ALCUNI #METODI PER RIDURRE GLI EFFETTI #NOCIVI DEL #CELLULARE

10 modi per ridurre la radiazione da uso del telefono cellulare.Il mondo ama i telefoni cellulari – tanto che ci sono più telefoni cellulari su questo pianeta che gente! Mentre questi dispositivi tecnologici sono in grado di offrire un servizio , possono anche essere un pericolo grave per la salute.

I telefoni cellulari emettono energia a radiofrequenza, una forma di radiazione non ionizzante. I nostri corpi assorbono questa radiazione ed difficile elaborarlo , può portare a numerose complicanze fisiche. Uno studio ha trovato che, in 10 anni di utilizzo del cellulare, aumenta il rischio di sviluppo di tumore al cervello del 290% . È interessante notare che lo sviluppo del tumore è stato trovato sul lato della testa in cui si è più utilizzato il cellulare.

E mentre i tessuti molli di tutti sono soprattutto (negativamente) influenzati dall’ uso del telefono cellulare, negli organi in via di sviluppo( la densità ossea inferiore del cranio, peso inferiore del corpo, e una meno efficace barriera emato-encefalica): i bambini sono molto vulnerabili alle radiazioni dei cellulari .

E facile capire perché proteggersi dalle radiazioni del telefono cellulare è più importante che mai. Di seguito sono riportati 10 suggerimenti per ridurre l’esposizione.

Protezione contro le radiazioni
1. Utilizzare il vivavoce sul tuo telefono cellulare quando si può avere una conversazione pubblica, o collegare il telefono cellulare a un auricolare o cuffie per tenerlo il più lontano possibile da te.

2. Tenere il telefono carico di batteria. Quando le barre sono basse sul tuo telefono cellulare si sta lavorando difficilmente per catturare un segnale dalle torri radio, il che significa che la radiazione che emette è ancora maggiore. Effettuare chiamate solo quando il segnale è forte. Considerare l’invio di sms quando non è possibile ricaricare il telefono.

3. Preferire l’invio di sms invece di parlare : pochi secondi piuttosto che minuti e riduce al minimo l’esposizione alle radiazioni.

4. Non parlare mentre si guida . Il movimento costante significa che il telefono sta cercando di fare più e più volte il contatto con le torri di telefonia cellulare, aumentando la sua frequenza, e quindi l’esposizione alle radiazioni.

5. C’è una lista dei 20 migliori telefoni per le emissioni a bassa radiazione . Il Samsung Galaxy Note è in cima alla lista – scusate utenti di iPhone!

6. Torniamo alla vecchia scuola : utilizzando un telefono fisso. Se hai meno di 20 anni, puoi ridere di questo suggerimento, ma i fissi non ti espongono alle radiazioni. Aspetta di parlare con il “best friend” a casa di tua nonna col suo vecchio telefono a muro. Il vostro cervello vi ringrazierà.

7. Non mettere il cellulare all’orecchio fino a quando una chiamata si connette : è in cerca di segnale.

8. Ridurre al minimo l’uso . Parlare di meno sul telefono e sarete esposti a meno radiazioni. So che questo è difficile per alcuni di noi, ma quando è possibile preferiamo le conversazioni in persona.

9. Tenere il telefono cellulare lontano da voi, mentre dormite o semplicemente quando non l’utilizzate.

10. Infine,e certamente molto importante: investire in una qualche forma di protezione contro le radiazioni. Ci sono molti prodotti in vendita, come il Global Healing Center a protezione di radiazione . È anche possibile proteggersi dalle radiazioni in casa mettendo un grande protettore campo elettromagnetico nella zona

Annunci

ITALIA SOTTO RADIAZIONI NUCLEARI

Garigliano: centrale nucleare

di Gianni Lannes
Le incognite atomiche incombono sugli ignari abitanti del Belpaese. A 50 chilometri dalla centrale nucleare di Fukushima, dopo il disastroso “incidente”, il 27 marzo 2011 la dose giornaliera rilevata dalle autorità nipponiche era di 3,6 millisievert (mSV). Oggi in Italia, ufficialmente, la dose media annua dovuta all’esposizione alla radioattività è di 2,4 millisievert (mSv). Giusto per un raffronto: la dose massima rilevata all’esterno della centrale di Three Mile Island, dopo l’incidente del 28 marzo 1979 era di 1 millisievert (mSv). C’è un rischio cancro nello Stivale?
Qual è il limite di sicurezza assoluta? Attenzione, le normative di cosiddetta “protezione” non sono tarate sulla soglia biologica, bensì su quella economica: 20 millisievert all’anno per i lavoratori ed 1 millisievert per la popolazione. Gianni Mattioli, docente di Fisica alla Sapienza non ha dubbi:
«Il danno sanitario da radiazioni è un danno senza soglia. Dosi anche infinitesimali di radioattività innescano processi di mutagenesi e patologie tumorali tant’è che la definizione di dose massima ammissibile fornita dalla Commissione internazionale per la radioprotezione, invece di essere “quella particolare dose al di sotto della quale non esiste rischio”, è invece quella dose cui sono associati effetti somatici, tumori e leucemie, che si considerano accettabili a fronte dei benefici economici associati a tali attività o radiazioni».
In Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, e in determinate zone di Sardegna e Sicilia la concentrazione radioattiva tocca, e a volte supera i 50 mila Becquerel al metro quadrato. E il radon non c’entra, questo piuttosto è un inquinamento di origine bellica, come ben sanno gli esperti nazionali ed internazionali. Qualcuno avrà pure sentito parlare di una base United States of America (Sesta Flotta) – insediata senza una ratifica parlamentare, operativa dal 1972 al 2008 con relativi incidenti come quello del sommergibile a propulsione ed armamento nucleare Hartford nel 2003 – all’isola di Santo Stefano. Nell’Arcipelago della Maddalena a parte i numerosi casi di cancro, purtroppo si annoverano anche gravi malformazioni nei nascituri. Oppure, delle leucemie fulminanti che aggrediscono e uccidono dal 1987 prevalentemente i bambini nei paesi agricoli di Lentini e Carlentini, dove precipitarono in periodi differenti, ben due aerei militari di Washington con carichi segreti.

