EUROPA: VERSO LA DITTATURA

di Gianni Lannes

Il vecchio continente percorre una via senza ritorno. A parte Eurogendfor, il “trattato costituzionale” è un pericolo per tutti che mette a nudo un cancro nascosto nell’Unione europea. Per chi è stato realmente scritto e a chi fa comodo questo testo che massacra il diritto alla libertà dei popoli? Parliamo di qualcosa che pochissimi conoscono realmente, e non si potrà più cambiare.

Milioni di europei sono favorevoli al “progresso” e alla pace, ma non hanno letto questo abominio dalle conseguenze inquietanti. Esistono motivate ragioni per opporsi a questa imposizione calata dall’Atlantico. Non spetta al potere in vigore scrivere il diritto del diritto. La cosiddetta “unione europea non è un insieme di popoli, ma una sommatoria di interessi affaristici e di dominio del genere umano.

Eppure ecco l’elenco dei Paesi che non hanno sottomesso il trattato al loro popolo: Lituania, 11 dicembre 2004, Ungheria, 20 dicembre 2004, Italia, 25 gennaio 2005, Slovenia, 1 febbraio 2005, Germania, 12 maggio 2005, Slovacchia (maggio 2005), Cipro (maggio 2005), Austria (primavera 2005), Belgio (primavera 2005), Grecia (primavera 2005), Malta (luglio 2005), Svezia, dicembre 2005 e tuttavia il 58% degli svedese richiedono un referendum, Estonia (2005), Finlandia (fine 2005), Lettonia (?). I governi che hanno fatto ratificare questo testo dal loro Parlamento nazionale, piuttosto che dal loro popolo (referendum), hanno firmato un’autentica omissione di atti di ufficio, mentre in Italia hanno attentato alla Costituzione repubblicana: i popoli di questi paesi sono privati così al tempo stesso del dibattito e dell’espressione diretta che avrebbe permesso loro di resistere all’arretramento democratico che li espone all’arbitrio.

Di seguito le nazioni che hanno optato per il referendum: Spagna, 20 febbraio 2005, Paesi Bassi, 1 giugno 2005, Francia, 29 maggio 2005, Lussemburgo, 10 luglio 2005, Danimarca, 27 settembre 2005, Portogallo (ottobre 2005), Polonia (fine 2005), Regno Unito (primavera 2006), Repubblica ceca (giugno 2006), Irlanda (2006).

Tre referendum sono consultivi solamente (Spagna, Paesi Bassi e Lussemburgo), e, infine, solo sei popoli sono veramente consultati in questo progetto. I popoli di Francia e Olanda hanno detto no. Che democrazia impeccabile (sic!): sei Paesi realmente consultati su venticinque.

Nel Belpaese la legge di ratifica 7 aprile 2005, numero 57, è stata promulgata, non a caso da Carlo Azeglio Ciampi, e sottoscritta da Berlusconi, Fini e Castelli, grazie al beneplacito della finta opposizione di centrosinistra.

In primo luogo una Costituzione deve essere leggibile per permettere un voto popolare. Una Costituzione non impone questa o quella politica: quel testo è fazioso. Una Costituzione è rivedibile: quel testo è blindato dalla necessità di una doppia unanimità. Una Costituzione protegge dalla tirannide con la separazione dei poteri e il controllo dei poteri: quel testo non istituisce nessun vero controllo dei poteri né una reale separazione dei poteri. Una Costituzione non è concessa dai potenti, è stabilita dallo stesso popolo, al fine di proteggersi dall’arbitrio dei potenti, attraverso un’Assemblea costituente, indipendente, eletta per questo motivo e poi revocata: quel testo incorpora istituzioni europee che sono state scritte da cinquant’ anni dai politicanti al potere, al tempo stesso giudici e parti in causa.

