IL PIANO KALERGI

L’immigrazione di massa è un fenomeno le cui cause sono tutt’oggi abilmente celate dal Sistema e che la propaganda multietnica si sforza falsamente di rappresentare come inevitabile.
Con questo articolo intendiamo dimostrare una volta per tutte che non si tratta di un fenomeno spontaneo. Ciò che si vorrebbe far apparire come un frutto ineluttabile della storia è in realtà un piano studiato a tavolino e preparato da decenni per distruggere completamente il volto del Vecchio continente.
D’altronde l’esproprio delle risorse da parte delle potenti multinazionali occidentali, controllate dall’elite massonico-finanziaria è la prima causa dell’immigrazione.
 L’ESSENZA DEL PIANO KALERGI
Nel suo libro «Praktischer Idealismus», Kalergi dichiara che gli abitanti dei futuri “Stati Uniti d’Europa” non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale. Egli afferma senza mezzi termini che è necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’élite al potere.
Ecco come Gerd Honsik descrive l’essenza del Piano Kalergi (2)
Kalergi proclama l’abolizione del diritto di autodeterminazione dei popoli e, successivamente,l’eliminazione delle nazioni per mezzo dei movimenti etnici separatisti o l’immigrazione allogena di massa. Affinché l’Europa sia dominabile dall’élite, pretende di trasformare i popoli omogenei in una razza mescolata di bianchi, negri e asiatici. A questi meticci egli attribuisce crudeltà, infedeltà e altre caratteristiche che, secondo lui, devono essere create coscientemente perché sono indispensabili per conseguire la superiorità dell‘elite.
Eliminando per prima la democrazia, ossia il governo del popolo, e poi il popolo medesimo attraverso la mescolanza razziale, la razza bianca deve essere sostituita da una razza meticcia facilmente dominabile. Abolendo il principio dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge e evitando qualunque critica alle minoranze con leggi straordinarie che le proteggano, si riuscirà a reprimere la massa. I politici del suo tempo diedero ascolto a Kalergi, le potenze occidentali si basarono sul suo piano e le banche, la stampa e i servizi segreti americani finanziarono i suoi progetti. I capi della politica europea sanno bene che è lui l’autore di questa Europa che si dirige a Bruxelles e a Maastricht.
 
 DA KALERGI AI NOSTRI GIORNI
Benché nessun libro di scuola parli di Kalergi, le sue idee sono rimaste i principi ispiratori dell’odierna Unione Europea. La convinzione che i popoli d’Europa debbano essere mescolati con negri e asiatici per distruggerne l’identità e creare un’unica razza meticcia, sta alla base di tutte le politiche comunitarie volte all’integrazione e alla tutela delle minoranze. Non si tratta di principi umanitari, ma di direttive emanate con spietata determinazione per realizzare il più grande genocidio della storia.
In suo onore è stato istituito il premio europeo Coudenhove-Kalergi che ogni due anni premia gli europeisti che si sono maggiormente distinti nel perseguire il suo piano criminale. Tra di loro troviamo nomi del calibro di Angela Merkel o Herman Van Rompuy.

 La Società Europea Coudenhove-Kalergi ha assegnato
 alla Cancelliera Federale Angela Merkel
 il Premio europeo nel 2010
Il 16 novembre 2012 è stato conferito al presidente del Consiglio europeo
 Herman Van Rompuy il premio europeo Coudenhove-Kalergi 2012 durante un
 convegno specialesvoltosi a Vienna per celebrare i novant’anni del
 movimento paneuropeo. Alla sue spalle compare
 il simbolo dell’unione paneuropea: una croce rossa che sovrasta
 il sole dorato, simbolo che era stato l’insegna dei Rosacroce.
L’incitamento al genocidio è anche alla base dei costanti inviti dell’ONU ad accogliere milioni di immigrati per compensare la bassa natalità europea. Secondo un rapporto diffuso all’inizio del nuovo millennio, gennaio 2000, nel rapporto della “Population division” (Divisione per la popolazione) delle Nazioni Unite a New York, intitolato: “Migrazioni di ricambio: una soluzione per le popolazioni in declino e invecchiamento, l’Europa avrebbe bisogno entro il 2025 di 159 milioni di immigrati. Ci si chiede come sarebbe possibile fare stime così precise se l’immigrazione non fosse un piano studiato a tavolino. È certo infatti che la bassa natalità di per sé potrebbe essere facilmente invertita con idonei provvedimenti di sostegno alle famiglie. È altrettanto evidente che non è attraverso l’apporto di un patrimonio genetico diverso che si protegge il patrimonio genetico europeo, ma che così facendo se ne accelera la scomparsa. L’unico scopo di queste misure è dunque quello di snaturare completamente un popolo, trasformarlo in un insieme di individui senza più alcuna coesione etnica, storica e culturale. In breve, le tesi del Piano Kalergi hanno costituito e costituiscono tutt’oggi il fondamento delle politiche ufficiali dei governi volte al genocidio dei popoli europei attraverso l‘immigrazione di massa. G. Brock Chisholm, ex direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dimostra di avere imparato bene la lezione di Kalergi quando afferma:
«Ciò che in tutti i luoghi la gente deve fare è praticare la limitazione delle nascite e i matrimoni misti (tra razze differenti), e ciò in vista di creare una sola razza in un mondo unico dipendente da un’autorità centrale» (4)
CONCLUSIONE
Se ci guardiamo attorno il piano Kalergi sembra essersi pienamente realizzato. Siamo di fronte ad una vera terzomondializzazione dell’Europa. L’assioma portante della “Nuova civiltà” sostenuta dagli evangelizzatori del Verbo multiculturale, è l’adesione all’incrocio etnico forzato. Gli europei sono naufragati nel meticciato, sommersi da orde di immigrati afro-asiatici. La piaga dei matrimoni misti produce ogni anno migliaia di nuovi individui di razza mista: i “figli di Kalergi”. Sotto la duplice spinta della disinformazione e del rimbecillimento umanitario operato dai mezzi di comunicazione di massa si è insegnato agli europei a rinnegare le proprie origini, a disconoscere la propria identità etnica? I sostenitori della Globalizzazione si sforzano di convincerci che rinunciare alla nostra identità è un atto progressista e umanitario, che il “razzismo” è sbagliato, ma solo perché vorrebbero farci diventare tutti come ciechi consumatori. È più che mai necessario in questi tempi reagire alle menzogne del Sistema, ridestare lo spirito di ribellione negli europei. Occorre mettere sotto gli occhi di tutti il fatto che l’integrazione equivale a un genocidio. Non abbiamo altra scelta, l’alternativa è il suicidio etnico: il piano Kalergi.
Tratto da: cogitoergo.it
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Si chiama “Jobs act”, ma si traduce “precarietà”

Il governo delle larghe intese in versione televendita ha confezionato la sua offerta, anzi il baratto. Lo smantellamento totale e definitivo del contratto a tempo indeterminato per ottanta euro al mese in più in busta paga. Il predicatore americano con le sue belle slide ha chiarito che per la crescita bisogna rinunciare ai diritti, per la carità alle tutele. Tutto di guadagnato per loro, i padroni, niente di nuovo per noi, se non un’ulteriore passaggio verso una flessibilità sempre più selvaggia del mercato del lavoro. Il Jobs act di Renzi, il new deal del mercato del lavoro, si traduce nell’ennesimo attacco ai diritti dei lavoratori iniziato con il Pacchetto Treu del 1997 proprio da quello stesso partito che oggi, seppur più “moderno e giovanile”, sta completando il progetto originario: istituzionalizzare la precarietà in nome della crescita, è l’Europa che ce lo chiede, c’era scritto su una slide.