Santo Stefano alla Maddalena: nave balia per sommergibili nucleari sesta flotta Usa fino al 2008 (tutti i diritti riservati)

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=CAMEN

Il popolo italiano con due referendum ha rinunciato all’energia nucleare. Le cinque centrali atomiche (4 civili e 1 militare) sono state disattivate ma non ancora bonificate dalla Sogin (incaricata nel 1999). E così i depositi, le officine e i centri di ricerca. In Italia, tuttavia, si continuano a produrre rifiuti radioattivi di origine industriale e sanitaria che prendono in prevalenza strade occulte (suolo, sottosuolo, mare, laghi, cantine, capannoni di cartongesso. Una precisazione: al Cisam (ex Camen, poi Cresam), una base militare in quel di San Piero a Grado in Toscana, anche se il reattore è stato spento (e non rientra più nella contabilità atomica nazionale, grazie ad un provvidenziale decreto di Berlusoni), in passato l’area è stata trasformata dal ministero della Difesa in una discarica militare, anche se figura un centro di ricerca.

Come risulta dai documenti ufficiali reperiti presso l’Unione europea a Strasburgo, lo Stato tricolore, come alcuni altri Stati occidentali, ha inabissato a partire dal 1967, scorie nucleari di terza categoria (le più pericolose) con l’ausilio della Marina Militare. I mari dello Stivale, inoltre, negli ultimi 40 anni, sono stati trasformati in un immenso cimitero chimico e nucleare. Prima di tutto gli affari. Dopo sempre e solo il profitto economico. Nel Mediterraneo sono state deliberatamente affondate – grazie alle multinazionali del crimine e alle molteplici coperture dei servizi segreti – centinaia di navi a perdere e migliaia di container imbottiti di sostanze tossiche, cancerogene, e mutagene; e perfino qualche sottomarino nucleare è colato picco compreso di armamenti atomici. Non hanno risparmiato il Mar Jonio.