Trattato o Costituzione? Qual è la corretta definizione di questo folle progetto? Questo testo gioca il ruolo di una costituzione e l’ossimoro “Trattato costituzionale”, accostamento di parole contraddittorie, conduce, giocando sulle parole, a creare una norma suprema troppo rigida, troppo difficile da rivedere. Il progetto di Trattato che stabilisce una Costituzione per l’Europa (TCE) è esecutivo senza limitazione di durata , si occupa di quasi tutti gli argomenti essenziali alla vita delle persone , la sua forza giuridica è superiore a tutte le nostre norme nazionali (regolamenti, leggi, Costituzione), istituisce grandi poteri (esecutivo, legislativo, giudiziario) e ne regola gli equilibri. Il progetto di TCE è dunque, per sua natura, una Costituzione, fissa “il diritto del diritto.” Secondo Olivier Gohin, professore all’università di Parigi II: “Il nuovo Trattato è una vera Costituzione dal momento che corrisponde alla definizione materiale di ogni costituzione: organizzazione dei poteri pubblici e garanzia delle libertà fondamentali, con identificazione di un potere costituente (…) la nuova Unione europea raccoglie, da questo momento, gli elementi necessari della definizione dello stato” . Un evidente arbitrio è dettato dalla primazia del diritto europeo, anche di un semplice regolamento, sull’insieme del diritto degli Stati membri, anche sulla loro Costituzione.

Primo principio del diritto costituzionale: una Costituzione è un testo leggibile. Una Costituzione deve essere accettata, direttamente, dal popolo che vi si sottomette. Affinché questa accettazione abbia un senso, occorre che il testo sia leggibile dal popolo, da colui che sottoscrive, e non solamente dagli esperti. Da questo punto di vista, il “trattato costituzionale” è lungo e complesso : 485 pagine formato A4. Tale lunghezza, unica al mondo per una Costituzione, è rincarata da una molteplicità di rinvii che la rendono semplicemente illeggibile per i normali cittadini. Certi punti importanti come la definizione dei SIEG (Servizio di Interesse Economico Generale) non appaiono nel testo.

Va notata l’assenza di elenco dei campi nei quali ciascuna istituzione può creare il diritto. Non si trova così, da nessuna parte, l’elenco dei campi nei quali il Parlamento europeo non ha diritto di legiferare. Altri articoli importanti, come l’articolo I-33 che istituisce gli “atti non legislativi”, (regolamenti e decisioni) che permettono ad una Commissione, non eletta, di creare senza controllo parlamentare delle norme altrettanto costrittive delle leggi, non sono accompagnati da un elenco controllabile. Questa lunghezza e questa complessità impediscono ogni critica per i comuni mortali. Una Costituzione è la legge fondamentale, è “il diritto del diritto”, deve potere essere letta da tutti, per essere approvata o respinta con cognizione di causa. Secondo principio del diritto costituzionale: una Costituzione non impone una politica o un’altra, permette il dibattito politico senza imporne le conclusioni. Una Costituzione democratica non è di destra o di sinistra, non è socialista o liberale, una Costituzione non è partigiana: rende possibile il dibattito politico, è sottostante e precedente al dibattito politico. Al contrario, il TCE, oltre a fissare le regole del gioco politico, fissa una volta per tutte il gioco stesso.

In particolare questo testo conferma che l’Europa si priva da sola delle tre principali leve economiche che permettono a tutti gli Stati del mondo di governare. Nessuna politica monetaria: siamo i soli al mondo ad avere reso la nostra banca centrale totalmente indipendente, con in più, come missione principale, costituzionale, intangibile, la lotta contro l’inflazione e non per l’occupazione o per la crescita. Non viene accordato nessuno strumento ai poteri politici per modificare queste finalità. Nessuna politica industriale: l’interdizione di ogni ostacolo alla concorrenza porta con sé l’interdizione di aiutare certi attori nazionali in difficoltà o fragili. È la politica dell’impotenza economica che viene così istituzionalizzata e imposta per molto tempo.

Il progetto di TCE ci priva tutti dell’interesse a riflettere sulle alternative. A che cosa vale continuare il dibattito politico, difatti, dato che ogni alternativa reale è vietata espressamente nel supremo testo? Concretamente, se domani una maggioranza europea volesse cambiare direzione e passare ad un modo di organizzazione non commerciale, più solidale, non potrebbe farlo: occorrerebbe l’unanimità.

