IL VENTRILOQUO AMERICANO

di Gianni Lannes
«Il Gruppo Bilderberg è responsabile delle stragi in Italia e della strategia della tensione» dichiara pubblicamente il magistrato di chiara fama Ferdinando Imposimato (presidente onorario di Cassazione) – a cui la criminalità organizzata ha ammazzato un fratello. E tira in ballo pesanti condizionamenti ancora in atto, sullo Stato italiano. Ma non solo da parte della Nato. Uno, due. Uno, due. Italia al tappeto. Goldman Sachs innesca la crisi e fa piazzare al governo – dal presidente Giorgio Napolitano, socio Aspen (filiazione Bilderberg finanziata da Rockefeller) – il non eletto Mario Monti. Poi, mescola le carte per il caos pianificato post elettorale. Spunta dal nulla, ma solo per modo di dire, Beppe Grillo, che non si può definire presidente o segretario del Movimento 5 Stelle, solo perché è il proprietario. Non l’ha eletto nessuno, né in M5S né in Parlamento, però comanda un centinaio e passa di parlamentari e detta legge agli altri contendenti, dandosi arie da premier.
Secondo Carlo Freccero «il potere ha deciso lui stesso di gestire l’opposizione». Alla luce degli eventi ne sono personalmente convinto. Si saranno detti questi furboni d’oltre oceano: sfruttiamo uno che vanta popolarità sulle masse, ed il gioco è fatto. Così ci pappiamo definitivamente l’Italia. Certe operazioni partono da lontano, almeno dal 1992 (incontri sul Britannia della regina Elisabetta Windsor), se non prima.
Un riscontro? Uno strano ed ingiustificato contatto nel 2008 tra il primo emissario ufficiale del Governo USA in Italia, ed il comico ligure (che non vi ha mai fatto cenno): un incontro diretto di cui è prova un rapporto dettagliato, declassificato solo un anno fa. E non dimentichiamo il report di Mediobanca uscito il 18 febbraio a firma di Antonio Guglielmi, sull’esito di queste elezioni predeterminate.
Se non fosse una tragedia ci sarebbe da ridere e mettere questi boiardi alla berlina per sempre. Solo in un Paese tanto eterodiretto il mutamento politico può essere telecomandato così sfacciatamente dall’estero, come è già accaduto con l’annessione d’Italia – a scapito del Sud – finanziata notoriamente con capitali della massoneria inglese.
Senza più dignità e identità culturale, priva di una classe dirigente, l’Italia scivola sempre più in basso. Le chiacchiere da bar fluiscono su Internet e sospingono l’avanspettacolo al Quirinale. Uno stuolo di dilettanti in buona fede allo sbaraglio sbarca in Parlamento, alle dirette dipendenze di un padrone sulla base di un regolamento interno (da lui stesso definito “non statuto”), in palese violazione costituzionale. Ancora e sempre gioco d’azzardo? Nel giro di poco più di un anno: prima il governo “tecnico” di Monti richiesto dai potentati finanziari, poi l’annuncio di improvvise elezioni. Infine, il preannuncio da farsa: la legislatura durerà soltanto 6 mesi, poi nuovamente alle urne. Tanto va il servo alle urne che si crede cittadino.
Lui, il predicatore che ha usufruito di due condoni tombali per la sua società immobiliare Gestimar ed un condono cementizio per l’abuso edilizio del suo villone a Sant’Ilario a Genova, aveva sempre sbraitato “fuori i condannati dal Parlamento”. Ma adesso, con totale disinvoltura, si accinge ad approdare nei piani alti istituzionali, mercanteggiando un governo, anzi meglio, un’opposizione come vogliono i poteri forti, annacquando una legislatura. Un ras per conto terzi, senza titoli di alto profilo né cultura, ma che in compenso vanta una condanna penale per triplice omicidio colposo (con sentenza passato in giudicato) che bara spudoratamente, assurto al ruolo di sedicente “garante” senza alcun controllo democratico. 