La biologa marina Rachel Carson nel saggio IL MARE INTORNO A NOI ha così argomentato:
«La concentrazione e la distribuzione di radioisotopi ad opera degli organismi marini può forse avere un’importanza ancora maggiore dal punto di vista del rischio umano … gli elementi radioattivi depositati nel mare non sono più recuperabili. Gli errori che vengono compiuti ora sono compiuti per sempre».
Numerosi epidemiologi sono convinti che anche concentrazioni modeste di radiazioni possano essere responsabili di leucemie e tumori. Alcuni studi hanno documentato un eccesso di leucemie nei bambini che vivono nei dintorni delle centrali nucleari in Europa. Il più noto è lo studio Kikk (Kinderkrebs in der Umgebung von Kernkraftwerken (Tumori infantili in prossimità di centrali nucleari), commissionato dal governo tedesco all’università di Mainz. La ricerca mostra un incremento del 2,2 per cento delle leucemie infantili e dell’1,6 per cento dei tumori solidi – quasi il dopo del previsto – in chi vive entro 5 chilometri dalle 16 centrali nucleari germaniche.
Il cesio 137 ha un tempo di dimezzamento intorno ai 30 anni. Ben prima: altro che effetto Chernobyl. Un’indagine dell’Enea datata 1980 rilevò una contaminazione radioattiva non solo nella zona in prossimità della centrale del Garigliano (in riva al Tirreno, ai confini di Campania e Lazio), ma anche in una vasta porzione di mare. Fu scoperto che il cobalto 60 e il cesio 137, rispetto agli anni ’70 avevano raddoppiato i valori. Artificialmente, decisamente prima dell’incidente di Chernobyl del 26 aprile 1986. Le autorità, tuttavia, si sono girate dall’altra parte. E hanno sigillato gli occhi istituzionali, anche quando fu verificato che dal 1972 fino al 1978 l’incidenza di tumori e leucemie nell’area del Garigliano – che comprende il Basso Lazio come le province di Frosinone e Latina e 1700 chilometri quadrati di costa balneabile risalendo dal Volturno al Circeo – era del “44 per cento contro una media nazionale del 7 per cento”. Nei comuni di Formia, Minturno, Sessa Aurunca, San Cosma e Damiano, Roccamonfina e Castelforte ci furono novanta casi di neonati malformati tra il 1971 e il 1980. Solo nel 1984 l’Usl Latina 6 di Formia ne registrava il 19,57 per cento. Agli ospedali di Minturno e Gaeta furono numerosi quelli di encefalici, e si verificò anche un caso di ciclopismo.
A tutt’oggi non è mai stata realizzata un’indagine epidemiologica. Chissà perché.
Inquinamento irreversibile. In due relazioni ufficiali dell’Enea (“Influenza dei fattori geomorfologici sulla distribuzione dei radionuclidi. Un esempio: dal M. Circeo al Volturno” nonché in “Studio preliminare dei sedimenti sulla piattaforma costiera della zona della foce del Garigliano”) risulta che: «le attività del Cesio 137, nei primi due centimetri dei fondali antistanti il golfo di Gaeta, nelle aree di maggiore concentrazione, corrispondono a 7 millicurie/kmq (259 Mbq/kmq)». In particolare nella relazione di Brondi, Ferretti e Papucci si rileva che:
«complessivamente la zona interessata dalla contaminazione da Cobalto 60 nei supera i 1700 kmq». 
Come se non bastasse, qualche anno dopo ecco apparire fra gli addetti ai lavori i dati sulla contaminazione da plutonio. In una ricerca effettuata per la Cee di Delfanti e Papucci (“Il comportamento dei transuranici nell’ambiente marino costiero”) viene tracciata una mappa della contaminazione da plutonio nel golfo di Gaeta da 2 a 4 volte la deposizione da fall-out. Il plutonio non esiste in natura: è una sostanza altamente tossica dal punto di vista chimico, è pericolosamente radiotossica e di elevata rilevanza strategico-militare. La radioattività del plutonio si dimezza dopo 24 mila anni ed esso rimane pericoloso per oltre 400 mila anni. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità:
«0,25 milionesimi di grammo sono il massimo carico ammissibile di plutonio in tutta la vita per un lavoratore professionalmente esposto». 
Bastano infatti pochi microgrammi di plutonio immersi nel condizionamento di un grattacielo per condannare alla morte rapida tutti coloro che si trovano al suo interno.
Sull’aumento della radioattività nei sedimenti marini del golfo di Gaeta ha scritto il 4 agosto 1984 anche l’Istituto Superiore di Sanità:
«Per una serie di ragioni descritte in notevole dettaglio nella letteratura tecnica, si sono prodotti fenomeni di accumulo del Cobalto e del cesio, scaricati nel fiume Garigliano, all’interno del golfo di Gaeta. Ciò è indubbiamente legato all’insediamento della centrale».
Helen Caldicott è australiana, pediatra, specializzata nello studio sulle conseguenze delle radiazioni sul corpo umano, in particolare sulle donne e i bambini. Nei suoi libri (La follia nucleare: è l’unico saggio tradotto e pubblicato in Italia dalla Red) dimostra cose non facilmente digeribili. Ad esempio:
«Il plutonio produce terribili malformazioni, ma non si ferma ad una generazione, continua a colpire per mezzo milione di anni. E ogni maschio adulto occidentale ha già una piccola quantità di plutonio racchiusa nei testicoli, per colpa dei test atomici degli anni ’50 e ’60». Elenca nomi di sostanze che dopo io disastri di Three Mile Island, Chernobyl e Fukushima erano diventate familiari nel senso comune, e che lentamente si cancellano dalla memoria collettiva. «Eppure, in Italia ancora ci sono. Il vento le ha trasportate fino a noi, le piogge le hanno fissate al terreno avvelenando alberi, frutta. Hanno vite millenarie. In termini umani sono eterni».
La sua requisitoria lucida, rigorosa e documentata, giustamente non fa sconti:
«Le radiazioni spaccano i cromosomi, provocano il mongolismo. Non sono percettibili dai sensi umani, non hanno odore, colore, sapore. E’ una tragedia silenziosa, sotterranea. I medici dovrebbero spiegare ai cittadini, spiegare quello che sta accadendo. La maggior parte dei politici sono scientificamente degli illetterati» continua la Caldicott, e affronta il problema irrisolto delle scorie radioattive che provocano il rilascio nella biosfera di tonnellate di sostanze radioattive che incontrandosi nel corpo umano con altri veleni producono una reazione sinergica, esaltando vicendevolmente le loro proprietà mortifere e nocive. «I bambini sono particolarmente sensibili – dice la Caldicott – questo vuol dire che le future generazioni dovranno aspettare solo 20 anni di vita prima di essere colpiti da un cancro».
Un panorama desolante e agghiacciante. E allora come dimenticare il famigerato caso del centro Enea (Cnen + Eni), a Rotondella in Basilicata? I governi italiani non hanno mai provveduto a bonificare le aree contaminate del territorio nazionale, bensì ad occultare i rischi a danno della salute della popolazione e delle future generazioni.

PRONTUARIO SCIENTIFICO INTERNAZIONALE:
Che cos’è la radioattività? Un radionuclide (un nucleo atomico instabile) per stabilizzarsi emette energia (radiazione). Il fenomeno viene definito decadimento radioattivo, ed è di tre tipi che si differenziano a seconda della particella emessa a seguito del decadimento: alfa (emessa da un nucleo di Elio), beta (da un elettrone e un antineutrino) e gamma (la radiazione elettromagnetica).
La radioattività si misura rilevando quanti decadimenti del radionuclide avvengono ogni secondo. Nel sistema internazionale si impiega come unità di misura il Becquerel (Bq), che equivale a un decadimento al secondo. Per indicare invece la quantità di radiazione che viene assorbita dalla materia, si utilizza il Gray (Gy) che corrisponde a una quantità di energia di 1 joule assorbita da un 1 chilogrammo di materia.
I diversi tipi di radiazione possono essere più o meno dannosi. Perciò è stato adottato il concetto di dose equivalente, che si ottiene moltiplicando la dose assorbita per un fattore che tiene conto del tipo di radiazione. L’unità di misura di questa dose equivalente è il Sievert (Sv) Nel caso di raggi X, gamma o beta, 1Gy di dose assorbita equivale ad 1 Sievert (Sv) di dose equivalente, mentre per i più dannosi raggi alfa 1 Gy equivale a 20 Sv. Per i fascio di neutroni 1Gy può equivalere da 3 a 11 Sv a seconda dell’energia del fascio.