Terzo principio di diritto costituzionale: una Costituzione democratica è rivedibile. Tutti i popoli del mondo che vivono in una democrazia possono cambiare il loro patto di governo. Il progetto di TCE è troppo difficilmente rivedibile: per cambiare una virgola a questo testo, occorre prima di tutto l’unanimità dei governi per essere d’accordo su un progetto di revisione, poi ci vuole l’unanimità dei popoli (parlamenti o referendum), per ratificare (questa è detta la procedura di revisione ordinaria). Con 25 Stati, questa procedura di doppia unanimità è una vera garanzia di intangibilità per i sostenitori dell’immobilismo. Concretamente, se una larga maggioranza di europei vuole modificare la legge fondamentale, non potranno farlo.

Questa rigidità eccessiva rasenta un’agilità stupefacente in merito a un’altra procedura che, invece, non richiede l’accordo diretto dei popoli: la procedura di revisione semplificata autorizza uno degli organi dell’unione, il Consiglio dei ministri, a modificare di sua propria iniziativa elementi chiave della Costituzione che condizionino il grado di sovranità conservata dagli Stati membri in tale o tale campo (poiché il passaggio alla maggioranza fa perdere del tutto il diritto di blocco). Si tratta di cosa grave: questa Costituzione è a geometria variabile, ma senza l’avallo diretto dei popoli ad ogni variazione.

Peraltro, nel caso dell’entrata di un nuovo Stato nell’UE, la regola dell’unanimità è una protezione, ma non è l’unanimità dei popoli consultati da referendum ad essere richiesta: è anzitutto l’unanimità dei 25 rappresentanti dei governi (dei quali molti non sono eletti, e dei quali nessuno é eletto con il mandato di decidere su questo punto importante), in seguito l’unanimità degli Stati secondo la loro procedura nazionale di ratifica.

Quarto principio di diritto costituzionale: una Costituzione democratica garantisce contro l’arbitrio assicurando al tempo stesso la separazione dei poteri ed il controllo dei poteri. Anche nel quadro moderno di un’unione di stati, non si vede perché questi principi protettivi del buon senso avrebbero perso il loro valore.

Non è esattamente ciò che è previsto nel progetto di TCE: il Parlamento non h

a affatto l’iniziativa legislativa, cosa già inaccettabile, ed il suo ruolo nel voto del bilancio, anche se aumentato, resta limitato, e soprattutto è escluso dalla deliberazione delle leggi in certi campi, riservati al Consiglio dei Ministri (procedure legislative speciali).

È, in effetti, forse ancora più grave: ho concentrato per molto tempo la mia attenzione sulle leggi (atti legislativi), e sto scoprendo con stupore le “decisioni”, (art. I-33, I-35), “atti non legislativi” molto distinti dai semplici regolamenti. Non c’è niente da ridire sul regolamento che è un testo di applicazione, come i decreti e le ordinanze in Francia, che giustifica un potere normativo limitato conferito tradizionalmente all’esecutivo per fissare velocemente le semplici modalità pratiche dell’applicazione delle leggi. Ma le “decisioni” sono differenti, sono descritte a parte. Le “decisioni” sembrano tanto costrittive quanto le leggi, possono avere una portata generale, ma sembrano più facili da creare delle leggi, meno controllate, (probabilmente dal CJE (Consiglio Generale Europeo) ma non attraverso una discussione parlamentare. Leggendo il testo del TCE, cerco: chi può prendere queste “decisioni” che somigliano a “leggi senza Parlamento?” Il Consiglio europeo (tra capi di stati e di governo), il Consiglio dei ministri e la Commissione (tutti membri dell’esecutivo, a livello nazionale o europeo, e spesso non eletti), e… la Banca Centrale Europea. La BCE ha il potere di prendere da sola delle “decisioni”. E chi la controlla, questa banca centrale?