Altro che Stato di diritto, siamo alla repubblichetta delle banane. E nessuno osa fiatare. Perché? A quanto pare, ci ritroviamo un telecomandato USA, perché forse alle demoplutocrazie anglo-americane non bastavano tutti i camerieri ed i lacché in attività. A parte i soliti, Ciampi, Prodi, Tremonti, Monti, Draghi, gli infiltrati sono ovunque: prendete il caso di Enrico Letta per fare un nome altolocato nel Partito Democratico, già membro della Commissione Trilaterale, emanazione diretta di David Rockefeller. Va ribadito il legame tra il presidente della BCE e Goldman Sachs risale all’epoca delle privatizzazioni italiane, all’inizio degli anni novanta, quando Mario Draghi dirigeva il Tesoro. Goldman Sachs ottiene miracolosamente nel 1993 (un anno dopo la riunione spartitoria del Britannia) il mandato per la cessione del gigante degli idrocarburi Eni. Nella compagnia del nuovo ordine mondiale figura anche Carlo De Benedetti,membro attivo del Bilberberg Group.
Forse nella Penisola i costituzionalisti si sono estinti, da quando è entrato in vigore il Trattato di Lisbona (primo gennaio 2009) che ha difatti congelato la Costituzione stessa.
Dopo qualche anno torno a sottolineare le ombre di Grillo. Allora chi controlla il controllore Casaleggio Gianroberto? Proprio il personaggio che Carlo Freccero evidenziando la contraddizione in  seno al Movimento 5 Stelle, ha pubblicamente definito in Tv «un grande esperto di marketing virale»? Da chi dipende, da chi è influenzato Giuseppe Piero Grillo?
Quesiti al capo M5S – La democrazia è partecipazione diretta. Ma soprattutto – per un giornalista o un cittadino – è fare domande, mettere in discussione il potere.  Allora ragionier Grillo cosa ha stabilito il governo degli Stati Uniti d’America nel suo incontro segreto di 5 anni fa, presso la sede diplomatica di via Veneto a Roma? In quell’occasione come si evince dalla lettura del rapporto inviato a Washington dall’ambasciatore Ronald Spogli (alle dipendenze di Bush junior), era in discussione la sua azione in campo politico. Per quale ragione non ha mai fatto menzione all’opinione pubblica di questo contatto particolare, e a distanza così ravvicinata con un esponente qualificato di una superpotenza che per sete di ingordigia fa guerra in mezzo mondo ed occupa militarmente la nostra Patria, esponendo l’intera nazione anche al pericolo nucleare? Chi ha stabilito questo contatto? Mister Grillo, sono stati gli esponenti governativi nordamericani a cercarla e con quali motivazioni? Oppure è stato lei, di sua iniziativa? E se così fosse, con quali fini? Conosce o ha mai intrattenuto rapporti oppure incontri con Enrico Sassoon?
Stefano Montanari usa l’ironia ma non scherza: «Un popolo che riconosce una valanga di consensi ad un comico ridotto a fare da fantoccio ad un ventriloquo può benissimo desiderare di essere rappresentato da due comici originali e in piena attività». Poi il chiasso delle tifoserie fa il resto di una guerricciola tra poveri italioti nel cortile dello zio Sam.  Insomma, al peggio  non c’è mai fine. Il dramma è che lo spirito critico sembra aver lasciato il posto alla credulità. Manca al popolo italiano una visione di insieme. La verità come sempre è sotto il naso e gli occhi di tutti. Basta ricomporla partendo dai frammenti in cui è stata spezzettata la realtà degli eventi. Tutto previsto, tutto programmato, tutto calcolato, anche la dabbenaggine dei servi elettori.
