Boeing malese: c’era una persona che forse doveva morire…

ECCO CHI DOVEVA MORIRE…

Glenn Thomas, autorevole consulente dell’OMS a Ginevra, esperto in AIDS e, soprattutto, in Virus Ebola, era a bordo del Boeing 777 della Malaysia Airlines abbattuto ai confini tra l’Ucraina e la Russia.

Glenn Thomas era anche il coordinatore dei media ed era coinvolto nelle inchieste che stavano portando alla luce le controverse operazioni di sperimentazione di virus Ebola nel laboratorio di armi biologiche presso l’ospedale di Kenema. Ora che questo laboratorio è stato chiuso per volontà del Governo della Sierra Leone, emergono ulteriori particolari in merito agli interessi che nascosti dietro la sua gestione.

Bill e Melinda Gates hanno connessioni con i laboratori di armi biologiche situati a Kenema, epicentro dell’epidemia di Ebola sviluppatasi dall’ospedale dove erano in corso trial clinici sugli esseri umani per lo sviluppo del relativo vaccino, e ora, a seguito dell’avvio di un’indagine informale, emerge il nome di George Soros che, tramite la sua Fondazione, finanzia lo stesso laboratorio di armi biologiche.

Glenn Thomas era a conoscenza di prove concrete che dimostravano come il laboratorio aveva manipolato diagnosi positive per Ebola [per conto della Tulane University] al fine di giustificare un trattamento sanitario coercitivo alla popolazione e sottoporla al trattamento sperimentale del vaccino che, in realtà, trasmetteva loro Ebola. Glenn Thomas aveva rifiutano di andare avanti con il cover up, a differenza di taluni che lavorano al nostro Istituto Superiore di Sanità e sono adesso ben consapevoli che Glenn Thomas è stato assassinato.

I canali ufficiali dei media non hanno mai riportato una sola notizia in merito alla presenza del laboratorio di armi biologiche a Kenema, men che meno la disposizione di chiusura, né l’ordine di interrompere la sperimentazione di Ebola da parte della Tulane University. Quindi, quali altri canali ci sono rimasti perché queste informazioni diventino di pubblico dominio, e siano diffuse attraverso le reti sociali, se anche l’OMS e le istituzioni sanitarie evitano di rilasciare informazioni e di agire?

Il miliardario George Soros, attraverso la Fondazione Soros Open Society, per molti anni ha attuato “investimenti significativi“ nel “triangolo della morte Ebola” della Sierra Leone, Liberia e Guinea. Pertanto, George Soros aveva:

  1. un movente per uccidere il portavoce OMS Glenn Thomas per fermare la diffusione di notizie attraverso i canali ufficiali che l’epidemia di Ebola è stata orchestrata a tavolino in un laboratorio di armi biologiche;
  2. un motivo per farlo tacere molto presto;
  3. il mezzo per farlo tacere ….. che potrebbe essere stato l’incidente aereo pianificato in Ucraina? – Probabilmente sì in quanto George Soros ha collegamenti con esponenti del governo ucraino, controllato a sua volta dai banchieri, e stanno emergendo prove significative che dimostrerebbero coma la NATO ha oscurato le coordinate radar del missile. Tutto ciò confermerebbe l’ipotesi che il missile BUK è stato lanciato dal governo ucraino, e non è un caso che il Primo Ministro ucraino ha presentato le proprie dimissioni.

L’Olanda è un paese frastornato dalla rabbia e dall’impossibilità di spiegare le ragioni del disastro, a tal punto da avanzare una indagine per crimini di guerra. Ancor più disorientato è il suo Primo Ministro che, dopo aver chiesto di rimpatriare 40 corpi delle vittime MH17, afferma che “le rimanenti 200 vittime saranno rimpatriate in treno“. Ma se gli olandesi erano solo in 193, da dove saltano fuori tutti gli altri?

In merito al treno che trasporta i corpi delle rimanenti vittime, restano altrettante colossali incongruenze sui numeri riferiti dalle diverse fonti: gli esperti internazionali parlano di 282 corpi mentre Kiev riferisce che nei 5 vagoni refrigerati vi sono 252 corpi. Queste cifre fanno ulteriormente a cazzotti con la lista ufficiale dei 298 passeggeri.

In tutto questo marasma è particolarmente interessante il totale silenzio dei media ufficiali in merito alla notizia della chiusura del laboratorio di Kenema pubblicata sulla pagina Facebook del Ministero della Salute della Sierra Leone.