Abbiamo di fronte un “triangolo” composto dal Parlamento che rappresenta i popoli, dal Consiglio dei Ministri che rappresenta gli Stati, e della Commissione che rappresenta l’interesse generale. La Commissione è principalmente l’emanazione del Consiglio che ne nomina i membri con un riguardo al Parlamento che ne “elegge” anche il suo Presidente (su proposta del Consiglio). La Commissione è totalmente indipendente, non deve ricevere deleghe da nessuno, ma può essere revocata ugualmente dal Parlamento attraverso una mozione di censura e ciascuno dei commissari “può essere licenziato” dal Presidente della Commissione. È la Commissione che è incaricata della preparazione tecnica del diritto e che sottomette le sue proposte al Consiglio dei Ministri ed al Parlamento, presentati come due organi legislativi. Si presenta il Consiglio dei Ministri come una “camera alta” che sosterrebbe il ruolo del Senato dunque, ma è inaccettabile: anzitutto, i ministri non sono eletti, ma soprattutto, detengono nel loro paese il potere esecutivo, ovvero la forza che permetterà loro, tornando nel loro paese, di applicare le regole che hanno loro stessi elaborate. Sono dunque le stesse persone che creano il diritto a livello europeo e che l’applicano a livello nazionale (una volta trasferito): c’è dunque qui un’evidente confusione dei poteri.

Il Consiglio dei ministri è un organo chiaramente legato all’esecutivo a cui si è confidato un ruolo legislativo. Con la non separazione dei poteri, è un importante bastione contro l’arbitrio che viene a mancare. Inoltre, questa co-decisione sparisce quando il Parlamento è messo decisamente da parte su una serie di argomenti dove i Consigli, la Commissione ed la BCE creano il diritto da soli, (come guarda caso lo sono campi economici importanti), (Art. III-130-3: mercato interno ed Art. III-163 ed III-165: regole della concorrenza). E’ questo ad essere scioccante perché, su questi argomenti, non ci sono quasi più contro-poteri: la Commissione (che detiene spesso l’iniziativa) può essere considerata come una vera forza capace di interporsi in caso di deriva arbitraria dei Consigli (ai quali è così vicina)? Sembra dunque esserci un vero problema democratico in tutti i campi tolti al Parlamento: né separazione, né controllo. L’elenco di questi argomenti vietati non esiste da nessuna parte, e questa esclusione del Parlamento da certi campi non è formulata mai chiaramente.

Si vorrebbe sapere anche chi è realmente responsabile dei suoi atti in questa organizzazione europea, perché infine: Il parlamento non è responsabile davanti a nessuno, salvo le elezioni di cui si è detto già che non possono fungere da contro-potere, perché non c’è nessuna procedura di scioglimento. Il Consiglio europeo non è responsabile davanti a nessuno a livello europeo, (e bisogna rivolgersi alla lontana responsabilità nazionale per mettere in discussione, uno ad uno, i suoi membri). Il fatto che sia evidentemente difficile organizzare questa responsabilità, poiché si tratta di capi di stato, non basta a rassicurarci perché il risultato è ugualmente un’irresponsabilità a livello federale. Il Consiglio dei Ministri non è responsabile davanti a nessuno a livello europeo, (ed ancora una volta bisogna rivolgersi alla responsabilità nazionale per mettere in discussione i suoi membri, uno ad uno). Il fatto che anche qui sia evidentemente difficile organizzare questa responsabilità, dato che si tratta di ministri depositari di un’altra sovranità popolare rispetto a quella dell’Europa, non basta neanche qui a rassicurare perché il risultato è ugualmente un’irresponsabilità quando si prendono decisioni. La Corte europea di Giustizia (CJE), non eletta, i cui giudici dipendono direttamente dagli esecutivi che li nominano , è anche essa fuori controllo (parlamentare o dei cittadini), (è spesso questo il caso, ma con giudici veramente indipendenti), e senza ricorso, malgrado i poteri immensi di cui è dotata attraverso l’interpretazione di tutti i testi e l’arbitraggio di tutti i litigi. Democratiche, queste istituzioni? La Banca Centrale europea (BCE), non eletta, assolutamente indipendente dai poteri pubblici, è anche fuori da ogni controllo, dunque irresponsabile, malgrado l’influenza considerevole delle sue decisioni sulla vita quotidiana dei 450 milioni di europei.