Goldman Sachs “apre” a Beppe Grillo, con un commento dal titolo “Reform is not the Same Word as Austerity” (“Fare riforme non significa austerita”) è il titolo del report cui l’analista affida le sue osservazioni a pochi giorni dalle elezioni politiche. L’agenzia giornalistica italiana spara un lancio il primo marzo alle 19 e 2 minuti: «Sembrerà strano, ma trovo che il risultato sia piuttosto entusiasmante»: con queste parole Jim O’Neill, presidente di Goldman Sachs asset management, commenta in un report l’esito del voto in Italia. “Mi sembra – scrive – che a un Paese il cui prodotto interno lordo è rimasto sostanzialmente invariato dal 1999 occorra un grande cambiamento”. “Forse il risultato elettorale, con i consensi raccolti dal Movimento cinque stelle, può segnare l’inizio di qualcosa di nuovo?”, si chiede. Il presidente di Goldman Sachs asset management ritiene, in secondo luogo, che il responso delle urne sia “qualcosa di simile a un incubo” per “l’elite consolidata dell’Italia e per gli altri centri di potere europei, in particolare Berlino e Francoforte” perché “mette in dubbio molti aspetti dello ‘status quo'” a cominciare dal fatto che “la riduzione del debito fine a se stessa” sia un obiettivo verso cui la politica debba rivolgersi. A differenza di quanto accade in altri Paesi difficili dell’Eurozona, si legge ancora nel report, “il vero problema dell’Italia è l’assenza di crescita economica. Credo – prosegue Jim O’Neill – che l’inasprimento della politica fiscale, con il vago obiettivo di ridurre il debito non sia una strategia intelligente. L’Italia ha bisogno di riformare il mercato del lavoro e di accrescere la produttività su scala nazionale”. In Italia – è la conclusione – “il termine riforma non equivale ad austerità e gli elettori lo hanno dimostrato”».La Goldman Sachs è la più potente banca d’affari americana, che condiziona mercati e governi, specializzata in speculazioni criminali. I governi non  governano il mondo, Goldman Sachs controlla sempre più l’umanità.
Soltanto pochi mesi fa, durante l’estate, è andata in onda la sceneggiata chiamata “Eurocrisi”. E Goldman Sachs che ha fatto? Scontato: ha scaricato l’Italia: infatti ha venduto oltre 2,3 miliardi di titoli di Stato. La banca d’affari appena scelta da Monti per curare la vendita di Fintecna alla Cassa Depositi e Prestiti ringrazia a modo suo. Con una mano ha venduto quasi tutti i Btp che aveva, con l’altra è corsa ad assicurarsi contro un eventuale fallimento dell’Italia. Alla fine di giugno, cioè alla fine del secondo trimestre del 2012, la banca d’affari americana per la quale il presidente del Consiglio non eletto, Monti Mario, ha lavorato dal 2005 al 2011, aveva infatti in portafoglio Btp per 191 milioni di dollari, cioè 2,3 miliardi in meno rispetto ai 2,51 miliardi che possedeva alla fine di marzo. Contemporaneamente Goldman Sachs ha investito per aumentare la propria posizione sui derivati per assicurarsi contro un eventuale fallimento dell’Italia. Si tratta dei famosi Credit default swaps (Cds), quegli strumenti finanziari che funzionano come le polizze assicurative. Insomma, la banca guidata da Lloyd Blankfein, colui che dichiarò di “fare il lavoro di Dio”, scommette sul default di Roma, non prima però di aver aiutato lo Stato a “vendersi” Fintecna. La holding che controlla fra le altre Fincantieri e Tirrenia è infatti di proprietà del ministero dell’Economia, così come la Cassa Depositi e Prestiti.
Sassoon connection – Ne ha macinata di strada il nostro “ufficiale di collegamento”. Tanto è vero che nel tempo è diventato Board Member e Presidente del Comitato Affari Economici dell’American Chamber of Commerce in Italy, la camera di commercio americana in Italia, «un ponte qualificato tra Italia e Stati Uniti con un network di cinquecento soci che include il cuore del mondo produttivo italiano, un gruppo di aziende ad alto tasso di internazionalizzazione capace di rappresentare il 2% del PIL nazionale». In concreto: una super lobby di multinazionali, fondazioni, banche e grandi gruppi che assembla le forze per tutelare i propri interessi e che promuove lo sviluppo dei rapporti commerciali tra Italia e USA. Per rendere bene l’idea di quanto esteso sia questo cartello basta leggere i nomi di alcuni dei gruppi presenti in Amcham unitamente ad AspenStandard & Poor’s, Philip Morris, IBM, Microsoft, ENI, Enel, Intesa San Paolo, Sisal, Rcs Editori, Esso, Bank of America, Coca Cola, Fiat, Fincantieri, Finmeccanica, Italcementi, Jp Morgan, Pfizer, Rai, Sky, Unicredit, Merrill Lynch, Basf, BNP Paribas, CIR, Credit Suisse, Deutsche Bank,  GDF Suez, Glaxo SmithKline, Google, Gruppo Marcegaglia, H3G, Impregilo, Italcementi, Mediaset, Pfizer, Farmindustria, Poste Italiane, Rcs, Sanofi-Aventis, Shell, Sisal, Sky, Siemens, Telecom, The Royal Bank of Scotland.
