Brzezinski, il burattinaio della crisi ucraina

Chomsky l’ha definito «Signore del Nuovo ordine mondiale». È la mente della politica estera di Obama. Ha un’ossessione: rendere innocuo il Cremlino. [Franco Fracassi]


Brzezinski è la mente occulta della politica estera di Obama. Al Dipartimento di Stato la sua parola conta più di quella del segretario John Kerry.

Brzezinski è la mente occulta della politica estera di Obama. Al Dipartimento di Stato la sua parola conta più di quella del segretario John Kerry.

di Franco Fracassi

«È più facile ammazzare milioni di persone che controllarle». Così ragione la fredda mente ministro degli Esteri ombra di Barak Obama, dell’uomo che ha pianificato la crisi ucraina, facendola precipitare sul ciglio della guerra civile. Zbigniew Brzezinski è uno dei fondatori, insieme a David Rockefeller, della Commissione Trilaterale, è membro del Club Bilderberg e gran maestro della massoneria. È lui che ha pianificato l’invasione sovietica dell’Afghanistan, facendo cadere il Cremlino in una trappola. È lui che ha costruito il sindacato polacco Solidarnosc, portandolo ad avere un ruolo essenziale nella caduta del Muro di Berlino. È dalla sua mente che è nato il mito di Osama bin Laden e di Al Qaida. È lui che ha ideato il complesso sistema economico, politico, militare e mediatico che sta dietro le oltre venti rivoluzioni che hanno sconvolto il pianeta negli ultimi quattordici anni. «È il Signore del Nuovo ordine mondiale», l’ha definito Noam Chomsky.

Ha scritto il quotidiano britannico “The Guardian”: «Brzezinski sta facendo di tutto per impegnare la Russia e l’Europa in una guerra fredda che paralizzi le loro economie e la loro espansione. Secondo fonti interne al Dipartimento di Stato, il polacco non avrebbe alcun problema se la guerra si trasformasse da fredda a calda, se iniziassero a tuonare i cannoni. Per lui l’Ucraina non è che l’ennesimo teatro dove va in scena l’ennesimo tentativo di affondare le ambizioni egemoniche di Mosca. Chi se ne frega se poi qualche migliaio (o di più) di ucraini ci rimetterà la pelle, o se l’Europa resterà senza gas, o la Russia piomberà nel caos».


Brzezinski è membro del Club Bilderberg da più di trent’anni.

Brzezinski considera «l’Eurasia il perno della politica e dell’economia mondiale». In altre parole, sostiene che per dominare il pianeta bisogna controllare il vasto territorio che va dalla catena himalayana all’Europa orientale, passando per il Medio Oriente e il Mar Nero. Non è un caso che le guerre più devastanti, le rivoluzioni, i sommovimenti politici e il terrorismo degli ultimi trentacinque anni siano per lo più da circoscrivere in quell’area: l’Eurasia di Brzezinski.

«L’era tecnologica porterà a una società più controllata. Una società dominata da un’élite, estranea ai valori tradizionali. Presto sarà possibile effettuare una sorveglianza quasi continua su ogni cittadino, creando un gigantesco data base mondiale. Un data base che sarà in mano all’élite dominante». Il Brzezinski pensiero riassume pregevolmente lo scandalo datagate, originato dall’attività di spionaggio della National Security Agency. Il politologo polacco, però, non si riferisce al governo degli Stati Uniti, ma a un’élite. Per lui il potere non risiede dentro la Casa Bianca, bensì all’interno di esclusivi circoli politico-economico-militari. Che si riferisse al Bilderberg o alla Trilateral?


Brzezinski accanto a un giovane Osama bin Laden. È stato lui a creare il personaggio bin Laden. Molti, nel mondo dell’intelligence, sostengono che sia sempre lui ad aver creato al Qaida.

Nato a Varsavia nel 1928, Brzezinski è la mente della politica estera Usa da quando Nixon si è dimesso dalla Casa Bianca, e con lui ha abbandonato la scena Henry Kissinger. Il suo nemico numero uno era l’Unione Sovietica, per poi diventare, ossessivamente, la Russia. Il giornalista e scrittore Stephen Kinzer, uno dei maggiori esperti statunitensi di geopolitica ha scritto: «Dal crollo dell’Unione Sovietica, nel 1991, gli
Stati
Uniti
hanno instancabilmente perseguito una strategia di accerchiamento della Russia, proprio come hanno fatto con altri presunti “nemici” come Cina e Iran. Hanno portato nella Nato dodici Paesi dell’Europa centrale, tutti ex alleati di Mosca. Ora, le forze militari degli Stati Uniti sono ai confini della Russia. La crisi ucraina è in parte il risultato di un calcolo che sta plasmando la politica statunitense nei confronti di Mosca dai tempi della guerra fredda: ogni perdita della Russia equivale ad una vittoria americana, e qualsiasi fatto positivo per la Russia diventa automaticamente negativo per gli Stati Uniti. Si tratta di un approccio che intensifica il confronto, invece che allentarlo».

Ecco che cosa ha scritto Brzezinski della crisi ucraina: «L’Occidente dovrebbe subito dare legittimità al nuovo governo dell’Ucraina. L’incertezza sul suo status giuridico potrebbe tentare Putin a ripetere la sua farsa della Crimea. L’Occidente dovrebbe rendere esplicito che l’esercito ucraino può contare su aiuti occidentali immediati e diretti, in modo da rafforzare le sue capacità di difesa. Non si dovrebbe lasciare a Putin dubbio alcuno sul fatto che un attacco contro l’Ucraina comporterebbe un impegno bellico prolungato e costoso, e gli ucraini non dovrebbero temere in alcun modo di trovarsi abbandonati. Nel frattempo, le forze della Nato, in coerenza con il piano di emergenza dell’organizzazione, dovrebbero essere messe in allerta. Una dichiarazione di totale disponibilità a un immediato ponte aereo in Europa per le unità aviotrasportate statunitensi sarebbe politicamente e militarmente significativo. Se l’Occidente vuole evitare un conflitto non deve mostrare più alcuna ambiguità nei confronti della Russia riguardo alle conseguenze di un ulteriore uso della forza nel cuore dell’Europa».


Nel piano di Brzezinski la rivoluzione ucraina non è altro che un passo in più verso l’annientamento dell’Impero russo.

Ecco come si stanno traducendo in atti concreti queste affermazioni. Il segretario alla Difesa Usa, Chuck Hagel, ha detto che il Pentagono incrementerà la formazione congiunta delle forze Nato in Polonia e intensificherà le pattuglie aeree dell’Alleanza nei Paesi baltici. Una fregata lanciamissili, la USS Taylor, sopo aver pattugliato l’area costiera russa durante le Olimpiadi di Sochi è ancora ancorata in Turchia, in un porto del Mar Nero. Funzionari turchi hanno confermato, al “Washington Post”, di aver autorizzato una nave da guerra della marina statunitense ad attraversare lo Stretto del Bosforo nel Mar Nero, diretta al largo delle acque ucraine. Secondo “Russia Today”, «Il cacciatorpediniere USS Truxton si sta dirigendo verso il Mar Nero».

