Ecco perchè è stato abbattuto il Boeing 777 in Ucraina!

Glenn Thomas, autorevole consulente dell’OMS a Ginevra, esperto in AIDS e, soprattutto, in Virus Ebola, era uno dei passeggeri del Boeing 777 della Malaysia Airlines abbattuto in Ucraina. Glenn Thomas era coinvolto nelle inchieste che stavano rivelando al mondo intero le controverse operazioni di sperimentazione di virus Ebola nel laboratorio di armi biologiche presso l’ospedale di Kenema.  Adesso che questo laboratorio è stato chiuso per ordine del Governo della Sierra Leone, spuntano nuovi particolari del suo operato. Bill e Melinda Gates hanno connessioni con i laboratori di armi biologiche situati a Kenema, epicentro dell’epidemia di Ebola sviluppatasi dall’ospedale dove erano in corso espertimenti clinici su cavie umane per realizzare il relativo vaccino, e adesso emerge il nome di George Soros che, tramite la sua Fondazione, finanzia lo stesso laboratorio di armi biologiche. Glenn Thomas era a conoscenza di prove concrete che dimostravano come il laboratorio aveva manipolato diagnosi positive per Ebola, per conto della Tulane University, per imporre un trattamento sanitario obbligatorio alla popolazione e somministrare a quest’ultima il vaccino sperimentale che, in realtà, trasmetteva loro Ebola. Glenn Thomas aveva rifiutato di portare avanti il progetto e per questo è stato assassinato. Il miliardario George Soros, attraverso la sua Fondazione ‘Soros Open Society’, per  anni ha attuato“investimenti significativi“ nel “triangolo della morte Ebola” della Sierra Leone, Liberia e Guinea. Pertanto,George Soros aveva un movente per uccidere il portavoce OMS Glenn Thomas per fermare la diffusione di notizie attraverso i canali ufficiali che l’epidemia di Ebola è stata pianificata in un laboratorio di armi biologiche.

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Clamoroso: gli USA stanno preparando il primo attacco nucleare contro Russia e Cina

Cina

Estratti dell’intervista di RT a Richard Cottrell, Rick Rozoff e Bruce Gagnon

RT: Clausole segrete della NATO stabiliscono che gli USA possono deporre i governi europei su ordine della Casa Bianca, e gli USA lo fanno. A suo tempo, Hans Otto svelò la lista di politici europei da eliminare, che fu successivamente confermata dalla polizia. I documenti stabilivano gli assassinii da attuare “nel caso X”, caso che potrebbe riferirsi, secondo lo studioso Dr. Daniele Ganser, a proteste di massa contro i governi appoggiati dagli USA, o a una vittoria elettorale di un partito genuinamente alternativo. Le istruzioni per queste operazioni erano conservate nel quartiere generale della NATO, a sud di Bruxelles.

Quando il parlamento europeo ha richiesto ufficialmente che la NATO interrompesse queste operazioni, conosciute con il nome in codice di Gladio, gli USA l’hanno semplicemente ignorato.
Richard Cottrell è stato membro del Parlamento Europeo, ed è l’autore dell’investigazione “Gladio, il pugnale della NATO nel cuore dell’Europa”, che riporta sia gli “assassinii morbidi” (la diffamazione di politici europei non allineati, attraverso i media, per renderli non eleggibili) che gli assassinii veri e propri di politici che nonostante tutto furono eletti.
-Richard, cosa sta succedendo?

Richard Cottrell: Gli Stati Uniti non tollerano governi che non siano favorevoli al regime. Prendiamo l’esempio di Syriza in Grecia, che ha appena vinto alle elezioni. Quello è un governo che non sarà tollerato dagli Stati Uniti d’America.

RT: Lei ha descritto un prototipo di “assassinio morbido”, quello del primo ministro britannico Harold Wilson, la cui blasfemia, agli occhi degli americani, era di favorire il disarmo nucleare.

Cottrell: Sì, è diventato un po’ più difficile usare, diciamo, mezzi violenti, quindi vedremo più spesso le tattiche usate contro Harold Wilson. E aumenteranno, vi dico perché: perché questo fine settimana le elezioni europee hanno formato un vasto blocco di anti-europeisti guidati dal Front National francese e da Nigel Farage, diventato dal nulla il leader del terzo partito britannico. Non si permetterà che questo continui, quindi ci saranno mosse come quelle contro Harold Wilson per rimuovere quei capi e quei partiti nei vari paesi.

RT: L’ex assistente-segretario generale dell’ONU Hans Sponeck ha rivelato che la NATO sta tentando di sovrastare e di fatto sostituire le Nazioni Unite. La sua nuova dottrina rifiuta il monopolio ONU dell’uso della forza, di cui si propone come ala militare. Il suo nuovo programma “Partner attraverso il globo” ha già incorporato Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Pakistan e Iraq. Con l’attesa adesione di stati come la Colombia ed El Salvador, la NATO sarà presente su tutti i continenti abitati. Le forze armate americane sono ora in più di 150 paesi. Il numero non ufficiale, che comprende le forze USA clandestine, è probabilmente molto più alto.

Da quando il Pentagono ha formato il Comando USA per l’Africa, ha ridotto il paese più sviluppato del continente all’anarchia, rovesciato la Costa d’Avorio e troncato la metà meridionale del Sudan, ricca di petrolio, per farne un nuovo stato. Solo due paesi e mezzo restano al di fuori del suo controllo militare.
Abbiamo con noi Rick Rozoff, eminente analista militare e direttore di “Fermate la NATO”. Cosa succederà alla gente quando gli ultimi paesi cadranno sotto il controllo degli USA?

Rick Rozoff: La risposta è schiavitù globale, e la vediamo manifestarsi in modi che non sono sempre evidenti, per esempio nei voti dell’assemblea generale dell’ONU, nell’ultimo anno e mezzo, sulla questione della Siria. Vediamo che gli USA, con vari mezzi -corruzione economica, ricatto diplomatico, sovversione, ma anche programmi militari bilaterali e multilaterali- sono stati capaci di assicurarsi in gran parte la sottomissione degli altri paesi. Non c’è indipendenza diplomatica e politica nelle nazioni, perché sono obbligate dagli Stati Uniti e, francamente, hanno paura delle ritorsioni economiche e militari qualora non si adeguassero ai diktat degli USA.