Enrico Sassoon si è accomodato fianco a fianco con gli stessi componenti dell’Aspen Institute Italiathink tank tecnocratico, diretta emanazione del famigerato Club Bilderberg. In un Comitato Esecutivo Aspen abbiamo scovato – oltre che Sassoon della Casaleggio – anche Mario Monti, John Elkann, Romano Prodi, Giulio Tremonti, tutti componenti italiani del Bilderberg. Nell’Aspen figura anche Lucia AnnunziataFedele Confalonieri e Giuliano Amato (aspirante presidente della Repubblica). Ora: come è possibile che la Casaleggio, spin doctor ed influencer di Grillo e del Movimento 5 Stelle, abbia il suo membro più importante all’interno di un Istituto popolato da quelli che dovrebbero in realtà essere i nemici dichiarati proprio di Grillo? Qual è la ragione? Quando è stato scoperto, ma soltanto dopo, Sassoon è stato costretto a dimettersi con una lettera aperta pubblicata dal Corriere della Sera.
Non è tutto.  Il dominio beppegrillo.it risulta intestato ad un certoEmanuele Bottaro di Modena, e potrebbe trattarsi di un normale prestanome (ma la trasparenza?), a destare sospetti è la domiciliazione del gestore tecnico del dominio, in via Jervis 77 a Ivrea. Lo stesso indirizzo della sede legale Olivetti, gruppoTelecom Italia. Niente di strano? Gianroberto Casaleggio fa decollare la sua avventura professionale proprio nella Olivetti, guidata all’epoca da Roberto Colaninno, già presidente di Alitalia e padre di Matteo, ex deputato del Pd. Poi Gianroberto inizia la scalata sociale e diventa amministratore delegato di Webegg, joint venture tra Olivetti e Finsiel. A fine giugno 2002 Olivetti cede la propria quota del 50 per cento in Webegg S.p.A. a I.T. Telecom S.p.A., che nel frattempo partorisce Netikos Spa, dove il più famoso dei Casaleggio partecipa al Cda con Michele Colaninno (secondogenito di Roberto e presente nel Cda Piaggio). Nel 2004, il guru di Grillo fonda – con altri dirigenti Webegg e con Enrico Sassoon – la Casaleggio Associati, attuale editore di Beppe Grillo.
Mediobanca – «L’esito delle elezioni del 24 – 25 febbraio sta diventando sempre più incerto» e «lo scenario più probabile è quello di nuove elezioni nel medio termine». Questa l’analisi di Mediobanca Securities, in uno studio diffuso il 18 febbraio e curato dall’analista equity Antonio Guglielmi.
L’analista di Piazzetta Cuccia rileva che, quella che a novembre sembrava una facile vittoria che avrebbe portato a un governo Bersani forte, non è più tale. «Appare inevitabile una coalizione Bersani-Monti, magari allargata ad altri partiti minori. In ogni caso questo non porterebbe a un governo Bersani forte, non è più nel pronostico. Come insegna la storia italiana, più ampia è la coalizione, più debole è la sua efficacia. Realisticamente – evidenzia il rapporto – noi riteniamo estremamente bassa la possibilità per l’Italia di assicurarsi un governo solido e coeso in grado di rimanere in carica per i prossimi cinque anni». Quindi, «presto potrebbero essere in vista nuove elezioni».
Tali deduzioni si basano verosimilmente sugli esiti dei sondaggi elettorali più recenti. Berlusconi – scrive la banca d’investimento – è in un trend di recupero e il Movimento 5 stelle sembra indirizzato a essere il vero vincitore di queste elezioni, con circa il 20% dei voti. Due elementi che renderebbero ancora più debole un governo Pd-Monti, soprattutto al Senato. Questo rischio di sostanziale “pareggio” tra i partiti potrebbe paradossalmente rivelarsi una potenziale buona notizia per l’Italia. Lo scenario più critico, ovvero un boom dei Grillini e una vittoria sul filo di lana di Berlusconi, secondo Mediobanca impaurirebbe i mercati al punto tale da mettere sotto pressione lo spread, dando così all’Italia la scusa perfetta per chiedere alla Bce l’accesso al programma Omt. A scommettere su questo scenario è anche l’istituto bancario francese Crédit Agricole, in un recente report del suo ufficio studi sulle prospettive economiche dell’Italia nel 2013.
