#TISA, il trattato capestro segreto svelato da #Wikileaks

NEI GIORNI SCORSI, MENTRE GLI ITALIANI ERANO DISTRATTI DALLE PARTITE DELLA NAZIONALE, WIKILEAKS HA DIVULGATO LE PROVE CIRCA UN TRATTATO SEGRETO, RIGUARDANTE BEN 50 NAZIONI, CHE HA SANCITO LA LIBERALIZZAZIONE SELVAGGIA DELLA FINANZA!

NONOSTANTE L’IMPORTANZA DEL DOCUMENTO – CHE MIRA A IMPEDIRE AI GOVERNI DI OSTACOLARE GLI INTERESSI DELLE GRANDI LOBBY – LE TV CRIMINALI HANNO TACIUTO: NE HANNO PARLATO ALCUNI GIORNALI, I QUALI PERO’ IN MOLTI CASI NON HANNO CONFERITO AL DOCUMENTO L’IMPORTANZA CHE AVREBBERO DOVUTO DARGLI. 

SI PARLA DELLA VOLONTA’ DI PRIVATIZZARE TUTTO: DALLA SCUOLA ALLA SANITA’ PUBBLICA, E MAGARI LE CARCERI (che in USA sono già state privatizzate in molti casi…)

POTETE LEGGERE DIRETTAMENTE SUL SITO DI WIKILEAKS (in inglese) A QUESTO INDIRIZZO: http://wikileaks.org/tisa-financial

Redazione Informatitalia

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C’è la prova: il Tisa farà sparire scuola e sanità pubblica
Scuola, sanità, trasporto e acqua pubblica, nei prossimi anni, spariranno completamente. Non si tratta di una teoria complottistica, né di retorica antiliberista, né tanto meno dell’ennesima bufala del web. Purtroppo potrebbe essere tutto vero perché questo è l’obiettivo dei cosiddetti governi occidentali. La parola chiave è Tisa: ne abbiamo parlato in un precedente articolo. Tisa sta per “Trade in services agreement”, ovvero accordo di scambio sui servizi”. La sigla apparentemente è innocua, ma nasconde una prospettiva drammatica, anche perché dentro c’è pure l’Italia. A svelare alcuni dei contenuti di Tisa è stato Wikileakes, ripreso da diversi giornali, tra cui L’Espresso. Il Tisa riguarda i paesi che hanno i mercati del settore servizi più grandi del mondo: Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Canada, tutti i 28 paesi dell’Unione Europea, più Svizzera, Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Israele, Turchia, Taiwan, Hong Kong, Corea del Sud, Giappone, Pakistan, Panama, Perù, Paraguay, Cile, Colombia, Messico e Costa Rica. Gli interessi in gioco enormi: parliamo di migliaia di miliardi di euro. Come riporta L’Espresso (che parla esplicitamente di “accordo segreto per il liberismo selvaggio“), il contenuto del file diffuso da Wikileaks è inquietante. Si legge infatti: “Questo documento deve essere protetto dalla rivelazione non autorizzata, ma può essere inviato per posta, trasmesso per email non secretata o per fax, discusso su linee telefoniche non sicure e archiviato su computer non riservati. Deve essere conservato in un edificio, stanza o contenitore chiusi o protetti”. Il documento potrà essere pubblico solamente “dopo cinque anni dall’entrata in vigore del Tisa e, se non entrerà in vigore, cinque anni dopo la chiusura delle trattative”. L’articolo de L’Espresso spiega come l’obiettivo del Tisa è la liberalizzazione selvaggia dei servizi, la completa sparizione della privacy. I dati sensibili delle persone, più di quanto lo sono adesso, diventeranno praticamente merce. Sanità, scuola e trasporto pubblico, già massacrati negli ultimi anni, rischiano di sparire completamente. Tutto, in base al Tisa, potrebbe essere gestito dalle lobby. I governi mondiali stanno agendo senza informare l’opinione pubblica. D’altronde, se non fosse per la rete di Assange, non sapremmo praticamente nulla di questo accordo. Un trattato che potrebbe completamente spazzare via ciò che resta della democrazia. 

Fonte: http://www.controcopertina.com/prova-tisa-sparire-scuola-pubblica/

Wikileaks: “Ecco il trattato segreto per la liberalizzazione selvaggia della finanza”

 L’organizzazione di Assange pubblica la bozza del trattato TISA, un accordo “riservato” tra 50 paesi che potrebbe cancellare il potere d’intervento dei governi e lasciare mano libera alle corporation. Anche su previdenza, evasione e finanza tossica

 

 