Immediatamente è emerso che Confindustria sia stata la più colpita, a causa della mancanza di ulteriori sgravi fiscali, ma in realtà sulla regolamentazione del “mercato del lavoro” il grande regalo alle imprese e alle cooperative del Ministro Poletti rimane l’unica certezza. Il resto tutto fumo e promesse surreali. Tremonti con la sua finanza creativa in confronto era un dilettante.
Il jobs act si traduce nell’allungamento del contratto a tempo determinato fino a 36 mesi, durante i quali si può essere licenziati in ogni momento (senza la possibilità di ricorrere al giudice salvo per mobbing), e nella “semplificazione” del contratto di apprendistato. L’aumento in busta paga, il rafforzamento dei servizi per il lavoro, il cosiddetto sussidio universale (il Naspi), il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti ed i finanziamenti della Youth Guarantee (i fondi europei per combattere la disoccupazione giovanile), i soldi per le scuole e per il dissesto idrogeologico sono invece tutti rimandati alle commissioni parlamentari per l’approvazione della Delega al Governo. Conoscendo i tempi e gli equilibri della maggioranza in Parlamento significa rimandare l’approvazione delle misure a “tempo indeterminato”, potremmo dire bene in questo caso.
Rispetto alle proposte e dichiarazioni del ministro Poletti, la Fornero sembra una socialdemocratica d’altri tempi! Con il contratto a tempo determinato senza causale fino a 36 mesi (con la Fornero era fermo a 12 e prevedeva una cospicua interruzione tra un rapporto ed un altro) si permette l’assunzione senza una motivazione specifica nell’oggetto del contratto, quindi senza un reale motivo che giustifichi il termine temporale. Il contratto a tempo indeterminato come contratto “prevalente” (diceva la Fornero) va definitivamente in soffitta insieme allo spirito originario delle cooperative rosse, da tempo ricoperte di polvere, da ottimi profitti e dalla repressione nei confronti di chi osa ribellarsi ed organizzarsi per non cedere ai ricatti e allo sfruttamento.
Secondo Poletti la causale che giustificava l’assunzione a termine era un intoppo, un blocco burocratico, un motivo di contenzioso, non un diritto, una garanzia, una tutela. Se prima il termine temporale era un’eccezione dovuta ad esigenze produttive temporanee, oggi diventa la regola. A questa si aggiunge la completa liberalizzazione della proroga dei contratti a termine (che può essere reiterata più volte) all’interno del limite dei tre anni. Ciò significa che si possono stipulare innumerevoli rapporti di lavoro tra le stesse parti senza attendere neanche un giorno da un contratto ad un altro e senza indicarne il motivo. Con la scusa di favorire un unico rapporto rispetto alla giungla prodotta dalla legge Biagi, si individua un “contratto gabbia” che concede mano libera alle imprese e zero tutele ai lavoratori. “Doveva arrivare la svolta del contratto unico a tempo indeterminato – dice Michele Tiraboschi, giuslavorista della Fondazione Marco Biagi, non certo un comunista! – e invece il governo ha approvato il suo esatto contrario con una sostanziale liberalizzazione del contratto di lavoro a termine che oggi copre il 60% degli avviamenti al lavoro. Nel breve periodo la misura è senza dubbio utile per riattivare il mercato del lavoro – ed ecco il comunista! – anche se si pone in piena contraddizione, nel medio e nel lungo periodo, con la filosofia più volte annunciata dal jobs act di sostegno al lavoro di qualità e alla lotta la precariato”.
Altro regalo a Confindustria è la cosiddetta “semplificazione” dell’apprendistato. Si parte dalla diminuzione della retribuzione; non serve poi più il progetto formativo in forma scritta, scompare sia l’obbligo di assumere almeno il 30% degli apprendisti in organico, sia quello di integrare la formazione elargita dall’azienda con quella proposta dalle Regioni. Traduzione: rimangono gli sgravi fiscali e contributivi per chi assume e si esaurisce di fatto la formazione per l’apprendista. Un altro contratto che serve ad ingrossare la precarietà, ma che all’unisono i sindacati confederali, a partire dalla Camusso della Cgil, hanno fatto a gara immediatamente nel riconoscere un salto di qualità nell’intervento di Renzi, che finalmente “mette un po’ di soldi nelle tasche degli italiani”. Salvo accorgersi dopo qualche giorno che le risorse per il contentino degli 80 euro mensili in busta paga potrebbero derivare da un prelievo sulle pensioni e dall’ennesima revisione della spesa pubblica, con un’ulteriore mannaia verso i servizi pubblici, ciò che rimane dello Stato sociale ed un “piano di equiparazione” salariale e contrattuale tra il lavoro pubblico e quello privato, tutto al ribasso.
Se da un lato lo show sembra aver attecchito nei media nazional-popolari, dall’altro ci pensano i fautori e i garanti delle politiche economiche liberiste a riportare con i piedi per terra il Presidente del Consiglio: dal presidente della BCE Draghi al Fondo Monetario Internazionale, passando per il Sole 24 ore di Confindustria, dietro i facili trionfalismi al centro di tutto rimane la crisi sociale ed economica dell’Italia. I conti continuano a non tornare, poiché dalla questione di fondo non si scappa, ossia il problema strutturale del debito pubblico. Infatti nonostante il ridursi del costo per interessi di questi ultimi mesi, il debito pubblico in termini assoluti e in proporzione al Pil continua ad aumentare. Le ricette della Commissione europea rimangono sempre le stesse: riforme del mercato del lavoro, dello Stato sociale e così via. Ed ecco che un giorno Renzi deve fare proclami, presenziare “Porta a porta” e il giorno dopo deve rispondere ai dettami e vincoli di bilancio, al fiscal compact, alle dure leggi che l’economia di mercato impone col supporto della Troika.
L’unica rigidità che rimane indissolubile è che il prezzo da pagare per il risanamento dei conti dello Stato devono pagarlo le classi popolari. Renzi, a differenza dei suoi predecessori, ha ben compreso che la logica dei due tempi (prima il risanamento e poi lo sviluppo) non rende in termini di consenso. Per questo spariglia le carte, preferisce lanciare “riforme” che rimandano allo sviluppo, atte a modificare l’immaginario collettivo, quando poi la realtà rimane intatta insieme alle sue ricette ed effetti sociali, plasticamente rappresentati dalla notizia degli 8.500 esuberi previsti da Unicredit, di cui 5.700 in Italia a causa di un bilancio in rosso di 14 miliardi di euro, a fronte di 2 miliardi di profitti previsti per l’esercizio 2013.
Mentre qualcuno continua ad avere dubbi sulla possibilità che le “annunciazioni” e la flessibilità selvaggia targata Renzi possa essere minimamente di sinistra, le nostre idee e pratiche continuano ad essere legate ad una domanda imprescindibile: come rivoltare questa idea di forza-lavoro “usa e getta” dipendente dall’andamento del mercato globalizzato? Le risposte sono tutte da ricercare all’interno dei conflitti sociali, nei meandri di una classe da ricostruire all’interno delle lotte in grado di mettere in discussione i “diritti del capitale”, contribuire alla costruzione di movimenti sociali e politici per ricominciare a praticare l’esproprio, per riappropriarci di ciò che ci appartiene, strappare un salario minimo, così come un reddito sociale, che non solo ripristini il diritto al lavoro bensì il diritto a scegliersi il lavoro.