Fonte: Su La Testa!

 

National Geographic: Fukushima sta trasformando il Pacifico in un immenso cimitero

Purtroppo si tratta di una delle notizie più sconvolgenti di cui abbiamo mai scritto su questo blog: il 98% dei fondali della California è cosparso di creature marine morte.
I media non lo hanno ancora diffuso, ma quanto sta accadendo nell’oceano californiano è sconvolgente.
La notizia è stata lanciata da National Geographic: fino a Marzo 2012 solo l’1% dei fondali del suddetto oceano era composto da creature defunte. Da Luglio di quest’anno si parla invece del 98%. E’ come se l’intera area si fosse trasformata in una sorta di cimitero marino, brulicante di cadaveri in decomposizione.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences, non ha ancora dimostrato alcuna correlazione con Fukushima, ma non è difficile immaginare uno stretto legame tra i due avvenimenti, anche perchè negli ultimi 24 anni non si era mai verificato nulla del genere.
La zona analizzata è la stazione M, che si trova a 145 miglia al largo tra le città californiane di Santa Barbara e Monterey.
Sembra che i governi e i media vogliano che noi tutti dimentichiamo Fukushima ed il catastrofico danno ambientale che ha procurato al nostro pianeta. Ma non potranno coprire la verità per sempre: la vita umana è strettamente legata alla salute degli oceani ed in particolar modo all’ossigeno che la vita marina crea e rilascia nella nostra atmosfera.

A San Francisco, 1000 persone hanno allineato i loro corpi per scrivere sulla spiaggia “FUKUSHIMA IS HERE” ed essere fotografati dal cielo:

Effetti dei campi elettromagnetici

Questa è una selezione da più di 100 articoli, principalmente usciti dopo il 1985, per fornire una panoramica sulle ricerche sugli effetti dei campi elettromagnetici EM sui sistemi viventi.

Alcuni trattano meccanismi bioelettrici fondamentali; per es. le nuove scoperte sulla sensibilità cellulare a campi esterni, evidenza che campi EM esistenti in natura guidano la crescita dei nervi, nonché le osservazioni di campi magnetici intrinseci degli organismi.

La maggior parte delle ricerche, tuttavia, sono focalizzate sull’impresa, difficile, di tentare di misurare gli effetti di vari campi EM sulla crescita e sulla salute. In genere i risultati sono provocanti ma non conclusivi. I ricercatori sottolineano quanto sia difficile separare le variabili. Sottolineano anche che gli effetti di campo tendono ad essere risonanti, di natura non lineare, e quindi abbastanza imprevedibili.

Nello stesso tempo molti scienziati .che lavorano in questo campo spesso sottovalutano sia il significato sociale che quello teorico della ricerca.

In queste notizie olistiche inoltre esaminiamo la politica della scienza, e la politica dell’assistenza pubblica. Le ricerche sull’effetto dei campi EM servono da caso esemplare. D fenomeno è molto complesso. L’idea di rilocare o di isolare maggiormente le principali linee di trasmissione di energia viene considerata non pratica, e mettere in allarme rispetto agli impianti casalinghi può essere prematuro. Questa ambiguità, e il bisogno di migliorare la politica attraverso una chiara informazione, rappresentano il prototipo della sfida scientifico/ politica attuale. Possiamo aspettarci di vedere molti più casi in cui ci sia evidenza di rischi di dimensioni ancora sconosciute.

I pericoli dei campi EM ambientali

E’ comprensibile che la popolazione, allarmata in questi giorni per lo strato di ozono, l’inquinamento dell’acqua e i livelli del radon, preferisce non sentire parlare di un altro rischio ambientale, più ambiguo: gli effetti biologici di radiazioni non ionizzanti a frequenza estremamente bassa (ELP). Questi sono gli effetti che provengono da apparecchiature per la casa, linee di trasmissione elettrica, coperte elettriche e altre ancora. A Denver uno studio negli anni ’70 ha trovato un legame tra il cancro nei bambini e la vicinanza a linee ad alto voltaggio. Di recente uno studio condotto a New York ha trovato una correlazione tra l’incidenza del cancro e l’esposizione a campi elettromagnetici provenienti dalle linee di corrente elettrica. Lo scorso dicembre, nello stato di Washington, uno studio basato su 67800 certificati di morte ha rilevato che i radioamatori hanno un’incidenza inusualmente alta di leucemia, mieloma multiplo e linfoma. Per molto tempo si pensava che la radiazione elettromagnetica fosse un problema soltanto quando generava effetti termici, surriscaldando le cellule. Recenti ricerche hanno stabilito che gli organismi viventi, essendo di natura bioelettrica, sono influenzati dai campi molto deboli a livello cellulare, sia che ci sia o che non ci sia surriscaldamento. Il fenomeno viene reso più complicato dalla natura non lineare degli effetti elettromagnetici. Poiché la maggior parte dei fattori in gioco sono sospettati di essere dannosi, si può postulare che ‘di più è peggio’. Gli effetti dei campi EM sono fino ad ora non prevedibili, con possibilità di essere dannosi e anche benefici. Per questo motivo i responsabili politici sono stati ostacolati. Le ricerche, adesso, suggeriscono fortemente che i campi casalinghi e ambientali creano dei rischi, ma nessuno sa quanto siano seri e chi sia più esposto. Il repubblicano George Miller, presidente del comitato per le risorse elettriche e idriche della California intervistato dal San Francisco Examiner lo scorso dicembre, ha definito ‘noccioline’ i fondi di 4 milioni di dollari stanziati dal governo nel1986 per studiare gli effetti biologici degli ELF.