Un accordo segreto a livello internazionale che punta a smantellare il ruolo dei governi nella finanza e aprire la strada a politiche ultra-liberiste. È questo il contenuto delle nuove rivelazioni di Wikileaks, l’organizzazione creata da Julian Assange già responsabile nel 2010 del “leak” riguardante i documenti riservati dell’esercito Usa sulle guerre in Iraq e Afghanistan. Il testo (parziale e provvisorio) dell’accordo è stato pubblicato giovedì sul sito dell’organizzazione di Assange e da alcuni giornali con cui collabora (in Italia l’Espresso). La trattativa per il TISA, sigla che identifica il Trade in Services Agreement (Accordo di Commercio dei Servizi) coinvolgerebbe50 Paesi: Australia, Canada, Cile, Taiwan, Colombia, Costa Rica, Hong Kong, Islanda, Israele, Giappone, Liechtenstein, Messico, Nuova Zelanda, Norvegia, Pakistan, Panama, Paraguay, Peru, Sud Korea, Svizzera, Turchia, Stati Uniti e Unione Europea. Tagliati fuori, invece, i cosiddetti BRICS: Brasile, Russia, India e Cina.
Secondo Jane Kelsey, professoressa della facoltà di giurisprudenza dell’Università di Auckland e autrice di un memorandum che Wikileaks pubblica a corredo della bozza, il TISA sarebbe in grado di determinare le politiche economiche dei maggiori Paesi a capitalismo avanzato evitando qualsiasi discussione in merito nei parlamenti degli Stati interessati. Già, perché le trattative a cui fa riferimento la bozza vengono definite “riservate” e lo stesso trattato è indicato come “classificato”. Di più: secondo quanto riportato in calce al documento, il TISA dovrebbe rimanere segreto per 5 anni anche dopo il raggiungimento dell’accordo tra i Paesi aderenti.
Il trattato ha contenuti simili al GATT (Accordo Generale sulle Tariffe e il Commercio) e al GATS (Accordo Generale sul Commercio dei Servizi), finiti al centro delle proteste a Seattle nel 1999 e al G8 di Genova del 2001. A differenza di questi, però, il TISA non è stato discusso in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), che prevede la pubblicità degli atti e una discussione più “trasparente”. Qualcosa di simile a quello che dovrebbe accadere per il futuroTrattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP), in agenda di Stati Uniti ed Europa nei prossimi mesi. Rispetto a questo, il TISA si muove su una sorta di “binario parallelo” (e segreto) che ne estende l’applicazione a un maggior numero di Paesi.
Il contenuto del testo pubblicato da Wikileaks riporta le proposte dei partecipanti alla trattativa, principalmente USA e UE, su tutti i punti che dovrebbero i temi oggetto del trattato. Nonostante divergano per qualche sfumatura, l’obiettivo dell’accordo è chiaro: eliminare tutte le leggi nazionali che sono considerate come “ostacoli” al commercio dei servizi in ambito finanziario. Un copione che ricalca i trattati approvati nel 2000 e che, secondo molti economisti e governi, hanno rappresentato la causa principale della recente crisi finanziaria globale.
L’analisi di Jane Kelsey mette in luce, in particolare, la volontà dei proponenti di eliminare alcune delle norme che sono state introdotte (o suggerite) in seguito alla crisi del 2008. Per esempio i limiti alle dimensioni degli istituti finanziari, imposti in alcuni Paesi per evitare il ripetersi di operazioni di salvataggio obbligate nei confronti di quei soggetti “troppo grandi per fallire”. Le proposte presentate nella bozza si occupano però anche di altre questioni, come la privatizzazione della previdenza e delle assicurazioni, l’eliminazione degli obblighi di divulgazione delle operazioni offshore nei paradisi fiscali, il divieto di imporre un sistema di autorizzazione per nuovi strumenti finanziari (come i derivati) o di regolamentare l’attività dei consulenti finanziari.
Gli accordi di questo tipo utilizzano un sistema sanzionatorio che segue canali “paralleli” alla giustizia ordinaria. Se un’azienda ritiene che lo Stato estero in cui opera vìola in qualche modo il trattato, può fare ricorso a un tribunale speciale che agisce come organo arbitrale, nel quale non sono previste udienze pubbliche. Lo Stato condannato a questo punto ha due scelte: cancellare la legge in questione o risarcire l’azienda. Un sistema che già in passato ha giocato brutti scherzi alle amministrazioni di diversi Paesi. Nel 2011, per esempio, l’Australia si è vista chiedere un risarcimento miliardario da parte di Philip Morris. Il motivo? Il governo australiano aveva obbligato i produttori di tabacco a vendere le sigarette in pacchetti senza logo per ridurne il consumo.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Ripreso da: Informati, Italia

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Proposta choc della Bundesbank per un prelievo forzoso sui conti correnti nei Paesi Pigs

Nel suo bollettino mensile, la Banca centrale tedesca ha ripreso la proposta, già formulata ad ottobre dal Fondo Monetario Internazionale, di istituire una tassa, per i paesi europei più colpiti dalla crisi – i cosiddetti Piigs- tramite un prelievo una tantum e solo nel caso di default di un paese. Secondo la Bundesbank, tassare i capitali sarebbe in linea con il principio della responsabilità nazionale, in base al quale i contribuenti devono farsi carico dei debiti del proprio paese prima che venga richiesta la solidarietà internazionale ai partner europei.

