IL PIANO KALERGI

L’immigrazione di massa è un fenomeno le cui cause sono tutt’oggi abilmente celate dal Sistema e che la propaganda multietnica si sforza falsamente di rappresentare come inevitabile.
Con questo articolo intendiamo dimostrare una volta per tutte che non si tratta di un fenomeno spontaneo. Ciò che si vorrebbe far apparire come un frutto ineluttabile della storia è in realtà un piano studiato a tavolino e preparato da decenni per distruggere completamente il volto del Vecchio continente.
D’altronde l’esproprio delle risorse da parte delle potenti multinazionali occidentali, controllate dall’elite massonico-finanziaria è la prima causa dell’immigrazione.
 L’ESSENZA DEL PIANO KALERGI
Nel suo libro «Praktischer Idealismus», Kalergi dichiara che gli abitanti dei futuri “Stati Uniti d’Europa” non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale. Egli afferma senza mezzi termini che è necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’élite al potere.
Ecco come Gerd Honsik descrive l’essenza del Piano Kalergi (2)
Kalergi proclama l’abolizione del diritto di autodeterminazione dei popoli e, successivamente,l’eliminazione delle nazioni per mezzo dei movimenti etnici separatisti o l’immigrazione allogena di massa. Affinché l’Europa sia dominabile dall’élite, pretende di trasformare i popoli omogenei in una razza mescolata di bianchi, negri e asiatici. A questi meticci egli attribuisce crudeltà, infedeltà e altre caratteristiche che, secondo lui, devono essere create coscientemente perché sono indispensabili per conseguire la superiorità dell‘elite.
Eliminando per prima la democrazia, ossia il governo del popolo, e poi il popolo medesimo attraverso la mescolanza razziale, la razza bianca deve essere sostituita da una razza meticcia facilmente dominabile. Abolendo il principio dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge e evitando qualunque critica alle minoranze con leggi straordinarie che le proteggano, si riuscirà a reprimere la massa. I politici del suo tempo diedero ascolto a Kalergi, le potenze occidentali si basarono sul suo piano e le banche, la stampa e i servizi segreti americani finanziarono i suoi progetti. I capi della politica europea sanno bene che è lui l’autore di questa Europa che si dirige a Bruxelles e a Maastricht.
 
 DA KALERGI AI NOSTRI GIORNI
Benché nessun libro di scuola parli di Kalergi, le sue idee sono rimaste i principi ispiratori dell’odierna Unione Europea. La convinzione che i popoli d’Europa debbano essere mescolati con negri e asiatici per distruggerne l’identità e creare un’unica razza meticcia, sta alla base di tutte le politiche comunitarie volte all’integrazione e alla tutela delle minoranze. Non si tratta di principi umanitari, ma di direttive emanate con spietata determinazione per realizzare il più grande genocidio della storia.
In suo onore è stato istituito il premio europeo Coudenhove-Kalergi che ogni due anni premia gli europeisti che si sono maggiormente distinti nel perseguire il suo piano criminale. Tra di loro troviamo nomi del calibro di Angela Merkel o Herman Van Rompuy.

 La Società Europea Coudenhove-Kalergi ha assegnato
 alla Cancelliera Federale Angela Merkel
 il Premio europeo nel 2010
Il 16 novembre 2012 è stato conferito al presidente del Consiglio europeo
 Herman Van Rompuy il premio europeo Coudenhove-Kalergi 2012 durante un
 convegno specialesvoltosi a Vienna per celebrare i novant’anni del
 movimento paneuropeo. Alla sue spalle compare
 il simbolo dell’unione paneuropea: una croce rossa che sovrasta
 il sole dorato, simbolo che era stato l’insegna dei Rosacroce.
L’incitamento al genocidio è anche alla base dei costanti inviti dell’ONU ad accogliere milioni di immigrati per compensare la bassa natalità europea. Secondo un rapporto diffuso all’inizio del nuovo millennio, gennaio 2000, nel rapporto della “Population division” (Divisione per la popolazione) delle Nazioni Unite a New York, intitolato: “Migrazioni di ricambio: una soluzione per le popolazioni in declino e invecchiamento, l’Europa avrebbe bisogno entro il 2025 di 159 milioni di immigrati. Ci si chiede come sarebbe possibile fare stime così precise se l’immigrazione non fosse un piano studiato a tavolino. È certo infatti che la bassa natalità di per sé potrebbe essere facilmente invertita con idonei provvedimenti di sostegno alle famiglie. È altrettanto evidente che non è attraverso l’apporto di un patrimonio genetico diverso che si protegge il patrimonio genetico europeo, ma che così facendo se ne accelera la scomparsa. L’unico scopo di queste misure è dunque quello di snaturare completamente un popolo, trasformarlo in un insieme di individui senza più alcuna coesione etnica, storica e culturale. In breve, le tesi del Piano Kalergi hanno costituito e costituiscono tutt’oggi il fondamento delle politiche ufficiali dei governi volte al genocidio dei popoli europei attraverso l‘immigrazione di massa. G. Brock Chisholm, ex direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dimostra di avere imparato bene la lezione di Kalergi quando afferma:
«Ciò che in tutti i luoghi la gente deve fare è praticare la limitazione delle nascite e i matrimoni misti (tra razze differenti), e ciò in vista di creare una sola razza in un mondo unico dipendente da un’autorità centrale» (4)
CONCLUSIONE
Se ci guardiamo attorno il piano Kalergi sembra essersi pienamente realizzato. Siamo di fronte ad una vera terzomondializzazione dell’Europa. L’assioma portante della “Nuova civiltà” sostenuta dagli evangelizzatori del Verbo multiculturale, è l’adesione all’incrocio etnico forzato. Gli europei sono naufragati nel meticciato, sommersi da orde di immigrati afro-asiatici. La piaga dei matrimoni misti produce ogni anno migliaia di nuovi individui di razza mista: i “figli di Kalergi”. Sotto la duplice spinta della disinformazione e del rimbecillimento umanitario operato dai mezzi di comunicazione di massa si è insegnato agli europei a rinnegare le proprie origini, a disconoscere la propria identità etnica? I sostenitori della Globalizzazione si sforzano di convincerci che rinunciare alla nostra identità è un atto progressista e umanitario, che il “razzismo” è sbagliato, ma solo perché vorrebbero farci diventare tutti come ciechi consumatori. È più che mai necessario in questi tempi reagire alle menzogne del Sistema, ridestare lo spirito di ribellione negli europei. Occorre mettere sotto gli occhi di tutti il fatto che l’integrazione equivale a un genocidio. Non abbiamo altra scelta, l’alternativa è il suicidio etnico: il piano Kalergi.
Tratto da: cogitoergo.it
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EUROPA: VERSO LA DITTATURA