Un’escalation militare iniziata con il massacro di piazza Maidan (cinquantacinque morti solo tra i manifestanti), punto di non ritorno della rivoluzione ucraina. Eccidio per cui è stato accusato l’ex presidente Viktor Yanukovich (su di lui rischia di scattare un mandato di cattura internazionale per crimini contro l’umanità) e i suoi complici a Mosca.


Manifestazione di militanti di Svoboda, il partito nazista ucraino che ha condotto militarmente la protesta di piazza Maidan. Oggi Svoboda può contare su quatro ministri nel nuovo governo. Il simbolo sulle bandiere è quello della divisione Ss Galizien.

In realtà, come Popoff ha già scritto, la responsabilità è da attribuire a qualcuno all’interno della galassia dei dimostranti. In base a un’indagine fatta personalmente dal ministro degli Esteri estone (Paese appartenente alla Nato e, certamente, da annoverare nella schiera dei detrattori di Putin) Urmas Paet, a uccidere manifestanti e poliziotti sarebbero stati gli stessi cecchini, tiratori scelti che appoggiavano la protesta di piazza Maidan. Si sospetta, addirittura, possa essersi trattato di mercenari statunitensi atterrati segretamente a Kiev una delle notti precedenti al massacro.

Paet ha raccontato tutta la storia al ministro degli Esteri dell’Unione Europea Catherine Ashtone. Ma nulla è accaduto, se non un goffo tentativo della diplomatica britannica di smentire la telefonata e i risultati dell’inchiesta. Costringendo, così, il governo estone a riaffermare le sue conclusioni in una nota ufficiale: «Il nostro ministro degli Esteri ha confermato che la registrazione della sua conversazione con il capo della politica estera dell’Unione europea corrisponde alla realtà. Urmas Paet ha detto che i cecchini, che hanno sparato contro i manifestanti e la polizia a Kiev, sono stati ingaggiati dai leader di Maidan. Durante la conversazione, Paet ha sottolineato che “cresce ulteriormente la convinzione che dietro i cecchini non c’era Yanukovich, ma un elemento della nuova coalizione”. Il ministero degli Affari Esteri ha anche rilasciato sul suo sito internet una dichiarazione, in cui afferma che la registrazione della conversazione telefonica intercettata tra Paet e Ashton è “autentica”».


Una giornalista parla dal quartier generale dei manifestanti di piazza Maidan. Dietro di lei una svastica. Una parte rilevanti di quella protesta ha una chiara matrice nazista. Per Brzezinski non ha importanza con chi ti allei, purché sia nemico del tuo nemico.

Cosa curiosa, il nuovo governo ucraino ha deciso di non avviare alcuna inchiesta ufficiale sul massacro di piazza Maidan, la più sanguinosa strage avvenuta nel Paese dalla fine della seconda guerra mondiale.

Per Brzezinski le dimostrazioni e le rivoluzioni sono una cosa positiva solo se rientrano all’interno di una strategia eterodiretta, e solo se controllabili. «Il movimento mondiale di resistenza è fuori controllo, ed è guidato da un attivismo populista che minaccia di far deragliare la transizione verso un nuovo ordine mondiale. A causa dei nuovi mass media instantanei, come la radio, la television e internet, si è risvegliata l’illusione diffusa della coscienza politica di massa. Questa resistenza populista sta dimostrando di essere difficile da sopprimere».


L’idea di Brzezinski è di far sì che il mondo sia controllato da un’élite, grazie anche all’utilizzo spregiudicato della tecnologia e di internet.

Fonte: POPPOFF

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SPARITO L’ORO ITALIANO: LA RISERVA AURIFERA DELLA NOSTRA PATRIA NON E’ PIU’ IN ITALIA?

Giorgio Napolitano & Henry Kissinger

di Gianni Lannes

Apriamo il dibattito pubblico, allarghiamo il respiro collettivo. Questa volta parliamo di cose serie, non più di signoraggio e strozzinaggio delle banche, della Bce, del Fondo monetario internazionale. Per carità, quisquilie! D’accordo? Però, certi esperti, certi economisti, certi tuttologi fanno pena quando deviano l’attenzione collettiva delle minoranze attive del Belpaese (tipo Mosler) e manipolano il discorso verso temi fuorvianti ed insignificanti!

Dopo la fregatura europea dell’euro c’è di peggio. Dove sono effettivamente le 2451,1 tonnellate di oro italiano? In via Nazionale a Roma, oppure in Gran Bretagna, Svizzera, Germania e Stati Uniti d’America? Chi ha controllato? In che percentuale le nostre riserve sono conservate all’estero? Esiste un registro? I lingotti sono segnati da numeri seriali?

Henry Kissinger & David Rockefeller

Parliamo chiaro, come sempre. Altro che privatizzazione della banca d’Italia, già di fatto acquisita e controllata da banche private ormai da anni. Il nodo cruciale è un altro.
Gli Stati Uniti d’America hanno sottratto all’Italia l’oro, ossia la nostra riserva aurifera. L’interrogazione parlamentare numero 4/14567 a risposta scritta, presentata da Fabio Rampello e Marco Marsilio il 19 gennaio 2012 al governo Monti non ha mai avuto una risposta. Perché? E per quale motivo, poiché non esiste una ragione giuridica, la banca d’Italia, attualmente non ha neppure la disponibilità della quantità residuale di oro custodita a Palazzo Koch, controllata invece dalla Bce?
Esatto, le domande senza prezzo al primo ministro pro tempore Enrico Letta (affiliato alle organizzazioni terroristiche Bilderberg e Trilateral insieme a Mario Monti e tanti altri politicanti tricolori) sono le seguenti: il tesoro italiano è stato trafugato, pardon, trasferito all’estero? Perché l’oro d’Italia non ha più fatto ritorno in patria? A quale titolo gli Stati Uniti d’America (FED)  se ne sono appropriati? Chi lo ha ceduto?
Mi auguro di essere in errore: ma allora il governo Letta faccia vedere in diretta al popolo sovrano usando le telecamere della Rai (servizio una volta tanto pubblico) il tesoro tricolore, alla presenza di giornalisti realmente indipendenti.
Cos’altro ha celato nel 1992 l’operazione Britannia, a parte la svendita del patrimonio tricolore e il coinvolgimento dei boiardi italiodioti che hanno fatto fulminea carriera, oltre all’eliminazione degli insostituibili magistrati (scogli insormontabili se non con l’uccisione) Falcone e Borsellino?
Allora, mister Giorgio Napolitano, adesso come la mettiamo? Le riserve auree appartengono al popolo italiano ma non alla banca d’Italia né tantomeno alla Bce e alla Fed.
All’Italia occorre un Governo libero e indipendente designato da un vero mandato popolare, non un governicchio allestito con un golpe; soprattutto ci vorrebbero autentici governanti non figuranti dell’ultim’ora.