Fonte: informare.over-blog.it

Ripreso da: ECplanet

 

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PER CHI HA VOTATO LA MAFIA?

Sicilia: lo stipendio incassato dagli onorevoli grillini

di Gianni Lannes
Toc toc! Anche alla luce di certi exploits, qualcuno sa per caso chi hanno votato le organizzazioni criminali propriamente dette, meglio note con i nomi di Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Basilischi, Sacra Corona Unita, Batterie, Camorra, eccetera eccetera? Vale a dire, non solo direttamente esponenti di primo piano ed insospettabili criminali, ma anche parenti, amici, conoscenti e tanta gente sotto minaccia o estorsione, ricattata, oppure soltanto timorosa di sgarrare? La copiosa letteratura in materia parla chiaro: le mafie influenzano ed orientano constamente il voto per un proprio tornaconto. Dalle carte giudiziarie, per esempio il processo al padrino Giulio Andreotti, sappiamo che il divo Giulio era organico fino al 1980 al sistema mafioso (solo nel senso che fino a quella data ci sono le prove in giudizio), anche se poi il reato è scivolato in prescrizione (ha stabilito la Cassazione). Rammentiamo che in passato i mafiosi hanno fatto votare per la democrazia cristiana, il partito socialista, il partito comunista, i socialdemocratici, i radicalied altri ancora.
In fondo questo è un diario internautico non un giornale. E poi ho chiuso con il giornalismo investigativo, almeno in Italia, dopo 26 anni di onorato mestiere sul campo. A differenza di chi millanta ritorsioni mafiose, come Saviano, ho purtroppo subito attentati veri. Ma è un’altra storia. Non sono stato fabbricato in qualche casa editrice, non sono un ectoplasma o un raccomandato a differenza di tanti altri.
Ecco qualcosa di personale. Sono un uomo libero, senza padroni, poi un ricercatore, infine un giornalista. Allora, ho ricevuto in questi ultimi tempi alcune telegrafiche comunicazioni di conoscenti e simpatizzanti di Beppe Grillo, che mi hanno invocato di risparmiare il loro beniamino, di non prendermela con lui. Come dire di no? Mica puoi esercitare il diritto di critica documentata su un comico (con le sembianze del politicante) controllato a distanza da un perito informatico, a sua volta pilotato da sistemi impercettibili ai comuni mortali italioti, che vogliono far implodere definitivamente l’Italia. Non puoi scandagliare le attività pseudo-politiche di un individuo “inconsapevole”. E nemmeno scrutare i meccanismi occulti che hanno appoggiato l’iter del famoso ragioniere. Eccoli accontentati!
Una precisaizone è d’obbligo. Il dovere del giornalismo è quello di controllare il potere, qualsiasi potere: un compito a cui la casta a cui non appartengo nel Belpaese, ha ormai abdicato da tempo.
In questo caso, il riflettore va acceso su una forza politica che presenta una oscura genesi. Intanto, Grillo ancora l’altro giorno ha blaterato in tv che i parlamentari regionali di M5S in Sicilia hanno rinunciato allo stipendio. I documenti ufficiali dicono altro.
In questi ultimi scampoli di campagna elettorale, dopo alcune immersioni nei mari di Sicilia (dove ho lavorato in incognito per anni) ed aver circumnavigato la magnifica isola, imbattendomi nei soliti giochi di guerra della NATO addirittura sulle faglie sismiche più attive e pericolose, evitando in barca a vela i sommergibili a propulsione ed armamento nucleare nel Golfo di Augusta (segnalati dagli avvisi di pericolosità della Guardia Costiera, nonché dai notam della NATO), ho pensato proprio a Grillo.
Da ragazzo mi faceva anche ridere quanto lo scorgevo nelle comparsate tv ai tempi del programma “Te la do io l’America”. Ne è passata di acqua contaminata da scorie sotto i ponti. Fuor di metafora che colpiscono alla pancia. Mi sono tornate in mente, mentre attraversavo la Kalsa, le recenti parole del predicatore che vuole aprire come una scatola di tonno il Parlamento. Insistendo in questo movimento onirico a ritroso, la memoria mi ha giocato un pessimo scherzo, rievocando le frasi pronunciate nella primavera dello scorso anno dall’allievo di Casaleggio, durante la campagna elettorale amministrativa.
A dirla tutta, avevo dedicato a questa e qualche altra impresa grulliana, qualche corposo paragrafo nel libro IL GRANDE FRATELLO. STRATEGIE DEL DOMINIO. E ne avevo perfino scritto (il 30 aprile 2012: “Beppe Grillo elogia a Palermo la mafia”) su questo blog di periferia, un piccolo strumento per chi non ha voce.Poi mi sono ricordato di un premio ricevuto immeritatamente tre anni fa, in ricordo di due magistrati trucidati da Cosa Nostra, vale a dire: Rosario Livatino ed Antonino Saetta. Non amo particolarmente i giudici. Li ho conosciuti nei tribunali sia come parte offesa sia come imputato nei processi subiti per “diffamazione”: il reato antidiluviano (da codice Rocco) tanto di moda in Italia per arrestare le inchieste scottanti, ed intimidire giornalisti ed editori. E in tutti e due i casi ho avuto modo di pensarne bene e di pensarne male. Purtuttavia, mi sono sempre rifiutato di porre la mia motivata diffidenza al servizio di un potere di Stato che cerca sempre, attaccando la magistratura, di azzerare ogni forma di controllo della legalità per affermare la propria impunità (il caso esemplare di Berlusconi Silvio).