di Gianni Lannes

Il vecchio continente percorre una via senza ritorno. A parte Eurogendfor, il “trattato costituzionale” è un pericolo per tutti che mette a nudo un cancro nascosto nell’Unione europea. Per chi è stato realmente scritto e a chi fa comodo questo testo che massacra il diritto alla libertà dei popoli? Parliamo di qualcosa che pochissimi conoscono realmente, e non si potrà più cambiare.

Milioni di europei sono favorevoli al “progresso” e alla pace, ma non hanno letto questo abominio dalle conseguenze inquietanti. Esistono motivate ragioni per opporsi a questa imposizione calata dall’Atlantico. Non spetta al potere in vigore scrivere il diritto del diritto. La cosiddetta “unione europea non è un insieme di popoli, ma una sommatoria di interessi affaristici e di dominio del genere umano.

Eppure ecco l’elenco dei Paesi che non hanno sottomesso il trattato al loro popolo: Lituania, 11 dicembre 2004, Ungheria, 20 dicembre 2004, Italia, 25 gennaio 2005, Slovenia, 1 febbraio 2005, Germania, 12 maggio 2005, Slovacchia (maggio 2005), Cipro (maggio 2005), Austria (primavera 2005), Belgio (primavera 2005), Grecia (primavera 2005), Malta (luglio 2005), Svezia, dicembre 2005 e tuttavia il 58% degli svedese richiedono un referendum, Estonia (2005), Finlandia (fine 2005), Lettonia (?). I governi che hanno fatto ratificare questo testo dal loro Parlamento nazionale, piuttosto che dal loro popolo (referendum), hanno firmato un’autentica omissione di atti di ufficio, mentre in Italia hanno attentato alla Costituzione repubblicana: i popoli di questi paesi sono privati così al tempo stesso del dibattito e dell’espressione diretta che avrebbe permesso loro di resistere all’arretramento democratico che li espone all’arbitrio.

Di seguito le nazioni che hanno optato per il referendum: Spagna, 20 febbraio 2005, Paesi Bassi, 1 giugno 2005, Francia, 29 maggio 2005, Lussemburgo, 10 luglio 2005, Danimarca, 27 settembre 2005, Portogallo (ottobre 2005), Polonia (fine 2005), Regno Unito (primavera 2006), Repubblica ceca (giugno 2006), Irlanda (2006).

Tre referendum sono consultivi solamente (Spagna, Paesi Bassi e Lussemburgo), e, infine, solo sei popoli sono veramente consultati in questo progetto. I popoli di Francia e Olanda hanno detto no. Che democrazia impeccabile (sic!): sei Paesi realmente consultati su venticinque.

Nel Belpaese la legge di ratifica 7 aprile 2005, numero 57, è stata promulgata, non a caso da Carlo Azeglio Ciampi, e sottoscritta da Berlusconi, Fini e Castelli, grazie al beneplacito della finta opposizione di centrosinistra.

In primo luogo una Costituzione deve essere leggibile per permettere un voto popolare. Una Costituzione non impone questa o quella politica: quel testo è fazioso. Una Costituzione è rivedibile: quel testo è blindato dalla necessità di una doppia unanimità. Una Costituzione protegge dalla tirannide con la separazione dei poteri e il controllo dei poteri: quel testo non istituisce nessun vero controllo dei poteri né una reale separazione dei poteri. Una Costituzione non è concessa dai potenti, è stabilita dallo stesso popolo, al fine di proteggersi dall’arbitrio dei potenti, attraverso un’Assemblea costituente, indipendente, eletta per questo motivo e poi revocata: quel testo incorpora istituzioni europee che sono state scritte da cinquant’ anni dai politicanti al potere, al tempo stesso giudici e parti in causa.

Trattato o Costituzione? Qual è la corretta definizione di questo folle progetto? Questo testo gioca il ruolo di una costituzione e l’ossimoro “Trattato costituzionale”, accostamento di parole contraddittorie, conduce, giocando sulle parole, a creare una norma suprema troppo rigida, troppo difficile da rivedere. Il progetto di Trattato che stabilisce una Costituzione per l’Europa (TCE) è esecutivo senza limitazione di durata , si occupa di quasi tutti gli argomenti essenziali alla vita delle persone , la sua forza giuridica è superiore a tutte le nostre norme nazionali (regolamenti, leggi, Costituzione), istituisce grandi poteri (esecutivo, legislativo, giudiziario) e ne regola gli equilibri. Il progetto di TCE è dunque, per sua natura, una Costituzione, fissa “il diritto del diritto.” Secondo Olivier Gohin, professore all’università di Parigi II: “Il nuovo Trattato è una vera Costituzione dal momento che corrisponde alla definizione materiale di ogni costituzione: organizzazione dei poteri pubblici e garanzia delle libertà fondamentali, con identificazione di un potere costituente (…) la nuova Unione europea raccoglie, da questo momento, gli elementi necessari della definizione dello stato” . Un evidente arbitrio è dettato dalla primazia del diritto europeo, anche di un semplice regolamento, sull’insieme del diritto degli Stati membri, anche sulla loro Costituzione.

