html/mission_page/EM_Apollo_11_page1.html

ftp://nssdcftp.gsfc.nasa.gov/miscellaneous/planetary/apollo/as11_40_5868.jpg

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http://nssdc.gsfc.nasa.gov/imgcat/html/object_page/a17_h_146_22294.html

http://nssdc.gsfc.nasa.gov/imgcat/html/object_page/a17_m_2444.html

http://nssdc.gsfc.nasa.gov/nmc/masterCatalog.do?sc=1967-112A&ex=2

http://hugequestions.com/Eric/apollo11_press_conference.wmv

http://hugequestions.com/Eric/ApolloMoonHoax.pdf

http://web.archive.org/web/20030425001634/http://www2.acc.af.mil/accnews/jan98/980025.html

http://hugequestions.com/Eric/mp3/Armstrong-BBC-1970.mp3

http://www.nasa.gov/mission_pages/apollo/

https://www.youtube.com/watch?v=PtdcdxvNI1o

https://www.youtube.com/watch?v=zJH3R5JW0eY

https://www.youtube.com/watch?v=NxZMjpMhwNE

https://www.youtube.com/watch?v=C2nqyCtnMzE

https://www.youtube.com/watch?v=Gem10A4yt5w

https://www.youtube.com/watch?v=H8ZzFemBUJQ

http://apod.nasa.gov/apod/ap110927.html

http://spaceflight.nasa.gov/station/crew/exp6/spacechronicles9.html

http://spaceflight.nasa.gov/station/crew/exp7/luletters/lu_letter11.html

http://spaceflight.nasa.gov/gallery/images/station/crew-6/hires/iss006e32103.jpg

http://eol.jsc.nasa.gov/EarthObservatory/AuroraDancingintheNight.htm

http://earthobservatory.nasa.gov/Features/

https://www.youtube.com/watch?v=iuEIsR0aOUo

https://www.youtube.com/watch?v=tuQWKi2Mgds

https://www.youtube.com/watch?v=zerw-rs87WY

http://history.nasa.gov/alsj/main.html

http://www.ilmessaggero.it/home_scienza/scienza/la_nasa_ammette_scomparse_le_immagini_originali_dello_sbarco_sulla_luna/notizie/66107.shtml 

Fonte: SU LA TESTA!

ITALIA SOTTO RADIAZIONI NUCLEARI

Garigliano: centrale nucleare

di Gianni Lannes
Le incognite atomiche incombono sugli ignari abitanti del Belpaese. A 50 chilometri dalla centrale nucleare di Fukushima, dopo il disastroso “incidente”, il 27 marzo 2011 la dose giornaliera rilevata dalle autorità nipponiche era di 3,6 millisievert (mSV). Oggi in Italia, ufficialmente, la dose media annua dovuta all’esposizione alla radioattività è di 2,4 millisievert (mSv). Giusto per un raffronto: la dose massima rilevata all’esterno della centrale di Three Mile Island, dopo l’incidente del 28 marzo 1979 era di 1 millisievert (mSv). C’è un rischio cancro nello Stivale?
Qual è il limite di sicurezza assoluta? Attenzione, le normative di cosiddetta “protezione” non sono tarate sulla soglia biologica, bensì su quella economica: 20 millisievert all’anno per i lavoratori ed 1 millisievert per la popolazione. Gianni Mattioli, docente di Fisica alla Sapienza non ha dubbi:
«Il danno sanitario da radiazioni è un danno senza soglia. Dosi anche infinitesimali di radioattività innescano processi di mutagenesi e patologie tumorali tant’è che la definizione di dose massima ammissibile fornita dalla Commissione internazionale per la radioprotezione, invece di essere “quella particolare dose al di sotto della quale non esiste rischio”, è invece quella dose cui sono associati effetti somatici, tumori e leucemie, che si considerano accettabili a fronte dei benefici economici associati a tali attività o radiazioni».
In Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, e in determinate zone di Sardegna e Sicilia la concentrazione radioattiva tocca, e a volte supera i 50 mila Becquerel al metro quadrato. E il radon non c’entra, questo piuttosto è un inquinamento di origine bellica, come ben sanno gli esperti nazionali ed internazionali. Qualcuno avrà pure sentito parlare di una base United States of America (Sesta Flotta) – insediata senza una ratifica parlamentare, operativa dal 1972 al 2008 con relativi incidenti come quello del sommergibile a propulsione ed armamento nucleare Hartford nel 2003 – all’isola di Santo Stefano. Nell’Arcipelago della Maddalena a parte i numerosi casi di cancro, purtroppo si annoverano anche gravi malformazioni nei nascituri. Oppure, delle leucemie fulminanti che aggrediscono e uccidono dal 1987 prevalentemente i bambini nei paesi agricoli di Lentini e Carlentini, dove precipitarono in periodi differenti, ben due aerei militari di Washington con carichi segreti.