Fonte: NoCensura.com

“ALDO MORO DOVEVA MORIRE”. COSI’ AVEVANO STABILITO I CRIMINALI DEL GOVERNO USA, HENRY KISSINGER IN TESTA

 

 
il cadavere di Aldo Moro in via Caetani a Roma (9 maggio 1978)

di Gianni Lannes

Il presidente Aldo Moro: l’ultimo statista italiano, è stato barbaramente assassinato per aver rivelato i segreti della Nato. Così avevano decretato i criminali del Governo di Washington, con il beneplacito del governo eterodiretto di Cossiga e del mafioso Andreotti.
Henry Kissinger – affiliato come Enrico Letta, Mario Monti, Romano Prodi (quello nel 1978 della seduta spiritica) e tanti altri politicanti tricolore all’organizzazione terroristica Bilderberg Group – aveva minacciato di morte proprio Moro. I riscontri sono emersi nei processi e nella testimonianza del portavoce dell’uomo politico italiano, Corrado Guerzoni, nonché della moglie dello stesso Moro.
 Recentemente Giovanni Minoli ha intervistato Steve Pieczenik, inviato dalla Casa Bianca in Italia nel ‘78 per fare da consulente al governo Cossiga, in realtà liquidare Moro. Dal minuto 18:35 un delirio da criminale senza limiti che comanda e ricatta i politici italiani e decreta che: «Aldo Moro doveva morire».
Su queste diario internautico avevo anticipato questa notizia già alcuni mesi fa:
Adesso la Procura della Repubblica di Roma ha incaricato la Digos di acquisire la cassetta dell’intervista di Giovanni Minoli a Steve Pieczenik, esperto di terrorismo, al microfono di Giovanni Minoli sull’esecuzione di Aldo Moro decretata ufficialmente del Dipartimento di Stato Usa nel 1978. Pieczenik ha indirizzato e gestito l’azione delle autorità italiane (ovvero del presidente del consiglio Francesco Cossiga, il depistatore finale della strage di Ustica) con le Br (telecomandate da Cia e Mossad) nella vicenda poi culminata con l’omicidio a sangue freddo di Aldo Moro. Quei brigatisti sono stati tutti graziati. E i politicanti promossi sul campo: Cossiga è diventato presidente della Repubblica; e Prodi ne ha fatta di strada da allora, rovinando l’Italia. Romano Prodi dovrebbe essere interrogato, anzi torchiato dai magistrati e rivelare cosa c’era dietro il giochetto della seduta spiritica per individuare la prigione di Moro (ubicazione ben nota al governo Cossiga). Carriere in riscossione?
 
Napolitano e  Kissinger
Più ai giorni nostri il presidente pro tempore della Repubblica, tale Giorgio Napolitano ha ricevuto proprio Henry Kissinger e con lui ha partecipato ad un convegno organizzato dall’Aspen Italia (finanziata dal clan massonico Rockefeller), succursale a stelle e strisce di cui Letta Enrico è stato vice presidente fino alla recente promozione a Palazzo Chigi, pur non essendo stato indicato dal popolo sovrano.
L’inquilino pro tempore del Quirinale (Napolitano) tutto spesato dal popolo sovrano e lavoratore italiano, oltre alla trattativa Stato & Mafia (la stessa cosa) ovvero alle 4 bobine di telefonate intercorse tra lui e l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino (rinviato a giudizio dalla Procura di Palermo), dovrebbe spiegare al popolo sovrano anche le ragioni per ricevere in pompa magna il criminale internazionale Kissinger, che aveva decretato l’omicidio di Moro e la strage della sua scorta. Per non dimenticare tutti i crimini impuniti di Kissinger in Sudamerica, a partire dall’assassinio di Salvador Allende. Dopodiché dimettersi immediatamente. In Parlamento c’è una forza politica in grado di costringere Napolitano a tanto? Il Movimento 5 Stelle batta per davvero un colpo finale.
Per la cronaca: ancora oggi, dopo 35 anni dalla strage di via Fani e dall’esecuzione di Moro, la documentazione è inspiegabilmente sottoposta a segreto di Stato, nonostante la legge abbia stabilito il limite temporale di 30 anni. Insomma, lo Stato, o meglio i manovratori occulti e palesi che hanno occupato le istituzioni per conto straniero, aggira le sue stesse leggi. Una vergogna intollerabile.
Post scriptum

Aldo Moro fu abbandonato al suo destino dalla Democrazia Cristiana di Andreotti e dal Partito Comunista di Berlinguer.

Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa mandato a morire a Palermo, è stato assassinato unitamente a sua moglie perché a conoscenza del vero movente dell’omicidio Moro.  
Mister Napolitano lei come ha potuto ricevere a nome del popolo italiano un simile macellaio come Kissinger? 
 
Eurogendfor: la polizia militare europea sotto il controllo e agli ordini della Nato. Pochi se ne sono accorti. La manovra prevede la disarticolazione in atto dell’Arma dei carabinieri e della Polizia di Stato. Vale a dire: due forze armate ancora indipendenti e non ancora sotto il controllo e le direttive del Patto Atlantico.  I servizi segreti italiani (Aisi e Aise) sono da sempre controllati dalle agenzie di intelligence dello zio Sam.