Primo principio del diritto costituzionale: una Costituzione è un testo leggibile. Una Costituzione deve essere accettata, direttamente, dal popolo che vi si sottomette. Affinché questa accettazione abbia un senso, occorre che il testo sia leggibile dal popolo, da colui che sottoscrive, e non solamente dagli esperti. Da questo punto di vista, il “trattato costituzionale” è lungo e complesso : 485 pagine formato A4. Tale lunghezza, unica al mondo per una Costituzione, è rincarata da una molteplicità di rinvii che la rendono semplicemente illeggibile per i normali cittadini. Certi punti importanti come la definizione dei SIEG (Servizio di Interesse Economico Generale) non appaiono nel testo.

Va notata l’assenza di elenco dei campi nei quali ciascuna istituzione può creare il diritto. Non si trova così, da nessuna parte, l’elenco dei campi nei quali il Parlamento europeo non ha diritto di legiferare. Altri articoli importanti, come l’articolo I-33 che istituisce gli “atti non legislativi”, (regolamenti e decisioni) che permettono ad una Commissione, non eletta, di creare senza controllo parlamentare delle norme altrettanto costrittive delle leggi, non sono accompagnati da un elenco controllabile. Questa lunghezza e questa complessità impediscono ogni critica per i comuni mortali. Una Costituzione è la legge fondamentale, è “il diritto del diritto”, deve potere essere letta da tutti, per essere approvata o respinta con cognizione di causa. Secondo principio del diritto costituzionale: una Costituzione non impone una politica o un’altra, permette il dibattito politico senza imporne le conclusioni. Una Costituzione democratica non è di destra o di sinistra, non è socialista o liberale, una Costituzione non è partigiana: rende possibile il dibattito politico, è sottostante e precedente al dibattito politico. Al contrario, il TCE, oltre a fissare le regole del gioco politico, fissa una volta per tutte il gioco stesso.

In particolare questo testo conferma che l’Europa si priva da sola delle tre principali leve economiche che permettono a tutti gli Stati del mondo di governare. Nessuna politica monetaria: siamo i soli al mondo ad avere reso la nostra banca centrale totalmente indipendente, con in più, come missione principale, costituzionale, intangibile, la lotta contro l’inflazione e non per l’occupazione o per la crescita. Non viene accordato nessuno strumento ai poteri politici per modificare queste finalità. Nessuna politica industriale: l’interdizione di ogni ostacolo alla concorrenza porta con sé l’interdizione di aiutare certi attori nazionali in difficoltà o fragili. È la politica dell’impotenza economica che viene così istituzionalizzata e imposta per molto tempo.

Il progetto di TCE ci priva tutti dell’interesse a riflettere sulle alternative. A che cosa vale continuare il dibattito politico, difatti, dato che ogni alternativa reale è vietata espressamente nel supremo testo? Concretamente, se domani una maggioranza europea volesse cambiare direzione e passare ad un modo di organizzazione non commerciale, più solidale, non potrebbe farlo: occorrerebbe l’unanimità.

Terzo principio di diritto costituzionale: una Costituzione democratica è rivedibile. Tutti i popoli del mondo che vivono in una democrazia possono cambiare il loro patto di governo. Il progetto di TCE è troppo difficilmente rivedibile: per cambiare una virgola a questo testo, occorre prima di tutto l’unanimità dei governi per essere d’accordo su un progetto di revisione, poi ci vuole l’unanimità dei popoli (parlamenti o referendum), per ratificare (questa è detta la procedura di revisione ordinaria). Con 25 Stati, questa procedura di doppia unanimità è una vera garanzia di intangibilità per i sostenitori dell’immobilismo. Concretamente, se una larga maggioranza di europei vuole modificare la legge fondamentale, non potranno farlo.

Questa rigidità eccessiva rasenta un’agilità stupefacente in merito a un’altra procedura che, invece, non richiede l’accordo diretto dei popoli: la procedura di revisione semplificata autorizza uno degli organi dell’unione, il Consiglio dei ministri, a modificare di sua propria iniziativa elementi chiave della Costituzione che condizionino il grado di sovranità conservata dagli Stati membri in tale o tale campo (poiché il passaggio alla maggioranza fa perdere del tutto il diritto di blocco). Si tratta di cosa grave: questa Costituzione è a geometria variabile, ma senza l’avallo diretto dei popoli ad ogni variazione.

Peraltro, nel caso dell’entrata di un nuovo Stato nell’UE, la regola dell’unanimità è una protezione, ma non è l’unanimità dei popoli consultati da referendum ad essere richiesta: è anzitutto l’unanimità dei 25 rappresentanti dei governi (dei quali molti non sono eletti, e dei quali nessuno é eletto con il mandato di decidere su questo punto importante), in seguito l’unanimità degli Stati secondo la loro procedura nazionale di ratifica.

Quarto principio di diritto costituzionale: una Costituzione democratica garantisce contro l’arbitrio assicurando al tempo stesso la separazione dei poteri ed il controllo dei poteri. Anche nel quadro moderno di un’unione di stati, non si vede perché questi principi protettivi del buon senso avrebbero perso il loro valore.

Non è esattamente ciò che è previsto nel progetto di TCE: il Parlamento non h

a affatto l’iniziativa legislativa, cosa già inaccettabile, ed il suo ruolo nel voto del bilancio, anche se aumentato, resta limitato, e soprattutto è escluso dalla deliberazione delle leggi in certi campi, riservati al Consiglio dei Ministri (procedure legislative speciali).

È, in effetti, forse ancora più grave: ho concentrato per molto tempo la mia attenzione sulle leggi (atti legislativi), e sto scoprendo con stupore le “decisioni”, (art. I-33, I-35), “atti non legislativi” molto distinti dai semplici regolamenti. Non c’è niente da ridire sul regolamento che è un testo di applicazione, come i decreti e le ordinanze in Francia, che giustifica un potere normativo limitato conferito tradizionalmente all’esecutivo per fissare velocemente le semplici modalità pratiche dell’applicazione delle leggi. Ma le “decisioni” sono differenti, sono descritte a parte. Le “decisioni” sembrano tanto costrittive quanto le leggi, possono avere una portata generale, ma sembrano più facili da creare delle leggi, meno controllate, (probabilmente dal CJE (Consiglio Generale Europeo) ma non attraverso una discussione parlamentare. Leggendo il testo del TCE, cerco: chi può prendere queste “decisioni” che somigliano a “leggi senza Parlamento?” Il Consiglio europeo (tra capi di stati e di governo), il Consiglio dei ministri e la Commissione (tutti membri dell’esecutivo, a livello nazionale o europeo, e spesso non eletti), e… la Banca Centrale Europea. La BCE ha il potere di prendere da sola delle “decisioni”. E chi la controlla, questa banca centrale?

