L’epidemia d’Ebola e il business farmaceutico

 
di: Roberta Mura
 
L’emergenza d’Ebola rimane alta in Africa Occidentale. I mass media, ogni giorno, parlano di casi di contagio in Europa, in Canada e negli Stati Uniti, scatenando una psicosi generale. Casi ancora tutti da accertare. Basta una piccola febbre o un mal di pancia per lanciare l’allarme.
L’Ebola, i cui sintomi ricordano i film dell’orrore, fa paura. In Africa e fuori dai suoi confini. Il virus uccide in maniera rapida, molto di più rispetto all’HIV. Oltre 1427 persone sono morte. Il totale dei casi è di 2615.
Dati che hanno indotto l’Organizzazione della sanità mondiale (OMS) a concedere l’autorizzazione per gli esperimenti in Africa in quanto l’epidemia in corso è “un’ emergenza di salute pubblica di livello internazionale”. Pertanto, tutto è lecito, nonostante i tempi siano prematuri.
In un’intervista ripresa dal sito di informazione Cameroonvoice.com, il dottor Garth Nicolson, uno dei maggiori esperti in malattie emergenti, sostiene che la minaccia di Ebola è stata “gonfiata” a causa della “natura spettacolare” dei sintomi. Secondo Nicolson questi sintomi drammatici, che appaiono molto rapidamente, rende l’Ebola relativamente facile da contenere: “Se hai una malattia feroce e altamente fatale, come l’Ebola, si attira un sacco di attenzione. È dunque possibile isolare immediatamente i pazienti, e quindi contenere l’intero processo”. Un po’ come è successo in Guinea, dove la situazione è sotto controllo.
Secondo la ricercatrice Anne Sullivan, l’epidemia potrebbe essere usata per “creare un livello di allerta molto alto, in modo tale da obbligare le persone a vaccinarsi”.
Lo abbiamo visto più volte negli ultimi anni, come per l’influenza suina. Dopo un allarme generale, si è scoperto che il vaccino era più nocivo che altro.
Ora, per l’Ebola c’è il siero sperimentale “ZMapp”. Lo chiamano il “siero magico”, in seguito ai “miglioramenti” del medico missionario statunitense, Kent Brantly, contagiato dal virus in Liberia.
Nulla si sa di questo siero. Non si conoscono i possibili effetti negativi. E finora è stato sperimentato solo sulle scimmie. Tuttavia tutti lo vogliono. I Paesi africani per primi. Soprattutto, Liberia e Sierra Leone, dove la situazione rimane grave a causa dell’inadeguatezza dei governi che non si sono mossi per tempo, nonostante il virus avesse già fatto stragi in Guinea. La carenza di medici, attrezzature e medicine ha fatto tutto il resto.
Dopo il “successo” dello Zmapp , realizzato dalla Mapp Biopharmaceutical Inc. di San Diego, in collaborazione con l’azienda canadese Defyrus, anche le altre grandi multinazionali del settore si sono messe all’opera. Il colosso britannico Gsk e quello statunitense National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) hanno annunciato di aver sviluppato un vaccino contro l’Ebola che verrà sperimentato sull’uomo entro l’anno. Al momento, secondo l’Ansa, ci sarebbero almeno tre farmaci e un vaccino contro il bacillo, sviluppati con contributi del dipartimento della difesa Usa, che hanno dato buoni risultati sugli animali e potrebbero entrare velocemente nella fase clinica dei test.
Nella prassi comune, ogni farmaco dovrebbe infatti superare varie fasi di studio e di sperimentazione per poter poi entrare nel mercato ed essere venduto e somministrato ai malati. A volte ci vogliono addirittura 15 anni.
Come denuncia Leleva.org, negli ultimi anni, però, le multinazionali del farmaco riescono ad eludere il problema di fasi controllo troppo rigide ricorrendo al reclutamento di cavie umane volontarie in Africa e nei Paesi in via di sviluppo, al fine di sperimentare farmaci i cui test non sono ancora stati approvati negli Usa o in Gran Bretagna, ovvero i Paesi in cui si concentrano i due terzi dei profitti farmaceutici mondiali.
Negli Stati Uniti una prova clinica su un paziente costa una media di 10.000 dollari. In Africa è gratis. Oltre ad un risparmio economico, i test di sperimentazione su cavie umane africane permette di risparmiare anche sui tempi, perché le case farmaceutiche sottostanno in questo caso alle legislazioni locali solitamente meno restrittive. Questo permette di arrivare prima sui mercati e di brevettare prima. Per un giorno di ritardo nel lancio di un farmaco, un’azienda farmaceutica perde oltre un miliardo e mezzo di euro.
Come afferma Leleva.org, “il valore vero della sperimentazione quindi non è nel conseguire il miglior prezzo a cui poi vendere un prodotto o la sua migliore efficacia (come poteva essere decenni fa, in cui forse il business aveva ancora un’anima umanistica), ma è l’arrivare primi per brevettare prima”.
Pertanto, alla Mapp Biopharmaceutical Inc, che ha realizzato per primo il virus, entreranno nelle tasche parecchi soldi.
Il clima di allarmismo, suscitato dai media internazionali, ha inoltre creato la condizione ideale in cui i governi africani si sentano in dovere di fare di tutto per arrestare l’epidemia, mancando di lucidità.
Il rischio è che gli africani vengano usati come cavie umane. Non sarebbe la prima volta. Circa il 35 % delle donne africane sono sterili in seguito alla somministrazione di vaccini. Il lancio di medicinali in via di sperimentazione possono avere conseguenze drammatiche. Per fare un esempio: tra il 1967 e il 1978, nello Stato della Georgia, negli Stati Uniti, Washington autorizzò la sperimentazione del Depo-Provera, che ha diverse controindicazioni, tra cui l’osteoporosi e a lungo andare la sterilità, su più di 13mila donne povere, la metà delle quali erano nere. La maggior parte di loro, che non erano a conoscenza della sperimentazione, si sono ammalate. Molte altre sono morte. Medicinali contraccettivi come il Depo-Provera sono stati utilizzati spesso da Washington per ridurre il tasso di natalità dei poveri. Nel 1960, gli Usa erano preoccupati per l’aumento della popolazione del Puerto Rico. Nel 1965 si è riscontrato che il 34% delle donne portoricane tra i 20 e il 49 anni erano state sterilizzate.
Oggi, in Africa, “le case farmaceutiche hanno l’opportunità di sperimentare sull’uomo con l’approvazione dell’opinione pubblica” fa notare un giovane sierraleonese che ha chiesto l’anonimato: “I medici che hanno lanciato l’allarme e che operano nei confini in Guinea o Sierra Leone sono nordamericani. C’è chi pensa che l’epidemia potrebbe essere stata diffusa. Guarda caso gli Stati Uniti o meglio una casa farmaceutica americana ha trovato il vaccino nel momento propizio. Strana coincidenza. Questo è un affare d’oro”.
L’epidemia d’Ebola rischia di diventare un nuovo business farmaceutico. Un déjà vu con l’emergenza dell’HIV, in cui si è speculato facendo soldi facili.
Erano gli anni Ottanta e l’Aids si diffuse in tutto il mondo. Una malattia terribile, incurabile e mortale. Le case farmaceutiche si misero subito a lavoro e poco dopo, nel 1987, uscirono alcuni farmaci “magici”, tra questi: AZT, DDI, 3TC, inibitori della proteasi. Tutti nati negli Stati Uniti.
Alcuni anni dopo la loro uscita nel mercato, un gruppo di autorevoli ricercatori denunciò che l’approvazione di questi farmaci era passato attraverso test incompleti e pressioni di ogni tipo. Il tutto per nascondere al pubblico che gli effetti a lungo termine degli inibitori della proteasi erano sconosciuti e che l’AZT era inefficace e, addirittura, che accelerava la morte di migliaia di ammalati.
La multinazionale Wellcome, divenuta poi Glaxo Wellcome, era a conoscenza degli effetti dannosi, ma se ne infischiò.
Oggi, si rischia di commettere lo stesso errore.
Ancora adesso dell’Ebola si sa ben poco. La prima scoperta del virus risale al 1976, in Congo. L’Ebola è infatti un fiume congolese. Secondo gli studiosi, il virus “abiterebbe” da moltissimo tempo all’interno delle volpi volanti, grossi chirotteri che mangiano frutta e abitano le foreste tropicali. Per trasmetterlo all’uomo il virus potrebbe essere passato dalle volpi volanti alle scimmie o altri animali della foresta, che vengono regolarmente mangiati dalle etnie locali.
Come spiega al telefono Saverio Bellizzi, l’epidemiologo di Msf, tornato da un mese in Italia dopo due missioni in Guinea, “si trasmette tramite il contatto con i fluidi delle persone infette. Il contatto non è via aerea ma via contatto diretto tramite sangue o fluidi idrologici. Il virus è estremamente nocivo all’interno dell’organismo ma è anche molto labile nel senso che basta semplicemente lavarsi le mani con il sapone e si inattiva il virus immediatamente. Per essere veramente contagiati bisogna avere il contatto diretto: toccare una persona che abbia un’alta carica di virus e avere dei sintomi evidenti. Una persona che non ha sintomi non è contagiosa anche se il virus è al suo interno”.
In Guinea, spiega, Bellizzi, in mancanza di vaccini e terapie specifiche, sono state usate “terapie di supporto, quindi idratazione, nutrizione e terapie antibiotiche o antimalariche nel momento in cui il paziente sia affetto da patologie associate. Il tutto perché mira a rinforzare il corpo per combattere meglio il virus”, il cui tasso di mortalità varia dal 25% al 90%. Misure che hanno portato a buoni risultati.
La situazione non è facile. Non solo per la carenza di medici o di attrezzature. “C’è difficoltà principalmente per due motivi: una è l’estrema mobilità delle persone che si muovono da villaggio a villaggio in maniera continua e veloce, quindi una volta contagiati si muovono e possono sviluppare nuovi focolai in nuove zone; e poi le resistenze culturali. Ci sono difficoltà a sensibilizzare e rendere consapevoli le persone del luogo dell’esistenza della malattia”, spiega l’epidemiologo. Quello che si può fare è “sconfiggere l’Ebola solo con una grande campagna di sensibilizzazione, villaggio per villaggio”.
In Africa, la scaramanzia è forte. Ci sono tanti piccoli villaggi, popolati da etnie diverse che nutrono una profonda sfiducia nei confronti della medicina occidentale. Nascondono i malati per evitare che vengano portati nei centri di assistenza. Sono spaventate dalla morte dei loro cari, consumati da violenti dolori muscolari, mal di testa, vomito, diarrea ed emorragie.
La chiamano la malattia del “diavolo”. Tradotto: la malattia dei bianchi. Si pensa che la febbre sia un complotto o un’invenzione degli occidentali, che tanto male hanno fatto all’Africa, prima con la tratta degli schiavi, poi con la colonizzazione e ora con il saccheggio del sottosuolo.
Fonte: Rinascita
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#TISA, il trattato capestro segreto svelato da #Wikileaks