RT: L’ipocrisia di Obama forse non ha eguali nella storia. Mentre parla di mondo senza armi nucleari, ha gonfiato la spesa militare oltre i livelli della guerra fredda. Ha esteso la famigerata dottrina Bush di attacco atomico contro qualsiasi nazione, ignorando il diritto internazionale. Il termine ufficiale usato dalla sua amministrazione è “dominio a tutto spettro“, ovvero controllo di tutto e ovunque su mare, terra, aria e spazio. I documenti del Comando Spaziale USA puntano perfino a “negare ad altre nazioni l’uso dello spazio.”
L’analista militare William Engdahl scrive che “l’unica potenza rimasta” con la capacità di fermare ciò che il Pentagono chiama dominio a tutto spettro è la Russia. La crisi ucraina ha fornito il pretesto perfetto per esercitare il controllo militare USA nella regione.

Dieci giorni fa, l’amministrazione ha testato il suo sistema di Guerre Stellari per l’Europa orientale, che verrà ora dispiegato a partire dalla Romania. Obama dichiara che il suo sistema è la versione “più forte, più intelligente e più veloce” del primo programma di Guerre Stellari di Ronald Reagan.
Il piano prevede che, dopo un attacco nucleare USA alla Russia, la difesa missilistica NATO in Europa orientale spazzi via ogni tentativo di risposta. La NSNBC scrive: “Si può ben capire che la Russia interpreta lo spiegamento lungo i suoi confini del programma NATO di Guerre Stellari come una dichiarazione non ufficiale di guerra.”
Analisti aerospaziali hanno riportato a Global Research che il Comando Spaziale USA sta pianificando un attacco nucleare sulla Russia, così come sulla Cina, nel 2016.
Abbiamo con noi Bruce Gagnon, della Rete Globale contro le Armi nello Spazio. Cosa sappiamo dei piani per l’attacco?

Bruce Gagnon: Al momento sta venendo pianificato. Il Comando Spaziale USA sta compiendo esercitazioni per la possibilità di sferrare  un primo attacco, e questo è l’elemento chiave. Sono progetti di primo attacco, e i cosiddetti sistemi missilistici di difesa sono elementi chiave del progetto di primo attacco statunitense. L’idea è di colpire la Cina o la Russia con un primo colpo e poi, quando queste tentano di lanciare la ritorsione nucleare, usare i sistemi “di difesa” per intercettarla, in modo tale che, dopo che la prima spada viene conficcata nel cuore della Cina o della Russia, lo scudo missilistico eliminerebbe ogni risposta. Non ha niente a che fare con la difesa, niente a che fare con la libertà o la democrazia, o con tutte queste parole che vengono sempre usate per mascherare le vere intenzioni: è solo per il dominio a tutto spettro.

RT: Diversi decenni fa, il primo programma di Guerre Stellari ha dovuto fronteggiare un intenso dibattito pubblico. Oggi, gli USA sono controllati da appena 6 media mainstream, tutti completamente subordinati alla Casa Bianca. Il risultato è un silenzio orwelliano sulla questione forse più pericolosa del momento.

Fonte:  Global Research

Traduzione: Anacronista

Fonte: Informare X Resistere

Brzezinski, il burattinaio della crisi ucraina

Chomsky l’ha definito «Signore del Nuovo ordine mondiale». È la mente della politica estera di Obama. Ha un’ossessione: rendere innocuo il Cremlino. [Franco Fracassi]


Brzezinski è la mente occulta della politica estera di Obama. Al Dipartimento di Stato la sua parola conta più di quella del segretario John Kerry.

Brzezinski è la mente occulta della politica estera di Obama. Al Dipartimento di Stato la sua parola conta più di quella del segretario John Kerry.

di Franco Fracassi

«È più facile ammazzare milioni di persone che controllarle». Così ragione la fredda mente ministro degli Esteri ombra di Barak Obama, dell’uomo che ha pianificato la crisi ucraina, facendola precipitare sul ciglio della guerra civile. Zbigniew Brzezinski è uno dei fondatori, insieme a David Rockefeller, della Commissione Trilaterale, è membro del Club Bilderberg e gran maestro della massoneria. È lui che ha pianificato l’invasione sovietica dell’Afghanistan, facendo cadere il Cremlino in una trappola. È lui che ha costruito il sindacato polacco Solidarnosc, portandolo ad avere un ruolo essenziale nella caduta del Muro di Berlino. È dalla sua mente che è nato il mito di Osama bin Laden e di Al Qaida. È lui che ha ideato il complesso sistema economico, politico, militare e mediatico che sta dietro le oltre venti rivoluzioni che hanno sconvolto il pianeta negli ultimi quattordici anni. «È il Signore del Nuovo ordine mondiale», l’ha definito Noam Chomsky.

Ha scritto il quotidiano britannico “The Guardian”: «Brzezinski sta facendo di tutto per impegnare la Russia e l’Europa in una guerra fredda che paralizzi le loro economie e la loro espansione. Secondo fonti interne al Dipartimento di Stato, il polacco non avrebbe alcun problema se la guerra si trasformasse da fredda a calda, se iniziassero a tuonare i cannoni. Per lui l’Ucraina non è che l’ennesimo teatro dove va in scena l’ennesimo tentativo di affondare le ambizioni egemoniche di Mosca. Chi se ne frega se poi qualche migliaio (o di più) di ucraini ci rimetterà la pelle, o se l’Europa resterà senza gas, o la Russia piomberà nel caos».


Brzezinski è membro del Club Bilderberg da più di trent’anni.

Brzezinski considera «l’Eurasia il perno della politica e dell’economia mondiale». In altre parole, sostiene che per dominare il pianeta bisogna controllare il vasto territorio che va dalla catena himalayana all’Europa orientale, passando per il Medio Oriente e il Mar Nero. Non è un caso che le guerre più devastanti, le rivoluzioni, i sommovimenti politici e il terrorismo degli ultimi trentacinque anni siano per lo più da circoscrivere in quell’area: l’Eurasia di Brzezinski.

«L’era tecnologica porterà a una società più controllata. Una società dominata da un’élite, estranea ai valori tradizionali. Presto sarà possibile effettuare una sorveglianza quasi continua su ogni cittadino, creando un gigantesco data base mondiale. Un data base che sarà in mano all’élite dominante». Il Brzezinski pensiero riassume pregevolmente lo scandalo datagate, originato dall’attività di spionaggio della National Security Agency. Il politologo polacco, però, non si riferisce al governo degli Stati Uniti, ma a un’élite. Per lui il potere non risiede dentro la Casa Bianca, bensì all’interno di esclusivi circoli politico-economico-militari. Che si riferisse al Bilderberg o alla Trilateral?


Brzezinski accanto a un giovane Osama bin Laden. È stato lui a creare il personaggio bin Laden. Molti, nel mondo dell’intelligence, sostengono che sia sempre lui ad aver creato al Qaida.