 

 

 

 

Il mondo in mano alla “sconosciuta” casta dei Gesuiti

gesuiti

Editoriale a cura di Alessandro Raffa – per signoraggio.it

Chi sono, i Gesuiti?

La maggioranza dei cittadini non saprebbe rispondere.

Fior di laureati, persone di elevato grado culturale, alla domanda “chi sono i Gesuiti” non saprebbero rispondere, oppure lo farebbero in modo molto vago. Del resto, di loro i mass media non parlano mai: e persino i “blog liberi” di contro-informazione ne parlano pochissimo, con il ”contagocce”, in quanto i Gesuiti mantengono un bassissimo profilo, operano “sotto il radar”, non danno occasione di parlare di loro.

L’Ordine dei Gesuiti – o “Compagnia di Gesù” – secondo Wikipedia è “un istituto religioso maschile di diritto pontificio“.

Ma non sono un istituto qualsiasi; infatti i loro uomini sono alla guida alla guida delle più importanti NAZIONI del mondo. Controllano i governi, ma anche le ISTITUZIONI FINANZIARIE, e da quando Jorge Mario Bergoglio è diventato Papa, persino il Vaticano! In parole povere, controllano TUTTO.

Noi liberi blogger evidenziamo spesso le ”connessioni” tra i governi ed il gruppo Bilderberg, la Commissione Trilaterale, l’Aspen Institute, il “Club di Roma” e altre organizzazioni paramassoniche sovranazionali, a cui appartengono tutti i politici più influenti, i capi delle multinazionali più potenti, i giornalisti dei principali organi di informazione.

Ma il vero “filo conduttore” che lega i potenti tra loro sono i Gesuiti. I cui uomini fanno parte anche, ovviamente, dei gruppi sopracitati: che sono una sorta di “gruppi di coordinamento” dove i potenti stabiliscono le strategie per conseguire interessi e obiettivi comuni. I Gesuiti sono senza dubbio al di sopra di Bilderberg & co. e anzi, probabilmente i gruppi in questione eseguono le direttive dei Gesuiti stessi, quantomeno anche dei Gesuiti, che controllano direttamente i posti di comando più importanti.

Mario Monti [1] ex premier “calato dall’alto” dai poteri forti, servo devoto di tutte le associazioncine sopracitate, è notoriamente uomo dei Gesuiti.

Mario Draghi [2] numero uno della Banca Centrale Europea, è legato mani e piedi ai Gesuiti.

Il Presidente USA Barack Obama [3] è apertamente sostenuto dai Gesuiti;

Herman  Van Rompuy e Jose Barroso [4] rispettivamente  Presidente del Consiglio europeo e Presidente della Commissione europea, ovvero i massimi vertici dell’UE, nominati e non eletti dai cittadini, per la maggioranza assoluta dei quali sono due sconosciuti, sono uomini dei Gesuiti.

Il numero delle importanti personalità, attualmente in carica o del passato (politici, ma non solo legate ai Gesuiti è impressionante; [6]  dall’ex Presidente USA Bill Clinton fino al dittatore cubano Fidel Castro, passando per l’ex Presidente Italiano Ciampi, e una valanga di politici: Rutelli, Fassino e molti altri hanno studiato dai Gesuiti. Cercando nei meandri della rete informazioni saltano fuori nomi di destra e di sinistra, del clero e delle banche, tutti legati a vario titolo ai Gesuiti. Ne citiamo alcuni nell’approfondimento di seguito [6] e teniamo presente che la ricerca è molto parziale, limitata alle personalità ai vertici delle istituzioni più importanti del mondo e ai nomi italiani. Sono numerosi i protagonisti della politica italiana legati ai Gesuiti, ex premier, ex presidenti, ex ministri, capi partito, etc. e sicuramente se passassimo al setaccio la classe dirigente delle altre nazioni occidentali verrebbe fuori un quadro simile. Cercando informazioni sui nomi italiano, sulle pagine in italiano, è saltato fuori anche lo spagnolo Rajoy e persino Fidel Castro!

Di seguito vi allego alcuni approfondimenti circa le relazioni tra le personalità che ho citato ed i Gesuiti. vi propongo fonti  “di sistema”  e anche di ”contro-informazione”; ovviamente quest’ultime evidenziano anche gli aspetti, i “dettagli” che i mass media tradizionali invece occultano;

[1] Mario Monti:

Monti Gesuita mancato di Dagospia

–  I legami di Monti con i Gesuiti e le altre caste massoniche di nocensura.com

Monti controllato dai Gesuiti di Nwotruthresearch

[2] Mario Draghi:

– Mario Draghi e i gesuiti  di Gesuitinews

[3] Barack Obama:

Gesuiti pro Obama  di Il Foglio

Obama promosso dai Gesuiti a Di La Stampa

Dossier Obama: le connessioni dell’Amministrazione USA con Gesuiti e Vaticano di nocensura.com

[4]  Herman  Van Rompuy e Jose Barroso

Spadaro: «Draghi, Monti, Van Rompuy: gesuiti al comando» di L’Unità (il loro legame con i gesuiti è evidenziato persino dal quotidiano del PD…)

Ue: Van Rompuy ironizza, con Monti-Draghi-Rajoy ‘internazionale gesuita’ di Libero

–  Van Rompuy un pupazzo educato dai Gesuiti  – di nwo-truthresearch

Barroso: il Presidente della Commissione UE Servo del Vaticano e dell’Ordine di Malta di nwo-truthresearch

– Il Soldato dei Gesuiti Herman Van Rompuy loda l’Europa della Compagnia di Gesù di nwo-truthresearch

[5] Jorge Mario Bergoglio – Papa Francesco

Papa Bergoglio, il primo gesuita a salire sul soglio di Pietro. – di huffingtonpost.it

BERGOGLIO: UN AUTENTICO, PERICOLOSO, GESUITA DI RAZZA di comedonchisciotte.org

–  Gesuiti e Opus Dei, l’inedita alleanza di Bergoglio di globalist.it

Bergoglio, il “papa nero” vestito di bianco  di chiesa.espresso.repubblica.it

[6] ALTRI APPROFONDIMENTI – altre personalità legate ai Gesuiti

–  LA RETE DEI GESUITI (MONTI, DRAGHI, RUTELLI, CASTRO, CLINTON, ECC.)   di conoscenzaliberta

Barroso e Van Rompuy, Monti e Draghi, Clinton e Castro: tutti si sono formati alla stessa scuola, un impero nel mondo. «Formiamo leader con la missione del servizio»  di Corriere della Sera, tratto da dirittiglobali.it