NEI GIORNI SCORSI, MENTRE GLI ITALIANI ERANO DISTRATTI DALLE PARTITE DELLA NAZIONALE, WIKILEAKS HA DIVULGATO LE PROVE CIRCA UN TRATTATO SEGRETO, RIGUARDANTE BEN 50 NAZIONI, CHE HA SANCITO LA LIBERALIZZAZIONE SELVAGGIA DELLA FINANZA!

NONOSTANTE L’IMPORTANZA DEL DOCUMENTO – CHE MIRA A IMPEDIRE AI GOVERNI DI OSTACOLARE GLI INTERESSI DELLE GRANDI LOBBY – LE TV CRIMINALI HANNO TACIUTO: NE HANNO PARLATO ALCUNI GIORNALI, I QUALI PERO’ IN MOLTI CASI NON HANNO CONFERITO AL DOCUMENTO L’IMPORTANZA CHE AVREBBERO DOVUTO DARGLI. 

SI PARLA DELLA VOLONTA’ DI PRIVATIZZARE TUTTO: DALLA SCUOLA ALLA SANITA’ PUBBLICA, E MAGARI LE CARCERI (che in USA sono già state privatizzate in molti casi…)

POTETE LEGGERE DIRETTAMENTE SUL SITO DI WIKILEAKS (in inglese) A QUESTO INDIRIZZO: http://wikileaks.org/tisa-financial

Redazione Informatitalia

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C’è la prova: il Tisa farà sparire scuola e sanità pubblica
Scuola, sanità, trasporto e acqua pubblica, nei prossimi anni, spariranno completamente. Non si tratta di una teoria complottistica, né di retorica antiliberista, né tanto meno dell’ennesima bufala del web. Purtroppo potrebbe essere tutto vero perché questo è l’obiettivo dei cosiddetti governi occidentali. La parola chiave è Tisa: ne abbiamo parlato in un precedente articolo. Tisa sta per “Trade in services agreement”, ovvero accordo di scambio sui servizi”. La sigla apparentemente è innocua, ma nasconde una prospettiva drammatica, anche perché dentro c’è pure l’Italia. A svelare alcuni dei contenuti di Tisa è stato Wikileakes, ripreso da diversi giornali, tra cui L’Espresso. Il Tisa riguarda i paesi che hanno i mercati del settore servizi più grandi del mondo: Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Canada, tutti i 28 paesi dell’Unione Europea, più Svizzera, Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Israele, Turchia, Taiwan, Hong Kong, Corea del Sud, Giappone, Pakistan, Panama, Perù, Paraguay, Cile, Colombia, Messico e Costa Rica. Gli interessi in gioco enormi: parliamo di migliaia di miliardi di euro. Come riporta L’Espresso (che parla esplicitamente di “accordo segreto per il liberismo selvaggio“), il contenuto del file diffuso da Wikileaks è inquietante. Si legge infatti: “Questo documento deve essere protetto dalla rivelazione non autorizzata, ma può essere inviato per posta, trasmesso per email non secretata o per fax, discusso su linee telefoniche non sicure e archiviato su computer non riservati. Deve essere conservato in un edificio, stanza o contenitore chiusi o protetti”. Il documento potrà essere pubblico solamente “dopo cinque anni dall’entrata in vigore del Tisa e, se non entrerà in vigore, cinque anni dopo la chiusura delle trattative”. L’articolo de L’Espresso spiega come l’obiettivo del Tisa è la liberalizzazione selvaggia dei servizi, la completa sparizione della privacy. I dati sensibili delle persone, più di quanto lo sono adesso, diventeranno praticamente merce. Sanità, scuola e trasporto pubblico, già massacrati negli ultimi anni, rischiano di sparire completamente. Tutto, in base al Tisa, potrebbe essere gestito dalle lobby. I governi mondiali stanno agendo senza informare l’opinione pubblica. D’altronde, se non fosse per la rete di Assange, non sapremmo praticamente nulla di questo accordo. Un trattato che potrebbe completamente spazzare via ciò che resta della democrazia. 