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=EUROGENDFOR 

Cui prodest?

Il mondo in mano alla “sconosciuta” casta dei Gesuiti

gesuiti

Editoriale a cura di Alessandro Raffa – per signoraggio.it

Chi sono, i Gesuiti?

La maggioranza dei cittadini non saprebbe rispondere.

Fior di laureati, persone di elevato grado culturale, alla domanda “chi sono i Gesuiti” non saprebbero rispondere, oppure lo farebbero in modo molto vago. Del resto, di loro i mass media non parlano mai: e persino i “blog liberi” di contro-informazione ne parlano pochissimo, con il ”contagocce”, in quanto i Gesuiti mantengono un bassissimo profilo, operano “sotto il radar”, non danno occasione di parlare di loro.

L’Ordine dei Gesuiti – o “Compagnia di Gesù” – secondo Wikipedia è “un istituto religioso maschile di diritto pontificio“.

Ma non sono un istituto qualsiasi; infatti i loro uomini sono alla guida alla guida delle più importanti NAZIONI del mondo. Controllano i governi, ma anche le ISTITUZIONI FINANZIARIE, e da quando Jorge Mario Bergoglio è diventato Papa, persino il Vaticano! In parole povere, controllano TUTTO.

Noi liberi blogger evidenziamo spesso le ”connessioni” tra i governi ed il gruppo Bilderberg, la Commissione Trilaterale, l’Aspen Institute, il “Club di Roma” e altre organizzazioni paramassoniche sovranazionali, a cui appartengono tutti i politici più influenti, i capi delle multinazionali più potenti, i giornalisti dei principali organi di informazione.

Ma il vero “filo conduttore” che lega i potenti tra loro sono i Gesuiti. I cui uomini fanno parte anche, ovviamente, dei gruppi sopracitati: che sono una sorta di “gruppi di coordinamento” dove i potenti stabiliscono le strategie per conseguire interessi e obiettivi comuni. I Gesuiti sono senza dubbio al di sopra di Bilderberg & co. e anzi, probabilmente i gruppi in questione eseguono le direttive dei Gesuiti stessi, quantomeno anche dei Gesuiti, che controllano direttamente i posti di comando più importanti.

Mario Monti [1] ex premier “calato dall’alto” dai poteri forti, servo devoto di tutte le associazioncine sopracitate, è notoriamente uomo dei Gesuiti.

Mario Draghi [2] numero uno della Banca Centrale Europea, è legato mani e piedi ai Gesuiti.

Il Presidente USA Barack Obama [3] è apertamente sostenuto dai Gesuiti;

Herman  Van Rompuy e Jose Barroso [4] rispettivamente  Presidente del Consiglio europeo e Presidente della Commissione europea, ovvero i massimi vertici dell’UE, nominati e non eletti dai cittadini, per la maggioranza assoluta dei quali sono due sconosciuti, sono uomini dei Gesuiti.

Il numero delle importanti personalità, attualmente in carica o del passato (politici, ma non solo legate ai Gesuiti è impressionante; [6]  dall’ex Presidente USA Bill Clinton fino al dittatore cubano Fidel Castro, passando per l’ex Presidente Italiano Ciampi, e una valanga di politici: Rutelli, Fassino e molti altri hanno studiato dai Gesuiti. Cercando nei meandri della rete informazioni saltano fuori nomi di destra e di sinistra, del clero e delle banche, tutti legati a vario titolo ai Gesuiti. Ne citiamo alcuni nell’approfondimento di seguito [6] e teniamo presente che la ricerca è molto parziale, limitata alle personalità ai vertici delle istituzioni più importanti del mondo e ai nomi italiani. Sono numerosi i protagonisti della politica italiana legati ai Gesuiti, ex premier, ex presidenti, ex ministri, capi partito, etc. e sicuramente se passassimo al setaccio la classe dirigente delle altre nazioni occidentali verrebbe fuori un quadro simile. Cercando informazioni sui nomi italiano, sulle pagine in italiano, è saltato fuori anche lo spagnolo Rajoy e persino Fidel Castro!

Di seguito vi allego alcuni approfondimenti circa le relazioni tra le personalità che ho citato ed i Gesuiti. vi propongo fonti  “di sistema”  e anche di ”contro-informazione”; ovviamente quest’ultime evidenziano anche gli aspetti, i “dettagli” che i mass media tradizionali invece occultano;

[1] Mario Monti:

Monti Gesuita mancato di Dagospia

–  I legami di Monti con i Gesuiti e le altre caste massoniche di nocensura.com

Monti controllato dai Gesuiti di Nwotruthresearch

[2] Mario Draghi:

– Mario Draghi e i gesuiti  di Gesuitinews

[3] Barack Obama:

Gesuiti pro Obama  di Il Foglio

Obama promosso dai Gesuiti a Di La Stampa

Dossier Obama: le connessioni dell’Amministrazione USA con Gesuiti e Vaticano di nocensura.com

[4]  Herman  Van Rompuy e Jose Barroso

Spadaro: «Draghi, Monti, Van Rompuy: gesuiti al comando» di L’Unità (il loro legame con i gesuiti è evidenziato persino dal quotidiano del PD…)

Ue: Van Rompuy ironizza, con Monti-Draghi-Rajoy ‘internazionale gesuita’ di Libero

–  Van Rompuy un pupazzo educato dai Gesuiti  – di nwo-truthresearch

Barroso: il Presidente della Commissione UE Servo del Vaticano e dell’Ordine di Malta di nwo-truthresearch

– Il Soldato dei Gesuiti Herman Van Rompuy loda l’Europa della Compagnia di Gesù di nwo-truthresearch

[5] Jorge Mario Bergoglio – Papa Francesco

Papa Bergoglio, il primo gesuita a salire sul soglio di Pietro. – di huffingtonpost.it

BERGOGLIO: UN AUTENTICO, PERICOLOSO, GESUITA DI RAZZA di comedonchisciotte.org

–  Gesuiti e Opus Dei, l’inedita alleanza di Bergoglio di globalist.it

Bergoglio, il “papa nero” vestito di bianco  di chiesa.espresso.repubblica.it

[6] ALTRI APPROFONDIMENTI – altre personalità legate ai Gesuiti

–  LA RETE DEI GESUITI (MONTI, DRAGHI, RUTELLI, CASTRO, CLINTON, ECC.)   di conoscenzaliberta

Barroso e Van Rompuy, Monti e Draghi, Clinton e Castro: tutti si sono formati alla stessa scuola, un impero nel mondo. «Formiamo leader con la missione del servizio»  di Corriere della Sera, tratto da dirittiglobali.it