Nato a Varsavia nel 1928, Brzezinski è la mente della politica estera Usa da quando Nixon si è dimesso dalla Casa Bianca, e con lui ha abbandonato la scena Henry Kissinger. Il suo nemico numero uno era l’Unione Sovietica, per poi diventare, ossessivamente, la Russia. Il giornalista e scrittore Stephen Kinzer, uno dei maggiori esperti statunitensi di geopolitica ha scritto: «Dal crollo dell’Unione Sovietica, nel 1991, gli
Stati
Uniti
hanno instancabilmente perseguito una strategia di accerchiamento della Russia, proprio come hanno fatto con altri presunti “nemici” come Cina e Iran. Hanno portato nella Nato dodici Paesi dell’Europa centrale, tutti ex alleati di Mosca. Ora, le forze militari degli Stati Uniti sono ai confini della Russia. La crisi ucraina è in parte il risultato di un calcolo che sta plasmando la politica statunitense nei confronti di Mosca dai tempi della guerra fredda: ogni perdita della Russia equivale ad una vittoria americana, e qualsiasi fatto positivo per la Russia diventa automaticamente negativo per gli Stati Uniti. Si tratta di un approccio che intensifica il confronto, invece che allentarlo».

Ecco che cosa ha scritto Brzezinski della crisi ucraina: «L’Occidente dovrebbe subito dare legittimità al nuovo governo dell’Ucraina. L’incertezza sul suo status giuridico potrebbe tentare Putin a ripetere la sua farsa della Crimea. L’Occidente dovrebbe rendere esplicito che l’esercito ucraino può contare su aiuti occidentali immediati e diretti, in modo da rafforzare le sue capacità di difesa. Non si dovrebbe lasciare a Putin dubbio alcuno sul fatto che un attacco contro l’Ucraina comporterebbe un impegno bellico prolungato e costoso, e gli ucraini non dovrebbero temere in alcun modo di trovarsi abbandonati. Nel frattempo, le forze della Nato, in coerenza con il piano di emergenza dell’organizzazione, dovrebbero essere messe in allerta. Una dichiarazione di totale disponibilità a un immediato ponte aereo in Europa per le unità aviotrasportate statunitensi sarebbe politicamente e militarmente significativo. Se l’Occidente vuole evitare un conflitto non deve mostrare più alcuna ambiguità nei confronti della Russia riguardo alle conseguenze di un ulteriore uso della forza nel cuore dell’Europa».


Nel piano di Brzezinski la rivoluzione ucraina non è altro che un passo in più verso l’annientamento dell’Impero russo.

Ecco come si stanno traducendo in atti concreti queste affermazioni. Il segretario alla Difesa Usa, Chuck Hagel, ha detto che il Pentagono incrementerà la formazione congiunta delle forze Nato in Polonia e intensificherà le pattuglie aeree dell’Alleanza nei Paesi baltici. Una fregata lanciamissili, la USS Taylor, sopo aver pattugliato l’area costiera russa durante le Olimpiadi di Sochi è ancora ancorata in Turchia, in un porto del Mar Nero. Funzionari turchi hanno confermato, al “Washington Post”, di aver autorizzato una nave da guerra della marina statunitense ad attraversare lo Stretto del Bosforo nel Mar Nero, diretta al largo delle acque ucraine. Secondo “Russia Today”, «Il cacciatorpediniere USS Truxton si sta dirigendo verso il Mar Nero».

Un’escalation militare iniziata con il massacro di piazza Maidan (cinquantacinque morti solo tra i manifestanti), punto di non ritorno della rivoluzione ucraina. Eccidio per cui è stato accusato l’ex presidente Viktor Yanukovich (su di lui rischia di scattare un mandato di cattura internazionale per crimini contro l’umanità) e i suoi complici a Mosca.


Manifestazione di militanti di Svoboda, il partito nazista ucraino che ha condotto militarmente la protesta di piazza Maidan. Oggi Svoboda può contare su quatro ministri nel nuovo governo. Il simbolo sulle bandiere è quello della divisione Ss Galizien.

In realtà, come Popoff ha già scritto, la responsabilità è da attribuire a qualcuno all’interno della galassia dei dimostranti. In base a un’indagine fatta personalmente dal ministro degli Esteri estone (Paese appartenente alla Nato e, certamente, da annoverare nella schiera dei detrattori di Putin) Urmas Paet, a uccidere manifestanti e poliziotti sarebbero stati gli stessi cecchini, tiratori scelti che appoggiavano la protesta di piazza Maidan. Si sospetta, addirittura, possa essersi trattato di mercenari statunitensi atterrati segretamente a Kiev una delle notti precedenti al massacro.

Paet ha raccontato tutta la storia al ministro degli Esteri dell’Unione Europea Catherine Ashtone. Ma nulla è accaduto, se non un goffo tentativo della diplomatica britannica di smentire la telefonata e i risultati dell’inchiesta. Costringendo, così, il governo estone a riaffermare le sue conclusioni in una nota ufficiale: «Il nostro ministro degli Esteri ha confermato che la registrazione della sua conversazione con il capo della politica estera dell’Unione europea corrisponde alla realtà. Urmas Paet ha detto che i cecchini, che hanno sparato contro i manifestanti e la polizia a Kiev, sono stati ingaggiati dai leader di Maidan. Durante la conversazione, Paet ha sottolineato che “cresce ulteriormente la convinzione che dietro i cecchini non c’era Yanukovich, ma un elemento della nuova coalizione”. Il ministero degli Affari Esteri ha anche rilasciato sul suo sito internet una dichiarazione, in cui afferma che la registrazione della conversazione telefonica intercettata tra Paet e Ashton è “autentica”».


Una giornalista parla dal quartier generale dei manifestanti di piazza Maidan. Dietro di lei una svastica. Una parte rilevanti di quella protesta ha una chiara matrice nazista. Per Brzezinski non ha importanza con chi ti allei, purché sia nemico del tuo nemico.

Cosa curiosa, il nuovo governo ucraino ha deciso di non avviare alcuna inchiesta ufficiale sul massacro di piazza Maidan, la più sanguinosa strage avvenuta nel Paese dalla fine della seconda guerra mondiale.

Per Brzezinski le dimostrazioni e le rivoluzioni sono una cosa positiva solo se rientrano all’interno di una strategia eterodiretta, e solo se controllabili. «Il movimento mondiale di resistenza è fuori controllo, ed è guidato da un attivismo populista che minaccia di far deragliare la transizione verso un nuovo ordine mondiale. A causa dei nuovi mass media instantanei, come la radio, la television e internet, si è risvegliata l’illusione diffusa della coscienza politica di massa. Questa resistenza populista sta dimostrando di essere difficile da sopprimere».


L’idea di Brzezinski è di far sì che il mondo sia controllato da un’élite, grazie anche all’utilizzo spregiudicato della tecnologia e di internet.