Santo Stefano alla Maddalena: nave balia per sommergibili nucleari sesta flotta Usa fino al 2008 (tutti i diritti riservati)

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Il popolo italiano con due referendum ha rinunciato all’energia nucleare. Le cinque centrali atomiche (4 civili e 1 militare) sono state disattivate ma non ancora bonificate dalla Sogin (incaricata nel 1999). E così i depositi, le officine e i centri di ricerca. In Italia, tuttavia, si continuano a produrre rifiuti radioattivi di origine industriale e sanitaria che prendono in prevalenza strade occulte (suolo, sottosuolo, mare, laghi, cantine, capannoni di cartongesso. Una precisazione: al Cisam (ex Camen, poi Cresam), una base militare in quel di San Piero a Grado in Toscana, anche se il reattore è stato spento (e non rientra più nella contabilità atomica nazionale, grazie ad un provvidenziale decreto di Berlusoni), in passato l’area è stata trasformata dal ministero della Difesa in una discarica militare, anche se figura un centro di ricerca.

Come risulta dai documenti ufficiali reperiti presso l’Unione europea a Strasburgo, lo Stato tricolore, come alcuni altri Stati occidentali, ha inabissato a partire dal 1967, scorie nucleari di terza categoria (le più pericolose) con l’ausilio della Marina Militare. I mari dello Stivale, inoltre, negli ultimi 40 anni, sono stati trasformati in un immenso cimitero chimico e nucleare. Prima di tutto gli affari. Dopo sempre e solo il profitto economico. Nel Mediterraneo sono state deliberatamente affondate – grazie alle multinazionali del crimine e alle molteplici coperture dei servizi segreti – centinaia di navi a perdere e migliaia di container imbottiti di sostanze tossiche, cancerogene, e mutagene; e perfino qualche sottomarino nucleare è colato picco compreso di armamenti atomici. Non hanno risparmiato il Mar Jonio.