Non manca una professione di ottimismo da parte di Mediobanca. Grazie comunque al programma Omt elaborato da Mario Draghi e dal Consiglio direttivo della Bce, qualsiasi sia l’esito delle elezioni italiane, i mercati dovrebbero mostrare capacità di tenuta.
La ricetta Mediobanca per ridurre il debito: cessioni del patrimonio pubblico. La mancata riduzione del debito pubblico è stata la principale delusione del Governo Monti, sottolinea lo studio. Nessuna riforma strutturale può dare benefici in un Paese che ogni anno deve pagare 80-100 miliardi di euro d’interessi sul suo debito. Lo studio, che tra l’altro stima a 150 miliardi il peso dell’evasione fiscale, sottolinea che non c’è spazio per tagliare le tasse e non sono fattibili neppure tagli alla spesa pubblica che colpiscano il welfare. Per ridurre il debito pubblico, Mediobanca Securities torna alla carica con la ricetta che aveva proposto lo scorso anno, ovvero l’uscita dal bilancio italiano di asset statali tramite la Cassa Depositi e Prestiti. Lo spazio in questo caso è vasto.  L’Italia possiede un patrimonio pubblico di 1.789 miliardi di euro, per un debito pari a 1984 Md€ nel 2011 (attualmente ha sfondato quota 2 mila miliardi). Il Ministero del Tesoro ha avviato di recente un inventario del proprio patrimonio. Solo le concessioni (78 Md€), le partecipazioni (132 Md€) e gli immobili (425 Md€) potranno essere inclusi in un programma di vendita di attivi pubblici.
 riferimenti:
 l’incontro segreto di Grillo e dell’ambasciatore USA:

Fonte: Su La Testa! di Gianni Lannes

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PER CHI HA VOTATO LA MAFIA?

Sicilia: lo stipendio incassato dagli onorevoli grillini

di Gianni Lannes
Toc toc! Anche alla luce di certi exploits, qualcuno sa per caso chi hanno votato le organizzazioni criminali propriamente dette, meglio note con i nomi di Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Basilischi, Sacra Corona Unita, Batterie, Camorra, eccetera eccetera? Vale a dire, non solo direttamente esponenti di primo piano ed insospettabili criminali, ma anche parenti, amici, conoscenti e tanta gente sotto minaccia o estorsione, ricattata, oppure soltanto timorosa di sgarrare? La copiosa letteratura in materia parla chiaro: le mafie influenzano ed orientano constamente il voto per un proprio tornaconto. Dalle carte giudiziarie, per esempio il processo al padrino Giulio Andreotti, sappiamo che il divo Giulio era organico fino al 1980 al sistema mafioso (solo nel senso che fino a quella data ci sono le prove in giudizio), anche se poi il reato è scivolato in prescrizione (ha stabilito la Cassazione). Rammentiamo che in passato i mafiosi hanno fatto votare per la democrazia cristiana, il partito socialista, il partito comunista, i socialdemocratici, i radicalied altri ancora.
In fondo questo è un diario internautico non un giornale. E poi ho chiuso con il giornalismo investigativo, almeno in Italia, dopo 26 anni di onorato mestiere sul campo. A differenza di chi millanta ritorsioni mafiose, come Saviano, ho purtroppo subito attentati veri. Ma è un’altra storia. Non sono stato fabbricato in qualche casa editrice, non sono un ectoplasma o un raccomandato a differenza di tanti altri.
Ecco qualcosa di personale. Sono un uomo libero, senza padroni, poi un ricercatore, infine un giornalista. Allora, ho ricevuto in questi ultimi tempi alcune telegrafiche comunicazioni di conoscenti e simpatizzanti di Beppe Grillo, che mi hanno invocato di risparmiare il loro beniamino, di non prendermela con lui. Come dire di no? Mica puoi esercitare il diritto di critica documentata su un comico (con le sembianze del politicante) controllato a distanza da un perito informatico, a sua volta pilotato da sistemi impercettibili ai comuni mortali italioti, che vogliono far implodere definitivamente l’Italia. Non puoi scandagliare le attività pseudo-politiche di un individuo “inconsapevole”. E nemmeno scrutare i meccanismi occulti che hanno appoggiato l’iter del famoso ragioniere. Eccoli accontentati!