Abbiamo di fronte un “triangolo” composto dal Parlamento che rappresenta i popoli, dal Consiglio dei Ministri che rappresenta gli Stati, e della Commissione che rappresenta l’interesse generale. La Commissione è principalmente l’emanazione del Consiglio che ne nomina i membri con un riguardo al Parlamento che ne “elegge” anche il suo Presidente (su proposta del Consiglio). La Commissione è totalmente indipendente, non deve ricevere deleghe da nessuno, ma può essere revocata ugualmente dal Parlamento attraverso una mozione di censura e ciascuno dei commissari “può essere licenziato” dal Presidente della Commissione. È la Commissione che è incaricata della preparazione tecnica del diritto e che sottomette le sue proposte al Consiglio dei Ministri ed al Parlamento, presentati come due organi legislativi. Si presenta il Consiglio dei Ministri come una “camera alta” che sosterrebbe il ruolo del Senato dunque, ma è inaccettabile: anzitutto, i ministri non sono eletti, ma soprattutto, detengono nel loro paese il potere esecutivo, ovvero la forza che permetterà loro, tornando nel loro paese, di applicare le regole che hanno loro stessi elaborate. Sono dunque le stesse persone che creano il diritto a livello europeo e che l’applicano a livello nazionale (una volta trasferito): c’è dunque qui un’evidente confusione dei poteri.

Il Consiglio dei ministri è un organo chiaramente legato all’esecutivo a cui si è confidato un ruolo legislativo. Con la non separazione dei poteri, è un importante bastione contro l’arbitrio che viene a mancare. Inoltre, questa co-decisione sparisce quando il Parlamento è messo decisamente da parte su una serie di argomenti dove i Consigli, la Commissione ed la BCE creano il diritto da soli, (come guarda caso lo sono campi economici importanti), (Art. III-130-3: mercato interno ed Art. III-163 ed III-165: regole della concorrenza). E’ questo ad essere scioccante perché, su questi argomenti, non ci sono quasi più contro-poteri: la Commissione (che detiene spesso l’iniziativa) può essere considerata come una vera forza capace di interporsi in caso di deriva arbitraria dei Consigli (ai quali è così vicina)? Sembra dunque esserci un vero problema democratico in tutti i campi tolti al Parlamento: né separazione, né controllo. L’elenco di questi argomenti vietati non esiste da nessuna parte, e questa esclusione del Parlamento da certi campi non è formulata mai chiaramente.

Si vorrebbe sapere anche chi è realmente responsabile dei suoi atti in questa organizzazione europea, perché infine: Il parlamento non è responsabile davanti a nessuno, salvo le elezioni di cui si è detto già che non possono fungere da contro-potere, perché non c’è nessuna procedura di scioglimento. Il Consiglio europeo non è responsabile davanti a nessuno a livello europeo, (e bisogna rivolgersi alla lontana responsabilità nazionale per mettere in discussione, uno ad uno, i suoi membri). Il fatto che sia evidentemente difficile organizzare questa responsabilità, poiché si tratta di capi di stato, non basta a rassicurarci perché il risultato è ugualmente un’irresponsabilità a livello federale. Il Consiglio dei Ministri non è responsabile davanti a nessuno a livello europeo, (ed ancora una volta bisogna rivolgersi alla responsabilità nazionale per mettere in discussione i suoi membri, uno ad uno). Il fatto che anche qui sia evidentemente difficile organizzare questa responsabilità, dato che si tratta di ministri depositari di un’altra sovranità popolare rispetto a quella dell’Europa, non basta neanche qui a rassicurare perché il risultato è ugualmente un’irresponsabilità quando si prendono decisioni. La Corte europea di Giustizia (CJE), non eletta, i cui giudici dipendono direttamente dagli esecutivi che li nominano , è anche essa fuori controllo (parlamentare o dei cittadini), (è spesso questo il caso, ma con giudici veramente indipendenti), e senza ricorso, malgrado i poteri immensi di cui è dotata attraverso l’interpretazione di tutti i testi e l’arbitraggio di tutti i litigi. Democratiche, queste istituzioni? La Banca Centrale europea (BCE), non eletta, assolutamente indipendente dai poteri pubblici, è anche fuori da ogni controllo, dunque irresponsabile, malgrado l’influenza considerevole delle sue decisioni sulla vita quotidiana dei 450 milioni di europei.

Quinto principio di diritto costituzionale: una Costituzione democratica è necessariamente instaurata da un’assemblea indipendente dai poteri in vigore. Una Costituzione non è concessa al popolo dai potenti. È definita dal popolo stesso, o da rappresentanti scelti per questo preciso compito, esattamente per proteggersi dell’arbitrio dei potenti. Al contrario, le istituzioni europee sono state scritte, da oltre mezzo secolo, da politicanti al potere, che sono dunque evidentemente giudici e parti in causa: di destra come sinistra, fissando loro stessi i vincoli che li avrebbero condizionati tutti i giorni, questi responsabili sono stati condotti, è umano ma è anche prevedibile, ad una pericolosa parzialità.