Un rapporto del 1980 dell’Istituto degli ingegneri elettrici ed elettronici riportava che circa 441.000 americani venivano esposti a una radiazione VHF e UHF in eccesso sui limiti di sicurezza consigliati per la popolazione in Russia.

Infatti sono stati i ricercatori sovietici che hanno cominciato a pubblicare lagnanze non specifiche tra i lavoratori esposti ad alti livelli di elettricità ambientale. Sebbene in occidente il disegno sperimentale di questi studi sia stato criticato, i rapporti hanno stimolato le ricerche da parte degli scienziati occidentali. Nel 1985 Granger Morgan e collaboratori dell’Università di Carnegie-Mellon tentarono di analizzare il problema in un articolo sulla rivista dell’Istituto degli Ingegneri Elettronici.

I ricercatori sottolinearono degli effetti noti dei campi deboli sul rilascio degli ioni calcio, cruciali nella trasmissione degli impulsi nervosi, e le interazioni chimiche sulla superficie della membrana.

Il gruppo di Carnegie-Mellon denunciò il bisogno di una ‘informazione pubblica chiara, onesta, bilanciata, sul problema dei campi da linee di trasmissione elettrica’.. L’industria dell’energia nucleare si mise nei pasticci con un’attitudine del tipo ‘ abbiate fiducia in noi, siamo gli esperti, ci prenderemo cura di ogni cosa’, mettendo, inoltre, in ridicolo o rninimizzando quelli che erano preoccupati per i problemi di sicurezza.

‘Il gruppo di ricercatori raccomanda che delle commissioni statali per i servizi pubblici e gli enti preposti per l’ambiente sviluppino strategie per affrontare i possibili effetti dei campi e che la legislatura dello stato fornisca uno spazio per un dibattito sulle preoccupazioni dei cittadini’.

Nel 1986 Allen Frey, che è stato il primo a dire (1975) che le microonde potrebbero alterare la barriera sangue/cervello, in una lettera a Science (255: 5- 6) accusò il potere militare di tentare di controllare la ricerca sui pericoli potenziali delle radiazioni a microonde. I militari, disse Frey, aprirono l’American National Standard Institute (ANSI) per investigare i pericoli biologici delle microonde, eleggendo il loro primo presidente e decidendo, in gran parte che tipo di ricerche portare avanti sugli effetti biologici delle microonde’.

Nel 1986 Sam Koslov, un ricercatore della Johns Hopkins University, laboratorio di fisica applicata, riferì di un complesso di sintomi da morbo di Alzheimer molto indicativo, in una scimmia esposta cronicamente a delle microonde. Koslov disse che parlò a un incontro pubblico delI’Ente per la Protezione Ambientale (EPA) per la frustrazione dovuta alla mancanza di fondi per la ricerca sulle microonde.

Nel 1987 Joel Elder, un biologo cellulare dell’EPA, ha fatto notare che sebbene sin dal 1982 fossero stati raccomandati dall’ANSI dei nuovi standard, erano soltanto suggeriti ma non resi obbligatori.

Preoccupazioni sugli effetti dei videoterminali sono ritornate alla ribalta con l’evidenza che le donne che lavorano con questi schermi di computer hanno un’incidenza enormemente alta di aborti spontanei. L’anno scorso l’IBM e la Ontario Hydro hanno lanciato una ricerca congiunta sui possibili effetti dei videoterminali sui problemi della gravidanza.

Apparentemente gli schermi protettivi non servono granché. Nel 1987, in una lettera a un giornale inglese di medicina, dei ricercatori svedesi riferirono che la maggior parte degli schermi elettrostatici riduce l’emissione solo quando gli schermi sono nuovi. Gli schermi che non funzionavano erano reti di fibre di nylon rivestite di uno strato sottile di carbone. Soltanto gli schermi basati su reti di metallo o su plastica metallizzata non si deterioravano nel tempo.

‘Così non c’è via di uscita?’ si chiedono i ricercatori della Carnegie Mellon in Issues in Science and Technology (III, 4: 81- 91).’La scienza non ci può offrire nessun consiglio?’

La situazione non è senza speranza come sembra. Nel fare un lavoro di consulenza per lo stato della Florida, hanno trovato che ‘possiamo ottenere delle indicazioni politiche utili invertendo il nostro modo di pensare e chiedendoci che cosa faremmo se potessimo rispondere a queste domande’.