Grillo ha tirato in ballo Cosa Nostra utilizzandola come termine di paragone per gli effetti devastanti della crisi economica. «La mafia non ha mai strangolato le proprie vittime, i propri clienti, si limita a prendere il pizzo. Ma qua vediamo un’altra mafia che strangola la propria vittima». Con queste parole Beppe Grillo, a Palermo per sostenere il candidato sindaco Riccardo Nuti. Per me sono espressioni indelebili, di stampo mafioso, appunto, perché la mafia l’ho sfiorata e l’ho vissuta, l’ho respirata, l’ho studiata e l’ho attraversata senza farmi contaminare, pagando a duro prezzo e di persona.
Grillo dovrebbe inginocchiarsi e chiedere pubblicamente scusa, quanto meno alla memoria di tantissime vittime illustri o sconosciute di “santa mafia”. L’imbonitore, dopo un anno non ha sentito ancora il bisogno di genuflettersi umilmente. Pensate un pò: uno che sproloquia così, ora dirigerà senza controllo e con potere assoluto, ossia in palese violazione costituzionale, un gruppo parlamentare: sarà dice lui stesso, “l’ago della bilancia”.
Per la cronaca i boss corleonesi strangolarono il piccolo Santino Di Matteo e poi sciolsero il suo corpicino nell’acido.
«Noi abbiamo candidato Toto’ u curtu e u Malpassotu come vicesindaco, vediamo come va – aveva detto il comico genovese prima di salire sul palco – . La mafia non ha mai strangolato il proprio cliente, la mafia prende il pizzo, il 10 per cento. Qui siamo nella mafia che ha preso un’altra dimensione, strangola la propria vittima». Una battuta macabra e fuori luogo che ha innescato una giusta polemica, amplificata anche dal fatto che proprio lo stesso giorno a Palermo si commemorava l’anniversario dell’assassinio di Pio La Torre e Rosario Di Salvo, uccisi da Cosa Nostra esattamente 31 anni fa.
Il noto Fiorello, in una rassegna stampa postata su youtube ha replicato ironicamente da par suo, lui sì un gran signore: «Grillo… hai detto una cazzata. Hai detto una grande cazzata». Poi ha aggiunto: «Ne sa poco di mafia, si andasse a vedere tutti i pilastri delle autostrade che ci sono in Sicilia. Grillo, ti posso dire una cosa? Ma vattela a piglia ‘nder pizzo».
E ancora: «Grillo parla come un mafioso senza essere nemmeno originale. Gli stessi argomenti prima di lui li hanno già utilizzati Vito Ciancimino e Tano Badalamenti. E come l’ultimo dei mafiosi non ha nemmeno il coraggio di confrontarsi pubblicamente sulle sue patetiche provocazioni» dichiarò Claudio Fava, a cui la mafia ha strappato il padre nel 1984. Giuseppe era un grande giornalista italiano.
Quante volte Grillo dedito al turpiloquio ossessivo, ha mandato a quel paese in maniera volgare e plateale i giornalisti italiani? Tante, troppe. Bene, rammento a questo fenomeno da baraccone che proprio in Sicilia, la mafia per ordini superiori, fece sparire il giornalista Mauro De Mauro a Palermo la sera del 16 settembre 1970. Ero piccolo, ma già allora questa tragica notiziava che riecheggiava nei telegiornali mi sembrava una grande ingiustizia. Come il rapimento di Aldo Moro, la strage della sua scorta ed infine, la sua orribile esecuzione, abbandonato dai maggiorenti del suo stesso partito, la diccì, in primis Francesco Cossiga (il depistatore di professione) e Giulio Andreotti. Moro era un vero statista: quelli in circolazione oggi nel transatlantico sono meno di nanerottoli. E ora abbiamo anche il “furbone del villaggio” che fa affari con l’avanspettacolo da quattro soldi ed ha un socio che detta legge. Che miseria. Com’è caduta in basso l’Italia.
Nessuna dietrologia, ma sappiamo perché abbiamo letto attentamente le carte segrete del governo nordamericano, declassificate dopo mezzo secolo (attualmente depositate in Italia, presso l’Archivio Casarrubea di Partinico), dei torbidi intrecci tra gli Stati Uniti d’America e le cosche mafiose per favorire lo sbarco alleato. Azioni e collaborazioni proseguite con la strage di Portella della Ginestra, l’attentato mortale ad Enrico Mattei, la strategia della tensione, l’omicidio di Mauro Rostagno a Trapani, e tante altre nefandezze ancora, fino ai nostri giorni.
Ora salta fuori che Beppe Grillo senza dire niente all’opinione pubblica, si incontra segretamente a pranzo nel 2008 con l’ambasciatore Ronald Spogli per parlare del futuro scenario politico italiano. Che singolare coincidenza. Di lì a poco nascerà il Movimento 5 Stelle che di democratico non ha nulla: sulla carta il padrone da atto notarile, cioè da “non statuto” è Giuseppe Piero Grillo. Punto e basta. Cinque anni più tardi,  questo “partito” senza alcun controllo di legalità, costruito sul copioneCasaleggio (legato a doppio filo ad Aspen, JP Morgan e quindi Rockefeller) fa il botto alle elezioni e scoppia il caos programmato. Troppe coincidenze.
Le strade del nuovo ordine mondiale sembrano infinite, ma non ci incantano, tantomeno ci intimidiscono per ragioni caratteriali e per scelte ed esperienze di vita.
Che ne dite? Penso che anche i grillini dopo l’ubriacatura del momento possano aprire gli occhi, anche perché Grillo o chi per lui, soffia sullo scontento popolare ed alimenta illusioni nei giovani. Insomma, è una pericollosa deriva, come altre, del resto.