Fonte: POPPOFF

Ecco le prove, rivoluzione ucraina pagata dagli Usa

«Fermiamo il nazismo ucraino». Chiaro riferimento alla direzione della protesta di piazza Maidan da parte di partiti nazisti e all’entrata nel nuovo governo di quattro ministri dichiaratamente ammiratori di Hitler.

Rivolta costata 5 miliardi di euro in due anni. Stipendiati anche i nazisti responsabili degli scontri di piazza. Alcuni gruppi addestrati militarmente in Estonia. [Franco Fracassi]

 

di Franco Fracassi

«Dopo avere organizzato la rivoluzione arancione del 2004, un fallimento totale, anche questo colpo di Stato a Kiev è stato organizzato dai servizi segreti americani». L’accusa non arriva dal presidente russo Vladimir Putin o dal defenestrato presidente ucraino Viktor Yanukovich. A farla è Paul Craig Roberts, direttore del Centro studi strategici e internazionali della Georgetown University. «La cosa più grave è che questi incompetenti, arroganti, ideologi non hanno previsto che l’unica forza organizzata dell’opposizione erano i due partiti neonazisti, che hanno immediatamente sfruttato la situazione per prendere il sopravvento ed emarginare i cosiddetti moderati, che ora non contano nulla. Questi neonazisti hanno ammazzato diversi poliziotti a sangue freddo, alcuni sono stati macellati, altri bruciati. Il loro primo atto di governo è stato il divieto di uso della lingua russa e altre provocazioni, come saccheggi alle case degli ex gerarchi. Ora la Casa Bianca e i suoi lacchè si trovano nella situazione o di ammettere di essere degli idioti oppure di negare a oltranza, mobilitando la propaganda e spingendosi sempre più in là nella provocazione verso i russi».

Cinque, centottantaquattro, duecento, cinquecento, duemila. Sono numeri che confermano le affermazioni di Roberts. Cinque sono i miliardi di dollari che l’Amministrazione Obama ha investito negli ultimi due anni per rovesciare il governo di Yanukovich, venti milioni a settimana. Centottantaquattro sono i milioni che il dipartimento di Stato ha elargito direttamente ai dimostranti di piazza Maidan. Duecento sono i dollari che quotidianamente sono stati versati a ogni «combattente attivo». Cinquecento ai «combattenti» che facevano parte di gruppi armati composti da almeno dieci persone. Duemila i dollari dati ai coordinatori dei manipoli di dimostranti che compivano azioni offensive contro agenti di polizia o rappresentanti delle autorità pubbliche. Cifre rivelate da “Jane’s Review”, la più autorevole rivista statunitense di cose militari e di inteligence. «Combattenti attivi e leader ricevono i pagamenti sui loro conti personali», aggiunge Jane’s. Su Youtube è apparso anche un video che mostra valige diplomatiche arrivate a Kiev via Lufthansa e scortate da dipendenti armati del Dipartimento di Stato Usa. Valigette contenenti banconote da cento dollari.

I combattenti di piazza Maidan sono stati stipendiati dal Dipartimento di Stato. Molti di loro sono nazisti.

Ma c’è anche dell’altro. “Intelligenceonline” ha documentato come molti dei gruppi neonazisti siano stati «preparati in basi militari della Nato». Uno tra tutti l’Una-Unso. «I suoi membri sono stati addestrati in Estonia alla guerriglia urbana a partire dal 2006».

Forse anche per questo, quando alcuni media denunciavano la presenza, anzi, il comando della protesta da parte dei neonazisti Washington ha fatto finta di nulla. Nulla, perfino quando ventinove leader politici ucraini hanno inviato una lettera aperta, alle Nazioni Unite e agli Stati Uniti, denunciando «il sostegno occidentale alla campagna neonazista finalizzata al rovesciamento cruento di un governo democraticamente eletto».

Eppure non si trattava di suposizioni allarmistiche. Sarebbe bastato leggere l’articolo scritto da Simon Shuster su “TimeMagazine”, in cui si parlava apertamente di «criminali di destra che stanno dirottando la rivolta liberale in Ucraina. Al centro dei tafferugli un gruppo di picchiatori neonazisti chiamato “Spilna Prava” (Causa comune), le cui iniziali in ucraino sono Ss».

 

Foto scattata da un giornalista israeliano a un combattente di piazza Maidan apertamente definitosi mercenario straniero.

Oppure il colloquio tra il giornalista del “Guardian” Shaun Walker e uno dei coordinatori di piazza Maidan Andriy Tarasenko: «Per noi il problema non è l’Europa, infatti l’unione con l’Europa sarebbe la morte dell’Ucraina. L’Europa significa la morte dello Stato-nazione, della Cristianità. Vogliamo un’Ucraina per gli ucraini, governata dagli ucraini. L’obiettivo del gruppo è una rivoluzione nazionale».

O ancora l’ex presidente della Commissione europea Romano Prodi, che ha dichiarato al “New York Times”: «Teppisti stanno attaccando la polizia, incendiano auto, assaltano edifici, creano un ambiente di distruzione. Questa gente è di chiara matrice nazista e antisemita».

La Casa Bianca, oltre che non volere, non poteva fare altrimenti perché la conduzione della sua politica con l’Europa dell’Est è affidata all’ex capo della Cia un Unione Sovietica (prima) e in Russia (poi), una neocon convinta, fedele all’ex Amministrazione Bush e al suo amico Dick Chaney. Il funzionario del Dipartimento di Stato in questione, Victoria Nuland, ha tenuto lo scorso 13 dicembre un discorso al National Press Club (sponsorizzato da US-Ukraine Foundation, Chevron e Ukraine-in-Washington Lobby Group), durante il quale si compiaceva del fatto che Washington avesse speso «cinque miliardi di dollari per fomentare l’agitazione e per trascinare l’Ucraina nell’Ue». Aggiungendo: «Una volta preda di Bruxelles, l’Ucraina sarebbe aiutata dall’occidente attraverso il Fmi».

Victoria Nuland insieme a tre dei leader della rivolta: a sinistra il leader del partito neonazista Svoboda (Oleh Tyahnybok); al centro il leader del partito Udar (Vitaly Klichko), nonché leader politico di piazza Maidan e alleato di Svoboda; a destra l’attuale primo ministro ucraino Arseniy Yachenyuk.