Panorama delle ricerche sui campi elettromagnetici

In un articolo intitolato ‘Living in Magnetic Fields’ (Archeus 2/1, 7780) il biofisico Otto Schmitt nota che la gente ha vissuto in un campo elettromagnetico di 5 gauss per generazioni.

Per lungo tempo questo è stato considerato un livello accettabile di esposizione. Tuttavia, dice Schmitt ‘ci siamo mangiati il nostro margine di sicurezza a una velocità sorprendente. Se manteniamo l’attuale velocità esponenziale di crescita dell’intensità dei campi… possiamo predire che saremo in seri pasticci per la fine del secolo’.

Schmitt identifica le zone rischiose e ‘le arene dove dobbiamo prepararci a fare compromessi vivibili o a dare battaglia’. 

Sta diventando a buon mercato, facile e utile incorporare magneti e sorgenti di campi EM vaganti nei nostri apparecchi di uso quotidiano. Per esempio, strumenti laser che leggono le etichette nei supermercati, altoparlanti con grossi pezzi di materiale magnetico, vibratori per letti, ‘anche i piccoli asciugacapelli emettono campi di 40 G. o anche di più’.

‘Non abbiamo ancora sviluppato un sistema per proteggere le persone disinformate, come invece abbiamo fatto nel caso di serpenti sconosciuti o lame di rasoio’.

Schmitt per un certo periodo andava in giro con dei rivelatori di campo e misurava campi EM casuali. Per esempio ha trovato un punto caldo di 40 G sopra la testa in un aeroplano su cui stava volando.

‘Sempre più strumenti elettronici vengono installati chirurgicamente dentro e sulle persone… per mezzo di quelli che vengono chiamati trasduttori non invasivi’.

Quando Schmitt e collaboratori hanno fatto degli esperimenti per vedere se gli studenti universitari potevano riconoscere i campi, metà dei soggetti riferì di aver provato un qualche genere di mal di testa. Il pericolo, sottolinea il ricercatore, è a livelli di intensità di campo molto minore.

‘Ci mancano linguaggio di lavoro, strumenti e mezzi per misurare con efficienza gli effetti biomagnetici. Non abbiamo nessuna tradizione o regole di lavoro su come muoverci in questa area’.

Effetti magnetici sui sistemi viventi

I molluschi ricavano le loro indicazioni di direzione dai campi magnetici (Science 235: 331- 335). In genere i piccioni perdono la loro abilità di navigare se vengono esposti a forti campi elettromagnetici prima di essere liberati per il volo. Sembra che gli uccelli vengano confusi da campi esterni solo se possono sentire gli odori atmosferici. Quando i loro canali nasali venivano bloccati potevano navigare normalmente, malgrado l’esposizione ai campi EM (Naturwissenschatten73: 215- 217).

Alcuni ricercatori, dopo aver studiato gli effetti dei campi EM sulla funzione della ghiandola pineale dei topi hanno concluso che i campi EM deboli possono essere percepiti soltanto se la retina veniva stimolata per lo meno da una luce debole (Neuroscience Letters 64: 97- 101; Brain Research 333: 382- 3840).

Dei cambiamenti nel campo magnetico attorno allo scalpo precedono il sorgere di emicranie (Brain Research 442; 185- 190).

Effetti dell’elettricità ambientale sui sistemi viventi

I campi elettrici ambientali da linee ad alta tensione e apparecchiature pulsano a 60 Hz negli U.S.A. e a 50 Hz in Europa. Nessuna delle due è naturale per gli organismi viventi che si sono sviluppati in una varietà di campi elettromagnetici e magnetici. Per questo motivo i ricercatori hanno investigato sia i campi naturali che quelli amplificati.

Dei ricercatori del Pacific Northwest Laboratory hanno trovato che il campo di 60 Hz disturba il ritmo normale della ghiandola pineale nei ratti, misurato con il rilascio della melatonina. I ritmi venivano reintegrati in meno di tre giorni dopo l’esposizione.

Dei ricercatori inglesi hanno trovato che dei campi intensi a 5Hz alterano l’umore e le capacità verbali e di ragionamento, però solo dopo il secondo giorno. l ratti sono in grado di rivelare campi verticali di 60 Hz. Quando dei ratti femmina venivano esposte ai campi prima della gravidanza, la loro prole era meno fertile. I piccoli nati da maiali che erano stati esposti a dei campi di 60 Hz prima del parto mostravano una incidenza di malformazioni maggiore del normale.

Dei ricercatori indiani hanno riportato che gli animali esposti a campi di 50 Hz mangiano e bevono di meno. Venne anche osservata una leggera anomalia cardiaca, ma i ratti esposti vissero quanto i gruppi di controllo.

Dei ricercatori spagnoli esposero dei ratti femmina a campi di 50 Hz per cinque mesi. La prima generazione di discendenti non sembrava danneggiata, ma la seconda generazione era più piccola dei controlli. La domanda principale, secondo Carl Blackman e colleghi del Health Effects Laboratory of the Enviromental Protection Agency, è: ‘l’esposizione a campl elettrici della frequenza e dell’intensità che si riscontrano normalmente in una casa può essere causa di cambiamenti biologici in un organismo in crescita?’.