COLONIA ITALIA

di Gianni Lannes
Ho ascoltato con interesse l’intervista rilasciata recentemente da Beppe Grillo alla rete televisiva Class Cnbc. Mi ha colpito l’affermazione sulla difesa odierna del patrimonio italiano. Allora, è il caso di compiere qualche passo a ritroso nel tempo. Così magari a più di qualcuno, compreso Grillo potrebbe tornare d’incanto la memoria. In questa storia del Britannia, vale a dire come spartirsi il patrimonio italiano,  entrano in servizio diversi camerieri italiani: Amato, Ciampi, Prodi, Draghi ed altri.

Più di tutto: era stato appena assassinato – per volontà istituzionale e manovalanza mafiosa sotto la supervisione del Sisde (il servizio segreto civile) – il magistratoGiovanni Falcone, sua moglie e l’intera scorta di Polizia. Medesima sorte, ricordiamolo, toccherà qualche mese più tardi anche al giudice Paolo Borsellinoed alla scorta. Cosa avevano scoperto Falcone e Borsellino? Altro che Cosa Nostra. Lo Stato italiano, anzi alcuni Stati sono la quintessenza della mafia. Nel ’92 si registra il passaggio di consegna dal governo Andreotti(prescritto dalla Cassazione per mafia, comunque in accordo affaristico-elettorale con Cosa Nostra) al governo Amato (quel privilegiato ora lautamente pensionato che mise nottetempo le mani sui conti correnti del popolo italiano, ed ora si accinge a diventare Presidente della Repubblica).

Allora il governo in carica cosa ha fatto a quel tempo? Offre la possibilità agli squali della finanza anglo-americana ed al governo inglese attraverso la reginaElisabetta Windsor (mafiosa di prim’ordine), di mettere le mani sui gioielli italiani. Che strana coincidenza: scoppia “Mani pulite” e certuni fanno improvvisa carriera politica, mentre altri salgono sulla scena mediatica. Ora Grillo può anche giocare a fare il dittatorello italiota, ma non può alterare la storia. Dovrebbe farsi quantomeno istruire un po’, prima di sfiorare argomenti più grandi di lui, con cui non ha alcuna dimestichezza.  La maggioranza non è grullina. Ragionier Grillo ha partecipato alla riunione del Britannia il 2 giugno 1992?