Per comprendere meglio il personaggio Nuland bisogna parlare di suo marito. Robert Kagan è anch’egli un neocon con il mito dell’eccezionalità rappresentata dagli Stati Uniti. Nel 2003 Kagan scrisse un libro dal titolo “Paradiso e Potere. America ed Europa nel Nuovo Ordine Mondiale”, nel quale scriveva: «L’ordine internazionale non è un’evoluzione, è un’imposizione. È il dominio di una visione sulle altre. Nel caso dell’America, il dominio dei principi del libero mercato e della democrazia, insieme ad un sistema internazionale che li sostiene. L’ordine attuale durerà solo fino a quando coloro che lo favoriscono e ne traggono beneficio manterranno la volontà e la capacità di difenderlo. A qualcuno pare assurdo che gli Stati Uniti debbano avere un apparato militare più grande di quelli delle altre dieci prime potenze militari messi assieme. Ma, probabilmente, è proprio quel divario nella potenza militare che ha giocato un ruolo decisivo nel mantenere un sistema internazionale che è storicamente unico, e in modo unico benefico per gli americani».

L’interventismo del duo Nuland-Kagan si è tradotto in Ucraina nell’infiltrazione di agenti statunitensi (ma forse erano di società private di mercenari) tra i manifestanti. In un video girato a piazza Maidan si vede la polizia speciale trattenere un uomo che mostra un tesserino appartenente all’International Police Association (Ipa). Più di un articolo (pubblicato anche da autorevoli testate internazionali) ha accusato l’Ipa di non essere altro che un’associazione di copertura della Cia.

Poi c’è la denuncia fatta anche da Popoff, in cui si segnalava lo sbarco notturno all’aeroporto di Kiev di trecento mercenari pagati dal Pentagono. Trecento soldati super addestrati spariti tra la folla dei dimostranti poche ore dopo il loro arrivo in Ucraina, e accusati di essere loro i cecchini responsabili del massacro di piazza Maidan.

Il presidente statunitense Barak Obama e il suo equivalente russo Vladimir Putin. Più che una questione interna, la crisi ucraina è cosa loro.

 

Fonte: POP OFF

E’ UFFICIALE: L’oligarchia finanziaria vuole distruggere la Russia

Fonte: FINANCIAL TIMES

Un alleato di Vladimir Putin ha accusato gli Stati Uniti e l’”oligarchia finanziaria globale” di aver organizzato il rovesciamento violento del potere in Ucraina per “distruggere” la Russia, loro oppositore geopolitico. Vladimir Jakunin, ex-diplomatico e direttore delle Ferrovie Russe, il monopolio delle Ferrovie dello Stato, ha sostenuto che gli Stati Uniti hanno da decenni intenzione di separare l’Ucraina dalla Russia e sottoporla all’occidente. “Assistiamo al grande gioco geopolitico il cui obiettivo è la distruzione della Russia quale avversario geopolitico degli Stati Uniti e dell’oligarchia finanziaria globale“, ha affermato Jakunin in un’intervista. “Un’analisi della CIA… descrive tre possibili scenari per la situazione geopolitica. Lo scenario più accettabile è quello in cui viene creato un certo governo mondiale, e la realizzazione di tale piano è in linea con il concetto di dominio globale adottato dagli Stati Uniti. L’abbiamo visto in Iraq, Afghanistan, Jugoslavia e  Nord Africa. Oggi i limiti di questa dottrina arrivano in Ucraina.”
Le osservazioni di Jakunin offrono un’idea della mentalità dei sostenitori della linea dura vicini a Putin, mentre il Cremlino reagisce al rovesciamento di Viktor Janukovich, il presidente ucraino pro-Mosca. I suoi commenti rivelano che parte della dirigenza della sicurezza di Putin è ancora scottata dal crollo dell’Unione Sovietica, un evento che Putin ha definito la più grande catastrofe geopolitica del 20° secolo, e teme che la recente rivoluzione in Ucraina miri a trascinare la repubblica ex-sovietica nell’UE e nella NATO. Jakunin si era detto speranzoso verso l’appello di Putin del fine settimana per l’approvazione da parte del Consiglio della Federazione, la camera alta del parlamento, del dispiegamento di truppe russe in Ucraina, dando ai capi occidentali “una doccia fredda”. Questo, ha aggiunto, dovrebbe farli indietreggiare dal sostenere i “combattenti” che, secondo lui, avevano scatenato la sparatoria in piazza Maidan a Kiev, causando decine di morti e che accusa di essere responsabili dell’estromissione di Viktor Janukovich. L’occidente deve ora contribuire a garantire elezioni democratiche in Ucraina per creare “legittimi organi di potere senza la presenza di uomini armati e di fascisti“. Tuttavia, ha aggiunto che il 25 maggio, data fissata per le elezioni presidenziali, è troppo vicino per garantire un vero processo democratico. “Il sangue sull’asfalto non è ancora nemmeno asciutto,” ha detto. “Sarebbe bello se questa doccia fredda che Putin ha fatto ai capi occidentali, intendo i politici statunitensi, avesse effetto e faccia capire che non è decente sporcare con gli stivali la casa di qualcun altro“.


Jakunin ha detto che l’occidente ha sempre rinnegato le rassicurazioni verso Mosca, del 1991, di non aver alcuna intenzione di circondarla ampliando la NATO ai Paesi confinanti con la Russia. Dal crollo dell’Unione Sovietica, i tre Stati baltici hanno aderito all’alleanza così come i Paesi dell’Europa orientale, tra cui Polonia, Bulgaria, Ungheria e Romania, la maggior parte dei quali facevano parte una volta del Patto di Varsavia. “Se si guarda oggettivamente, (l’ex-cancelliere tedesco Helmut) Kohl giurò al (leader sovietico Mikhail) Gorbaciov che l’uscita delle truppe sovietiche dalla Germania non comportava l’avvicinarsi della NATO ai confini della Russia. Ma in realtà tutto ciò che è accaduto è stato l’esatto contrario. “Oggi ho sentito che la NATO intende  raddoppiare il contingente di caccia che pattuglia il territorio degli Stati baltici. Mi sembra abbastanza comico (ma) difatti è patetico e disgustoso”. Washington ancora combatte battaglie da guerra fredda volte a frantumare e castrare la Russia. “Zbigniew Brzezinski (l’ex consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti) ha scritto nel 1996 che con l’Ucraina la Russia è una grande potenza e senza di essa non lo è, e non è una nuova idea (negli Stati Uniti). Più di 40 anni fa, quando gli Stati Uniti idearono piani per la distruzione dell’Unione Sovietica, documenti della CIA  dicevano che ciò doveva essere accompagnato dalla separazione dell’Ucraina dalla Russia. Da qualche parte sugli scaffali dei capi della CIA vi sono dossier con questi progetti, che attivano ogni tre anni.
Definendo qualsiasi minaccia di sanzioni “secondaria”, ha detto che la decisione di Putin di chiedere l’approvazione parlamentare del dispiegamento di truppe russe in Ucraina è “assolutamente corretta”. “Da un lato ha creato un equilibrio mostrando al mondo che la Russia non lascia i popoli in difficoltà preda di ladri folli e (in stato di) anarchia, quando praticamente non esistono autorità. D’altra parte, conta assolutamente su ciò quale serio fattore di contenimento di simili idioti. Qui parliamo di persone che hanno avuto una civiltà da quando i popoli scrivono libri di storia”, ha detto riferendosi ai legami tra Rus’ di Kiev, apparsa oltre 1000 anni fa, e lo Stato russo moderno. “La Russia non poteva non reagire. Il presidente non poteva non reagire. I suoi non glielo avrebbero perdonato, per non parlare dell’Ucraina“.