Stabilendo una Costituzione per via di trattato, procedura molto meno costrittiva di una pesante assemblea costituente, (pubblica, con un lungo contraddittorio e convalidata direttamente dal popolo), i parlamenti e governi, di destra come sinistra, hanno fatto come facevano i proprietari della sovranità popolare, e questo trattato, come i precedenti, può essere analizzato come un abuso di potere: i nostri eletti, tutti i nostri eletti, non hanno ricevuto il mandato di abdicare alla nostra sovranità. Appartiene al popolo, direttamente, controllare che le condizioni di questo trasferimento, (a mio avviso augurabile per costruire una Europa forte e pacificata), siano accettabili.

L’unica via credibile per creare un testo fondamentale equilibrato e protettivo è un’Assemblea costituente, indipendente dai poteri in vigore, eletta per elaborare una Costituzione, e solo questo, revocata subito dopo, rispettando una procedura molto trasparente e in contraddittorio. Questo disprezzo dei popoli e delle loro scelte reali è molto rivelatore del pericolo che cresce nella più grande discrezione: le nostre élite, di destra come di sinistra, diffidano della democrazia e ce ne privano deliberatamente, progressivamente ed insidiosamente.

Per ottimismo, per credulità, per indifferenza, per ignoranza, i popoli moderni lasciano indebolire i loro beni più preziosi, molto rari su questo pianeta, quelli che condizionano la loro serenità quotidiana. Questo “trattato costituzionale” mette in luce ciò che si decide da molto senza la volontà dei popoli. Esaltando la libertà come un valore superiore, invece della fraternità, istituzionalizzando la competizione, la concorrenza, al posto della collaborazione e l’aiuto reciproco, imponendolo nel testo supremo attraverso il dogma della concorrenza assoluta, e finalmente una morale del “ciascuno per se e contro tutti”, distruggendo la regolamentazione da parte dello Stato, custode dell’interesse generale, per instaurare la regolamentazione per via del mercato, somma di interessi particolari, gli economisti neoliberali attaccano i fondamenti della democrazia per affrancare i principali decisori economici da ogni controllo. La deregolazione sistematica condotta in Europa, (dalle sue istituzioni, dalla sua politica e con il catenaccio di una Costituzione non rivedibile), e più generalmente sulla terra intera (OMC, AGCS, ADPIC) è un arretramento della civiltà, un ritorno verso la barbarie della legge del più forte.

Non voglio che questa gentaglia prezzolata decida della mia sorte. Quale mezzo resta a cittadine e cittadini per resistere a questa confisca della sovranità? C’è una soluzione più pacifica e nonviolenta: un no fermo e risoluto mediante uno sciopero generale ad oltranza. Non abbiamo che da perdere le catene.

Post scriptum

L’Unione Europea è un progetto che nacque per fini di integrazione economica nel 1951, quando il Trattato di Parigi, sottoscritto da Belgio, Francia, Germania Occidentale, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi, istituì la CECA, Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. Nel 1957 gli stessi sei Stati, con il Trattato di Roma, istituirono la CEE, Comunità Economica Europea.

Col tempo l’integrazione si fece sempre più stretta, allargandosi alla sfera politica. Fu così che il 7 febbraio 1992 gli Stati facenti parte della CEE (nel frattempo erano entrati Danimarca, Grecia, Irlanda, Portogallo, Regno Unito e Spagna) firmarono il Trattato di Maastricht che, a decorrere dal 1993, istituiva l’Unione Europea. Il primo gennaio 1999 entrò in vigore l’Euro.

L’11 dicembre 2000 il Consiglio europeo approvò il Trattato di Nizza e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Al vertice di Laeken del 14 e 15 dicembre 2001 nacque la Convenzione europea, un organismo incaricato di redigere una bozza di costituzione. La Convenzione terminò i suoi lavori nel luglio 2003.

La Costituzione europea fu firmata dagli Stati membri dell’Unione il 29 ottobre 2004, con la sottoscrizione del Trattato di Roma. La sua entrata in vigore era subordinata alla ratifica parlamentare o elettorale da parte di tutti gli Stati membri, ma la bocciatura subìta nei referendum svoltisi in Francia e nei Paesi Bassi l’anno successivo bloccarono il processo di approvazione. Il Trattato di Lisbona, firmato il 13 dicembre 2007, ha semplificato il testo della Costituzione che, dopo alterne fortune nell’iter di approvazione da parte dei diversi paesi europei, è definitivamente entrato in vigore l’1 dicembre 2009.

Attualmente gli Stati che fanno parte dell’Unione Europea sono 27: nel corso degli anni si sono ulteriormente aggiunti Austria, Bulgaria, Cipro, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svezia e Ungheria.

riferimenti:
http://europa.eu/scadplus/constitution/index_it.htm

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/;ELX_SESSIONID=3jVWTqzf248YKQNQFTZlLBYBDTS04cGxxGJR1hrymxQlQKRmvdvX!-905312744?uri=OJ:C:2004:310:TOC

http://www.esteri.it/MAE/IT/Politica_Europea/Domande_trattato_Lisbona.htm

http://www.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/europa/notizia_20082.html_1254910883.html

http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2005;57

http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2005;57

http://ue.eu.int/igcpdf/it/04/cg00/cg00087.it04.pdf

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:C:2004:310:FULL&from=IT

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=eurogendfor

Gianni Lannes, IL GRANDE FRATELLO. STRATEGIE DEL DOMINIO, Draco edizioni, Modena, 2012.