Fonte: http://www.controcopertina.com/prova-tisa-sparire-scuola-pubblica/

Wikileaks: “Ecco il trattato segreto per la liberalizzazione selvaggia della finanza”

 L’organizzazione di Assange pubblica la bozza del trattato TISA, un accordo “riservato” tra 50 paesi che potrebbe cancellare il potere d’intervento dei governi e lasciare mano libera alle corporation. Anche su previdenza, evasione e finanza tossica

 

 

Un accordo segreto a livello internazionale che punta a smantellare il ruolo dei governi nella finanza e aprire la strada a politiche ultra-liberiste. È questo il contenuto delle nuove rivelazioni di Wikileaks, l’organizzazione creata da Julian Assange già responsabile nel 2010 del “leak” riguardante i documenti riservati dell’esercito Usa sulle guerre in Iraq e Afghanistan. Il testo (parziale e provvisorio) dell’accordo è stato pubblicato giovedì sul sito dell’organizzazione di Assange e da alcuni giornali con cui collabora (in Italia l’Espresso). La trattativa per il TISA, sigla che identifica il Trade in Services Agreement (Accordo di Commercio dei Servizi) coinvolgerebbe50 Paesi: Australia, Canada, Cile, Taiwan, Colombia, Costa Rica, Hong Kong, Islanda, Israele, Giappone, Liechtenstein, Messico, Nuova Zelanda, Norvegia, Pakistan, Panama, Paraguay, Peru, Sud Korea, Svizzera, Turchia, Stati Uniti e Unione Europea. Tagliati fuori, invece, i cosiddetti BRICS: Brasile, Russia, India e Cina.
Secondo Jane Kelsey, professoressa della facoltà di giurisprudenza dell’Università di Auckland e autrice di un memorandum che Wikileaks pubblica a corredo della bozza, il TISA sarebbe in grado di determinare le politiche economiche dei maggiori Paesi a capitalismo avanzato evitando qualsiasi discussione in merito nei parlamenti degli Stati interessati. Già, perché le trattative a cui fa riferimento la bozza vengono definite “riservate” e lo stesso trattato è indicato come “classificato”. Di più: secondo quanto riportato in calce al documento, il TISA dovrebbe rimanere segreto per 5 anni anche dopo il raggiungimento dell’accordo tra i Paesi aderenti.
Il trattato ha contenuti simili al GATT (Accordo Generale sulle Tariffe e il Commercio) e al GATS (Accordo Generale sul Commercio dei Servizi), finiti al centro delle proteste a Seattle nel 1999 e al G8 di Genova del 2001. A differenza di questi, però, il TISA non è stato discusso in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), che prevede la pubblicità degli atti e una discussione più “trasparente”. Qualcosa di simile a quello che dovrebbe accadere per il futuroTrattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP), in agenda di Stati Uniti ed Europa nei prossimi mesi. Rispetto a questo, il TISA si muove su una sorta di “binario parallelo” (e segreto) che ne estende l’applicazione a un maggior numero di Paesi.
Il contenuto del testo pubblicato da Wikileaks riporta le proposte dei partecipanti alla trattativa, principalmente USA e UE, su tutti i punti che dovrebbero i temi oggetto del trattato. Nonostante divergano per qualche sfumatura, l’obiettivo dell’accordo è chiaro: eliminare tutte le leggi nazionali che sono considerate come “ostacoli” al commercio dei servizi in ambito finanziario. Un copione che ricalca i trattati approvati nel 2000 e che, secondo molti economisti e governi, hanno rappresentato la causa principale della recente crisi finanziaria globale.
L’analisi di Jane Kelsey mette in luce, in particolare, la volontà dei proponenti di eliminare alcune delle norme che sono state introdotte (o suggerite) in seguito alla crisi del 2008. Per esempio i limiti alle dimensioni degli istituti finanziari, imposti in alcuni Paesi per evitare il ripetersi di operazioni di salvataggio obbligate nei confronti di quei soggetti “troppo grandi per fallire”. Le proposte presentate nella bozza si occupano però anche di altre questioni, come la privatizzazione della previdenza e delle assicurazioni, l’eliminazione degli obblighi di divulgazione delle operazioni offshore nei paradisi fiscali, il divieto di imporre un sistema di autorizzazione per nuovi strumenti finanziari (come i derivati) o di regolamentare l’attività dei consulenti finanziari.
Gli accordi di questo tipo utilizzano un sistema sanzionatorio che segue canali “paralleli” alla giustizia ordinaria. Se un’azienda ritiene che lo Stato estero in cui opera vìola in qualche modo il trattato, può fare ricorso a un tribunale speciale che agisce come organo arbitrale, nel quale non sono previste udienze pubbliche. Lo Stato condannato a questo punto ha due scelte: cancellare la legge in questione o risarcire l’azienda. Un sistema che già in passato ha giocato brutti scherzi alle amministrazioni di diversi Paesi. Nel 2011, per esempio, l’Australia si è vista chiedere un risarcimento miliardario da parte di Philip Morris. Il motivo? Il governo australiano aveva obbligato i produttori di tabacco a vendere le sigarette in pacchetti senza logo per ridurne il consumo.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Ripreso da: Informati, Italia

UE: La guerra alla libertà dei Media

Per indebolire i Media alternativi indipendenti online, l’UE si appresta a “regolamentare” i motori di ricerca Internet
La guerra alla libertà dei Media

 

Nathan Allonby
Tradotto da  Anna Moffa

 

Un nuovo rapporto della Commissione europea raccomanda la regolamentazione delle notizie in internet, attraverso la modificazione dei motori di ricerca per controllare l’accesso ai “luoghi della cospirazione”, la creazione di agenzie stampa europee governative e la formazione di nuovi“quadri di giornalisti professionisti … per … scienza, tecnologia, finanza o  medicina “.