Fonte:  Sons of Malcolm
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Tratto da: informarexresistere.fr

Ripreso da: Informati, Italia

Cittadini spiati: è peggio di come sapevamo

Cittadini spiati: è peggio di come sapevamo

Recentemente, abbiamo appreso che la NSA riceveva tutti i dati relativi a chiamate telefoniche dei clienti di Verizon, per un periodo di tre mesi che ha avuto inizio ad Aprile.

Stiamo parlando di “tutto tranne il contenuto della telefonata”: chi ha chiamato chi, dove si trovavano le persone al telefono, quanto è durata la chiamata. Tutto ciò per milioni di persone, sia americani che stranieri. Questi “metadati” permettono al governo di tracciare, durante questo periodo, i movimenti di chiunque, e di costruire un quadro molto dettagliato e preciso di chi ha parlato con chi. Si tratta esattamente degli stessi dati che il Dipartimento di Giustizia ha raccolto sui giornalisti della Associated Press.

The Guardian ha diffuso queste rivelazioni dopo aver ricevuto la copia di un memo riservato, presumibilmente da un informatore anonimo. Noi non sappiamo se le altre compagnie telefoniche hanno consegnato anche i loro dati alla NSA. Noi non sappiamo se la NSA ha chiesto i dati a Verizon episodicamente o se ha rinnovato queste richieste su base continuativa; l’ordine è partito pochi giorni dopo che gli autori degli attentati di Boston sono stati catturati dalla polizia.

Ci sono molte cose che noi non sappiamo a proposito di come il governo ci spia, ma alcune cose le sappiamo. Noi sappiamo che l’FBI ha prodotto decine di migliaia di ultra-segrete “National Security letters” per raccogliere ogni sorta di informazione sulle persone – noi riteniamo milioni di persone – e che ha abusato nello spiare gli utenti dei servizi di cloud-computing. Noi sappiamo che essi possono raccogliere una vastissima congerie di dati personali da Internet senza bisogno di alcun mandato. Sappiamo inoltre che l’FBI, per gli ultimi venti anni, ha continuato a intercettare i dati delle comunicazioni di telefonia cellulare – ad eccezione del contenuto delle telefonate – senza mandato, e che può usare il microfono di alcuni tipi di cellulari come cimice, quando gli apparati sono spenti, presumibilmente solo tramite l’emanazione di un mandato.

Noi sappiamo che la NSA ha numerosi programmi di sorveglianza “domestica” e di data-mining con nomi in codice come Trailblazer, Stellar Wind, e Ragtime, e che usa deliberatamente nomi in codice diversi per indicare programmi in realtà molto simili tra loro, al fine di ostacolare eventuali attività di controllo e di nascondere quello che sta veramente accadendo. Noi sappiamo che la NSA sta costruendo un enorme data center nello Utah, per immagazzinare tutti questi dati, e che sta predisponendo reti ancora più veloci per consentirne la trasmissione e l’elaborazione. Noi sappiamo che lo US Cyber Command impiega 4.000 persone.

Noi sappiamo che il Dipartimento di Sicurezza Nazionale sta anch’esso raccogliendo una enorme quantità di dati su persone, e che gli uffici di polizia locali stanno predisponendo “fusion centers” per raccogliere e analizzare questi dati, e che stanno insabbiando e nascondendo le notizie sui propri fallimenti in questi progetti. Tutto ciò fa parte di un ampio programma di militarizzazione delle forze di polizia.

Ricordate il 2003, quando il Congresso non approvò il finanziamento di un programma decisamente inquietante, denominato “Total Information Awareness”? Bene: il TIA non è morto; ha semplicemente cambiato nome ed è stato suddiviso in più programmi più piccoli.

Noi sappiamo che le grandi corporations stanno portando avanti un enorme quantità di lavoro di spionaggio per conto del governo.

E noi sappiamo tutto questo non grazie all’onestà ed alla sincerità del governo, ma principalmente grazie a tre canali non ufficiali di comunicazione: suggerimenti emersi inavvertitamente, o esplicite ammissioni fatte da funzionari governativi nel corso di audizioni o deposizioni in aule di giustizia, da informazioni ricavate da documenti governativi ottenuti grazie alle procedure del Freedom of Information Act, nonché da confidenti inseriti in strutture del governo.

Ci sono ancora moltissime cose che noi non conosciamo, e spesso quello che conosciamo è superato. Conosciamo un bel po’ del programma della NSA Echelon grazie a un’investigazione dell’Unione Europea condotta nel 2000, così come sappiamo del piano del Dipartimento di Sicurezza Nazionale dal 2002 definito Total Information Awareness, ma conosciamo molto meno circa il modo in cui questi programmi si sono alla fine evoluti. Possiamo fare delle inferenze in merito alle nuove installazioni che la NSA sta costruendo nello Utah, basandoci su stime di informazioni che provengono da diverse fonti, come il costo della potenza di calcolo, o i requisiti dei sistemi di alimentazione elettrica degli edifici in corso di costruzione, ma si tratta, bene che vada, di tirare a indovinare. Per la maggior parte di tutto questo, siamo completamente al buio.

E questo è un male.

Il governo degli Stati Uniti si sta sbronzando di segretezza. Classifica come segrete sempre più informazioni come mai in passato. E noi veniamo a sapere, ogni giorno di più, che il nostro governo regolarmente classifica dei fatti o delle informazioni come segreti, non perché questi fatti o queste informazioni debbano realmente essere tenuti segreti, ma perché la loro diffusione creerebbe scandalo e imbarazzo.

Sapere in che modo il governo ci spia è importante. Non solo perché la maggior parte di queste attività è illegale – o, a voler essere proprio caritatevoli, perché si basa su una interpretazione romanzata della legge – ma perché noi abbiamo il diritto di sapere. Il presupposto di una democrazia che funzioni in modo appropriato è una cittadinanza informata, e la trasparenza e il principio di responsabilità sono parte essenziale di ciò. Questo significa sapere cosa il nostro governo sta facendo a noi, nel nostro nome e per nostro conto. Questo significa sapere che il governo sta operando entro i limiti della legge. Diversamente, vivremo in uno a stato di polizia.

Noi abbiamo bisogno di informatori e obiettori.