– “USA 92′ i Gesuiti con Clinton” e “USA 92′ i Gesuiti con Clinton 2“  di Adnkronos

–  I GESUITI E IL NUOVO ORDINE MONDIALE Dossier – da Slideshare

Fassino, ma anche Rutelli, Dell’ Utri e Monti Tutti a scuola dai gesuiti. Compreso Castro  di Corriere Della Sera

Ciampi, Monti e Draghi. Ma anche Fassino e Rutelli: i collegi dei gesuiti hanno formato una buona fetta della classe dirigente italiana. Da destra a sinistra di Il Giornale

–  I gesuiti lanciano i laici teneri ok ad Amato, Rutelli e Pera di Repubblica.it

–  Gli Agnelli, la CIA, i Gesuiti e il Bilderberg di Signoraggio.it

Gesuiti e “nuovo ordine mondiale”

–  Cosa ci nascondono i gesuiti  di Filosofiaelogos.it

–  I gesuiti chi sonoù di nibiru2012.it

–  I Gesuiti agenti del nuovo ordine mondiale?   di clubcapretta.it

I gesuiti e il nuovo ordine mondiale   di Destatevi.org

–  il nuovo ordine mondiale gesuita  di  nwo-truthresearch

–  I gesuiti sono i controllori spirituali del nuovo ordine mondiale?  di  nwo-truthresearch

Alessandro Raffa – per signoraggio.it

Fonte: http://www.signoraggio.it/il-mondo-in-mano-alla-sconosciuta-casta-dei-gesuiti/

IL GOLPE CONTINUATO DI NAPOLITANO

Il criminale Henry Kissinger ed il golpista Napolitano

di Gianni Lannes

Comanda sempre lo straniero! Nessuna libertà, altro che democrazia e sovranità. Il governo USA, Obama, le massonerie segrete ed i potentati finanziari anglo-americani dettano sempre legge in Italia. Ed il presidente uscente della Repubblica obbedisce, in attesa che Giuliano Amato (quello che nel 1994 favorì la rapina neolocoloniale del nostro Paese) salga al Quirinale per prenderne il posto.
Tutto scritto e programmato da tempo, compresa la finta opposizione diBeppe Grillo, cooptato dall’ambasciatore USA, Ronald Spogli nel 2008. Un incontro di cui Grillo – padrone del Movimento 5 Stelle ma non eletto con i crismi della legalità e della democrazia – non ha mai fatto menzione e su cui non risponde.
Anche i ciechi, i sordi, e perfino i sassi hanno compreso che l’Italia è nuovamente sotto dittatura. Questa volta non è andato in onda un colpo di Stato violento, proprio come nel novembre 2011, quando il presidente Napolitano tirò fuori dal nulla, Mario Monti, presidente dellaCommissione Trilaterale europea (una società criminale USA), nonché consulente della società finanziaria di stampo mafioso Moody’s, e lo nominò senza averne i meriti, prima senatore della Repubblica e poi addirittura primo ministro.
Notoriamente le elezioni, seppure con una legge antidemocratica ed incostituzionale, si sono svolte più di un mese fa. Ma lo Stato italiano non ha ancora un governo legittimo, bensì uno abusivo che vara ancora riforme che hanno messo definitivamente in ginocchio l’Italia.
Ad onor di cronaca: Napolitano è già stato denunciato a più riprese per alto tradimento della patria ed attentato alla Costituzione.
Se la Costituzione ha ancora un valore legale, in punto di diritto, il presidente della Repubblica ha soltanto un obbligo. Altrimenti prevale il Trattato internazionale di Lisbona, entrato in vigore il primo gennaio 2009 (firmato illegittimamente il 13 dicembre 2007 da Prodi & D’Alema) senza alcun mandato del popolo sovrano.
L’articolo 92 della Costituzione repubblicana ed antifascista parla chiaro: «Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri».
Punto e basta. Il presidente della Repubblica uscente, che non ha altro compito, invece che fa? In ossequio al  manuale Cencelli allestisce una banda di “saggi”. Ecco i nomi degli esperti che si riuniranno nel corso della prossima settimana per formulare proposte programmatiche in materia istituzionale e in materia economico-sociale ed europea. In altri termini, tecnici- di certo non donne, operai, lavoratori, disoccupati, intellettuali e persone che lavorano realmente per il bene comune – che il popolo sovrano non ha scelto e che non hanno alcun merito. Hanno accettato di farne parte: il prof. Valerio Onida, il sen. Mario  Mauro, il sen. Gaetano Quagliariello e il prof. Luciano Violante; per il secondo, il prof. Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, il prof. Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Autorita’ garante della concorrenza e del mercato; il dottor Salvatore Rossi, membro del Direttorio della Banca d’Italia, l’on. Giancarlo Giorgietti e il sen. Filippo Bubbico, presidenti delle Commissioni speciali operanti alla Camera e al Senato, e il ministro Enzo Moavero Milanesi.
Dagospia ha così argomentato:
 «1. RE GIORGIO HA TIRATO FUORI DALL’UOVO LA SORPRESA PASQUALE: DUE GRUPPI RISTRETTI DI “COMPETENTI DI DIVERSE CULTURE”, UNO POLITICO ISTITUZIONALE E UNO ECONOMICO SOCIALE – 2. IN BREVE, SONO LE DUE SOLITE LOGGE MASSONICHE ANTAGONISTE D’ITALIA: UNA DI ISPIRAZIONE EX FRANCESE-FILOEUROPEA-BILDERBERG E L’ALTRA DI ISPIRAZIONE EX ANGLO AMERICAN-ATLANTICA, LE QUALI, DOPO AVER GIOCATO ALLE ELEZIONI E ALLA FORMAZIONE DEL GOVERNO SENZA ESITO COSTRUTTIVO OGGI, GIUSTAMENTE, RIPRENDONO IN MANO IL BOCCINO E VEDONO CHI “PICCHIA” MEGLIO E FA FILOTTO SUL BILIARDO ITALICO – 3. I BOOKMAKERS ACCETTANO SCOMMESSE SUL TANDEM GIANNI LETTA E GIULIANO AMATO».
Per curiosità andatevi a cercare le biografie reali e senza peli dei cosiddetti “saggi”. Allora vedrete che sorprese. Potreste iniziare la cernita da Bubbico o Quagliarello, o se preferite Violante. E i parlamentari grillini che combinano? Banale: applaudono a questa scelta scellerata e fuorilegge. Hanno fatto tanto casino per accodarsi al sistema di potere. Allora, l’intuizione era giusta: il sistema ha adottato la finta opposizione, in altri termini l’ha addomesticata, prima di iniziare. Quanto dureranno? La gente non ne può più! In poche parole approvano il governo tecnico. Insomma, avanspettacolo mentre il Belpaese crolla.La soluzione è unica, non ci sono alternative se queste marionette per conto straniero calpestano i fondamentali della democrazia. In una frase: la ribellione aperta e libera. Andranno tutti a casa con le le loro gambe o ci sarà bisogno di una bella marcia su Roma e dintorni?