In Parlamento giacciono inevase dal 1993 una dozzina di interrogazioni sul caso del Britannia.Anche gli ultimi atti in materia presentati dal senatore Elio Lannutti al governo Berlusconi e infine Monti, non hanno mai ricevuto la benché minima risposta. Chissà perché?

Anno 1997 (premessa) – E’ in atto nello Zaire un vero e proprio genocidio della popolazione Hutu rifugiata nelle regioni del Kivu e dello Shaba, che sta portando alla disintegrazione di quello Stato e potrebbe determinare nell’intero continente africano una serie interminabile di guerre di sterminio; anche a seguito delle denunce dell’ambasciatore americano all’Onu, Bill Richardson, delle informazioni in possesso del ministro degli affari esteri tedesco, Klaus Kinkel, riferite ai ministri degli affari esteri dell’Unione europea riuniti a Lussemburgo il 2 giugno 1997, delle denunce del Commissario europeo per gli aiuti umanitari, Emma Bonino, dell’ex ministro francese per la cooperazione, Jacque Godfrain, di padre Giulio Albanese, missionario comboniano; delle rivelazioni comparse sui principali quotidiani europei tra cui La Stampa, Le Figaro e il Times, nonché dei servizi della televisione tedesca e della stampa inglese e americana, c’è il fondato sospetto che le popolazioni Hutu residenti nella regione dei Grandi Laghi siano vittime di una guerra di spopolamento, fomentata da un “cartello mondiale delle materie prime” al cui servizio opererebbero spietati mercenari.

L’obiettivo di questa operazione di spopolamento sarebbe quello di dissolvere gli Stati nazionali africani per procedere, attraverso la ricolonizzazione del continente africano, alla realizzazione di nuove forme di controllo delle risorse naturali, promuovendo l’ascesa al potere di nuovi “signori della guerra”; tutto ciò allo scopo di impadronirsi, prima che arrivi il temuto crollo dei mercati finanziari, di una quantità strategicamente decisiva di risorse racchiuse in alcuni tra i giacimenti minerari più ricchi al mondo.

La cronista Elisabeth Tusubira ha riportato, sulle pagine del periodico The Shariat del 4 aprile 1997, alcune inquietanti dichiarazioni nelle quali Musuveni avrebbe proposto di mettere insieme tutti gli Stati dell’Africa “come Hitler ha messo insieme la Germania”. Il 17 gennaio 1997 il Times ha pubblicato un articolo dove si traccia uno scenario inquietante, nel quale il generale Musuveni sarebbe al centro di un gruppo di cui farebbero parte Paul Kagame, ministro della difesa del Ruanda, il presidente dell’Eritrea, Jsaias Afewerki, e il presidente dell’Etiopia, Meles Zenawi, tutti ex guerriglieri marxisti, che, con la tacita approvazione dell’Inghilterra, potrebbero spingere per far sì che la guerra civile in Sudan porti al rovesciamento del regime di Khartoum. Il 16 gennaio 1997 il dittatore ugandese Musuveni si è recato a Londra per incontrare il ministro della difesa Malcom Rifkind e la baronessa Lynda Chalker, titolare dell’Overseas Development Ministry, che nel dicembre 1996, prima dell’invasione, si era recata in visita in Etiopia; a Londra, Musuveni ha partecipato alla Conferenza della “Dichtley foundation”, un organismo dell’élite inglese molto vicino, sembra, al Royal institute for international affair. Il 19 gennaio 1997 il quotidiano Sunday Telegraph ha rivolto a Musuveni, mentre si trova a Londra, un inequivocabile messaggio, narrando la storia dell’ex dittatore dell’Uganda Kabaga finito in esilio e in povertà a Londra a soli quarantacinque anni; lo Zaire si sta già smembrando: le province più ricche, come lo Shaba e il Kivu, sono state spinte a costituirsi in microstati separati. Il 21 settembre 1996 l’impresa mineraria canadese Bauro resources corp. ottiene la concessione per estrarre l’oro in una località nei pressi della città di Bakavu, ma le operazioni di scavo sono intralciate da un campo profughi ruandesi con un milione di persone. Ad ottobre le truppe d’invasione ugandesi aprono il fuoco sui rifugiati. Dopo il massacro, l’impresa belga Miner D’Or du Zaire (MDDZ) e la Bauro corp. acquistano il controllo della Sominki, la compagnia di Stato zairota, che dispone di sei impianti idroelettrici, diverse piste aeroportuali e mille chilometri di strade.