– “USA 92′ i Gesuiti con Clinton” e “USA 92′ i Gesuiti con Clinton 2“  di Adnkronos

–  I GESUITI E IL NUOVO ORDINE MONDIALE Dossier – da Slideshare

Fassino, ma anche Rutelli, Dell’ Utri e Monti Tutti a scuola dai gesuiti. Compreso Castro  di Corriere Della Sera

Ciampi, Monti e Draghi. Ma anche Fassino e Rutelli: i collegi dei gesuiti hanno formato una buona fetta della classe dirigente italiana. Da destra a sinistra di Il Giornale

–  I gesuiti lanciano i laici teneri ok ad Amato, Rutelli e Pera di Repubblica.it

–  Gli Agnelli, la CIA, i Gesuiti e il Bilderberg di Signoraggio.it

Gesuiti e “nuovo ordine mondiale”

–  Cosa ci nascondono i gesuiti  di Filosofiaelogos.it

–  I gesuiti chi sonoù di nibiru2012.it

–  I Gesuiti agenti del nuovo ordine mondiale?   di clubcapretta.it

I gesuiti e il nuovo ordine mondiale   di Destatevi.org

–  il nuovo ordine mondiale gesuita  di  nwo-truthresearch

–  I gesuiti sono i controllori spirituali del nuovo ordine mondiale?  di  nwo-truthresearch

Alessandro Raffa – per signoraggio.it

Fonte: http://www.signoraggio.it/il-mondo-in-mano-alla-sconosciuta-casta-dei-gesuiti/

EUROPA: AVVELENAMENTO LEGALIZZATO DI FRUTTA E VERDURA

 
 
 
 di Gianni Lannes
 
Nel terreno di scorribande dei banchieri e dei burocrati a buon mercato, un tanto al chilo, dal primo settembre 2008, in ossequio al diktat delle multinazionali della chimica (in primis Monsanto, Bayer…), i generi alimentari per legge possono contenere una maggiore quantità di pesticidi.
 

aeronautica militare italiana

 
A parte la quotidiana aerosolterapia bellica (a base soprattutto di bario ed alluminio) condotta dalle forze armate degli Stati Uniti d’America nei cieli del vecchio Continente, è in atto un avvelenamento legalizzato (si fa per dire!) dei popoli europei silenti. Appunto, detta legge il regolamento comunitario elaborato dai soliti euro-tecnocrati per conto terzi, che uniforma i limiti di tolleranza fissati dai vari Paesi a livello europeo. Con un livellamento verso l’alto dei limiti massimi consentiti, l’Ue ha così ceduto definitivamente alle pressioni della potente industria agrochimica, a discapito del diritto alla salute. Ciliegina sulla torta: gli organismi geneticamente modificati, nel senso che al peggio sembra non esserci fine.

Italia: scie chimiche militari – foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

 In biologia non c’è un limite di contaminazione, se non mac zero. Una miriade di rapporti annuali segnala da più di un  lustro che almeno il 50 per cento della frutta esaminata contiene uno o più residui chimici. Una sorte che accomuna anche i prodotti derivati come vino ed olio, con una percentuale del 30 per cento di campioni contaminati da uno o più principi attivi letali per la vita.
 
La scelta del biologico è un obbligo per chi è attento alla salute. Uno studio effettuato dalle autorità federali del Baden Wurttemberg ha rilevato che le verdure provenienti da agricoltura convenzionale contengono una quantità di residui chimici 27 volte superiori ai prodotti da coltivazioni bio, che però non sono esenti da contaminazioni di natura belliche: alla voce  scie chimiche.

In sostanza: non ha senso coltivare il proprio orticello se non si intraprende una battaglia collettiva per la qualità della vita di tutti, non di pochi “eletti”. Nel frattempo, in Italia lo Stato, ed i vari Governi tricolore, mandano in malora la banca dei semi naturali con sede a Bari. Complimenti alla passività imperante: il più grave dei crimini è l’indifferenza.

Allora, provate a fare l’esame del capello (il mineralogramma) per scoprire quanti veleni si annidano a vostra insaputa nell’organismo.

Fonte: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/05/europaavvelenamento-legalizzato-di_27.html

L’Ue non vieterà i pesticidi neonicotinoidi legati dagli studiosi alla moria di api

L’Unione Europea non vieterà i pesticidi neonicotinoidi, il cui impiego viene da molti studiosilegato alla preoccupante moria di api. Si limiterà a restringere per due anni, in modo non ancora ben definito, l’impiego di tre principi attivi e poi riesaminerà la questione.

E’ il succo di un comunicato stampa diffuso poco fa dalla Commissione Europea. Le nuove regole entreranno in vigore il 31 dicembre: non ne sono ancora noti i dettagli ma solo le linee di fondo.

Per apprezzare la portata degli eventi, tenete presenti tre cose. Prima cosa, l’importanza delle api: dall’impollinazione che esse effettuano dipende un terzo dei raccolti agricoli. Un terzo del nostro cibo. Seconda cosa, ci accorgiamo della moria di api perchè sono domestiche ma è lecito presumere che muoiano nello stesso modo anche altri insetti, che sono alla base di molte catene alimentari: rondini, rospi, rane e su su fino ai rispettivi predatori.

La terza cosa da tenere presente è l’importanza colossale degli interessi economici legati al business dei pesticidi.

Due giorni fa il quotidiano britannico Guardian ha rivelato l’azione di lobby dei big dell’agrochimica sull’Ue per cercare di impedire il bando dei neonicotinoidi: la Syngenta ha perfino minacciato di trascinare in tribunale i funzionari dell’Efsa (l’agenzia dell’Ue per la sicurezza alimentare) che hanno messo nero su bianco: “L’Efsa accerta rischi da neonicotinoidi per le api”.

Secondo il comunicato stampa Ue, oggi il comitato di esperti designati da tutti i Paesi dell’Unione Europea non è riuscito a raggiungere l’amplissima maggioranza richiesta per prendere una decisione sui neonicotonoidi: tuttavia 15 Stati membri si sono espressi a favore di restrizioni, 8 hanno detto no e 4 si sono astenuti.

Di conseguenza ora la decisione spetta alla Commissione Europea. Essa, prosegue il comunicato, alla luce dell’orientamento emerso nel comitato e del parere espresso dall’Efsa ha deciso di limitare l’uso di tre principi attivi neonicotinoidi – clothianidin, imidacloprid e thiametoxam – per la concia dei semi e l’applicazione sul suolo e su colture che attirano le api.

Non viene esplicitato quali siano esattamente le colture che attirano le api, nè quali limiti verranno concretamente posti all’uso dei neonicotinoidi.