Una precisaizone è d’obbligo. Il dovere del giornalismo è quello di controllare il potere, qualsiasi potere: un compito a cui la casta a cui non appartengo nel Belpaese, ha ormai abdicato da tempo.
In questo caso, il riflettore va acceso su una forza politica che presenta una oscura genesi. Intanto, Grillo ancora l’altro giorno ha blaterato in tv che i parlamentari regionali di M5S in Sicilia hanno rinunciato allo stipendio. I documenti ufficiali dicono altro.
In questi ultimi scampoli di campagna elettorale, dopo alcune immersioni nei mari di Sicilia (dove ho lavorato in incognito per anni) ed aver circumnavigato la magnifica isola, imbattendomi nei soliti giochi di guerra della NATO addirittura sulle faglie sismiche più attive e pericolose, evitando in barca a vela i sommergibili a propulsione ed armamento nucleare nel Golfo di Augusta (segnalati dagli avvisi di pericolosità della Guardia Costiera, nonché dai notam della NATO), ho pensato proprio a Grillo.
Da ragazzo mi faceva anche ridere quanto lo scorgevo nelle comparsate tv ai tempi del programma “Te la do io l’America”. Ne è passata di acqua contaminata da scorie sotto i ponti. Fuor di metafora che colpiscono alla pancia. Mi sono tornate in mente, mentre attraversavo la Kalsa, le recenti parole del predicatore che vuole aprire come una scatola di tonno il Parlamento. Insistendo in questo movimento onirico a ritroso, la memoria mi ha giocato un pessimo scherzo, rievocando le frasi pronunciate nella primavera dello scorso anno dall’allievo di Casaleggio, durante la campagna elettorale amministrativa.
A dirla tutta, avevo dedicato a questa e qualche altra impresa grulliana, qualche corposo paragrafo nel libro IL GRANDE FRATELLO. STRATEGIE DEL DOMINIO. E ne avevo perfino scritto (il 30 aprile 2012: “Beppe Grillo elogia a Palermo la mafia”) su questo blog di periferia, un piccolo strumento per chi non ha voce.Poi mi sono ricordato di un premio ricevuto immeritatamente tre anni fa, in ricordo di due magistrati trucidati da Cosa Nostra, vale a dire: Rosario Livatino ed Antonino Saetta. Non amo particolarmente i giudici. Li ho conosciuti nei tribunali sia come parte offesa sia come imputato nei processi subiti per “diffamazione”: il reato antidiluviano (da codice Rocco) tanto di moda in Italia per arrestare le inchieste scottanti, ed intimidire giornalisti ed editori. E in tutti e due i casi ho avuto modo di pensarne bene e di pensarne male. Purtuttavia, mi sono sempre rifiutato di porre la mia motivata diffidenza al servizio di un potere di Stato che cerca sempre, attaccando la magistratura, di azzerare ogni forma di controllo della legalità per affermare la propria impunità (il caso esemplare di Berlusconi Silvio).

Grillo ha tirato in ballo Cosa Nostra utilizzandola come termine di paragone per gli effetti devastanti della crisi economica. «La mafia non ha mai strangolato le proprie vittime, i propri clienti, si limita a prendere il pizzo. Ma qua vediamo un’altra mafia che strangola la propria vittima». Con queste parole Beppe Grillo, a Palermo per sostenere il candidato sindaco Riccardo Nuti. Per me sono espressioni indelebili, di stampo mafioso, appunto, perché la mafia l’ho sfiorata e l’ho vissuta, l’ho respirata, l’ho studiata e l’ho attraversata senza farmi contaminare, pagando a duro prezzo e di persona.
Grillo dovrebbe inginocchiarsi e chiedere pubblicamente scusa, quanto meno alla memoria di tantissime vittime illustri o sconosciute di “santa mafia”. L’imbonitore, dopo un anno non ha sentito ancora il bisogno di genuflettersi umilmente. Pensate un pò: uno che sproloquia così, ora dirigerà senza controllo e con potere assoluto, ossia in palese violazione costituzionale, un gruppo parlamentare: sarà dice lui stesso, “l’ago della bilancia”.
Per la cronaca i boss corleonesi strangolarono il piccolo Santino Di Matteo e poi sciolsero il suo corpicino nell’acido.