MULTINAZIONALI DEL CRIMINE – La Bauro e la MDDZ sono entrambe controllate dal gigante minerario Anglo-American Corporation che possiede oltre milleseicento imprese ed è la principale produttrice mondiale di oro, platino e diamanti; la maggior parte delle risorse minerarie dello Zaire sono proprietà dello Stato e il presidente Mubutu Sese Seko ha sempre resistito dal vendere agli stranieri fino a quando, con sette anni di embargo creditizio e tecnologico culminato con la chiusura del credito da parte del Fmi e della Banca Mondiale, con la conseguente svalutazione della moneta e il crollo della produzione mineraria, non ne ha potuto più fare a meno. Nell’agosto 1996, alla vigilia dell’invasione da parte dell’Uganda dello Zaire, Mubutu ha concesso alla multinazionale canadese Barrick Gold i diritti di estrazione dell’oro nelle province nord-orientali dello Zaire per una estensione di ottantatré mila metri quadrati e alla “Consolidated Eurocan” lo sfruttamento di rame e cobalto nella provincia di Shaba. Il 9 maggio, dieci giorni prima di autoproclamarsi “presidente”, Laurent Kabila ha incontrato a Lumbumbashi un gruppo di finanzieri che curano gli interessi di un certo numero di grandi compagnie, principalmente inglesi e canadesi. Detto incontro è stato organizzato dalla compagnia mineraria canadese American Mineral Fields (AMF) di Toronto, presieduta da Jean-Raymond Bulle.
Negli anni sessanta Bulle ha curato le attività di ricerca di giacimenti di diamanti della DeBeers in Zaire. Oggi è socio in affari della Anglo-American Corporation e di Tony Buckingam, dirigente della Executive Out-comes, impresa che gestisce gruppi di mercenari in Africa. Tra i partecipanti al convegno del 9 maggio spiccano: la Bunting Warburg, divisione della Swiss Banking Corporation Warburg di Toronto; la finanziaria Goldman Sachs di Wall Street, di cui il Presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi è stato senior adviser; laValue Investing Partners, fondo di investimento londinese.
La Deutsche Morgan Grenfell,  ha rappresentato il conglomerato minerario e commerciale inglese Lonhro nei negoziati per la fusione della Johannesburg Consolidated Investment e la Anglo American Corporation; la Canadian Bank of Commerce Wood Gundy (CBC-Gundy), tra i cui direttori figuraConrad Black, della Holliger Corporation; la Marathon Securities,finanziaria canadese. La Yorktown Securities, finanziaria canadese, la Nile International del North Carolina, la Breco International, inglese, la National Securities (inglese), la Northern Mining, canadese, la multinazionale agro-alimentare “Unilever” (di cui il Presidente del Consiglio dei ministri Prodi è stato consulente) è legata alla “Rio Tinto Zinc (RTZ)”.
Esiste un solido legame diretto tra la “Unilever” e la “Rio Tinto Zinc (RTZ)” (la seconda produttrice mondiale di materie prime dopo la Anglo-American); infattiSir John Berek Birkin, presidente della RTZ, siede nel consiglio di amministrazione della Unilever, che in Africa centrale, attraverso la multinazionale canadese della birra Heineken, sua concessionaria, impiega un quinto del totale degli occupati. Solo in Ruanda e Burundi, la Heineken produce “la birra per i neri” e occupa duemilacinquecento addetti, tutti Tutsi naturalmente;

In uno studio (Eurotopia) pubblicato nel 1992 da Alfred H. Heineken, presidente della multinazionale della birra, concessionaria per l’Africa centrale della Unilever, si proponeva la dissoluzione degli Stati nazionali, ritenuti “invenzioni artificiali” e la divisione dell’Europa in ministati organizzati secondo criteri etnico-razziali popolati da cinque a dieci milioni di abitanti.  