Questo propone la Bundesbank guidata da Jens Weidmann per i Paesi europei a rischio fallimento (la banca centrale tedesca non fa l’elenco dei Paesi a rischio, ma è facile immaginare che tra questi metta volentieri l’ Italia insieme agli altri Pigs:  Portogallo, Grecia e Spagna). Secondo la banca: “nel caso eccezionale dell’incombente bancarotta di un Paese, un prelievo una tantum sui capitali dovrebbe avere più successo di altre opzioni” –e ancora- “una tassa sui capitali corrisponderebbe al principio della responsabilità nazionale, in base al quale i contribuenti sono responsabili delle obbligazioni del proprio Paese prima che venga richiesta la solidarietà internazionale”.  Il coinvolgimento dei contribuenti con un prelievo straordinario sui capitali privati, sottolinea l’istituto, è quindi “preferibile ai salvataggi”, anche se questo tipo di misura “non è priva di rischi e dovrebbe essere adottata solo in ultima istanza”.Simili argomentazioni sembrano andare incontro  a quel sentire comune assai diffuso in Germania secondo cui  i contribuenti tedeschi non devono essere costretti a pagare per i fallimenti degli altri paesi dell’ Eurozona. La proposta choc della Bundesbank arriva in un momento particolarmente delicato per i mercati finanziari, con la tempesta argentina e i possibili riflessi delle politiche della Federal Reserve statunitense sui cosiddetti Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) che travolgono le borse del Vecchio Continente.

Fonte: http://www.signoraggio.it/proposta-choc-della-bundesbank-per-un-prelievo-forzoso-sui-conti-correnti-nei-paesi-pigs/

L’UNGHERIA HA VINTO: HA CACCIATO L’FMI, HA PAGATO I DEBITI INTERNAZIONALI IN CONTANTI, HA DISTRUTTO GLI SPECULATORI!

L’UNGHERIA HA VINTO: HA CACCIATO L’FMI, HA PAGATO I DEBITI INTERNAZIONALI IN CONTANTI, HA DISTRUTTO GLI SPECULATORI!

Budapest – L’Ungheria si libera dei vincoli dei banchieri. Dopo che è stato ordinato all’FMI di abbandonare il paese, la nazione adesso stampa moneta senza debito. L’Ungheria sta facendo la storia.

Mai più dagli anni ’30 con il caso della Germania, un paese europeo aveva osato sfuggire alle grinfie dei cartelli bancari internazionali controllati dai Rothschilds. Questa è una notizia stupenda che dovrebbe incoraggiare i patrioti nazionalisti del mondo intero ad intensificare la lotta per la libertà dalla dittatura finanziaria.

Già nel 2011 il primo ministro ungherese, Viktor Orbán promise di ristabilire la giustizia sui predecessori socialisti che avevano venduto il popolo della nazione alla schiavità di un debito infinito con i vincoli del FMI (IMF)

Secondo una relazione sui siti germanofoni del “National Journal”, Orbán si è accinto a scalzare gli usurai dal trono. Il popolare e nazionalista primo ministro ha detto all’FMI che l’Ungheria non vuole né richiede “assistenza” ulteriore dal delegato della Federal Reserve di proprietà dei Rothschild. Gli ungheresi non saranno più costretti a pagare esosi interessi a banche centrali private e irresponsabili.

Anzi, il governo ungherese ha assunto la sovranità sulla sua moneta e adesso emana moneta senza debito e tanta quanto ne ha bisogno. I risultati sono stati nientemeno che eccezionali. L’economia nazionale, che vacillava per via di un pesante debito, ha ricuperato rapidamente e con strumenti inediti dalla Germania nazionalsocialista.

Il ministro per l’Economia ungherese ha annunciato che grazie a “una politica di bilancio disciplinato” ha ripagato il 12 agosto 2013 il saldo dei 2,2 bilioni di debito all’FMI, prima della scadenza ufficiale del marzo 2014. Orbàn ha dichiarato: “L’Ungheria gode della fiducia degli investitori” che non vuol dire né l’FMI né la Fed o altri tentacoli dell’impero finanziario dei Rothschild. Piuttosto si riferiva agli investitori che producono in Ungheria per gli ungheresi, creando crescita economica vera, e non già la “crescita di carta” dei pirati plutocratici, bensì quel tipo di produzione che assume realmente le persone e ne migliora la vita.

Con l’Ungheria libera dalla gabbia della servitù agli schiavisti del debito non c’è da meravigliarsi che il presidente della banca centrale ungherese gestita dal governo per il bene pubblico e non per l’arricchimento privato abbia chiesto all’FMI di chiudere i battenti da uno dei paesi più antichi d’Europa. Inoltre, il procuratore generale, ripetendo le gesta dell’Islanda, ha accusato i tre precedenti primi ministri del debito criminale in cui hanno precipitato la nazione.

L’unico passo che rimane da fare per distruggere completamente il potere dei bancksters in Ungheria, è di attuare un sistema di baratto per lo scambio con l’estero come esiste oggi in Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, i cosiddetti BRICS, una coalizione economica internazionale. E se gli USA seguissero la guida dell’Ungheria, gli americani potrebbero liberarsi dalla tirannia degli usurai e sperare in un ritorno a una pacifica prosperità.

Articolo scritto da Ronald L. Ray – Traduzione a cura di N. Forcheri

Fonte: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=442315625876792&set=a.249590151816008.50771.249588228482867&type=1