Diffondere segreti senza essere perseguiti è difficile. È quasi impossibile mantenere la privacy nell’era di Internet. Wikileaks sembra ancora essere una piattaforma sicura – Bradley Manning non è stato catturato a causa di difetti tecnologici, ma perché qualcuno di cui si fidava lo ha tradito – ma il governo USA sembra essere riuscito a distruggerla come piattaforma. Nessuno degli spin-off di Wikileaks sembra ancora aver raggiunto un grado di sviluppo sufficiente a raccoglierne l’eredità. Il «New Yorker» recentemente ha presentato presentato la sua piattaforma Strongbox per la gestione di informazioni di provenienza riservata; è una piattaforma nuova ma sembra ben progettata. «Wired» recentemente ha fornito una serie di buoni suggerimenti su come diffondere informazioni riservate alla stampa per telefono, e-mail, o per posta. Il “National Whistleblowers Center” ha una pagina dedicata agli informatori in materie inerenti la sicurezza nazionale ed i loro diritti.

Far trapelare segreti è anche molto pericoloso. L’amministrazione Obama si è imbarcata in una vera e propria guerra ai whistle-blowers, perseguendoli sia legalmente che mediante atti di intimidazione, spingendosi più in là di quanto si fosse spinta qualunque altra precedente amministrazione. Mark Klein, Thomas Drake e William Binney sono tutti stati perseguiti per aver esposto i dettagli tecnici del nostro stato di sorveglianza. Bradley Manning è stato trattato crudelmente ed in modo inumano – e probabilmente anche torturato – per aver diffuso segreti del Dipartimento di Stato.

Le azioni condotte dall’amministrazione Obama contro Associated Press, la persecuzione di Julian Assange, e la causa, senza precedenti, contro Bradley Manning, accusato di aver «aiutato il nemico», dimostrano quanto essa è disposta a spingersi ancora in avanti nell’intimidazione degli informatori – e dei giornalisti che parlano con loro.

Ma diffondere i segreti è vitale, e non solo con riferimento alle attività di spionaggio poste in essere dal governo. È necessario per un buon governo, e affinché noi tutti siamo protetti dagli abusi del potere.

Recentemente, abbiamo appreso che la NSA riceveva tutti i dati relativi a chiamate telefoniche dei clienti di Verizon, per un periodo di tre mesi che ha avuto inizio ad Aprile.

Stiamo parlando di “tutto tranne il contenuto della telefonata”: chi ha chiamato chi, dove si trovavano le persone al telefono, quanto è durata la chiamata. Tutto ciò per milioni di persone, sia americani che stranieri. Questi “metadati” permettono al governo di tracciare, durante questo periodo, i movimenti di chiunque, e di costruire un quadro molto dettagliato e preciso di chi ha parlato con chi. Si tratta esattamente degli stessi dati che il Dipartimento di Giustizia ha raccolto sui giornalisti della Associated Press.

The Guardian ha diffuso queste rivelazioni dopo aver ricevuto la copia di un memo riservato, presumibilmente da un informatore anonimo. Noi non sappiamo se le altre compagnie telefoniche hanno consegnato anche i loro dati alla NSA. Noi non sappiamo se la NSA ha chiesto i dati a Verizon episodicamente o se ha rinnovato queste richieste su base continuativa; l’ordine è partito pochi giorni dopo che gli autori degli attentati di Boston sono stati catturati dalla polizia.

Ci sono molte cose che noi non sappiamo a proposito di come il governo ci spia, ma alcune cose le sappiamo. Noi sappiamo che l’FBI ha prodotto decine di migliaia di ultra-segrete “National Security letters” per raccogliere ogni sorta di informazione sulle persone – noi riteniamo milioni di persone – e che ha abusato nello spiare gli utenti dei servizi di cloud-computing. Noi sappiamo che essi possono raccogliere una vastissima congerie di dati personali da Internet senza bisogno di alcun mandato. Sappiamo inoltre che l’FBI, per gli ultimi venti anni, ha continuato a intercettare i dati delle comunicazioni di telefonia cellulare – ad eccezione del contenuto delle telefonate – senza mandato, e che può usare il microfono di alcuni tipi di cellulari come cimice, quando gli apparati sono spenti, presumibilmente solo tramite l’emanazione di un mandato.

Noi sappiamo che la NSA ha numerosi programmi di sorveglianza “domestica” e di data-mining con nomi in codice come Trailblazer, Stellar Wind, e Ragtime, e che usa deliberatamente nomi in codice diversi per indicare programmi in realtà molto simili tra loro, al fine di ostacolare eventuali attività di controllo e di nascondere quello che sta veramente accadendo. Noi sappiamo che la NSA sta costruendo un enorme data center nello Utah, per immagazzinare tutti questi dati, e che sta predisponendo reti ancora più veloci per consentirne la trasmissione e l’elaborazione. Noi sappiamo che lo US Cyber Command impiega 4.000 persone.

Noi sappiamo che il Dipartimento di Sicurezza Nazionale sta anch’esso raccogliendo una enorme quantità di dati su persone, e che gli uffici di polizia locali stanno predisponendo “fusion centers” per raccogliere e analizzare questi dati, e che stanno insabbiando e nascondendo le notizie sui propri fallimenti in questi progetti. Tutto ciò fa parte di un ampio programma di militarizzazione delle forze di polizia.

Ricordate il 2003, quando il Congresso non approvò il finanziamento di un programma decisamente inquietante, denominato “Total Information Awareness”? Bene: il TIA non è morto; ha semplicemente cambiato nome ed è stato suddiviso in più programmi più piccoli.

Noi sappiamo che le grandi corporations stanno portando avanti un enorme quantità di lavoro di spionaggio per conto del governo.

E noi sappiamo tutto questo non grazie all’onestà ed alla sincerità del governo, ma principalmente grazie a tre canali non ufficiali di comunicazione: suggerimenti emersi inavvertitamente, o esplicite ammissioni fatte da funzionari governativi nel corso di audizioni o deposizioni in aule di giustizia, da informazioni ricavate da documenti governativi ottenuti grazie alle procedure del Freedom of Information Act, nonché da confidenti inseriti in strutture del governo.

Ci sono ancora moltissime cose che noi non conosciamo, e spesso quello che conosciamo è superato. Conosciamo un bel po’ del programma della NSA Echelon grazie a un’investigazione dell’Unione Europea condotta nel 2000, così come sappiamo del piano del Dipartimento di Sicurezza Nazionale dal 2002 definito Total Information Awareness, ma conosciamo molto meno circa il modo in cui questi programmi si sono alla fine evoluti. Possiamo fare delle inferenze in merito alle nuove installazioni che la NSA sta costruendo nello Utah, basandoci su stime di informazioni che provengono da diverse fonti, come il costo della potenza di calcolo, o i requisiti dei sistemi di alimentazione elettrica degli edifici in corso di costruzione, ma si tratta, bene che vada, di tirare a indovinare. Per la maggior parte di tutto questo, siamo completamente al buio.