E la risposta è sì. I livelli ambientali dei campi elettrici dovuti alle linee di conduzione dell’elettricità – livelli a cui sono esposte normalmente le persone all’interno degli edifici alterano lo sviluppo del sistema nervoso dei pulcini. I cervelli dei pulcini esposti a campi di 60 Hz prima della cova successivamente non rispondevano in modo normale ai campi di 60 Hz.

Campi a bassa frequenza alterano un enzima della cellula essenziale per la crescita

Una recente ricerca sulla sensibilità biologica ai campi elettrici artificiali aiuta a spiegare almeno alcuni degli effetti.

Ross Adey del Veterans’ Neurobiology Research Group e i suoi collaboratori dell’Università di California, Riverside, lo scorso anno hanno pubblicato prove che questi campi -aumentano l’attività di un enzima associato sia con la crescita normale che con quella maligna.

Adey, uno dei maggiori ricercatori in questo campo, ha sottolineato che è stato dimostrato che dei campi elettromagnetici modificano anche due altri enzimi del sistema Uno è implicato nel liberare energia dal ‘combustibile’ metabolico l’altro forma ‘il grande sistema dei messaggeri intracellulari’.

Questi nuovi concetti ‘fanno presagire una rivoluzione biologica di vasta portata che toccherà ogni area di base della biologia cellulare dallo sviluppo embrionale all’invecchiamento al cancro’.

Secondo Adey la scoperta della sensibilità cellulare richiederà di decifrare le complesse comunicazioni tra la superficie della cellula e il suo nucleo con il suo DNI ricercatori dovranno cercare ‘una accurata comprensione di come il ‘sussurro elettromagnetico’ tra le cellule venga amplificato in un parlare a voce più alta, cosi che possa passare all’interno attraverso la barriera elettrica della membrana cellulare.

Adey descrive l’interno della cellula come ‘denso di comunicazioni ad alta energia’.

Le ricerche sogli effetti dei campi elettromagnetici deboli sulle cellule nervose hanno svelato ‘Un aspetto nuovo fondamentale dell’organizzazione della materia’. Sembra che i campi applicati a un tessuto vivente creino delle vibrazioni non lineari che viaggiano lungo la superficie della cellula, trasportando abbastanza energia da innescare gli eventi cellulari.

Queste vibrazioni molecolari, ‘solitoni’, presumibilmente agiscono in modo da convogliare un messaggio sulla superficie della cellula. I campi deboli mettono in movimento gli ioni della membrana della cellula. Queste oscillazioni accelerano il trasferimento degli ioni.

La terra è una grande pila – Effetti dei campi elettromagnetici terrestri e artificiali sull’uomo, sugli animali e sulle piante
del dott. Azima Rosciano

La Terra è costituita e vive in un intreccio di campi elettromagnetici. La biogeologia studia questi campi e i loro effetti sui sistemi biologici. Sono stati evidenziate alcune sorgenti, campi di forze provenienti da falde acquifere e giacimenti minerari, dalla struttura elettromagnetica reticolare e da campi di energia elettrica alternata come campi che hanno un potenziale effetto negativo su uomini, animali e piante. Esaminiamo brevemente le diverse fonti di influssi, quelli provenienti dalla terra e quelli prodotti dalle macchine dell’uomo.

Campi elettromagnetici terrestri

Occorre innanzitutto ricordare che tutti gli esseri viventi, dall’uomo ai minerali, emettono radiazioni di natura elettromagnetica. Nell’attuale stile di vita industrializzato e altamente meccanizzato, soprattutto negli agglomerati urbani si vive circondati da radiazioni artificiali, create soprattutto dalle apparecchiature elettriche ed elettroniche: satelliti, radio, televisione, computer, microonde, telefoni cellulari, onde radar ecc. La Terra in quanto tale, dal punto di vista elettromagnetico è un’armatura negativa di un enorme condensatore il cui polo positivo è il cosmo stesso. L’armatura negativa della Terra si carica e scarica continuamente mediante i temporali che solo circa 2000 al secondo su tutto il pianeta. L’amperaggio di questa armatura è molto basso, circa 1800 ampères. Avendo ciò in mente, che cioè l’uomo e tutti gli esseri viventi formano e vivono in un enorme condensatore di energia, questo è il nostro pianeta, si può già comprendere il potenziale dannoso di apparecchiature divenute potentissime che ne alterano campi elettromagnetici. Esaminiamo brevemente le due diverse fonti di influssi, quelli provenienti dalla terra stessa e quelli prodotti dalle macchine dell’uomo. Per quanto riguarda le radiazioni provenienti dalla crosta terrestre sappiamo oggi che esistono due tipi diversi di onde: a) le onde di Schumann che sono di fondamentale importanza per l’esistenza armonica degli esseri umani sul pianeta. Sono onde a brevissimo raggio e di elevata intensità da frequenze di 1hz a circa 1000hz e sono prodotte dalla terra come emissione naturale del suo corpo. Tali onde sono indispensabili all’equilibrio del sistema nervoso centrale e soprattutto al sistema periferico. Sappiamo oggi con certezza che l’eliminazione delle onde Schumann crea tutta una serie di sintomi e disturbi quali, cefalee, nausea, stanchezza, disturbi di assorbimento, alterazione dei livelli ormonali, abbassamento del sistema immunitario, minore resistenza ai virus. Le onde Schumann vengono bloccate, ad esempio, dalle enormi estensioni di strade asfaltate delle città e dall’uso indiscriminato del cemento. L’asfalto e il cemento bloccano artificialmente le onde della terra ed hanno un effetto isolante dalla crosta terrestre che non è più in grado di emanare i suoi effetti benefici per gli esseri urbani… Per chi vive in città è necessario quindi poter restare almeno due o tre giorni alla settimana in contatto con la natura, lungo corsi d’acqua o nei boschi per riequilibrarsi mediante le onde Schumann libere, fondamentali al nostro sistema nervoso e alla nostra vitalità. Esistono altri tipi di onde prodotte dalla Terra di cui bisogna conoscere la struttura perché possono avere effetti nocivi. Si tratta delle onde prodotte da acque sotterranee, faglie geologiche che emettono raggi gamma e neutroni, giacimenti sotterranei di carbonio – petrolio – gas naturali i quali modificano il campo radioattivo della terra e i campi magnetici reticolari di Hartmann e Curry. I campi reticolari sono costituiti da fasce di diametro di circa 30 cm. circa che circondano la terra da nord a sud con intervalli regolari di circa due metri uno dall’altro e in senso est ovest a circa 2,5 metri uno dall’altro. Il raggio d’azione di questo reticolo arriva sino alla stratosfera. Gli incroci, i nodi di incrocio delle fasce elettromagnetiche possono essere dannosi. L’effetto negativo viene amplificato se nello stesso spazio abbiamo corsi d’acqua o giacimenti o falde. E’ possibile e importante conoscere la struttura reticolare facendoci aiutare da un rabdomante, da radioestesisti o con apparecchiature capaci di registrare i campi reticolari e misurarne l’intensità per organizzare la propria casa evitando almeno di dormire su un nodo reticolare ad alta intensità. Dal punto di vista medico nessuna malattia può essere curata definitivamente se il soggetto vive in una situazione elettromagnetica negativa.