Il rapporto sollecita anche i politici europei e i leader delle istituzioni europee a tenere conferenze stampa regolarmente, ad emergere dalle ombre e a  prendere il centro della scena come veri leader europei. Questo segna l’inizio di una nuova era per l’Unione europea, e per il suo controllo sui media. Se state leggendo questo negli Stati Uniti o in Canada, siate consapevoli del fatto che ciò che succede in Europa potrebbe accadere anche in America del Nord, a causa dell’ Area di cooperazione euro-atlantica. Si tratta di un processo di convergenza attraverso il quale l’Europa e il Nord America adotteranno politiche simili su “libertà”, giustizia e sicurezza, da attuare entro il 2014, cosa che sembra si possa applicare alle ultime proposte sui media.
 
Il rapporto ( mezzi di informazione liberi e pluralistici per sostenere la democrazia europea ) è stato pubblicato questo mese da un Gruppo di Alto Livello (GAL), istituito dalla Commissione europea, e che includeva l’ex presidente della Lettonia e un ex ministro della giustizia tedesco. Il criterio alla base di questo rapporto è stato in una costante fase di elaborazione per qualche tempo. Gli obiettivi descritti nel 2011 includevano: – la possibilità di “riconquistare” la libertà  di stampa, con particolare riferimento ad alcuni paesi specifici, tra cui Ungheria, Francia, Italia, Romania e Bulgaria, per aumentare i servizi d’informazione dell’Unione europea, e regolamentare i media internet e i social media come Twitter e Facebook. L’ultimo di questi obiettivi ha ricevuto attenzione da parte dell’UE dopo i disordini di Londra. (Cfr. La stampa in Europa: la libertà  e il pluralismo a rischio | EurActiv )
Alcuni dei punti chiave del rapporto sono i seguenti:
  • L’UE chiede l’autorità  legale (“competenza”) per regolare la stampa e i media d’informazione.
  • In questo contesto, la relazione non offre alcuna definizione di ciò che costituisce “giornalismo” e di ciò che sarà  regolato, ma raccomanda piuttosto “il dibattito tra tutte le parti interessate su … orientamento per i giudici”.
  • Una gran parte della relazione riguarda i mezzi di comunicazione, internet e i nuovi motori di ricerca. Si propone l’inclusione dei motori di ricerca nella regolamentazione dei media.
  • La relazione approva in particolare i commenti di  Cass Sunstein su  internet ed estremismo. La relazione del GAL dice che “Cass Sunstein, ad esempio, solleva preoccupazioni sul fatto che Internet consentirà  alle persone di essere meno impegnate nella società, viste le capacità  crescenti di filtraggio personalizzato e la presenza decrescente di … giornali … indubbiamente un impatto potenzialmente negativo sulla democrazia … possiamo arrivare a leggere e sentire quello che vogliamo, e nient’altro che quello che vogliamo. La preoccupazione è che le … persone dimentichino che le alternative esistono e diventino così  incapsulate in posizioni rigide da ostacolare la costruzione del consenso nella società.” Il rapporto continua, “l’isolamento e la frammentazione dell’informazione, insieme all’incapacità  di controllare e valutare le fonti, possono avere un impatto negativo sulla democrazia“.
  • Per far fronte a questo, si propone l’inclusione dei motori di ricerca nella regolamentazione dei media. Si evidenzia che i motori di ricerca hanno un notevole impatto sul contenuto visualizzato e sull’importanza con la quale viene presentato: – “Il nuovo ambiente mediatico aumenta l’importanza dei ‘gate-keepers‘, intermediari digitali che sono la via di accesso ad Internet (ad esempio, i motori di ricerca e i social network) … Per questi attori, solo l’UE ha la capacità effettiva di regolarli
  • I siti che riproducono articoli (“aggregatori di notizie” e “intermediari digitali”) potrebbero essere oggetto di nuove restrizioni per imporre un contenuto equilibrato. Il rapporto afferma che “gli intermediari digitali, come i motori di ricerca, aggregatori di notizie, social network … dovrebbero essere inclusi nel monitoraggio del settore. Il ruolo sempre più rilevante che essi esercitano nel migliorare o limitare il pluralismo dei media deve essere preso in considerazione, soprattutto quando iniziano a produrre contenuti. Tuttavia, bisogna fare attenzione a distinguere tra i media che pubblicano lavoro direttamente, e servizi che consentono agli utenti di ripubblicare o linkare il lavoro di altre persone. “
  • Si propone una sovvenzione a sostegno del giornalismo responsabile, del giornalismo che soddisfa determinati criteri – “Ci dovrebbe essere razionalizzazione e coordinamento del sostegno e del finanziamenti per un giornalismo di qualità”.
  • Il rapporto suggerisce che ci dovrebbero essere borse di studio per la formazione di giornalisti investigativi – “al fine di costruire quadri di giornalisti professionisti competenti per operare nel giornalismo investigativo, borse giornalistiche dovrebbero essere offerte [presso le] Università  e i centri di ricerca …  finanziate dalla UE. Le borse di studio … sarebbero particolarmente utili per il giornalismo investigativo, o per addestrare i giornalisti alla mediazione tra temi complessi quali la scienza, la tecnologia, la finanza o la medicina e il grande pubblico. “
  • Il rapporto suggerisce che “l’alfabetizzazione mediatica dovrebbe essere insegnata nelle scuole a partire dal liceo. Il ruolo che i media svolgono in una democrazia funzionante dovrebbe essere attentamente esaminato nel quadro dei piani di studio nazionali“.
  • “Il GAL fa riferimento alla fondazione del Centro per il Pluralismo e la Libertà dei Media a Firenze nel dicembre 2011, incaricato di dare vita a studi politici e documenti” e “al finanziamento di progetti di ricerca come MEDIADEM (politiche europee in materia di media: valorizzazione e recupero di mezzi di informazione liberi e indipendenti nei sistemi democratici contemporanei) “
  • L’Agenzia europea per i diritti fondamentali viene presentata come uno dei principali attori della strategia.
  • L’UE diventaterebbe una presenza regolare nei telegiornali. Si suggerisce che “gli attori politici dell’Unione europea hanno una speciale responsabilità  nell’attivazione di … copertura stampa europea. I presidenti delle istituzioni dell’Unione europea dovrebbero organizzare regolarmente interviste con … i media nazionali in tutta l’UE. “
  • Si suggerisce inoltre che “i finanziamenti per le reti multimediali europee transnazionali (inclusi gli elementi quali oneri per i costi di traduzione, di viaggio e di coordinamento) dovrebbero essere una componente essenziale della politica europea sui media. Il sostegno ai giornalisti specializzati in tematiche transnazionali dovrebbe essere incluso in tali finanziamenti. “
Su quanto pubblicato sopra si potrebbero fare le seguenti osservazioni e commenti:
  • Molti sono sorpresi che il primo ministro David Cameron e il governo del Regno Unito si siano rifiutati di creare un nuovo regolamento per la stampa in risposta alla relazione Leveson. Forse perché erano già in attesa della relazione del Gruppo ad Alto Livello e di un piano d’azione coordinato a livello europeo? Sembra che il governo britannico stia promuovendo i controlli sui social media a causa dei disordini estivi del 2011. Il pubblico britannico si è abituato al riciclaggio della politica, laddove il governo britannico spinge l’UE a introdurre misure impopolari, e accusa di questo qualcun altro.