Ripreso da: SU LA TESTA! di Gianni Lannes

BERLUSCONI: NON CANDIDABILE PER LEGGE

di Gianni Lannes

Amnesie? Vediamo se a qualcuno torna la memoria, perché non si salva nessuno. Come recita il vecchio adagio? Il più pulito ha la rogna. Come può un faccendiere che ha fatto fortuna con i soldi insanguinati delle mafie (alla voce Edilnord) usando prestanomi, invischiato con la partitocrazia il cui nome ricorreva nelle agende del giornalista Mino Pecorelli (assassinato nel 1979) candidarsi ed essere eletto presidente del consiglio dei ministri? Per capire il presente bisogna guardare al passato, osservando le complici omissioni della finta opposizione di centro sinistra che ha avuto il suo tornaconto politico ed economico.
Il 23 ottobre 1990 la Corte di Appello di Venezia (presidente G. Battista Stigliano Messuti, consigliere Luigi Nunziante, consigliere relatore Luigi Lanza), dichiara Silvio Berlusconi colpevole del reato di falsa testimonianza, per aver mentito in tribunale e sotto giuramento circa la data della sua affiliazione alla loggia massonica segreta di Licio Gelli (protetta e finanziata dal governo di Washington). Il piduista (tessera numero 1816) riesce a scansare la condanna penale solo grazie ad una provvidenziale amnistia varata in un amen dal governo di Giulio Andreotti (in seguito riconosciuto dalla Cassazione organico a Cosa Nostra, anche se il reato è stato prescritto). Forse vittime della disinformazione da censura preventiva, nessun organo di informazione – né giornali né radio televisione, riferiscono la clamorosa notizia della sentenza. Nemmeno il quotidiano L’Unità(in stato di pre-fallimento economico nonostante gli ingenti finanziamenti pubblici) cita la vicenda.
Fila via un anno ed il nome di Silvio Berlusconi viene attenzionato dalla Polizia elvetica. Si tratta di un’inchiesta giudiziaria sul riciclaggio internazionale di capitali sporchi. In un rapporto della Polizia del Canton Ticino (Bellinzona) risalente al 13 settembre 1991, a firma del comandante della Sezione “Informazioni droga” – inviato ai magistrati Carla Del Ponte e Jacques Oucry – è scritto:
«Per quanto attiene il denaro da riciclare in provenienza dall’Italia (vedi il nostro rapporto 10-6-1991), il medesimo apparterrebbe al clan di Silvio Berlusconi. Già si dispone del codice di chiamata (per il trasferimento del denaro dall’Italia): dovranno unicamente designare una persona di fiducia di tale gruppo».

Questa incredibile notizia in Italia non è mai approdata: è stata inesorabilmente arrestata alla frontiera tricolore. Tra l’altro in quel periodo i debiti della Fininvest ammontavano a circa 5 mila miliardi di lire. Ma non fa niente: la società presieduta da Fedele Confalonieri si prepara nel 1993 al lancio di un luccicante prodotto: il partito di Forza Italia (con un unico padrone, proprio come il Movimento 5 stelle di Grillo).