«Noi abbiamo candidato Toto’ u curtu e u Malpassotu come vicesindaco, vediamo come va – aveva detto il comico genovese prima di salire sul palco – . La mafia non ha mai strangolato il proprio cliente, la mafia prende il pizzo, il 10 per cento. Qui siamo nella mafia che ha preso un’altra dimensione, strangola la propria vittima». Una battuta macabra e fuori luogo che ha innescato una giusta polemica, amplificata anche dal fatto che proprio lo stesso giorno a Palermo si commemorava l’anniversario dell’assassinio di Pio La Torre e Rosario Di Salvo, uccisi da Cosa Nostra esattamente 31 anni fa.
Il noto Fiorello, in una rassegna stampa postata su youtube ha replicato ironicamente da par suo, lui sì un gran signore: «Grillo… hai detto una cazzata. Hai detto una grande cazzata». Poi ha aggiunto: «Ne sa poco di mafia, si andasse a vedere tutti i pilastri delle autostrade che ci sono in Sicilia. Grillo, ti posso dire una cosa? Ma vattela a piglia ‘nder pizzo».
E ancora: «Grillo parla come un mafioso senza essere nemmeno originale. Gli stessi argomenti prima di lui li hanno già utilizzati Vito Ciancimino e Tano Badalamenti. E come l’ultimo dei mafiosi non ha nemmeno il coraggio di confrontarsi pubblicamente sulle sue patetiche provocazioni» dichiarò Claudio Fava, a cui la mafia ha strappato il padre nel 1984. Giuseppe era un grande giornalista italiano.
Quante volte Grillo dedito al turpiloquio ossessivo, ha mandato a quel paese in maniera volgare e plateale i giornalisti italiani? Tante, troppe. Bene, rammento a questo fenomeno da baraccone che proprio in Sicilia, la mafia per ordini superiori, fece sparire il giornalista Mauro De Mauro a Palermo la sera del 16 settembre 1970. Ero piccolo, ma già allora questa tragica notiziava che riecheggiava nei telegiornali mi sembrava una grande ingiustizia. Come il rapimento di Aldo Moro, la strage della sua scorta ed infine, la sua orribile esecuzione, abbandonato dai maggiorenti del suo stesso partito, la diccì, in primis Francesco Cossiga (il depistatore di professione) e Giulio Andreotti. Moro era un vero statista: quelli in circolazione oggi nel transatlantico sono meno di nanerottoli. E ora abbiamo anche il “furbone del villaggio” che fa affari con l’avanspettacolo da quattro soldi ed ha un socio che detta legge. Che miseria. Com’è caduta in basso l’Italia.
Nessuna dietrologia, ma sappiamo perché abbiamo letto attentamente le carte segrete del governo nordamericano, declassificate dopo mezzo secolo (attualmente depositate in Italia, presso l’Archivio Casarrubea di Partinico), dei torbidi intrecci tra gli Stati Uniti d’America e le cosche mafiose per favorire lo sbarco alleato. Azioni e collaborazioni proseguite con la strage di Portella della Ginestra, l’attentato mortale ad Enrico Mattei, la strategia della tensione, l’omicidio di Mauro Rostagno a Trapani, e tante altre nefandezze ancora, fino ai nostri giorni.
Ora salta fuori che Beppe Grillo senza dire niente all’opinione pubblica, si incontra segretamente a pranzo nel 2008 con l’ambasciatore Ronald Spogli per parlare del futuro scenario politico italiano. Che singolare coincidenza. Di lì a poco nascerà il Movimento 5 Stelle che di democratico non ha nulla: sulla carta il padrone da atto notarile, cioè da “non statuto” è Giuseppe Piero Grillo. Punto e basta. Cinque anni più tardi,  questo “partito” senza alcun controllo di legalità, costruito sul copioneCasaleggio (legato a doppio filo ad Aspen, JP Morgan e quindi Rockefeller) fa il botto alle elezioni e scoppia il caos programmato. Troppe coincidenze.
Le strade del nuovo ordine mondiale sembrano infinite, ma non ci incantano, tantomeno ci intimidiscono per ragioni caratteriali e per scelte ed esperienze di vita.
Che ne dite? Penso che anche i grillini dopo l’ubriacatura del momento possano aprire gli occhi, anche perché Grillo o chi per lui, soffia sullo scontento popolare ed alimenta illusioni nei giovani. Insomma, è una pericollosa deriva, come altre, del resto.