Quinto principio di diritto costituzionale: una Costituzione democratica è necessariamente instaurata da un’assemblea indipendente dai poteri in vigore. Una Costituzione non è concessa al popolo dai potenti. È definita dal popolo stesso, o da rappresentanti scelti per questo preciso compito, esattamente per proteggersi dell’arbitrio dei potenti. Al contrario, le istituzioni europee sono state scritte, da oltre mezzo secolo, da politicanti al potere, che sono dunque evidentemente giudici e parti in causa: di destra come sinistra, fissando loro stessi i vincoli che li avrebbero condizionati tutti i giorni, questi responsabili sono stati condotti, è umano ma è anche prevedibile, ad una pericolosa parzialità.

Stabilendo una Costituzione per via di trattato, procedura molto meno costrittiva di una pesante assemblea costituente, (pubblica, con un lungo contraddittorio e convalidata direttamente dal popolo), i parlamenti e governi, di destra come sinistra, hanno fatto come facevano i proprietari della sovranità popolare, e questo trattato, come i precedenti, può essere analizzato come un abuso di potere: i nostri eletti, tutti i nostri eletti, non hanno ricevuto il mandato di abdicare alla nostra sovranità. Appartiene al popolo, direttamente, controllare che le condizioni di questo trasferimento, (a mio avviso augurabile per costruire una Europa forte e pacificata), siano accettabili.

L’unica via credibile per creare un testo fondamentale equilibrato e protettivo è un’Assemblea costituente, indipendente dai poteri in vigore, eletta per elaborare una Costituzione, e solo questo, revocata subito dopo, rispettando una procedura molto trasparente e in contraddittorio. Questo disprezzo dei popoli e delle loro scelte reali è molto rivelatore del pericolo che cresce nella più grande discrezione: le nostre élite, di destra come di sinistra, diffidano della democrazia e ce ne privano deliberatamente, progressivamente ed insidiosamente.

Per ottimismo, per credulità, per indifferenza, per ignoranza, i popoli moderni lasciano indebolire i loro beni più preziosi, molto rari su questo pianeta, quelli che condizionano la loro serenità quotidiana. Questo “trattato costituzionale” mette in luce ciò che si decide da molto senza la volontà dei popoli. Esaltando la libertà come un valore superiore, invece della fraternità, istituzionalizzando la competizione, la concorrenza, al posto della collaborazione e l’aiuto reciproco, imponendolo nel testo supremo attraverso il dogma della concorrenza assoluta, e finalmente una morale del “ciascuno per se e contro tutti”, distruggendo la regolamentazione da parte dello Stato, custode dell’interesse generale, per instaurare la regolamentazione per via del mercato, somma di interessi particolari, gli economisti neoliberali attaccano i fondamenti della democrazia per affrancare i principali decisori economici da ogni controllo. La deregolazione sistematica condotta in Europa, (dalle sue istituzioni, dalla sua politica e con il catenaccio di una Costituzione non rivedibile), e più generalmente sulla terra intera (OMC, AGCS, ADPIC) è un arretramento della civiltà, un ritorno verso la barbarie della legge del più forte.

Non voglio che questa gentaglia prezzolata decida della mia sorte. Quale mezzo resta a cittadine e cittadini per resistere a questa confisca della sovranità? C’è una soluzione più pacifica e nonviolenta: un no fermo e risoluto mediante uno sciopero generale ad oltranza. Non abbiamo che da perdere le catene.

Post scriptum

L’Unione Europea è un progetto che nacque per fini di integrazione economica nel 1951, quando il Trattato di Parigi, sottoscritto da Belgio, Francia, Germania Occidentale, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi, istituì la CECA, Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. Nel 1957 gli stessi sei Stati, con il Trattato di Roma, istituirono la CEE, Comunità Economica Europea.

Col tempo l’integrazione si fece sempre più stretta, allargandosi alla sfera politica. Fu così che il 7 febbraio 1992 gli Stati facenti parte della CEE (nel frattempo erano entrati Danimarca, Grecia, Irlanda, Portogallo, Regno Unito e Spagna) firmarono il Trattato di Maastricht che, a decorrere dal 1993, istituiva l’Unione Europea. Il primo gennaio 1999 entrò in vigore l’Euro.