E questo è un male.

Il governo degli Stati Uniti si sta sbronzando di segretezza. Classifica come segrete sempre più informazioni come mai in passato. E noi veniamo a sapere, ogni giorno di più, che il nostro governo regolarmente classifica dei fatti o delle informazioni come segreti, non perché questi fatti o queste informazioni debbano realmente essere tenuti segreti, ma perché la loro diffusione creerebbe scandalo e imbarazzo.

Sapere in che modo il governo ci spia è importante. Non solo perché la maggior parte di queste attività è illegale – o, a voler essere proprio caritatevoli, perché si basa su una interpretazione romanzata della legge – ma perché noi abbiamo il diritto di sapere. Il presupposto di una democrazia che funzioni in modo appropriato è una cittadinanza informata, e la trasparenza e il principio di responsabilità sono parte essenziale di ciò. Questo significa sapere cosa il nostro governo sta facendo a noi, nel nostro nome e per nostro conto. Questo significa sapere che il governo sta operando entro i limiti della legge. Diversamente, vivremo in uno a stato di polizia.

Noi abbiamo bisogno di informatori e obiettori.

Diffondere segreti senza essere perseguiti è difficile. È quasi impossibile mantenere la privacy nell’era di Internet. Wikileaks sembra ancora essere una piattaforma sicura – Bradley Manning non è stato catturato a causa di difetti tecnologici, ma perché qualcuno di cui si fidava lo ha tradito – ma il governo USA sembra essere riuscito a distruggerla come piattaforma. Nessuno degli spin-off di Wikileaks sembra ancora aver raggiunto un grado di sviluppo sufficiente a raccoglierne l’eredità. Il «New Yorker» recentemente ha presentato presentato la sua piattaforma Strongbox per la gestione di informazioni di provenienza riservata; è una piattaforma nuova ma sembra ben progettata. «Wired» recentemente ha fornito una serie di buoni suggerimenti su come diffondere informazioni riservate alla stampa per telefono, e-mail, o per posta. Il “National Whistleblowers Center” ha una pagina dedicata agli informatori in materie inerenti la sicurezza nazionale ed i loro diritti.

Far trapelare segreti è anche molto pericoloso. L’amministrazione Obama si è imbarcata in una vera e propria guerra ai whistle-blowers, perseguendoli sia legalmente che mediante atti di intimidazione, spingendosi più in là di quanto si fosse spinta qualunque altra precedente amministrazione. Mark Klein, Thomas Drake e William Binney sono tutti stati perseguiti per aver esposto i dettagli tecnici del nostro stato di sorveglianza. Bradley Manning è stato trattato crudelmente ed in modo inumano – e probabilmente anche torturato – per aver diffuso segreti del Dipartimento di Stato.

Le azioni condotte dall’amministrazione Obama contro Associated Press, la persecuzione di Julian Assange, e la causa, senza precedenti, contro Bradley Manning, accusato di aver «aiutato il nemico», dimostrano quanto essa è disposta a spingersi ancora in avanti nell’intimidazione degli informatori – e dei giornalisti che parlano con loro.

Ma diffondere i segreti è vitale, e non solo con riferimento alle attività di spionaggio poste in essere dal governo. È necessario per un buon governo, e affinché noi tutti siamo protetti dagli abusi del potere.

Noi abbiamo bisogno di conoscere i dettagli della reale estensione delle capacità operative di spionaggio dell’FBI. Noi non sappiamo quali informazioni siano ormai in modo abituale raccolte sui comuni cittadini americani, quali ulteriori informazioni siano ancora raccolte su quelli che fanno parte delle diverse liste di osservati speciali, e quali giustificazioni legali siano invocate dall’FBI per le sue azioni. Noi non sappiamo quali siano i prossimi piani dell’FBI per le future attività di raccolta dei dati. Noi non sappiamo quali scandali o azioni illegali – passate e presenti – siano attualmente insabbiati.

Noi abbiamo anche bisogno di sapere quali dati siano raccolti dalla NSA, sia nel territorio americano che a livello internazionale. Noi non sappiamo in quale misura la NSA raccolga i dati clandestinamente, o in che misura si basi su accordi con le varie grandi aziende. Noi non sappiamo quanto il “password cracking” sia utilizzato per accedere a dati cifrati, e quanto la NSA utilizzi le vulnerabilità dei sistemi informatici per accedere a informazioni protette. Noi non sappiamo se la NSA inserisca deliberatamente delle backdoor nei sistemi che vuole monitorare, con o senza l’autorizzazione dei produttori dei sistemi di comunicazione.

E noi abbiamo bisogno di sapere in dettaglio che tipo di analisi fanno queste organizzazioni. Noi non sappiamo cosa viene intercettato rapidamente al punto di raccolta dei dati, cosa viene archiviato per essere analizzato in un secondo momento, e per quanto tempo questi dati vengono tenuti in archivio. Noi non sappiamo che tipo di attività di profilazione vengano eseguite sui vari database, quanto sia massivo il livello dell’analisi dei dati ripresi dai droni e dai sistemi di videosorveglianza, quanto vengono spinte le procedure di analisi comportamentale, o quanto estensivamente vengano tracciate le attività degli amici o dei familiari delle persone che si trovano sulle loro liste dei monitorati speciali.

Noi non sappiamo quanto grande sia diventato l’apparato di sorveglianza degli Stati Uniti oggi, sia in termini di denaro speso, che di persone impiegate, né quante persone siano oggi sorvegliate e quanti dati siano raccolti. Le moderne tecnologie rendono oggi possibile monitorare in modo esteso sempre più gente – le recenti rivelazioni che riguardano la NSA dimostrano che essa potrebbe facilmente sorvegliare “chiunque” – rispetto a quanto sia mai stato fatto manualmente.

Quel che fanno coloro che fanno trapelare i segreti è la risposta morale a un’attività immorale posta in essere da chi è al potere. Quello che conta, qui, è quali siano i programmi e i metodi usati dal governo, non i dati dei singoli individui.

Mi rendo conto che sto chiedendo a uomini e donne di affrontare il rischio di un comportamento pericoloso e illegale. Fatelo con cura e con la massima sicurezza possibile, ma – e sto parlando proprio con voi che lavorate su uno di questi programmi segreti e probabilmente illegali – fatelo.

Se vedete qualcosa, dite qualcosa. Ci sono molte persone negli Stati Uniti che vi ammireranno e vi apprezzeranno.

Fonte: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=387433984698290&set=a.249590151816008.50771.249588228482867&type=1