La biologa marina Rachel Carson nel saggio IL MARE INTORNO A NOI ha così argomentato:
«La concentrazione e la distribuzione di radioisotopi ad opera degli organismi marini può forse avere un’importanza ancora maggiore dal punto di vista del rischio umano … gli elementi radioattivi depositati nel mare non sono più recuperabili. Gli errori che vengono compiuti ora sono compiuti per sempre».
Numerosi epidemiologi sono convinti che anche concentrazioni modeste di radiazioni possano essere responsabili di leucemie e tumori. Alcuni studi hanno documentato un eccesso di leucemie nei bambini che vivono nei dintorni delle centrali nucleari in Europa. Il più noto è lo studio Kikk (Kinderkrebs in der Umgebung von Kernkraftwerken (Tumori infantili in prossimità di centrali nucleari), commissionato dal governo tedesco all’università di Mainz. La ricerca mostra un incremento del 2,2 per cento delle leucemie infantili e dell’1,6 per cento dei tumori solidi – quasi il dopo del previsto – in chi vive entro 5 chilometri dalle 16 centrali nucleari germaniche.
Il cesio 137 ha un tempo di dimezzamento intorno ai 30 anni. Ben prima: altro che effetto Chernobyl. Un’indagine dell’Enea datata 1980 rilevò una contaminazione radioattiva non solo nella zona in prossimità della centrale del Garigliano (in riva al Tirreno, ai confini di Campania e Lazio), ma anche in una vasta porzione di mare. Fu scoperto che il cobalto 60 e il cesio 137, rispetto agli anni ’70 avevano raddoppiato i valori. Artificialmente, decisamente prima dell’incidente di Chernobyl del 26 aprile 1986. Le autorità, tuttavia, si sono girate dall’altra parte. E hanno sigillato gli occhi istituzionali, anche quando fu verificato che dal 1972 fino al 1978 l’incidenza di tumori e leucemie nell’area del Garigliano – che comprende il Basso Lazio come le province di Frosinone e Latina e 1700 chilometri quadrati di costa balneabile risalendo dal Volturno al Circeo – era del “44 per cento contro una media nazionale del 7 per cento”. Nei comuni di Formia, Minturno, Sessa Aurunca, San Cosma e Damiano, Roccamonfina e Castelforte ci furono novanta casi di neonati malformati tra il 1971 e il 1980. Solo nel 1984 l’Usl Latina 6 di Formia ne registrava il 19,57 per cento. Agli ospedali di Minturno e Gaeta furono numerosi quelli di encefalici, e si verificò anche un caso di ciclopismo.
A tutt’oggi non è mai stata realizzata un’indagine epidemiologica. Chissà perché.
Inquinamento irreversibile. In due relazioni ufficiali dell’Enea (“Influenza dei fattori geomorfologici sulla distribuzione dei radionuclidi. Un esempio: dal M. Circeo al Volturno” nonché in “Studio preliminare dei sedimenti sulla piattaforma costiera della zona della foce del Garigliano”) risulta che: «le attività del Cesio 137, nei primi due centimetri dei fondali antistanti il golfo di Gaeta, nelle aree di maggiore concentrazione, corrispondono a 7 millicurie/kmq (259 Mbq/kmq)». In particolare nella relazione di Brondi, Ferretti e Papucci si rileva che:
«complessivamente la zona interessata dalla contaminazione da Cobalto 60 nei supera i 1700 kmq». 
Come se non bastasse, qualche anno dopo ecco apparire fra gli addetti ai lavori i dati sulla contaminazione da plutonio. In una ricerca effettuata per la Cee di Delfanti e Papucci (“Il comportamento dei transuranici nell’ambiente marino costiero”) viene tracciata una mappa della contaminazione da plutonio nel golfo di Gaeta da 2 a 4 volte la deposizione da fall-out. Il plutonio non esiste in natura: è una sostanza altamente tossica dal punto di vista chimico, è pericolosamente radiotossica e di elevata rilevanza strategico-militare. La radioattività del plutonio si dimezza dopo 24 mila anni ed esso rimane pericoloso per oltre 400 mila anni. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità:
«0,25 milionesimi di grammo sono il massimo carico ammissibile di plutonio in tutta la vita per un lavoratore professionalmente esposto». 
Bastano infatti pochi microgrammi di plutonio immersi nel condizionamento di un grattacielo per condannare alla morte rapida tutti coloro che si trovano al suo interno.
Sull’aumento della radioattività nei sedimenti marini del golfo di Gaeta ha scritto il 4 agosto 1984 anche l’Istituto Superiore di Sanità:
«Per una serie di ragioni descritte in notevole dettaglio nella letteratura tecnica, si sono prodotti fenomeni di accumulo del Cobalto e del cesio, scaricati nel fiume Garigliano, all’interno del golfo di Gaeta. Ciò è indubbiamente legato all’insediamento della centrale».
Helen Caldicott è australiana, pediatra, specializzata nello studio sulle conseguenze delle radiazioni sul corpo umano, in particolare sulle donne e i bambini. Nei suoi libri (La follia nucleare: è l’unico saggio tradotto e pubblicato in Italia dalla Red) dimostra cose non facilmente digeribili. Ad esempio:
«Il plutonio produce terribili malformazioni, ma non si ferma ad una generazione, continua a colpire per mezzo milione di anni. E ogni maschio adulto occidentale ha già una piccola quantità di plutonio racchiusa nei testicoli, per colpa dei test atomici degli anni ’50 e ’60». Elenca nomi di sostanze che dopo io disastri di Three Mile Island, Chernobyl e Fukushima erano diventate familiari nel senso comune, e che lentamente si cancellano dalla memoria collettiva. «Eppure, in Italia ancora ci sono. Il vento le ha trasportate fino a noi, le piogge le hanno fissate al terreno avvelenando alberi, frutta. Hanno vite millenarie. In termini umani sono eterni».
La sua requisitoria lucida, rigorosa e documentata, giustamente non fa sconti:
«Le radiazioni spaccano i cromosomi, provocano il mongolismo. Non sono percettibili dai sensi umani, non hanno odore, colore, sapore. E’ una tragedia silenziosa, sotterranea. I medici dovrebbero spiegare ai cittadini, spiegare quello che sta accadendo. La maggior parte dei politici sono scientificamente degli illetterati» continua la Caldicott, e affronta il problema irrisolto delle scorie radioattive che provocano il rilascio nella biosfera di tonnellate di sostanze radioattive che incontrandosi nel corpo umano con altri veleni producono una reazione sinergica, esaltando vicendevolmente le loro proprietà mortifere e nocive. «I bambini sono particolarmente sensibili – dice la Caldicott – questo vuol dire che le future generazioni dovranno aspettare solo 20 anni di vita prima di essere colpiti da un cancro».
Un panorama desolante e agghiacciante. E allora come dimenticare il famigerato caso del centro Enea (Cnen + Eni), a Rotondella in Basilicata? I governi italiani non hanno mai provveduto a bonificare le aree contaminate del territorio nazionale, bensì ad occultare i rischi a danno della salute della popolazione e delle future generazioni.