L’11 dicembre 2000 il Consiglio europeo approvò il Trattato di Nizza e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Al vertice di Laeken del 14 e 15 dicembre 2001 nacque la Convenzione europea, un organismo incaricato di redigere una bozza di costituzione. La Convenzione terminò i suoi lavori nel luglio 2003.

La Costituzione europea fu firmata dagli Stati membri dell’Unione il 29 ottobre 2004, con la sottoscrizione del Trattato di Roma. La sua entrata in vigore era subordinata alla ratifica parlamentare o elettorale da parte di tutti gli Stati membri, ma la bocciatura subìta nei referendum svoltisi in Francia e nei Paesi Bassi l’anno successivo bloccarono il processo di approvazione. Il Trattato di Lisbona, firmato il 13 dicembre 2007, ha semplificato il testo della Costituzione che, dopo alterne fortune nell’iter di approvazione da parte dei diversi paesi europei, è definitivamente entrato in vigore l’1 dicembre 2009.

Attualmente gli Stati che fanno parte dell’Unione Europea sono 27: nel corso degli anni si sono ulteriormente aggiunti Austria, Bulgaria, Cipro, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svezia e Ungheria.

riferimenti:
http://europa.eu/scadplus/constitution/index_it.htm

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/;ELX_SESSIONID=3jVWTqzf248YKQNQFTZlLBYBDTS04cGxxGJR1hrymxQlQKRmvdvX!-905312744?uri=OJ:C:2004:310:TOC

http://www.esteri.it/MAE/IT/Politica_Europea/Domande_trattato_Lisbona.htm

http://www.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/europa/notizia_20082.html_1254910883.html

http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2005;57

http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2005;57

http://ue.eu.int/igcpdf/it/04/cg00/cg00087.it04.pdf

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:C:2004:310:FULL&from=IT

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=eurogendfor

Gianni Lannes, IL GRANDE FRATELLO. STRATEGIE DEL DOMINIO, Draco edizioni, Modena, 2012.

Ripreso da: SU LA TESTA! di Gianni Lannes

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ITALIA SOTTO RADIAZIONI NUCLEARI

Garigliano: centrale nucleare

di Gianni Lannes
Le incognite atomiche incombono sugli ignari abitanti del Belpaese. A 50 chilometri dalla centrale nucleare di Fukushima, dopo il disastroso “incidente”, il 27 marzo 2011 la dose giornaliera rilevata dalle autorità nipponiche era di 3,6 millisievert (mSV). Oggi in Italia, ufficialmente, la dose media annua dovuta all’esposizione alla radioattività è di 2,4 millisievert (mSv). Giusto per un raffronto: la dose massima rilevata all’esterno della centrale di Three Mile Island, dopo l’incidente del 28 marzo 1979 era di 1 millisievert (mSv). C’è un rischio cancro nello Stivale?
Qual è il limite di sicurezza assoluta? Attenzione, le normative di cosiddetta “protezione” non sono tarate sulla soglia biologica, bensì su quella economica: 20 millisievert all’anno per i lavoratori ed 1 millisievert per la popolazione. Gianni Mattioli, docente di Fisica alla Sapienza non ha dubbi:
«Il danno sanitario da radiazioni è un danno senza soglia. Dosi anche infinitesimali di radioattività innescano processi di mutagenesi e patologie tumorali tant’è che la definizione di dose massima ammissibile fornita dalla Commissione internazionale per la radioprotezione, invece di essere “quella particolare dose al di sotto della quale non esiste rischio”, è invece quella dose cui sono associati effetti somatici, tumori e leucemie, che si considerano accettabili a fronte dei benefici economici associati a tali attività o radiazioni».
In Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, e in determinate zone di Sardegna e Sicilia la concentrazione radioattiva tocca, e a volte supera i 50 mila Becquerel al metro quadrato. E il radon non c’entra, questo piuttosto è un inquinamento di origine bellica, come ben sanno gli esperti nazionali ed internazionali. Qualcuno avrà pure sentito parlare di una base United States of America (Sesta Flotta) – insediata senza una ratifica parlamentare, operativa dal 1972 al 2008 con relativi incidenti come quello del sommergibile a propulsione ed armamento nucleare Hartford nel 2003 – all’isola di Santo Stefano. Nell’Arcipelago della Maddalena a parte i numerosi casi di cancro, purtroppo si annoverano anche gravi malformazioni nei nascituri. Oppure, delle leucemie fulminanti che aggrediscono e uccidono dal 1987 prevalentemente i bambini nei paesi agricoli di Lentini e Carlentini, dove precipitarono in periodi differenti, ben due aerei militari di Washington con carichi segreti.