Si dice solo che la Commissione Europea prenderà il provvedimento in questione nelle prossime settimane e che saranno previste eccezioni sia per le coltivazioni in serra sia per le coltivazioni in campo aperto che non stanno fiorendo e che quindi non attirano le api.

Gli apicoltori chiedono da tempo il divieto totale di uso dei pesticidi neonicotinoidi. Ricordo lo sciopero della fame invano effettuato due anni fa da una coppia che allevava api in mezzo ai vigneti del Monferrato e che aveva le arnie devastate: api disorientate (“rincoglionite” è il vocabolo testualmente usato dagli apicoltori) e risultate in laboratorio contaminate da tracce dei neonicotinoidi usati in viticoltura.

vigneti non attirano le api, non fanno fiori come i ciliegi, i meli, la colza… Dunque, da quel che è dato di capire dal sibillino comunicato stampa Ue, sarà possibile continuare a trattare i vigneti con i neonicotinoidi, e così pure il grano, le barbabietole eccetera. Con buona pace degli apicoltori.

Fonte: http://blogeko.iljournal.it/2013/lue-non-vietera-i-pesticidi-neonicotinoidi-legati-dagli-studiosi-alla-moria-di-api/72361

UE: La guerra alla libertà dei Media

Per indebolire i Media alternativi indipendenti online, l’UE si appresta a “regolamentare” i motori di ricerca Internet
La guerra alla libertà dei Media

 

Nathan Allonby
Tradotto da  Anna Moffa

 

Un nuovo rapporto della Commissione europea raccomanda la regolamentazione delle notizie in internet, attraverso la modificazione dei motori di ricerca per controllare l’accesso ai “luoghi della cospirazione”, la creazione di agenzie stampa europee governative e la formazione di nuovi“quadri di giornalisti professionisti … per … scienza, tecnologia, finanza o  medicina “.

Il rapporto sollecita anche i politici europei e i leader delle istituzioni europee a tenere conferenze stampa regolarmente, ad emergere dalle ombre e a  prendere il centro della scena come veri leader europei. Questo segna l’inizio di una nuova era per l’Unione europea, e per il suo controllo sui media. Se state leggendo questo negli Stati Uniti o in Canada, siate consapevoli del fatto che ciò che succede in Europa potrebbe accadere anche in America del Nord, a causa dell’ Area di cooperazione euro-atlantica. Si tratta di un processo di convergenza attraverso il quale l’Europa e il Nord America adotteranno politiche simili su “libertà”, giustizia e sicurezza, da attuare entro il 2014, cosa che sembra si possa applicare alle ultime proposte sui media.
 