Appare quantomeno fondato il sospetto che il genocidio nello Zaire sia in qualche modo collegato al cartello mondiale delle materie prime, controllato dalle grandi multinazionali, che puntano alla distruzione degli Stati nazionali per essere facilitate nella realizzazione di un monopolio delle materie prime fondamentali; tale strategia si accompagna al progetto di acquisire le privatizzazioni delle imprese pubbliche a prezzi stracciati, mediante processi di svalutazione delle monete nazionali.
Nel business delle privatizzazioni spicca per attivismo e dedizione la banca londinese N.M. Rotschild & Son Ltd., tra i promotori del convegno svoltosi il 2 giugno 1992 (nel Mar Tirreno) a bordo dello yacht Britanniadi proprietà della Corona britannica, nel corso del quale esponenti dell’oligarchia finanziaria inglese, tra cui la Warburg, presente anche alla già menzionata riunione del 9 maggio con Kabila, si incontrarono con alti esponenti del Governo, della burocrazia italiana e delle imprese a partecipazioni statali. In quella occasione il Britannia fu gentilmente messo a disposizione dalla Corona inglese al British Invisibles (BI), ente privato che ha per scopo di curare nel mondo gli interessi della City di Londra su privatizzazioni, globalizzazione e finanze derivate. Detto ente ha avuto tra i suoi più autorevoli consiglieri sir Derek Thomas, ex ambasciatore britannico a Roma, che lasciò l’incarico nel settembre 1992 quando la lira, aggredita dalla speculazione orchestrata da Soros, venne svalutata del trenta per cento; Soros è titolare del fondo Quantum Fund (QF), registrato nelle Antille Oladesi, il cui consigliere è Richard Katz, che è stato uno dei direttori della Banca N.M. Rotschild di Londra ed è stato, come sir Derek Thomas, direttore della Rotschild Italia.
Il Governo italiano chiamato in causa con atti istituzionali (interrogazioni ed interpellanze) a più riprese da alcuni parlamentari non ha mai fornito chiarimenti su tali fatti, circostanze e inquietanti coincidenze. Magari anche solo al l fine di promuovere una forte azione politica per impedire che gli interessi dei grandi oligopoli finissero per determinare le scelte di politica internazionale, decretando la divisione e l’estinzione di Stati nazionali, la crisi economico-produttiva di interi paesi, l’esplosione di terribili guerre etnico-razziali e di sanguinose guerre civili, nonché l’impoverimento di nazioni depredate dei loro patrimoni opportunamente “privatizzati”.
IERI:
OGGI:

Fonte: Su La Testa! di Gianni Lannes 

TUTTI A CASA: USA, GRILLO, POLITICANTI…

di Gianni Lannes

L’Italia è un Paese allo sbando, dove i padroni nordamericani fanno i porci comodi loro usando chiunque alla bisogna. I nostri militari (perfino gli ufficiali), i nostri funzionari di Polizia e dei Servizi segreti, i nostri carabinieri, i nostri magistrati e tanti altri, sono trattati peggio di pezze da piede, non come alleati.
Gli anglo-americani considerano noi italiani, decisamente esseri inferiori. Provate a verificare per credere. L’andazzo si protrae dall’armistizio di Cassibile (alla voce clausole segrete) del 3 settembre 1943. L’ultimo adottato è Beppe Grillo, cooptato ufficialmente nell’incontro segreto all’ambasciata USA a di Roma il 4 aprile 2008 (alla voce report Spogli) tenuto nascosto all’opinione pubblica, soprattutto ai grillini dall’ imbonitore che pende dalle labbra del nebuloso Casaleggio. L’ex comicante, definito  addirittura “messia” dal socio d’affari Casaleggio, ed aspirante statista, non è un leader, piuttosto, alla luce dei fatti, appare un megafono in mani altrui (straniere).

“Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo”: parole come macigni di pietra, vergate da Carlo Levi.

Lo Stivale è privo di una classe dirigente, e i “rifiuti” li ricicla soltanto in politica. Non archivia Berlusconi, Vendola, Casini, Fini, Bersani, Di Pietro, Napolitano & Monti, e perfino iMaroni. L’agenda politica ed economica è ancora e sempre dettata da Casa Bianca, Pentagono e Cia, che a loro volta ubbidiscono a Rockefeller &  Rothschild.