Condivido il pensiero di una padre della Costituzione, Giuseppe Dossetti: “Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è un diritto e un dovere del cittadino“.

Bilderberg 2013: il meeting tornerà a Chantilly al Westfields Marriott dal 22 al 24 giugno

 

C’è una grande probabilità che il Bilderberg tornerà a Chantilly, in Virginia per la sua annuale riunione a porte chiuse dal 22 al 24 giugno 2013 nell’elegante Westfields Marriott vicino al Dulles Airport. Il Westfields è prenotato per quel fine settimana e le persone non sono in grado di fare una prenotazione, per una sola stanza anche con cinque mesi d’anticipo.

Il Bilderberg è stato definito come il più esclusivo e segreto club del mondo. Per essere ammessi, è necessario essere dirigenti di una grande banca, di una multinazionale o di un paese. Fin dalla sua prima riunione nel 1954, è stato frequentato dai migliori power-broker,dai più potenti leader finanziari e politici mondiali.
Ciò che richiedono gli organizzatori è che non ci sia nessun’altro, oltre i partecipanti ed il personale ausiliario, all’interno o sul parco dell’hotel quando è in corso la riunione. Il personale dell’hotel è limitato e deve giurare di mantenere la segretezza. Essi rimborsano i costi di polizia locali e statali che pattugliano fuori dalle mura e hanno le proprie guardie di sicurezza all’interno, sia in divisa che in borghese.
I partecipanti del Bilderberg sono stati “seguiti” da Spotlight e American Free Press ad ogni riunione per più di 30 anni. Durante questo periodo, i mezzi di informazione in Europa e in America si sono uniti nella copertura mediatica, tranne il Washington Post, il New York Times e il Los Angeles Times, impegnati a e mantenere i “voti di segretezza” per alcuni loro giornalisti partecipanti al Bilderberg. Del Bilderberg se ne è parlato ampiamente nei pressi di Washington l’anno scorso per la prima volta. Ma la convenienza del Dulles International Airport sta nell’ignorare. I dirigenti finanziari e i leader politici possono sempre spiegare di essere partiti per un “viaggio a Washington” cercando di nascondere la loro partecipazione al Bilderberg agli elettori.
Si è discusso tra i leader del Bilderberg per avere un incontro più piccolo quest’anno. La riunione della Trilaterale è sempre una “sessione congiunta” nel senso che i leader del Bilderberg ci partecipano.
Una fonte, che si è dimostrata affidabile per più di 20 anni, ha detto che membri influenti del Bilderberg come l’ex presidente della Banca Mondiale, James Wolfensohn, sono preoccupati per la crescente quantità di copertura mediatica di questi incontri. Molti altri partecipanti del Bilderberg gli hanno fatto eco, secondo l’insider.
Timothy Geithner, segretario al Tesoro degli Stati Uniti fino alle dimissioni del 25 gennaio 2013, è stato sentito mentre parlava del luogo della riunione, appena fuori Washington.
Nel corso degli anni, sempre più giornali hanno parlato del Bilderberg nelle loro pagine. Anche il Post è stato costretto a citare il raduno dello scorso anno dopo che se n’è parlato molto nelle pubblicazioni locali di Washington DC.
Il charman (presidente del consiglio d’amministrazione) del Post, Donald Graham, che aveva frequentato il Bilderberg con sua madre, Katharine Graham, da quando era giovane, si sentiva costretto a fingere ignoranza quando veniva “intervistato” dal suo giornale.
Fonte originale: americanfreepress.net / Traduzione di: Salvatore Santoru / Fonte:informazioneconsapevole.blogspot.co.uk

Fonte: http://terrarealtime.blogspot.it/2013/03/bilderberg-2013-il-meeting-tornera.html