Il rapporto ( mezzi di informazione liberi e pluralistici per sostenere la democrazia europea ) è stato pubblicato questo mese da un Gruppo di Alto Livello (GAL), istituito dalla Commissione europea, e che includeva l’ex presidente della Lettonia e un ex ministro della giustizia tedesco. Il criterio alla base di questo rapporto è stato in una costante fase di elaborazione per qualche tempo. Gli obiettivi descritti nel 2011 includevano: – la possibilità di “riconquistare” la libertà  di stampa, con particolare riferimento ad alcuni paesi specifici, tra cui Ungheria, Francia, Italia, Romania e Bulgaria, per aumentare i servizi d’informazione dell’Unione europea, e regolamentare i media internet e i social media come Twitter e Facebook. L’ultimo di questi obiettivi ha ricevuto attenzione da parte dell’UE dopo i disordini di Londra. (Cfr. La stampa in Europa: la libertà  e il pluralismo a rischio | EurActiv )
Alcuni dei punti chiave del rapporto sono i seguenti:
  • L’UE chiede l’autorità  legale (“competenza”) per regolare la stampa e i media d’informazione.
  • In questo contesto, la relazione non offre alcuna definizione di ciò che costituisce “giornalismo” e di ciò che sarà  regolato, ma raccomanda piuttosto “il dibattito tra tutte le parti interessate su … orientamento per i giudici”.
  • Una gran parte della relazione riguarda i mezzi di comunicazione, internet e i nuovi motori di ricerca. Si propone l’inclusione dei motori di ricerca nella regolamentazione dei media.
  • La relazione approva in particolare i commenti di  Cass Sunstein su  internet ed estremismo. La relazione del GAL dice che “Cass Sunstein, ad esempio, solleva preoccupazioni sul fatto che Internet consentirà  alle persone di essere meno impegnate nella società, viste le capacità  crescenti di filtraggio personalizzato e la presenza decrescente di … giornali … indubbiamente un impatto potenzialmente negativo sulla democrazia … possiamo arrivare a leggere e sentire quello che vogliamo, e nient’altro che quello che vogliamo. La preoccupazione è che le … persone dimentichino che le alternative esistono e diventino così  incapsulate in posizioni rigide da ostacolare la costruzione del consenso nella società.” Il rapporto continua, “l’isolamento e la frammentazione dell’informazione, insieme all’incapacità  di controllare e valutare le fonti, possono avere un impatto negativo sulla democrazia“.
  • Per far fronte a questo, si propone l’inclusione dei motori di ricerca nella regolamentazione dei media. Si evidenzia che i motori di ricerca hanno un notevole impatto sul contenuto visualizzato e sull’importanza con la quale viene presentato: – “Il nuovo ambiente mediatico aumenta l’importanza dei ‘gate-keepers‘, intermediari digitali che sono la via di accesso ad Internet (ad esempio, i motori di ricerca e i social network) … Per questi attori, solo l’UE ha la capacità effettiva di regolarli
  • I siti che riproducono articoli (“aggregatori di notizie” e “intermediari digitali”) potrebbero essere oggetto di nuove restrizioni per imporre un contenuto equilibrato. Il rapporto afferma che “gli intermediari digitali, come i motori di ricerca, aggregatori di notizie, social network … dovrebbero essere inclusi nel monitoraggio del settore. Il ruolo sempre più rilevante che essi esercitano nel migliorare o limitare il pluralismo dei media deve essere preso in considerazione, soprattutto quando iniziano a produrre contenuti. Tuttavia, bisogna fare attenzione a distinguere tra i media che pubblicano lavoro direttamente, e servizi che consentono agli utenti di ripubblicare o linkare il lavoro di altre persone. “
  • Si propone una sovvenzione a sostegno del giornalismo responsabile, del giornalismo che soddisfa determinati criteri – “Ci dovrebbe essere razionalizzazione e coordinamento del sostegno e del finanziamenti per un giornalismo di qualità”.
  • Il rapporto suggerisce che ci dovrebbero essere borse di studio per la formazione di giornalisti investigativi – “al fine di costruire quadri di giornalisti professionisti competenti per operare nel giornalismo investigativo, borse giornalistiche dovrebbero essere offerte [presso le] Università  e i centri di ricerca …  finanziate dalla UE. Le borse di studio … sarebbero particolarmente utili per il giornalismo investigativo, o per addestrare i giornalisti alla mediazione tra temi complessi quali la scienza, la tecnologia, la finanza o la medicina e il grande pubblico. “
  • Il rapporto suggerisce che “l’alfabetizzazione mediatica dovrebbe essere insegnata nelle scuole a partire dal liceo. Il ruolo che i media svolgono in una democrazia funzionante dovrebbe essere attentamente esaminato nel quadro dei piani di studio nazionali“.
  • “Il GAL fa riferimento alla fondazione del Centro per il Pluralismo e la Libertà dei Media a Firenze nel dicembre 2011, incaricato di dare vita a studi politici e documenti” e “al finanziamento di progetti di ricerca come MEDIADEM (politiche europee in materia di media: valorizzazione e recupero di mezzi di informazione liberi e indipendenti nei sistemi democratici contemporanei) “
  • L’Agenzia europea per i diritti fondamentali viene presentata come uno dei principali attori della strategia.
  • L’UE diventaterebbe una presenza regolare nei telegiornali. Si suggerisce che “gli attori politici dell’Unione europea hanno una speciale responsabilità  nell’attivazione di … copertura stampa europea. I presidenti delle istituzioni dell’Unione europea dovrebbero organizzare regolarmente interviste con … i media nazionali in tutta l’UE. “
  • Si suggerisce inoltre che “i finanziamenti per le reti multimediali europee transnazionali (inclusi gli elementi quali oneri per i costi di traduzione, di viaggio e di coordinamento) dovrebbero essere una componente essenziale della politica europea sui media. Il sostegno ai giornalisti specializzati in tematiche transnazionali dovrebbe essere incluso in tali finanziamenti. “
Su quanto pubblicato sopra si potrebbero fare le seguenti osservazioni e commenti:
  • Molti sono sorpresi che il primo ministro David Cameron e il governo del Regno Unito si siano rifiutati di creare un nuovo regolamento per la stampa in risposta alla relazione Leveson. Forse perché erano già in attesa della relazione del Gruppo ad Alto Livello e di un piano d’azione coordinato a livello europeo? Sembra che il governo britannico stia promuovendo i controlli sui social media a causa dei disordini estivi del 2011. Il pubblico britannico si è abituato al riciclaggio della politica, laddove il governo britannico spinge l’UE a introdurre misure impopolari, e accusa di questo qualcun altro.
  • Le proposte di controllo sui motori di ricerca devono essere considerate sintomatiche. Le proposte controllerebbero l’accesso alle informazioni, piuttosto che i media semplicemente.
  • La tecnologia per modificare i risultati di ricerca è già molto sofisticata, essendo stata perfezionata in Cina per oltre un decennio. Google ha recentemente abbandonato le funzioni anti-censura del suo motore di ricerca – secondo alcuni a causa della pressione del governo cinese, che aveva ridotto l’accesso ai servizi di Google. Nel frattempo i controlli cinesi su internet sono diventati notevolmente più sofisticati, per esempio, con la capacità  di rilevare e tagliare le connessioni quando sono in funzione Tor, Onion, crittografia o le reti Virtual Privacy Networks (VPNs).
  • Rispetto alla “costruzione del consenso nella società”, anche se la relazione europea del GAL dice “Chiaramente non è possibile costringere le persone ad utilizzare i media che non vogliono”, allo stesso modo nulla nella relazione sembra escludere la restrizione dell’accesso a determinati materiali o punti di vista.
  • Le raccomandazioni europee del GAL dovrebbero essere viste come proposte, sia nell’Unione europea che nel Regno Unito, di memorizzare le ricerche su Internet e i siti web visitati. La Direttiva sulla conservazione dei dati nel settore delle telecomunicazioni dell’UE attualmente è in fase di revisione e il Parlamento europeo ha votato nel 2010 perché fosse estesa alla registrazione di tutte le ricerche su Internet.
  • La relazione del GAL è una descrizione sommaria di principi generali, i cui dettagli non sono ancora disponibili.
  • La presente relazione segna l’annuncio pubblico di una guerra a lungo termine contro la libertà dei media che è stata pianificata accuratamente, almeno dal 2011.
  • Questo è solo l’inizio. Il finanziamento del nuovo Centro per il pluralismo e la libertà dei mediae dei progetti di ricerca come MEDIADEM creerà  un settore per generare nuove proposte e nuove normative.
  • L’UE è destinata a diventare un elemento costante nelle nostre notizie, con la creazione, negli Stati membri dell’UE, di nuove agenzie di stampa, canali multimediali e giornalisti finanziati e addestrati dall’UE, che riporteranno un nuovo modello di narrazione europea “transnazionale”, per dare risalto all’Unione europea e alle sue istituzioni. I politici dell’UE e i leader delle istituzioni dell’Unione europea saranno presenti nei telegiornali regolarmente.
  • Sembra che l’Unione europea sia destinata ad uscire  dalle ombre per prendere il centro della scena nelle notizie politiche, come vero governo politico dell’Europa.
  • Per interessante contrasto, l’Unione europea si è mossa per ridurre la trasparenza interna e l’accesso ai documenti , come le bozze di legge. Si vedranno più cose, ma meno contenuti.
  • Le proposte di “pluralismo” ed equilibrio sembrano in grado di incidere in misura significativa su molti siti internet di notizie alternative.
  • I siti che includono una miscela di notizie “aggregate” (link da altri siti o articoli riprodotti da altri siti) e contenuti originali – forse la maggior parte dei siti di notizie alternative – sembrano rientrare nel quadro di nuove proposte in materia di controlli per una copertura equilibrata.
  • La menzione dei tribunali ha un suono sinistro. La Corte di Giustizia Europea (CGE) ha svolto un ruolo significativo nel promuovere la portata e i poteri dell’UE, e in effetti si comporta come un importante organo legislativo a sé stante.
  • Il rapporto non menziona il significativo allontanamento del pubblico dalle notizie mainstream dei media tradizionali, come TV e giornali, che sembra riflettere una diffusa insoddisfazione per il tipo di copertura delle notizie e per i contenuti che cercano di promuovere.
  • La proposta di sovvenzionare tali notizie riflette il fatto che il pubblico proprio non se la beve.
  • Anche se non viene dichiarato, forse è per questo che la relazione si propone di ri-educare il pubblico, a partire dalla scuola.
  • C’è un evidente conflitto tra un autentico pluralismo nei mezzi di comunicazione e l’obiettivo di“costruzione del consenso nella società”. La relazione del GAL riguarda quest’ultimo. Benvenuti in una nuova forma di “pluralismo” – un pluralismo  regolamentato, armonizzato e politicamente-ortodosso.
  • Storicamente, i controlli sulla stampa hanno sempre soppresso le critiche ai governi, non hanno mai aumentato l’equilibrio.
  • La copertura mediatica mainstream in generale è fortemente di parte – filo-governativa, in termini di quantità  di copertura e rilievo, rispetto a punti di vista opposti.
  • Sarebbe ingenuo pensare che i nuovi requisiti per una copertura equilibrata ridurrebbero in qualche modo l’inclinazione a favore dei governi negli articoli. Per esempio, dobbiamo aspettarci che la preoccupazione del rapporto riguardo al fatto che “le persone dimentichino che le alternative esistono e diventino così  incapsulate in posizioni rigide intende sollecitare una maggiore copertura di punti di vista alternativi critici dell’establishment? Questo significa verosimilmente che la menzione degli eventi del 9-11 dovrebbe in futuro essere bilanciata menzionando che una parte significativa della popolazione contesta la versione ufficiale? I rapporti sulle nuove misure di sicurezza anti-terrorismo sarebbero bilanciati dalla segnalazione che la maggioranza della popolazione non è d’accordo sulla loro giustificazione? La segnalazione del dibattito in Parlamento sarebbe bilanciata dalla menzione che alcune questioni sono bandite dalla discussione, o che sia il governo che l’opposizione sono guidati da Bilderbergers che sostengono simili punti di vista fino allo stremo e sostengono politiche simili?
  • Un equilibrio bilanciato non è praticato dai media mainstream – per esempio, non hanno presentato la versione dei fatti dal punto di vista del governo di Gheddafi in Libia o di Assad in Siria, nonostante ci fossero delle ragionevoli giustificazioni per farlo. Gli articoli nel periodo precedente alle invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq non erano equilibrati, con notevoli rapporti grossolanamente falsi, come le fantasie sulle grotte di bin-Laden a Tora Bora. Tuttavia, non è questo il tipo di rapporti che i governi stanno cercando di cambiare.
  • La creazione di nuovi “quadri di giornalisti professionisti … per … la scienza, la tecnologia, la finanza o la medicina”, suggerisce che si tratta di settori chiave in cui la Commissione Europea non è contenta della presentazione o vuole prendere il controllo del dibattito. Pensate alla medicina alternativa, alle colture GM, al riscaldamento globale, all’energia nucleare e alla crisi bancaria, per citarne alcuni. Si tratta di settori in cui i media alternativi hanno avuto un impatto significativo.