In passato quando qualcuno al di sopra della media, ha osato mettersi di traverso è stato spietatamente eliminato: Enrico Mattei e Aldo Moro, per citare solo due esempi a memoria, senza giustizia. Se non si scioglie il nodo cruciale della sovranità territoriale, prima che economica e finanziaria (la moneta), innanzitutto allontanando immediatamente dall’Italia tutte le basi belliche sotto l’ambiguo status USA-NATO, imbottite di armamenti nucleari e chimici, vietati dalle norme internazionali, potremo al massimo discutere dei conti della serva.
Fateci caso: nei programmi elettorali questo argomento è invisibile, anzi inesistente.
Allora non ha senso logico dividersi in tifosi, adepti e seguaci, perché siamo un unico popolo italiano, reso schiavo da un sistema di potere che usa i partiti, le ideologie e i movimenti grulloni che tanto piacciono al padrone USA. E’ in vigore sempre il divide et impera
Cito un altro caso documentato: l’area nord-orientale della Sicilia, a ridosso della base aero-navale di Sigonella. Da qui in passato sono decollati due velivoli militari USA, precipitati nelle vicinanze di Lentini e Carlentini, a meta metà degli anni ’80 e poi in seguito. Da allora, una misteriosa leucemia fulminante colpisce soprattutto i bambini. Un’associazione di genitori che hanno perso da un giorno all’altro i propri figli (annientati da patologie rare) ha sporto alla Procura della Repubblica di Siracusa nel 2006 una documentata denuncia penale. Dopo 7 anni ancora niente. C’è addirittura uno studio epidemiologico che ha illuminato le cause di origine bellica. Ma non si muove foglia.
A questa drammatica situazione ho dedicato anni di ricerche e indagini sul campo, dipanando il solito mistero a stelle e strisce. Ho pubblicato approfondimenti giornalistici, in passato, anche su importanti testate. Parlamentari sulla base del mio lavoro hanno presentato interrogazioni ed interpellanze a vari governi, ma niente. Nessuna risposta, nessuna soluzione, nessuna giustizia. Ergo: se non partiamo dalla difesa concreta dei bimbi – il futuro collettivo, le prossime generazioni – di cosa vogliamo parlare? Abbiamo il dovere di proteggere il diritto di ciascuno, nelle generazioni presenti e future, a vivere in un ambiente consono ad assicurare la salute e il benessere.
Come si fa tollerare questa insopportabile degenerazione della ragione critica e del semplice buon senso? Forse per via della lobotomia generale in atto?
Questo blocco degenere tratta il popolo sovrano come un prigioniero da distrarre continuamente con sciocchezze sfavillanti. Hanno steso sulla nostra società e sulla nostra cultura una rete a trame sempre più fitte, impedendo ogni movimento, ogni possibilità di azione, ogni desiderio di mutamento e di modernità, assottigliando progressivamente gli spazi di democrazia, mortificando le vocazioni, i talenti, i meriti, le attese, le aspirazioni di milioni di cittadine e cittadini.
Siamo dinanzi a politicanti (lacchè del sistema finanziario internazionale) che aumentano il proprio potere locale e la propria capacità di controllo sociale, in termini inversamente proporzionali alla loro autorevolezza, credibilità e consenso. Grazie anche ad un ceto giornalistico obbediente e prono ai voleri dei padroni, che ha abdicato al compito fondamentale di controllare il potere.
La democrazia va conquistata. E’ un oggetto fragile, da maneggiare con cura. Non è un soprammobile di porcellana, bensì un architrave su cui si reggono la vita, le relazioni tra le persone e tra le persone e il mondo in cui esse vivono. Il microcosmo, vale a dire l’ambiente, lo spazio vitale, soffre di una grave malattia provocata da una mentalità che si fonda sullo sfruttamento. Pensate alle trivellazioni di multinazionali anglo-americane sotto mentite spoglie nei mari italiani e sulla terraferma dell’ex giardino d’Europa, autorizzate da tutti i governi tricolore (Prodi, Berlusconi, Monti).

L’unica cosa che mancherà all’Italia è una totale libertà politica”: parola di Winston Churchill al delegato di papa Pio XII (novembre 1945).

Possiamo fare qualcosa? Ho il dovere di sperarlo e di essere contagioso. A questo serve la cultura. L’unico modo di combattere la paura di tanti è costruire speranze concrete non per pochi eletti. La speranza e la paura non sono esclusive, ma coinvolgono trasversalmente. Solo che la paura è passiva, mentre la speranza va coltivata. La paura è una componente essenziale della nuova miseria, unitamente all’intolleranza ed alla solitudine.
Se avete a cuore il futuro dei vostri figli e delle prossime generazioni, non adottate l’indifferenza. Per paralizzare il sistema basta boicottare il consumo, paralizzare pacificamente i trasporti e manifestare alla luce del sole con sistemi nonviolenti.
Altro che elezioni con regole truccate e vincitori prestabiliti. Il Parlamento è stato esautorato da un bel pezzo. Sveglia! E dateci un taglio con Grillo, perché non è il salvatore della patria, ma il saltimbanco dell’ultim’ora.
 E’ ingenuo chiedere al sistema di potere di riformarsi. Spetta al popolo italiano liberarsi dalle catene. Tocca a noi tutti, uniti, insieme, ora e subito, conquistare libertà, democrazia e giustizia social

l’incontro segreto di Beppe Grillo (rapporto USA):

http://www.lastampa.it/rw/Pub/Prod/PDF/4aprile2008.pdf