A gennaio del 1992 va in onda il primo telegiornale di Canale 5 affidato ad Enrico Mentana proveniente dalla Rai. Poi c’è il famigerato incontro a bordo del Britannia, nella quale gli “illuminati” decidono le sorti dell’Italia. Beppe Grillo ne sa niente? Dopo l’arresto il 17 febbraio 1992 di Mario Chiesa a Milano, va in scena Mani Pulite con le consuete soffiate di Cia ed Fbi.
Nel 1992 e nel 1993 – notoriamente – si registra l’ennesima stagione stragistica ad opera di apparati deviati dello Stato, culminata con l’eliminazione di due magistrati di punta: Falcone e Borsellino, e relative scorte di Polizia. A scanso di facili equivoci e dietrologie di terza mano: non c’è stata alcuna trattativa Stato & Mafia, poiché le organizzazioni criminali, come sanno gli addetti ai lavori, sono istituzioni dello stesso Stato, anche se non riconosciute formalmente con un decreto (e ci mancherebbe!). E’ questo il movente della eliminazione dei due giudici più importanti d’Italia, che allora avevano compreso l’infernale meccanismo.
Così il leader socialista Bettino Craxi (dal punto di vista politico e culturale, obiettivamente un gigante di fronte ai nanerottoli odierni sulla scena), identificato dai mass media come il simbolo delle corruttele di tangentopoli si difende in Parlamento. Il 3 luglio 1993, intervenendo alla camera dei Deputati, l’ex segretario del Psi afferma che l’intero sistema dei partiti si basa da decenni sui finanziamenti illeciti e su denaro nero. Craxi chiama in causa oltre a Dc & Psi anche il Pci-Pds: «Il Pds ex Partito comunista era il partito che nel sistema illegale del finanziamento politico godeva di risorse superiori a quelle di tutti gli altri partiti, giacchè si avvaleva non solo di finanziamenti illegali interni, ma anche di cospicui finanziamenti illegali internazionali tramite direttamente il Kgb». Nessuno osa smentirlo. A titolo di esempio documentato Craxi cita la vicenda delle tangenti connesse alla metropolitana milanese, finite nelle casse di tutti i partiti della maggioranza e in quelle dell’ex Partito comunista tramite la «corrente cosiddetta “riformista” facente nazionalmente capo all’on. Giorgio Napolitano, l’ignaro ex presidente della Camera che naturalmente ha sempre detto di non saper nulla di queste vicende milanesi, così come del resto non ha mai saputo nulla di quelle di Napoli (per non parlare di quelle con l’Urss e con l’Est), allora centro di influenza della corrente da lui guidata, come se il coordinatore milanese di questo gruppo, onorevole Gianni Cervetti, militante politico di scuola comunista, tutto d’un pezzo, non lo avesse mai informato o addirittura avesse fatto di queste some una sua propria gestione personale, il che mi pare assolutamente da escludere».
All’inizio del 1994 Berlusconi ufficializza il suo partito e candida se stesso alla guida del governo. Il 10 gennaio Montanelli ed Orlando scrivono una lettera pubblica e si dimettono dal quotidiano il Giornale. Il padrone della Fininvest si presenta, come oggi, all’elettorato con toni messianici: sostiene di essere “il nuovo” dell’antipolitica, l’unto del Signore che farà «un nuovo miracolo italiano» di ricchezza e benessere per tutti, l’imprenditore “self-made man” che vuole salvare la patria minacciata dai post-comunisti. Gli stessi rossi coi quali Silvio ha fatto affari quando erano ancora comunisti: nell’aprile del 1988, infatti, si registra il mega-contratto fra la televisione sovietica e la Fininvest. Qualche collega ricorderà la conferenza stampa a Roma il 4 maggio 1988 di Berlusconi – nella sede della sala stampa estera –  per illustrare i contenuti dell’accordo tra la Fininvest e la tv sovietica, sottoscritto a Mosca il 30 aprile 1988. Silvio Berlsuconi dichiara: «Noi non abbiamo cattivi rapporti col Partito Comunista italiano, e cerchiamo di averne sempre di migliori». E Walter Veltroni cinguetta: «Intendo rivolgere a Berlusconi due complimenti sinceri, di stima … Il primo per la sua capacità di imprenditore che è riuscito ad “inventare” un settore. Il secondo complimento va alla sua capacità di aver imposto, attraverso un alto grado di egemonia, i tempi della decisione politica in un settore così delicato come quello nel quale opera…».
Qualcuno rammenta le televisioni locali del Pci comprate da Berlusconi, secondo la testimonianza  di Primo Greganti? Correva l’autunno dell’anno 1984 quando ebbe luogo l’incontro riservato fra Occhetto & Veltroni e Berlusconi. In seguito, nel gennaio 1985 si consumò il baratto veltroniano con Dc e Psi: via libera in Parlamento al decreto-Berlusconi del governo Craxi, in cambio di Rai 3 al Pci. Poi la porcata della legge Mammì. Il 7 dicembre 1994 la Corte Costituzionale boccia la Mammì definendola “incoerente, irragionevole” e inidonea a garantire il pluralismo in materia televisiva, avendo semplicemente sancito “una situazione in cui di fatto tre reti erano già esercitate dallo stresso soggetto. La posizione di preminenza di un soggetto o di un gruppo privato – sentenziano i giudici costituzionali – comprende la libertà di manifestazione del pensiero di tutti quegli altri soggetti che, non trovandosi a disporre delle potenzialità economiche e tecniche del primo, finirebbero con il vedere progressivamente ridotto l’ambito di esercizio della loro libertà”. La Rai, precisa ancora la Consulta, “non è di per sé sufficiente a bilanciare una posizione dominante nel settore privato”.  La Sentenza numero 420 del 5-7 dicembre 1994 non è stata mai applicata, in barba alle regole basilari di uno Stato di diritto.
Omissioni – Silvio Berlusconi nel 1994, alle vigilia delle elezioni, dimentica di dire – e gli ex comunisti non fanno nulla per ricordarglielo o comunque legalmente ostacolarlo –  che a norma di legge non può candidarsi alle elezioni. L’articolo 10 del DPR 361 del 1957 stabilisce infatti la ineleggibilità di chi «in proprio o in qualità di legale di società o di imprese private risulti vincolato allo Stato per … concessioni amministrative che comportino la osservanza di norme protettive del pubblico interesse». Berlusconi Silvio, appunto, è titolare di concessioni statali televisive.
Ma il centro sinistra, anzi, tutto l’arco parlamentare delle forze politiche finge di non accorgersene. Alcuni cittadini-elettori denunciano il caso.  Il 20 luglio 1994 si riunisce in Parlamento la Giunta per le elezioni, presieduta da Antonio Mazzone (Alleanza nazionale). L’ordine del giorno è il seguente: “l’elezione fuorilegge del deputato Berlusconi”. Con la complicità dell’opposizione ad aria fritta (14 voti  a favore, 4 contrari e 2 astenuti) ben tre ricorsi vengono rigettati e Berlusconi rimane al suo posto. Passa la strampalata tesi che il padrone non è il boss di Arcore, ma la Fininvest.
Il 9 marzo ’94 l’ex comunista Giorgio Napolitano viene eletto presidente della Commissione per il riordino del sistema radiotelevisivo. In un documento processuale del Tribunale di Napoli, a carico del manager berlusconiano Maurizio Japicca, verrà menzionato un dossier sequestrato allo stesso Japicca, nel quale sono indicati politici dei vari partiti ritenuti “vicini” alla Fininvest: e alla voce Pds c’era il nome di Giorgio Napolitano. L’incidente di percorso non avrà come al solito, alcuna conseguenza penale per il futuro Presidente della Repubblica. Cose che possono accadere solo in questa Italietta eterodiretta, a sovranità azzerata ed illegalità conclamata dai politicanti parassiti.
 Poi andrà in scena la Bicamerale fallimentare del duettoBerlusconi & D’Alema (che pubblicherà libri con la Mondadori: ma questa è un’altra storia). A fronte di questi riscontri inequivocabili, si può mai votare il centro sinistra (Pd+Sel, Monti+Casini& Fini l’annesso e connesso Vendola) che non ha mai sciolto il mastodontico conflitto di interessi berlusconiano pur avendo governato il Belpaese? Ancora due fatti ben documentati: a parte la posizione a favore del nucleare e laderegulation in materia di inceneritori di rifiuti, Bersani ha preso 98 mila euro dai Riva, noti inquinatori della Puglia meridionale (alla voce Ilva e poi muori), mentre Nichi Vendola ha ricevuto da don Verzé il premio cedro d’oro concesso unitamente a Silvio Berlusconi. Qualcuno si ricorda l’affare speculativo San Raffaele del Mediterraneo a Taranto? Sanità, cemento e mattoni ben impastati in riva allo Jonio su cui la magistratura dovrebbe far luce. Vendola è lo stesso presidente di regione che violando tutte le leggi in materia ha favorito la Marcegaglia per impiantare in provincia di Foggia un cancrovalorizzatore illegale, su un procedimento amministrativo impiantato da Raffaele Fitto(appena condannato a 4 anni di reclusione dal tribunale di Bari e candidato capolista in Puglia del Pdl). L’ecologista Vendola è “coerente” a modo suo: è lo stesso governatore che ha autorizzato trivellazioni di idrocarburi sulla terraferma e contemporaneamente ha starnazzato di salvaguardia del mare. Stendo un velo pietoso su Ingroia (che non si è dimesso dalla magistratura calpestando la deontologia professionale e ha ammesso di aver fatto un uso politico delle intercettazioni),Giannino, Maroni e Fiore: complessivamente raggiungeranno a stento il 4 per cento, ma non sono alleati. Quanto a Grillo: no grazie, niente di nuovo, abbiamo già troppi prepotenti nello Stivale, e poi il sedicente programma di M5S è una lista delle spesa.