Santo Stefano alla Maddalena: nave balia per sommergibili nucleari sesta flotta Usa fino al 2008 (tutti i diritti riservati)

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=CAMEN

Il popolo italiano con due referendum ha rinunciato all’energia nucleare. Le cinque centrali atomiche (4 civili e 1 militare) sono state disattivate ma non ancora bonificate dalla Sogin (incaricata nel 1999). E così i depositi, le officine e i centri di ricerca. In Italia, tuttavia, si continuano a produrre rifiuti radioattivi di origine industriale e sanitaria che prendono in prevalenza strade occulte (suolo, sottosuolo, mare, laghi, cantine, capannoni di cartongesso. Una precisazione: al Cisam (ex Camen, poi Cresam), una base militare in quel di San Piero a Grado in Toscana, anche se il reattore è stato spento (e non rientra più nella contabilità atomica nazionale, grazie ad un provvidenziale decreto di Berlusoni), in passato l’area è stata trasformata dal ministero della Difesa in una discarica militare, anche se figura un centro di ricerca.

Come risulta dai documenti ufficiali reperiti presso l’Unione europea a Strasburgo, lo Stato tricolore, come alcuni altri Stati occidentali, ha inabissato a partire dal 1967, scorie nucleari di terza categoria (le più pericolose) con l’ausilio della Marina Militare. I mari dello Stivale, inoltre, negli ultimi 40 anni, sono stati trasformati in un immenso cimitero chimico e nucleare. Prima di tutto gli affari. Dopo sempre e solo il profitto economico. Nel Mediterraneo sono state deliberatamente affondate – grazie alle multinazionali del crimine e alle molteplici coperture dei servizi segreti – centinaia di navi a perdere e migliaia di container imbottiti di sostanze tossiche, cancerogene, e mutagene; e perfino qualche sottomarino nucleare è colato picco compreso di armamenti atomici. Non hanno risparmiato il Mar Jonio.