Come dobbiamo rispondere a questo?

La cosa più importante è non restare passivi – queste sono ancora solo proposte e devono ancora essere formalmente accettate dalla Commissione europea. Questo è il momento della protesta e dell’opposizione. Vale la pensa di osservare gli sviluppi nel Regno Unito  perchè si ritiene che al  Regno Unito sarà offerta la conduzione della cyber-sicurezza e del controllo in Europa. C’è una schiacciante disapprovazione pubblica delle proposte di sorveglianza internet – la consultazione parlamentare sulla legislazione ha ricevuto 19.000 e-mail contro, 0 a favore. Tuttavia, anche se la normativa potrebbe essere bloccata (temporaneamente), non lo sarà l’investimento multi-miliardiario nel programma di sorveglianza su internet. Sembra che l’approccio del governo alla democrazia abbia raggiunto lo stadio “Allora, come hai intenzione di fermarci?” Hanno capito che l’opposizione può essere rumorosa, ma è anche disorganizzata e non ha una strategia contro l’applicazione senza il consenso pubblico.

Un solo fattore che il governo può aver trascurato è che la strategia per la sorveglianza su internet del governo Britannico  richiede un partenariato pubblico-privato e la collaborazione attiva degli operatori commerciali come i fornitori di motori di ricerca (ad esempio Google) e le reti sociali. Anche se il governo non può essere influenzato dall’opinione pubblica, sembra estremamente probabile che le organizzazioni commerciali sarebbero profondamente colpite dalla cattiva pubblicità  e dalle vendite in calo. La pressione coordinata dei consumatori potrebbe facilmente fornire un’importante battuta d’arresto ai piani del governo, e probabilmente creare le premesse per una completa ritirata – se solo l’opposizione potesse essere coordinata. Sfortunatamente, questo aspetto dell’analisi del governo è corretto – l’opposizione dell’opinione pubblica è disorganizzata e in gran parte inefficace.

Questo è dovuto principalmente alla passività  e alla compiacenza. In aggiunta ad una precedente indagine sull’introduzione di carte di identità  in tutto il mondo, l’autore di questo articolo spiega anche l’opposizione a tali regimi, nazione per nazione. Anche se l’introduzione di questi sistemi è stato organizzato e coordinato a livello globale, l’opposizione si è rivelata disorganizzata e raramente organizzata anche a livello nazionale – il versante globalista ha quasi completato la sua prima vittoria, il pubblico non si è ancora svegliato. Nonostante l’articolo venga letto da centinaia di migliaia di persone e sia stato tradotto in diverse lingue, solo una manciata di persone ha risposto all’invito a contattare l’autore. Questo riflette il livello di passività  che ha ostacolato l’organizzazione di una vera opposizione.

Se mai ci sarà una qualsiasi opposizione, questo è il momento di stabilire un contatto con gli altri, per far partire un’opposizione transnazionale . Dobbiamo costruire ponti reali tra persone – un contatto umano diretto, faccia a faccia, per quanto possibile – prima che l’UE inizi a monitorare, regolare e chiudere l’accesso a Internet. Allo stato attuale, è relativamente facile leggere e pubblicare articoli, trovare e collegarsi con persone che sono in disaccordo con l’agenda mainstream, globalista – presto, questo potrebbe essere molto più difficile, quando non potremo più comunicare facilmente.

Questo è anche il momento di scaricare e salvare le informazioni da internet, conoscenze particolarmente utili in merito a temi quali la medicina alternativa, la scienza e la vera storia della nostra società . Memorizzare in modo permanente, su disco o meglio ancora sulla carta. Facciamo in modo che non ce li portino via.

Questo è il momento di creare un internet alternativo, che non possano controllare. Tre filoni principali sono stati citati in articoli recenti: –

Vale anche la pena di attuare misure anti-sorveglianza, come descritto in – Tecniche per evitare la sorveglianza e la Censura
Non sappiamo quanto tempo abbiamo – Cerchiamo di non sprecarlo.

 


Per concessione di Tlaxcala
Fonte: http://www.globalresearch.ca/the-war-on-media-freedom-undermining-the-independent-alternative-online-media-eu-to-manipulate-internet-search-engines/5321104
Data dell’articolo originale: 30/01/2013
URL dell’articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=9474

Fonte: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=9474