  • Le proposte di controllo sui motori di ricerca devono essere considerate sintomatiche. Le proposte controllerebbero l’accesso alle informazioni, piuttosto che i media semplicemente.
  • La tecnologia per modificare i risultati di ricerca è già molto sofisticata, essendo stata perfezionata in Cina per oltre un decennio. Google ha recentemente abbandonato le funzioni anti-censura del suo motore di ricerca – secondo alcuni a causa della pressione del governo cinese, che aveva ridotto l’accesso ai servizi di Google. Nel frattempo i controlli cinesi su internet sono diventati notevolmente più sofisticati, per esempio, con la capacità  di rilevare e tagliare le connessioni quando sono in funzione Tor, Onion, crittografia o le reti Virtual Privacy Networks (VPNs).
  • Rispetto alla “costruzione del consenso nella società”, anche se la relazione europea del GAL dice “Chiaramente non è possibile costringere le persone ad utilizzare i media che non vogliono”, allo stesso modo nulla nella relazione sembra escludere la restrizione dell’accesso a determinati materiali o punti di vista.
  • Le raccomandazioni europee del GAL dovrebbero essere viste come proposte, sia nell’Unione europea che nel Regno Unito, di memorizzare le ricerche su Internet e i siti web visitati. La Direttiva sulla conservazione dei dati nel settore delle telecomunicazioni dell’UE attualmente è in fase di revisione e il Parlamento europeo ha votato nel 2010 perché fosse estesa alla registrazione di tutte le ricerche su Internet.
  • La relazione del GAL è una descrizione sommaria di principi generali, i cui dettagli non sono ancora disponibili.
  • La presente relazione segna l’annuncio pubblico di una guerra a lungo termine contro la libertà dei media che è stata pianificata accuratamente, almeno dal 2011.
  • Questo è solo l’inizio. Il finanziamento del nuovo Centro per il pluralismo e la libertà dei mediae dei progetti di ricerca come MEDIADEM creerà  un settore per generare nuove proposte e nuove normative.
  • L’UE è destinata a diventare un elemento costante nelle nostre notizie, con la creazione, negli Stati membri dell’UE, di nuove agenzie di stampa, canali multimediali e giornalisti finanziati e addestrati dall’UE, che riporteranno un nuovo modello di narrazione europea “transnazionale”, per dare risalto all’Unione europea e alle sue istituzioni. I politici dell’UE e i leader delle istituzioni dell’Unione europea saranno presenti nei telegiornali regolarmente.
  • Sembra che l’Unione europea sia destinata ad uscire  dalle ombre per prendere il centro della scena nelle notizie politiche, come vero governo politico dell’Europa.
  • Per interessante contrasto, l’Unione europea si è mossa per ridurre la trasparenza interna e l’accesso ai documenti , come le bozze di legge. Si vedranno più cose, ma meno contenuti.
  • Le proposte di “pluralismo” ed equilibrio sembrano in grado di incidere in misura significativa su molti siti internet di notizie alternative.
  • I siti che includono una miscela di notizie “aggregate” (link da altri siti o articoli riprodotti da altri siti) e contenuti originali – forse la maggior parte dei siti di notizie alternative – sembrano rientrare nel quadro di nuove proposte in materia di controlli per una copertura equilibrata.
  • La menzione dei tribunali ha un suono sinistro. La Corte di Giustizia Europea (CGE) ha svolto un ruolo significativo nel promuovere la portata e i poteri dell’UE, e in effetti si comporta come un importante organo legislativo a sé stante.
  • Il rapporto non menziona il significativo allontanamento del pubblico dalle notizie mainstream dei media tradizionali, come TV e giornali, che sembra riflettere una diffusa insoddisfazione per il tipo di copertura delle notizie e per i contenuti che cercano di promuovere.
  • La proposta di sovvenzionare tali notizie riflette il fatto che il pubblico proprio non se la beve.
  • Anche se non viene dichiarato, forse è per questo che la relazione si propone di ri-educare il pubblico, a partire dalla scuola.
  • C’è un evidente conflitto tra un autentico pluralismo nei mezzi di comunicazione e l’obiettivo di“costruzione del consenso nella società”. La relazione del GAL riguarda quest’ultimo. Benvenuti in una nuova forma di “pluralismo” – un pluralismo  regolamentato, armonizzato e politicamente-ortodosso.
  • Storicamente, i controlli sulla stampa hanno sempre soppresso le critiche ai governi, non hanno mai aumentato l’equilibrio.
  • La copertura mediatica mainstream in generale è fortemente di parte – filo-governativa, in termini di quantità  di copertura e rilievo, rispetto a punti di vista opposti.
  • Sarebbe ingenuo pensare che i nuovi requisiti per una copertura equilibrata ridurrebbero in qualche modo l’inclinazione a favore dei governi negli articoli. Per esempio, dobbiamo aspettarci che la preoccupazione del rapporto riguardo al fatto che “le persone dimentichino che le alternative esistono e diventino così  incapsulate in posizioni rigide intende sollecitare una maggiore copertura di punti di vista alternativi critici dell’establishment? Questo significa verosimilmente che la menzione degli eventi del 9-11 dovrebbe in futuro essere bilanciata menzionando che una parte significativa della popolazione contesta la versione ufficiale? I rapporti sulle nuove misure di sicurezza anti-terrorismo sarebbero bilanciati dalla segnalazione che la maggioranza della popolazione non è d’accordo sulla loro giustificazione? La segnalazione del dibattito in Parlamento sarebbe bilanciata dalla menzione che alcune questioni sono bandite dalla discussione, o che sia il governo che l’opposizione sono guidati da Bilderbergers che sostengono simili punti di vista fino allo stremo e sostengono politiche simili?
  • Un equilibrio bilanciato non è praticato dai media mainstream – per esempio, non hanno presentato la versione dei fatti dal punto di vista del governo di Gheddafi in Libia o di Assad in Siria, nonostante ci fossero delle ragionevoli giustificazioni per farlo. Gli articoli nel periodo precedente alle invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq non erano equilibrati, con notevoli rapporti grossolanamente falsi, come le fantasie sulle grotte di bin-Laden a Tora Bora. Tuttavia, non è questo il tipo di rapporti che i governi stanno cercando di cambiare.
  • La creazione di nuovi “quadri di giornalisti professionisti … per … la scienza, la tecnologia, la finanza o la medicina”, suggerisce che si tratta di settori chiave in cui la Commissione Europea non è contenta della presentazione o vuole prendere il controllo del dibattito. Pensate alla medicina alternativa, alle colture GM, al riscaldamento globale, all’energia nucleare e alla crisi bancaria, per citarne alcuni. Si tratta di settori in cui i media alternativi hanno avuto un impatto significativo.