In sintesi, ma più di tutto. Le elezioni sono truccate per due ragioni: la legge elettorale è incostituzionale; il responso finale delle urne è prestabilito. Il sistema di potere ha già deciso chi deve vincere per fregare definitivamente il popolo italiano! Un solo esempio a tale proprosito: il mio ex direttore al settimanale Diario, Enrico Deaglio, aveva   scoperto con una incisiva inchiesta giornalistica, i brogli elettorali a livello nazionale già qualche anno fa, ai tempi del ministro dell’interno Pisanu.

Ergo: è tutto interconnesso e ramificato il nuovo ordine mondiale.

E la farsa continua. Ora spetta al popolo sovrano arrestarla per sempre, se intende guadagnare democrazia, progresso culturale, qualità della vita e giustizia sociale. La libertà va conquistata combattendo sul campo, non sarà mai elargita.

Gandhi è l’esempio.

Craxi su Napolitano:

www.youtube.com/watch?v=g4MhaNBAZN4 

CAVIE GENETICHE

 

di Gianni Lannes

Pianeta Terra: distruzione, malattia e morte. Il vero lusso nel terzo millennio è la salute. Allora perché non modificarla geneticamente? La vita ha un valore intrinseco, non è un bene di mercato. Il sistema di potere (le multinazionali economiche) a breve possiederà il genoma umano (i singoli geni che costituiscono la mappa del Dna) con una semplice licenza. Un esempio inosservato? Con una sentenza del 12 luglio scorso, la Corte di Giustizia della UE ha confermato “il divieto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali e diversificate che non sono iscritte nel catalogo ufficiale europeo”. Fin dal 1998 è in vigore una direttiva comunitaria che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere (Monsanto e altre multinazionali) vietandolo agli agricoltori. Ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato ora un grave reato.
Italia, Sigonella, velivoli Nato.

Certo, non in ragione di una banale teoria del complotto, con preveggenza nel 1977 l’Onu ha approvato la Convenzione contro le modificazioni ambientali. Ma come spesso accade quella regola internazionale è stata calpestata, accelerando la guerra clandestina all’ecosistema mondo.
Prendiamo l’Italia sotto il dittatoriale dominio Usa dal 1945, non solo in ragione di una sconfitta bellica, ma più ancora per la sudditanza per ragioni meramente clientelari della casta politica italiota. Le due foto a corredo di questo editoriale ritraggono la base di Sigonella in Sicilia. O meglio: alcuni velivoli utilizzati dalla Nato sui cieli dell’Europa per le cosiddette “interferenze metereologiche” programmate dal Pentagono. O sarebbe meglio dire: modificazioni genetiche indotte dall’aerosolterapia militare, grazie alla collusione dell’Aeronautica militare tricolore (a cui non è evidentemente bastato il ruolo di copertura e depistaggio nella strage di Ustica e l’alto tradimento della Costituzione). Come per la ricerca nucleare segreta negli Stati Uniti d’America ed in Gran Bretagna dagli anni ’50 ai giorni nostri, la popolazione del vecchio continente a sua insaputa è utilizzata su larghissima scala come cavia. Una terza immagine è stata scattata da una persona comune sulla spiaggia di Torre Canne, in provincia di Brindisi. Fenomeni simili sono stati registrati durante l’estate lungo tutto il litorale pugliese, particolarmente ad Ostuni.
Chi detiene il potere non ha scrupoli ma un solo obiettivo: un nuovo ordine attraverso la sostanziale riduzione della popolazione mondiale dell’80 per cento. La strategia della negazione consente di utilizzare armi e tecnologie ignote al genere umano. La distruzione di massa viene camuffata dalla ricerca scientifica. Se il Potere (e le sue ramificazioni più insignificanti) negano perfino l’evidenza delle scie chimiche (semplicemente un vettore delle modificazioni genetiche innescate dalle continue irrorazioni), figuriamoci quello che non si vede (per il momento).
Oggi possiamo tranquillamente discorrere di “Nuovo Ordine Internazionale” o “Nuovo Ordine Mondiale”, senza essere tacciati alla stregua di psicopatici cospirazionisti o complottisti dai giornali di regime (come La Stampa diretta dal raccomandato Mario Calabresi) o dagli sciacalli analfabeti in libera uscita (ancora per poco) sul web. Ma sapete perché? Per il semplice motivo che personaggi del calibro di George Herbert Walker Bush, Giovanni Paolo II, Henry Kissinger, Kofi Annan, Bill Clinton, Gordon Brown e molti altri, ne hanno parlato pubblicamente. Il problema è la memoria sociale corta, che ha però come attenuante il continuo lavaggio del cervello.
George Bush senior parlò di Nuovo Ordine Mondiale l’11 settembre del 1990: undici anni prima dell’auto attentato di New York alle torri gemelle; Papa Giovanni Paolo II lo fece nel messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace il primo gennaio 2003; Kofi Annan (ex segretario dell’ONU) nel suo ultimo discorso all’assemblea delle Nazioni Unite, rivolgendosi ai 192 leader dei paesi membri chiese addirittura la “creazione di un nuovo ordine mondiale”.
Un maestro di giornalismo assassinato dalla mafia – Giuseppe Fava – mi ha insegnato che “non serve essere vivi se non si ha il coraggio di lottare”. Quale altra battaglia di libertà far propria subito per proteggere il diritto vitale di ciascuno, nelle generazioni presenti e future, a vivere in un ambiente consono ad assicurare la salute e il benessere? Adoro giocare a scacchi: questa è una partita contro un nemico del genere umano che non ha ancora un esito scontato. Non basta lo scacco al re (le prevedibili punzecchiature). Sta a noi (alla luce) dare scacco matto per sempre alle tenebre.
Torre Canne (BR), settembre 2012 (foto R. Vale).

Fonte: Su La Testa! di Gianni Lannes