IL VENTRILOQUO AMERICANO

di Gianni Lannes
«Il Gruppo Bilderberg è responsabile delle stragi in Italia e della strategia della tensione» dichiara pubblicamente il magistrato di chiara fama Ferdinando Imposimato (presidente onorario di Cassazione) – a cui la criminalità organizzata ha ammazzato un fratello. E tira in ballo pesanti condizionamenti ancora in atto, sullo Stato italiano. Ma non solo da parte della Nato. Uno, due. Uno, due. Italia al tappeto. Goldman Sachs innesca la crisi e fa piazzare al governo – dal presidente Giorgio Napolitano, socio Aspen (filiazione Bilderberg finanziata da Rockefeller) – il non eletto Mario Monti. Poi, mescola le carte per il caos pianificato post elettorale. Spunta dal nulla, ma solo per modo di dire, Beppe Grillo, che non si può definire presidente o segretario del Movimento 5 Stelle, solo perché è il proprietario. Non l’ha eletto nessuno, né in M5S né in Parlamento, però comanda un centinaio e passa di parlamentari e detta legge agli altri contendenti, dandosi arie da premier.
Secondo Carlo Freccero «il potere ha deciso lui stesso di gestire l’opposizione». Alla luce degli eventi ne sono personalmente convinto. Si saranno detti questi furboni d’oltre oceano: sfruttiamo uno che vanta popolarità sulle masse, ed il gioco è fatto. Così ci pappiamo definitivamente l’Italia. Certe operazioni partono da lontano, almeno dal 1992 (incontri sul Britannia della regina Elisabetta Windsor), se non prima.
Un riscontro? Uno strano ed ingiustificato contatto nel 2008 tra il primo emissario ufficiale del Governo USA in Italia, ed il comico ligure (che non vi ha mai fatto cenno): un incontro diretto di cui è prova un rapporto dettagliato, declassificato solo un anno fa. E non dimentichiamo il report di Mediobanca uscito il 18 febbraio a firma di Antonio Guglielmi, sull’esito di queste elezioni predeterminate.
Se non fosse una tragedia ci sarebbe da ridere e mettere questi boiardi alla berlina per sempre. Solo in un Paese tanto eterodiretto il mutamento politico può essere telecomandato così sfacciatamente dall’estero, come è già accaduto con l’annessione d’Italia – a scapito del Sud – finanziata notoriamente con capitali della massoneria inglese.
Senza più dignità e identità culturale, priva di una classe dirigente, l’Italia scivola sempre più in basso. Le chiacchiere da bar fluiscono su Internet e sospingono l’avanspettacolo al Quirinale. Uno stuolo di dilettanti in buona fede allo sbaraglio sbarca in Parlamento, alle dirette dipendenze di un padrone sulla base di un regolamento interno (da lui stesso definito “non statuto”), in palese violazione costituzionale. Ancora e sempre gioco d’azzardo? Nel giro di poco più di un anno: prima il governo “tecnico” di Monti richiesto dai potentati finanziari, poi l’annuncio di improvvise elezioni. Infine, il preannuncio da farsa: la legislatura durerà soltanto 6 mesi, poi nuovamente alle urne. Tanto va il servo alle urne che si crede cittadino.
Lui, il predicatore che ha usufruito di due condoni tombali per la sua società immobiliare Gestimar ed un condono cementizio per l’abuso edilizio del suo villone a Sant’Ilario a Genova, aveva sempre sbraitato “fuori i condannati dal Parlamento”. Ma adesso, con totale disinvoltura, si accinge ad approdare nei piani alti istituzionali, mercanteggiando un governo, anzi meglio, un’opposizione come vogliono i poteri forti, annacquando una legislatura. Un ras per conto terzi, senza titoli di alto profilo né cultura, ma che in compenso vanta una condanna penale per triplice omicidio colposo (con sentenza passato in giudicato) che bara spudoratamente, assurto al ruolo di sedicente “garante” senza alcun controllo democratico. 
Altro che Stato di diritto, siamo alla repubblichetta delle banane. E nessuno osa fiatare. Perché? A quanto pare, ci ritroviamo un telecomandato USA, perché forse alle demoplutocrazie anglo-americane non bastavano tutti i camerieri ed i lacché in attività. A parte i soliti, Ciampi, Prodi, Tremonti, Monti, Draghi, gli infiltrati sono ovunque: prendete il caso di Enrico Letta per fare un nome altolocato nel Partito Democratico, già membro della Commissione Trilaterale, emanazione diretta di David Rockefeller. Va ribadito il legame tra il presidente della BCE e Goldman Sachs risale all’epoca delle privatizzazioni italiane, all’inizio degli anni novanta, quando Mario Draghi dirigeva il Tesoro. Goldman Sachs ottiene miracolosamente nel 1993 (un anno dopo la riunione spartitoria del Britannia) il mandato per la cessione del gigante degli idrocarburi Eni. Nella compagnia del nuovo ordine mondiale figura anche Carlo De Benedetti,membro attivo del Bilberberg Group.
Forse nella Penisola i costituzionalisti si sono estinti, da quando è entrato in vigore il Trattato di Lisbona (primo gennaio 2009) che ha difatti congelato la Costituzione stessa.
Dopo qualche anno torno a sottolineare le ombre di Grillo. Allora chi controlla il controllore Casaleggio Gianroberto? Proprio il personaggio che Carlo Freccero evidenziando la contraddizione in  seno al Movimento 5 Stelle, ha pubblicamente definito in Tv «un grande esperto di marketing virale»? Da chi dipende, da chi è influenzato Giuseppe Piero Grillo?
Quesiti al capo M5S – La democrazia è partecipazione diretta. Ma soprattutto – per un giornalista o un cittadino – è fare domande, mettere in discussione il potere.  Allora ragionier Grillo cosa ha stabilito il governo degli Stati Uniti d’America nel suo incontro segreto di 5 anni fa, presso la sede diplomatica di via Veneto a Roma? In quell’occasione come si evince dalla lettura del rapporto inviato a Washington dall’ambasciatore Ronald Spogli (alle dipendenze di Bush junior), era in discussione la sua azione in campo politico. Per quale ragione non ha mai fatto menzione all’opinione pubblica di questo contatto particolare, e a distanza così ravvicinata con un esponente qualificato di una superpotenza che per sete di ingordigia fa guerra in mezzo mondo ed occupa militarmente la nostra Patria, esponendo l’intera nazione anche al pericolo nucleare? Chi ha stabilito questo contatto? Mister Grillo, sono stati gli esponenti governativi nordamericani a cercarla e con quali motivazioni? Oppure è stato lei, di sua iniziativa? E se così fosse, con quali fini? Conosce o ha mai intrattenuto rapporti oppure incontri con Enrico Sassoon?
Stefano Montanari usa l’ironia ma non scherza: «Un popolo che riconosce una valanga di consensi ad un comico ridotto a fare da fantoccio ad un ventriloquo può benissimo desiderare di essere rappresentato da due comici originali e in piena attività». Poi il chiasso delle tifoserie fa il resto di una guerricciola tra poveri italioti nel cortile dello zio Sam.  Insomma, al peggio  non c’è mai fine. Il dramma è che lo spirito critico sembra aver lasciato il posto alla credulità. Manca al popolo italiano una visione di insieme. La verità come sempre è sotto il naso e gli occhi di tutti. Basta ricomporla partendo dai frammenti in cui è stata spezzettata la realtà degli eventi. Tutto previsto, tutto programmato, tutto calcolato, anche la dabbenaggine dei servi elettori.
Goldman Sachs “apre” a Beppe Grillo, con un commento dal titolo “Reform is not the Same Word as Austerity” (“Fare riforme non significa austerita”) è il titolo del report cui l’analista affida le sue osservazioni a pochi giorni dalle elezioni politiche. L’agenzia giornalistica italiana spara un lancio il primo marzo alle 19 e 2 minuti: «Sembrerà strano, ma trovo che il risultato sia piuttosto entusiasmante»: con queste parole Jim O’Neill, presidente di Goldman Sachs asset management, commenta in un report l’esito del voto in Italia. “Mi sembra – scrive – che a un Paese il cui prodotto interno lordo è rimasto sostanzialmente invariato dal 1999 occorra un grande cambiamento”. “Forse il risultato elettorale, con i consensi raccolti dal Movimento cinque stelle, può segnare l’inizio di qualcosa di nuovo?”, si chiede. Il presidente di Goldman Sachs asset management ritiene, in secondo luogo, che il responso delle urne sia “qualcosa di simile a un incubo” per “l’elite consolidata dell’Italia e per gli altri centri di potere europei, in particolare Berlino e Francoforte” perché “mette in dubbio molti aspetti dello ‘status quo'” a cominciare dal fatto che “la riduzione del debito fine a se stessa” sia un obiettivo verso cui la politica debba rivolgersi. A differenza di quanto accade in altri Paesi difficili dell’Eurozona, si legge ancora nel report, “il vero problema dell’Italia è l’assenza di crescita economica. Credo – prosegue Jim O’Neill – che l’inasprimento della politica fiscale, con il vago obiettivo di ridurre il debito non sia una strategia intelligente. L’Italia ha bisogno di riformare il mercato del lavoro e di accrescere la produttività su scala nazionale”. In Italia – è la conclusione – “il termine riforma non equivale ad austerità e gli elettori lo hanno dimostrato”».La Goldman Sachs è la più potente banca d’affari americana, che condiziona mercati e governi, specializzata in speculazioni criminali. I governi non  governano il mondo, Goldman Sachs controlla sempre più l’umanità.