Come dobbiamo rispondere a questo?

La cosa più importante è non restare passivi – queste sono ancora solo proposte e devono ancora essere formalmente accettate dalla Commissione europea. Questo è il momento della protesta e dell’opposizione. Vale la pensa di osservare gli sviluppi nel Regno Unito  perchè si ritiene che al  Regno Unito sarà offerta la conduzione della cyber-sicurezza e del controllo in Europa. C’è una schiacciante disapprovazione pubblica delle proposte di sorveglianza internet – la consultazione parlamentare sulla legislazione ha ricevuto 19.000 e-mail contro, 0 a favore. Tuttavia, anche se la normativa potrebbe essere bloccata (temporaneamente), non lo sarà l’investimento multi-miliardiario nel programma di sorveglianza su internet. Sembra che l’approccio del governo alla democrazia abbia raggiunto lo stadio “Allora, come hai intenzione di fermarci?” Hanno capito che l’opposizione può essere rumorosa, ma è anche disorganizzata e non ha una strategia contro l’applicazione senza il consenso pubblico.

Un solo fattore che il governo può aver trascurato è che la strategia per la sorveglianza su internet del governo Britannico  richiede un partenariato pubblico-privato e la collaborazione attiva degli operatori commerciali come i fornitori di motori di ricerca (ad esempio Google) e le reti sociali. Anche se il governo non può essere influenzato dall’opinione pubblica, sembra estremamente probabile che le organizzazioni commerciali sarebbero profondamente colpite dalla cattiva pubblicità  e dalle vendite in calo. La pressione coordinata dei consumatori potrebbe facilmente fornire un’importante battuta d’arresto ai piani del governo, e probabilmente creare le premesse per una completa ritirata – se solo l’opposizione potesse essere coordinata. Sfortunatamente, questo aspetto dell’analisi del governo è corretto – l’opposizione dell’opinione pubblica è disorganizzata e in gran parte inefficace.

Questo è dovuto principalmente alla passività  e alla compiacenza. In aggiunta ad una precedente indagine sull’introduzione di carte di identità  in tutto il mondo, l’autore di questo articolo spiega anche l’opposizione a tali regimi, nazione per nazione. Anche se l’introduzione di questi sistemi è stato organizzato e coordinato a livello globale, l’opposizione si è rivelata disorganizzata e raramente organizzata anche a livello nazionale – il versante globalista ha quasi completato la sua prima vittoria, il pubblico non si è ancora svegliato. Nonostante l’articolo venga letto da centinaia di migliaia di persone e sia stato tradotto in diverse lingue, solo una manciata di persone ha risposto all’invito a contattare l’autore. Questo riflette il livello di passività  che ha ostacolato l’organizzazione di una vera opposizione.

Se mai ci sarà una qualsiasi opposizione, questo è il momento di stabilire un contatto con gli altri, per far partire un’opposizione transnazionale . Dobbiamo costruire ponti reali tra persone – un contatto umano diretto, faccia a faccia, per quanto possibile – prima che l’UE inizi a monitorare, regolare e chiudere l’accesso a Internet. Allo stato attuale, è relativamente facile leggere e pubblicare articoli, trovare e collegarsi con persone che sono in disaccordo con l’agenda mainstream, globalista – presto, questo potrebbe essere molto più difficile, quando non potremo più comunicare facilmente.

Questo è anche il momento di scaricare e salvare le informazioni da internet, conoscenze particolarmente utili in merito a temi quali la medicina alternativa, la scienza e la vera storia della nostra società . Memorizzare in modo permanente, su disco o meglio ancora sulla carta. Facciamo in modo che non ce li portino via.

Questo è il momento di creare un internet alternativo, che non possano controllare. Tre filoni principali sono stati citati in articoli recenti: –

Vale anche la pena di attuare misure anti-sorveglianza, come descritto in – Tecniche per evitare la sorveglianza e la Censura
Non sappiamo quanto tempo abbiamo – Cerchiamo di non sprecarlo.

 


Per concessione di Tlaxcala
Fonte: http://www.globalresearch.ca/the-war-on-media-freedom-undermining-the-independent-alternative-online-media-eu-to-manipulate-internet-search-engines/5321104
Data dell’articolo originale: 30/01/2013
URL dell’articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=9474

Fonte: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=9474

COLONIA ITALIA

di Gianni Lannes
Ho ascoltato con interesse l’intervista rilasciata recentemente da Beppe Grillo alla rete televisiva Class Cnbc. Mi ha colpito l’affermazione sulla difesa odierna del patrimonio italiano. Allora, è il caso di compiere qualche passo a ritroso nel tempo. Così magari a più di qualcuno, compreso Grillo potrebbe tornare d’incanto la memoria. In questa storia del Britannia, vale a dire come spartirsi il patrimonio italiano,  entrano in servizio diversi camerieri italiani: Amato, Ciampi, Prodi, Draghi ed altri.

Più di tutto: era stato appena assassinato – per volontà istituzionale e manovalanza mafiosa sotto la supervisione del Sisde (il servizio segreto civile) – il magistratoGiovanni Falcone, sua moglie e l’intera scorta di Polizia. Medesima sorte, ricordiamolo, toccherà qualche mese più tardi anche al giudice Paolo Borsellinoed alla scorta. Cosa avevano scoperto Falcone e Borsellino? Altro che Cosa Nostra. Lo Stato italiano, anzi alcuni Stati sono la quintessenza della mafia. Nel ’92 si registra il passaggio di consegna dal governo Andreotti(prescritto dalla Cassazione per mafia, comunque in accordo affaristico-elettorale con Cosa Nostra) al governo Amato (quel privilegiato ora lautamente pensionato che mise nottetempo le mani sui conti correnti del popolo italiano, ed ora si accinge a diventare Presidente della Repubblica).

Allora il governo in carica cosa ha fatto a quel tempo? Offre la possibilità agli squali della finanza anglo-americana ed al governo inglese attraverso la reginaElisabetta Windsor (mafiosa di prim’ordine), di mettere le mani sui gioielli italiani. Che strana coincidenza: scoppia “Mani pulite” e certuni fanno improvvisa carriera politica, mentre altri salgono sulla scena mediatica. Ora Grillo può anche giocare a fare il dittatorello italiota, ma non può alterare la storia. Dovrebbe farsi quantomeno istruire un po’, prima di sfiorare argomenti più grandi di lui, con cui non ha alcuna dimestichezza.  La maggioranza non è grullina. Ragionier Grillo ha partecipato alla riunione del Britannia il 2 giugno 1992?

In Parlamento giacciono inevase dal 1993 una dozzina di interrogazioni sul caso del Britannia.Anche gli ultimi atti in materia presentati dal senatore Elio Lannutti al governo Berlusconi e infine Monti, non hanno mai ricevuto la benché minima risposta. Chissà perché?

Anno 1997 (premessa) – E’ in atto nello Zaire un vero e proprio genocidio della popolazione Hutu rifugiata nelle regioni del Kivu e dello Shaba, che sta portando alla disintegrazione di quello Stato e potrebbe determinare nell’intero continente africano una serie interminabile di guerre di sterminio; anche a seguito delle denunce dell’ambasciatore americano all’Onu, Bill Richardson, delle informazioni in possesso del ministro degli affari esteri tedesco, Klaus Kinkel, riferite ai ministri degli affari esteri dell’Unione europea riuniti a Lussemburgo il 2 giugno 1997, delle denunce del Commissario europeo per gli aiuti umanitari, Emma Bonino, dell’ex ministro francese per la cooperazione, Jacque Godfrain, di padre Giulio Albanese, missionario comboniano; delle rivelazioni comparse sui principali quotidiani europei tra cui La Stampa, Le Figaro e il Times, nonché dei servizi della televisione tedesca e della stampa inglese e americana, c’è il fondato sospetto che le popolazioni Hutu residenti nella regione dei Grandi Laghi siano vittime di una guerra di spopolamento, fomentata da un “cartello mondiale delle materie prime” al cui servizio opererebbero spietati mercenari.