PRONTUARIO SCIENTIFICO INTERNAZIONALE:
Che cos’è la radioattività? Un radionuclide (un nucleo atomico instabile) per stabilizzarsi emette energia (radiazione). Il fenomeno viene definito decadimento radioattivo, ed è di tre tipi che si differenziano a seconda della particella emessa a seguito del decadimento: alfa (emessa da un nucleo di Elio), beta (da un elettrone e un antineutrino) e gamma (la radiazione elettromagnetica).
La radioattività si misura rilevando quanti decadimenti del radionuclide avvengono ogni secondo. Nel sistema internazionale si impiega come unità di misura il Becquerel (Bq), che equivale a un decadimento al secondo. Per indicare invece la quantità di radiazione che viene assorbita dalla materia, si utilizza il Gray (Gy) che corrisponde a una quantità di energia di 1 joule assorbita da un 1 chilogrammo di materia.
I diversi tipi di radiazione possono essere più o meno dannosi. Perciò è stato adottato il concetto di dose equivalente, che si ottiene moltiplicando la dose assorbita per un fattore che tiene conto del tipo di radiazione. L’unità di misura di questa dose equivalente è il Sievert (Sv) Nel caso di raggi X, gamma o beta, 1Gy di dose assorbita equivale ad 1 Sievert (Sv) di dose equivalente, mentre per i più dannosi raggi alfa 1 Gy equivale a 20 Sv. Per i fascio di neutroni 1Gy può equivalere da 3 a 11 Sv a seconda dell’energia del fascio.

Fonte: Su La Testa!