Soltanto pochi mesi fa, durante l’estate, è andata in onda la sceneggiata chiamata “Eurocrisi”. E Goldman Sachs che ha fatto? Scontato: ha scaricato l’Italia: infatti ha venduto oltre 2,3 miliardi di titoli di Stato. La banca d’affari appena scelta da Monti per curare la vendita di Fintecna alla Cassa Depositi e Prestiti ringrazia a modo suo. Con una mano ha venduto quasi tutti i Btp che aveva, con l’altra è corsa ad assicurarsi contro un eventuale fallimento dell’Italia. Alla fine di giugno, cioè alla fine del secondo trimestre del 2012, la banca d’affari americana per la quale il presidente del Consiglio non eletto, Monti Mario, ha lavorato dal 2005 al 2011, aveva infatti in portafoglio Btp per 191 milioni di dollari, cioè 2,3 miliardi in meno rispetto ai 2,51 miliardi che possedeva alla fine di marzo. Contemporaneamente Goldman Sachs ha investito per aumentare la propria posizione sui derivati per assicurarsi contro un eventuale fallimento dell’Italia. Si tratta dei famosi Credit default swaps (Cds), quegli strumenti finanziari che funzionano come le polizze assicurative. Insomma, la banca guidata da Lloyd Blankfein, colui che dichiarò di “fare il lavoro di Dio”, scommette sul default di Roma, non prima però di aver aiutato lo Stato a “vendersi” Fintecna. La holding che controlla fra le altre Fincantieri e Tirrenia è infatti di proprietà del ministero dell’Economia, così come la Cassa Depositi e Prestiti.
Sassoon connection – Ne ha macinata di strada il nostro “ufficiale di collegamento”. Tanto è vero che nel tempo è diventato Board Member e Presidente del Comitato Affari Economici dell’American Chamber of Commerce in Italy, la camera di commercio americana in Italia, «un ponte qualificato tra Italia e Stati Uniti con un network di cinquecento soci che include il cuore del mondo produttivo italiano, un gruppo di aziende ad alto tasso di internazionalizzazione capace di rappresentare il 2% del PIL nazionale». In concreto: una super lobby di multinazionali, fondazioni, banche e grandi gruppi che assembla le forze per tutelare i propri interessi e che promuove lo sviluppo dei rapporti commerciali tra Italia e USA. Per rendere bene l’idea di quanto esteso sia questo cartello basta leggere i nomi di alcuni dei gruppi presenti in Amcham unitamente ad AspenStandard & Poor’s, Philip Morris, IBM, Microsoft, ENI, Enel, Intesa San Paolo, Sisal, Rcs Editori, Esso, Bank of America, Coca Cola, Fiat, Fincantieri, Finmeccanica, Italcementi, Jp Morgan, Pfizer, Rai, Sky, Unicredit, Merrill Lynch, Basf, BNP Paribas, CIR, Credit Suisse, Deutsche Bank,  GDF Suez, Glaxo SmithKline, Google, Gruppo Marcegaglia, H3G, Impregilo, Italcementi, Mediaset, Pfizer, Farmindustria, Poste Italiane, Rcs, Sanofi-Aventis, Shell, Sisal, Sky, Siemens, Telecom, The Royal Bank of Scotland.
Enrico Sassoon si è accomodato fianco a fianco con gli stessi componenti dell’Aspen Institute Italiathink tank tecnocratico, diretta emanazione del famigerato Club Bilderberg. In un Comitato Esecutivo Aspen abbiamo scovato – oltre che Sassoon della Casaleggio – anche Mario Monti, John Elkann, Romano Prodi, Giulio Tremonti, tutti componenti italiani del Bilderberg. Nell’Aspen figura anche Lucia AnnunziataFedele Confalonieri e Giuliano Amato (aspirante presidente della Repubblica). Ora: come è possibile che la Casaleggio, spin doctor ed influencer di Grillo e del Movimento 5 Stelle, abbia il suo membro più importante all’interno di un Istituto popolato da quelli che dovrebbero in realtà essere i nemici dichiarati proprio di Grillo? Qual è la ragione? Quando è stato scoperto, ma soltanto dopo, Sassoon è stato costretto a dimettersi con una lettera aperta pubblicata dal Corriere della Sera.
Non è tutto.  Il dominio beppegrillo.it risulta intestato ad un certoEmanuele Bottaro di Modena, e potrebbe trattarsi di un normale prestanome (ma la trasparenza?), a destare sospetti è la domiciliazione del gestore tecnico del dominio, in via Jervis 77 a Ivrea. Lo stesso indirizzo della sede legale Olivetti, gruppoTelecom Italia. Niente di strano? Gianroberto Casaleggio fa decollare la sua avventura professionale proprio nella Olivetti, guidata all’epoca da Roberto Colaninno, già presidente di Alitalia e padre di Matteo, ex deputato del Pd. Poi Gianroberto inizia la scalata sociale e diventa amministratore delegato di Webegg, joint venture tra Olivetti e Finsiel. A fine giugno 2002 Olivetti cede la propria quota del 50 per cento in Webegg S.p.A. a I.T. Telecom S.p.A., che nel frattempo partorisce Netikos Spa, dove il più famoso dei Casaleggio partecipa al Cda con Michele Colaninno (secondogenito di Roberto e presente nel Cda Piaggio). Nel 2004, il guru di Grillo fonda – con altri dirigenti Webegg e con Enrico Sassoon – la Casaleggio Associati, attuale editore di Beppe Grillo.
Mediobanca – «L’esito delle elezioni del 24 – 25 febbraio sta diventando sempre più incerto» e «lo scenario più probabile è quello di nuove elezioni nel medio termine». Questa l’analisi di Mediobanca Securities, in uno studio diffuso il 18 febbraio e curato dall’analista equity Antonio Guglielmi.
L’analista di Piazzetta Cuccia rileva che, quella che a novembre sembrava una facile vittoria che avrebbe portato a un governo Bersani forte, non è più tale. «Appare inevitabile una coalizione Bersani-Monti, magari allargata ad altri partiti minori. In ogni caso questo non porterebbe a un governo Bersani forte, non è più nel pronostico. Come insegna la storia italiana, più ampia è la coalizione, più debole è la sua efficacia. Realisticamente – evidenzia il rapporto – noi riteniamo estremamente bassa la possibilità per l’Italia di assicurarsi un governo solido e coeso in grado di rimanere in carica per i prossimi cinque anni». Quindi, «presto potrebbero essere in vista nuove elezioni».
Tali deduzioni si basano verosimilmente sugli esiti dei sondaggi elettorali più recenti. Berlusconi – scrive la banca d’investimento – è in un trend di recupero e il Movimento 5 stelle sembra indirizzato a essere il vero vincitore di queste elezioni, con circa il 20% dei voti. Due elementi che renderebbero ancora più debole un governo Pd-Monti, soprattutto al Senato. Questo rischio di sostanziale “pareggio” tra i partiti potrebbe paradossalmente rivelarsi una potenziale buona notizia per l’Italia. Lo scenario più critico, ovvero un boom dei Grillini e una vittoria sul filo di lana di Berlusconi, secondo Mediobanca impaurirebbe i mercati al punto tale da mettere sotto pressione lo spread, dando così all’Italia la scusa perfetta per chiedere alla Bce l’accesso al programma Omt. A scommettere su questo scenario è anche l’istituto bancario francese Crédit Agricole, in un recente report del suo ufficio studi sulle prospettive economiche dell’Italia nel 2013.
Non manca una professione di ottimismo da parte di Mediobanca. Grazie comunque al programma Omt elaborato da Mario Draghi e dal Consiglio direttivo della Bce, qualsiasi sia l’esito delle elezioni italiane, i mercati dovrebbero mostrare capacità di tenuta.
La ricetta Mediobanca per ridurre il debito: cessioni del patrimonio pubblico. La mancata riduzione del debito pubblico è stata la principale delusione del Governo Monti, sottolinea lo studio. Nessuna riforma strutturale può dare benefici in un Paese che ogni anno deve pagare 80-100 miliardi di euro d’interessi sul suo debito. Lo studio, che tra l’altro stima a 150 miliardi il peso dell’evasione fiscale, sottolinea che non c’è spazio per tagliare le tasse e non sono fattibili neppure tagli alla spesa pubblica che colpiscano il welfare. Per ridurre il debito pubblico, Mediobanca Securities torna alla carica con la ricetta che aveva proposto lo scorso anno, ovvero l’uscita dal bilancio italiano di asset statali tramite la Cassa Depositi e Prestiti. Lo spazio in questo caso è vasto.  L’Italia possiede un patrimonio pubblico di 1.789 miliardi di euro, per un debito pari a 1984 Md€ nel 2011 (attualmente ha sfondato quota 2 mila miliardi). Il Ministero del Tesoro ha avviato di recente un inventario del proprio patrimonio. Solo le concessioni (78 Md€), le partecipazioni (132 Md€) e gli immobili (425 Md€) potranno essere inclusi in un programma di vendita di attivi pubblici.
 riferimenti:
 l’incontro segreto di Grillo e dell’ambasciatore USA:

Fonte: Su La Testa! di Gianni Lannes

IL GRILLO SPARLANTE E LE STELLETTE SILENTI

di Gianni Lannes

La salute ormai è un lusso anche in Italia. Le condizioni sociali di vita peggiorano sempre più.  La gente è stanca e non ne può più di vessazioni dello Stato, ed imbroglioni che indorano la pillola per il proprio tornaconto.
C’è una canzone scritta e cantata dal maestro dei cantautori italiani, ovvero Matteo Salvatore, intitolata “ E’ proibit’ ”: mi è tornata in mente ora, dopo gli avvertimenti a lasciar perdere Grillo che pare goda di immunità ducesca. Mussolini, ovviamente, non c’entra.
Il “reuccio” è nudo più di un verme, ma non si deve dire perché il suo partito (telecomandato da un’azienda di neuromarketing) è stato votato da milioni di individui. E visto il successo elettorale adesso va tanto di moda. Però,  in qualunque salsa vogliate imbonire il discorso, questo “messia” (così ribattezzato dal guru del guru, detto anche Casaleggio Gianroberto) non mi incanta e non mi impressiona.
Per il giornalismo libero e indipendente, non esistono intoccabili (a ragion veduta) e non si fanno sconti. Se ci si occupa di Berlusconi, Bersani o Monti va tutto bene, è concesso anche l’insulto personale, ma appena sfiori, magari senza affondare più di tanto, con la critica costruttiva e documentata, qualche sedicente icona di cartongesso dei tempi correnti (Grillo, Vendola, Saviano), apriti cielo per lesa maestà. A quanto pare, adesso, anche taluni pennivendoli sono saliti sul carro del vincitore e ne tessono lodi in tv, sulla carta stampata e soprattutto sul web.

Provate a disattivare i messaggi subliminali dell’imbonitore che dall’avanspettacolo è transitato in un amen alla casta principale dell’Italietta. Ora accendete la mente, se vi va.

Occorre prestare attenzione all’eccesso di informazione”, perché si traduce in difetto di sapere. In effetti, la censura – anche in toni “eleganti” – non è altro che il modo concreto di travestire, escludere, eludere o negare quei contenuti che rischierebbero di mettere in pericolo la presunta legittimità di chi detiene un potere, in questo caso, mass-mediatico, e persino un peso politico.
Come professa da decenni la Trilateral Commission (su questo diario internautico trovate anche la documentazione), è sufficiente mantenere le moltitudini in uno stato di ignoranza diffusa.
Qual è il mantra dettato dai Casaleggio a ripetizione ossessiva?Provate a rispondere… Forza grillini, un piccolo sforzo. Comunque, fate una pausa se il quesito vi ha turbato o dovete chiedere il permesso di pensare, non dico di esprimere pubblicamente idee. Parentesi: anche quando andate in bagno o fate la ricreazione chiedete l’autorizzazione  ai capoccia? Scherzo… per sdrammatizzare.
Comunque, dove eravate l’anno scorso, quando a Palermo il vostro capo nel corso di un comizio ha elogiato la mafia? E quando sul suo blog ben confezionato dalla solita ditta in contatto con l’alta finanza speculativa internazionale, ha pubblicato fior di sfondoni in odore di conclamato razzismo? Sbaglio, sono in errore, oppure nessuno di voi ha fiatato? Qualche anno fa, l’allora ministro Lunardi, inserito nel clan Berlusconi, affermò pubblicamente che “con la mafia bisogna convivere”.
Il risveglio sarà duro ed amaro quando troverete qualche minima risposta. Aprite gli occhi. Tutto quello che passa il convento grillesco viene sfornato dalla premiata ditta. E la democrazia dal basso? Solo uno slogan del momento?
Fermare la diffusione del sapere critico, è una forma di controllo repressivo del potere, perché conoscere è saper leggere, interpretare, verificare di persona e non fidarsi di quello che ti dicono sia pure con suadenti parole.
La conoscenza ti fa dubitare, soprattutto del potere, di ogni potere, anche quello apparentemente buono che agisce in nome e solo in nome del “tuo” bene. La satira è tale se colpisce e morde veramente il potere, senza sconti o riguardi per i divetti di turno.
Vogliono i giovani, conformati, standardizzati ed obbedienti. Ascoltate Gandhi: “Sii il cambiamento che vuoi vedere accadere nel mondo”. Il mutamento parte sempre dentro di noi, da noi, non da altri, senza imposizioni.
SU LA TESTA!