L’obiettivo di questa operazione di spopolamento sarebbe quello di dissolvere gli Stati nazionali africani per procedere, attraverso la ricolonizzazione del continente africano, alla realizzazione di nuove forme di controllo delle risorse naturali, promuovendo l’ascesa al potere di nuovi “signori della guerra”; tutto ciò allo scopo di impadronirsi, prima che arrivi il temuto crollo dei mercati finanziari, di una quantità strategicamente decisiva di risorse racchiuse in alcuni tra i giacimenti minerari più ricchi al mondo.

La cronista Elisabeth Tusubira ha riportato, sulle pagine del periodico The Shariat del 4 aprile 1997, alcune inquietanti dichiarazioni nelle quali Musuveni avrebbe proposto di mettere insieme tutti gli Stati dell’Africa “come Hitler ha messo insieme la Germania”. Il 17 gennaio 1997 il Times ha pubblicato un articolo dove si traccia uno scenario inquietante, nel quale il generale Musuveni sarebbe al centro di un gruppo di cui farebbero parte Paul Kagame, ministro della difesa del Ruanda, il presidente dell’Eritrea, Jsaias Afewerki, e il presidente dell’Etiopia, Meles Zenawi, tutti ex guerriglieri marxisti, che, con la tacita approvazione dell’Inghilterra, potrebbero spingere per far sì che la guerra civile in Sudan porti al rovesciamento del regime di Khartoum. Il 16 gennaio 1997 il dittatore ugandese Musuveni si è recato a Londra per incontrare il ministro della difesa Malcom Rifkind e la baronessa Lynda Chalker, titolare dell’Overseas Development Ministry, che nel dicembre 1996, prima dell’invasione, si era recata in visita in Etiopia; a Londra, Musuveni ha partecipato alla Conferenza della “Dichtley foundation”, un organismo dell’élite inglese molto vicino, sembra, al Royal institute for international affair. Il 19 gennaio 1997 il quotidiano Sunday Telegraph ha rivolto a Musuveni, mentre si trova a Londra, un inequivocabile messaggio, narrando la storia dell’ex dittatore dell’Uganda Kabaga finito in esilio e in povertà a Londra a soli quarantacinque anni; lo Zaire si sta già smembrando: le province più ricche, come lo Shaba e il Kivu, sono state spinte a costituirsi in microstati separati. Il 21 settembre 1996 l’impresa mineraria canadese Bauro resources corp. ottiene la concessione per estrarre l’oro in una località nei pressi della città di Bakavu, ma le operazioni di scavo sono intralciate da un campo profughi ruandesi con un milione di persone. Ad ottobre le truppe d’invasione ugandesi aprono il fuoco sui rifugiati. Dopo il massacro, l’impresa belga Miner D’Or du Zaire (MDDZ) e la Bauro corp. acquistano il controllo della Sominki, la compagnia di Stato zairota, che dispone di sei impianti idroelettrici, diverse piste aeroportuali e mille chilometri di strade.

MULTINAZIONALI DEL CRIMINE – La Bauro e la MDDZ sono entrambe controllate dal gigante minerario Anglo-American Corporation che possiede oltre milleseicento imprese ed è la principale produttrice mondiale di oro, platino e diamanti; la maggior parte delle risorse minerarie dello Zaire sono proprietà dello Stato e il presidente Mubutu Sese Seko ha sempre resistito dal vendere agli stranieri fino a quando, con sette anni di embargo creditizio e tecnologico culminato con la chiusura del credito da parte del Fmi e della Banca Mondiale, con la conseguente svalutazione della moneta e il crollo della produzione mineraria, non ne ha potuto più fare a meno. Nell’agosto 1996, alla vigilia dell’invasione da parte dell’Uganda dello Zaire, Mubutu ha concesso alla multinazionale canadese Barrick Gold i diritti di estrazione dell’oro nelle province nord-orientali dello Zaire per una estensione di ottantatré mila metri quadrati e alla “Consolidated Eurocan” lo sfruttamento di rame e cobalto nella provincia di Shaba. Il 9 maggio, dieci giorni prima di autoproclamarsi “presidente”, Laurent Kabila ha incontrato a Lumbumbashi un gruppo di finanzieri che curano gli interessi di un certo numero di grandi compagnie, principalmente inglesi e canadesi. Detto incontro è stato organizzato dalla compagnia mineraria canadese American Mineral Fields (AMF) di Toronto, presieduta da Jean-Raymond Bulle.
Negli anni sessanta Bulle ha curato le attività di ricerca di giacimenti di diamanti della DeBeers in Zaire. Oggi è socio in affari della Anglo-American Corporation e di Tony Buckingam, dirigente della Executive Out-comes, impresa che gestisce gruppi di mercenari in Africa. Tra i partecipanti al convegno del 9 maggio spiccano: la Bunting Warburg, divisione della Swiss Banking Corporation Warburg di Toronto; la finanziaria Goldman Sachs di Wall Street, di cui il Presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi è stato senior adviser; laValue Investing Partners, fondo di investimento londinese.
La Deutsche Morgan Grenfell,  ha rappresentato il conglomerato minerario e commerciale inglese Lonhro nei negoziati per la fusione della Johannesburg Consolidated Investment e la Anglo American Corporation; la Canadian Bank of Commerce Wood Gundy (CBC-Gundy), tra i cui direttori figuraConrad Black, della Holliger Corporation; la Marathon Securities,finanziaria canadese. La Yorktown Securities, finanziaria canadese, la Nile International del North Carolina, la Breco International, inglese, la National Securities (inglese), la Northern Mining, canadese, la multinazionale agro-alimentare “Unilever” (di cui il Presidente del Consiglio dei ministri Prodi è stato consulente) è legata alla “Rio Tinto Zinc (RTZ)”.
Esiste un solido legame diretto tra la “Unilever” e la “Rio Tinto Zinc (RTZ)” (la seconda produttrice mondiale di materie prime dopo la Anglo-American); infattiSir John Berek Birkin, presidente della RTZ, siede nel consiglio di amministrazione della Unilever, che in Africa centrale, attraverso la multinazionale canadese della birra Heineken, sua concessionaria, impiega un quinto del totale degli occupati. Solo in Ruanda e Burundi, la Heineken produce “la birra per i neri” e occupa duemilacinquecento addetti, tutti Tutsi naturalmente;

In uno studio (Eurotopia) pubblicato nel 1992 da Alfred H. Heineken, presidente della multinazionale della birra, concessionaria per l’Africa centrale della Unilever, si proponeva la dissoluzione degli Stati nazionali, ritenuti “invenzioni artificiali” e la divisione dell’Europa in ministati organizzati secondo criteri etnico-razziali popolati da cinque a dieci milioni di abitanti.  