Campi elettromagnetici artificiali

D’altra parte, per quanto riguarda i campi nocivi ai sistemi biologici prodotti artificialmente, il prof. Adey e la sua équipe di Palo Alto in California hanno dimostrato e confermato scientificamente che le frequenze artificiali possono far scattare meccanismi di alterazione cellulare che interferiscono nella patofisiologia del cancro. Sempre dallo stesso gruppo di ricerca, sono state fatte ricerche sugli effetti nocivi di coperte elettriche e materassi ad acqua sullo sviluppo fetale, verificando un’altissima incidenza di malformazioni o interruzioni di gravidanza in madri che ne facevano uso. Uno studio fatto, nello stato di Washington nel nord ovest degli Usa fra il 1950 e il 1982 sulle morti avvenute in quel periodo, ha fatto notare su tali morti l’altissima incidenza della professionalità. Furono classificate 480.000 morti e le occupazioni prese in considerazione furono quelle di elettricisti, tecnici elettronici, operatori radio e telegrafi, lavoratori con cavi ad alta tensione. I risultati di queste ricerche furono evidenti e mostrarono che tumori, quali leucemia o linfomi Hodykins erano una proporzione crescente rispetto alle esposizioni a campi creati da correnti elettriche alternate. Oltre alle radiazioni create dalle correnti elettriche il nostro corpo è sottoposto quotidianamente anche a radiazioni da onde ad alte o altissime frequenze, da 10Khz fino a 3x10khz, create da onde radio, onde televisive, onde radar, radiazioni U.V., raggi X e altri usati dalla diagnostica medica, radio amatori, sistemi V.H.F., satelliti, forni a microonde. Tutte queste onde sono state verificate ed hanno una penetrazione nei nostri tessuti da 1 a 4 cm. con interferenza in particolare sui tessuti del midollo spinale, dell’occhio e del sistema nervoso, e particolarmente disturbanti nei tessuti in crescita, nei bambini.

I consigli del medico

Vediamo nel nostro quotidiano come possiamo proteggerci e migliorare le nostre condizioni ambientali. La nostra casa dovrebbe essere lontano da fonti elettromagnetiche potenti (radar, emittenti radio e TV, linee ad alta tensione…). L’impianto elettrico deve avere la messa a terra, antenne, cavi, televisioni telefono debbono stare ad almeno 4,5 metri dal letto. Dobbiamo conoscere ed evitare i nodi reticolari per la posizione del letto. Pochi oggetti metallici, poco cemento, pochi materiali sintetici e isolanti chimici, molto legno. Evitare grosse superfici di specchi nella stanza da letto. Come abitudini individuali il medico suggerisce di camminare il più possibile usando scarpe di cuoio e fibre naturali per i vestiti (cotone, seta), tenere piante in casa e aprire spesso le finestre, utilizzare lampade a spettro totale e non al neon, utilizzare cristalli di quarzo per l’assorbimento di onde elettromagnetiche provenienti da televisioni, telefoni cellulari o computer. Pannelli di sughero possono isolare pareti che stanno a fianco di grosse trasmittenti di cavi ad alta tensione e che potrebbero interferire sui corpi fino a una distanza di 300/400 metri. E’ importante cominciare a responsabilizzarsi sul nostro modo di vivere per essere più in armonia ed evitare o ridurre le implicazioni nocive alla salute, per evitare gli stress geopatici ed elettrici.

 Fonte: http://www.medicinaecologica.it/Notizie-%20Campi%20Elettromagnetici.html