Appare quantomeno fondato il sospetto che il genocidio nello Zaire sia in qualche modo collegato al cartello mondiale delle materie prime, controllato dalle grandi multinazionali, che puntano alla distruzione degli Stati nazionali per essere facilitate nella realizzazione di un monopolio delle materie prime fondamentali; tale strategia si accompagna al progetto di acquisire le privatizzazioni delle imprese pubbliche a prezzi stracciati, mediante processi di svalutazione delle monete nazionali.
Nel business delle privatizzazioni spicca per attivismo e dedizione la banca londinese N.M. Rotschild & Son Ltd., tra i promotori del convegno svoltosi il 2 giugno 1992 (nel Mar Tirreno) a bordo dello yacht Britanniadi proprietà della Corona britannica, nel corso del quale esponenti dell’oligarchia finanziaria inglese, tra cui la Warburg, presente anche alla già menzionata riunione del 9 maggio con Kabila, si incontrarono con alti esponenti del Governo, della burocrazia italiana e delle imprese a partecipazioni statali. In quella occasione il Britannia fu gentilmente messo a disposizione dalla Corona inglese al British Invisibles (BI), ente privato che ha per scopo di curare nel mondo gli interessi della City di Londra su privatizzazioni, globalizzazione e finanze derivate. Detto ente ha avuto tra i suoi più autorevoli consiglieri sir Derek Thomas, ex ambasciatore britannico a Roma, che lasciò l’incarico nel settembre 1992 quando la lira, aggredita dalla speculazione orchestrata da Soros, venne svalutata del trenta per cento; Soros è titolare del fondo Quantum Fund (QF), registrato nelle Antille Oladesi, il cui consigliere è Richard Katz, che è stato uno dei direttori della Banca N.M. Rotschild di Londra ed è stato, come sir Derek Thomas, direttore della Rotschild Italia.
Il Governo italiano chiamato in causa con atti istituzionali (interrogazioni ed interpellanze) a più riprese da alcuni parlamentari non ha mai fornito chiarimenti su tali fatti, circostanze e inquietanti coincidenze. Magari anche solo al l fine di promuovere una forte azione politica per impedire che gli interessi dei grandi oligopoli finissero per determinare le scelte di politica internazionale, decretando la divisione e l’estinzione di Stati nazionali, la crisi economico-produttiva di interi paesi, l’esplosione di terribili guerre etnico-razziali e di sanguinose guerre civili, nonché l’impoverimento di nazioni depredate dei loro patrimoni opportunamente “privatizzati”.
IERI:
OGGI:

Fonte: Su La Testa! di Gianni Lannes 

ULTIMA GUERRA MONDIALE IN ATTO

di Gianni Lannes 

Gli effetti della geoingegneria sono globali, anche se qualcuno vorrebbe far credere che gli attuali esperimenti siano su scala regionale e non abbiano conseguenze su tutto il globo…

Abbiamo le prove. Il Governo Usa e la Nato sono artefici di terremoti artificiali che hanno provocato la morte di tante persone, compresi i bambini. Anche la scienza ha la sua responsabilità: European Seismological Commission. Professori universitari, ricercatori e baroni accademici, nonché famosi enti di ricerca e multinazionali petrolifere, a causa delle loro sperimentazioni, spesso utilizzando enormi quantitativi di esplosivi convenzionali nel sottosuolo e nel fondo del mare a partire dal 1956 in Europa (finanziate dal Patto Atlantico) soprattutto in Italia, hanno innescato sismi terribili e le conseguenze sulla popolazione non sono mai state valutate dall’Autorità Giudiziaria. Ma è solo una questione di tempo. C’è anche chi come il “luminare” Enzo Boschi (appena condannato dal Tribunale di L’Aquila a 6 anni di reclusione) ha fatto previsioni di terremoti che si sono avverati. E altri esperti che ritrattano dichiarazioni imbarazzanti: “in Italia sono state usate anche 10 tonnellate di dinamite per ogni esperimento in mare nella terraferma sulle faglie sismiche attive”. Il sistema civile si chiama “Deep Seismic Soundings”. Tanto per vedere il terremoto che fa. E’ opportuno che la magistratura parta subito con un’indagine accurata sulle attività di manomissione ed inquinamento dei dati sensibili (alterazione dei sismogrammi) ad opera dell’INGV. A breve aprirò personalmente il vaso di Pandora: la gente deve sapere quali mostri si nascondono dietro le istituzioni e quali crimini hanno commesso sulla pelle della nostra gente. Nell’ambito della sismologia ai non addetti ai lavori il Gruppo Grandi Esplosioni, poi denominato gruppo Grandi Profili non dice niente. Ma basta esaminare gli appositiActivity Reports per comprendere appieno la portata e le conseguenze delle numerose campagne di sismica crostale profonda nella Penisola e nei suoi mari, a suon di ordigni esplosivi ad alto potenziale. Insomma, gli esperti civili sono ricattabili: ecco perché taroccano i dati e non vuotano il sacco sulle attuali sperimentazioni militari in atto.

Se i terremoti (naturali) secondo la persistente vulgata scientifica non sono prevedibili, allora come mai quello che si verificò il 13 dicembre 1990 nella Sicilia orientale fu annunciato opubblicamente dai sismologi di fama (compreso il solito Enzo Boschi) ed effettivamente si verificò nel giorno stabilito?

Quello che nessuno immagina, almeno nell’opinione pubblica. Cito solo una data: 23 novembre 1980 (terremoto in Irpinia: 2.734 vittime).
E’ tutto interconnesso: il fine ultimo è il nuovo ordine mondiale. “Secondo i molti rapporti che abbiamo ricevuto, crediamo che inizierà con qualche tipo di disastro economico in tutto il mondo. Non un crash completo, ma abbastanza per permettere loro di introdurre una sorta di in-tra moneta che introduca denaro elettronico a sostituire tutte le carte o denaro in circolazione. La nuova moneta elettronica dovrà essere utilizzata per forza da tutti al fine di evitare che capiscano che le persone che hanno soldi e non sono dipendenti da essi potrebbero essere proprio quelli che monterebbero un insurrezione contro di loro. Se ognuno è dipendente dalla moneta elettronica, non si può finanziare una guerra di ribellione che sarebbe stata finanziata dalla moneta tradizionale, quindi: la carta moneta cesserà di esistere. Questo è uno dei primi segni» parola di SergeMonast (conferenza denuncia pubblica dell’anno 1994).
Il collega Serge Monast [1945 – 5 dicembre 1996] era un giornalista canadese,  alla ricerca di informazioni riguardo il Project Blue Beam, morto per “infarto “, a poche settimane dalla denuncia di ciò che aveva scoperto, anche se non aveva nessun un precedente di malattia cardiaca. Serge era in Canada. Prima della sua morte, il governo canadese rapì la figlia di Serge, nel tentativo di dissuaderlo dal proseguire la sua ricerca sul Progetto Blue Beam. Sua figlia non è mai stato restituita.