La biologa marina Rachel Carson nel saggio IL MARE INTORNO A NOI ha così argomentato:
«La concentrazione e la distribuzione di radioisotopi ad opera degli organismi marini può forse avere un’importanza ancora maggiore dal punto di vista del rischio umano … gli elementi radioattivi depositati nel mare non sono più recuperabili. Gli errori che vengono compiuti ora sono compiuti per sempre».
Numerosi epidemiologi sono convinti che anche concentrazioni modeste di radiazioni possano essere responsabili di leucemie e tumori. Alcuni studi hanno documentato un eccesso di leucemie nei bambini che vivono nei dintorni delle centrali nucleari in Europa. Il più noto è lo studio Kikk (Kinderkrebs in der Umgebung von Kernkraftwerken (Tumori infantili in prossimità di centrali nucleari), commissionato dal governo tedesco all’università di Mainz. La ricerca mostra un incremento del 2,2 per cento delle leucemie infantili e dell’1,6 per cento dei tumori solidi – quasi il dopo del previsto – in chi vive entro 5 chilometri dalle 16 centrali nucleari germaniche.
Il cesio 137 ha un tempo di dimezzamento intorno ai 30 anni. Ben prima: altro che effetto Chernobyl. Un’indagine dell’Enea datata 1980 rilevò una contaminazione radioattiva non solo nella zona in prossimità della centrale del Garigliano (in riva al Tirreno, ai confini di Campania e Lazio), ma anche in una vasta porzione di mare. Fu scoperto che il cobalto 60 e il cesio 137, rispetto agli anni ’70 avevano raddoppiato i valori. Artificialmente, decisamente prima dell’incidente di Chernobyl del 26 aprile 1986. Le autorità, tuttavia, si sono girate dall’altra parte. E hanno sigillato gli occhi istituzionali, anche quando fu verificato che dal 1972 fino al 1978 l’incidenza di tumori e leucemie nell’area del Garigliano – che comprende il Basso Lazio come le province di Frosinone e Latina e 1700 chilometri quadrati di costa balneabile risalendo dal Volturno al Circeo – era del “44 per cento contro una media nazionale del 7 per cento”. Nei comuni di Formia, Minturno, Sessa Aurunca, San Cosma e Damiano, Roccamonfina e Castelforte ci furono novanta casi di neonati malformati tra il 1971 e il 1980. Solo nel 1984 l’Usl Latina 6 di Formia ne registrava il 19,57 per cento. Agli ospedali di Minturno e Gaeta furono numerosi quelli di encefalici, e si verificò anche un caso di ciclopismo.
A tutt’oggi non è mai stata realizzata un’indagine epidemiologica. Chissà perché.
Inquinamento irreversibile. In due relazioni ufficiali dell’Enea (“Influenza dei fattori geomorfologici sulla distribuzione dei radionuclidi. Un esempio: dal M. Circeo al Volturno” nonché in “Studio preliminare dei sedimenti sulla piattaforma costiera della zona della foce del Garigliano”) risulta che: «le attività del Cesio 137, nei primi due centimetri dei fondali antistanti il golfo di Gaeta, nelle aree di maggiore concentrazione, corrispondono a 7 millicurie/kmq (259 Mbq/kmq)». In particolare nella relazione di Brondi, Ferretti e Papucci si rileva che:
«complessivamente la zona interessata dalla contaminazione da Cobalto 60 nei supera i 1700 kmq». 
Come se non bastasse, qualche anno dopo ecco apparire fra gli addetti ai lavori i dati sulla contaminazione da plutonio. In una ricerca effettuata per la Cee di Delfanti e Papucci (“Il comportamento dei transuranici nell’ambiente marino costiero”) viene tracciata una mappa della contaminazione da plutonio nel golfo di Gaeta da 2 a 4 volte la deposizione da fall-out. Il plutonio non esiste in natura: è una sostanza altamente tossica dal punto di vista chimico, è pericolosamente radiotossica e di elevata rilevanza strategico-militare. La radioattività del plutonio si dimezza dopo 24 mila anni ed esso rimane pericoloso per oltre 400 mila anni. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità:
«0,25 milionesimi di grammo sono il massimo carico ammissibile di plutonio in tutta la vita per un lavoratore professionalmente esposto». 
Bastano infatti pochi microgrammi di plutonio immersi nel condizionamento di un grattacielo per condannare alla morte rapida tutti coloro che si trovano al suo interno.
Sull’aumento della radioattività nei sedimenti marini del golfo di Gaeta ha scritto il 4 agosto 1984 anche l’Istituto Superiore di Sanità:
«Per una serie di ragioni descritte in notevole dettaglio nella letteratura tecnica, si sono prodotti fenomeni di accumulo del Cobalto e del cesio, scaricati nel fiume Garigliano, all’interno del golfo di Gaeta. Ciò è indubbiamente legato all’insediamento della centrale».
Helen Caldicott è australiana, pediatra, specializzata nello studio sulle conseguenze delle radiazioni sul corpo umano, in particolare sulle donne e i bambini. Nei suoi libri (La follia nucleare: è l’unico saggio tradotto e pubblicato in Italia dalla Red) dimostra cose non facilmente digeribili. Ad esempio:
«Il plutonio produce terribili malformazioni, ma non si ferma ad una generazione, continua a colpire per mezzo milione di anni. E ogni maschio adulto occidentale ha già una piccola quantità di plutonio racchiusa nei testicoli, per colpa dei test atomici degli anni ’50 e ’60». Elenca nomi di sostanze che dopo io disastri di Three Mile Island, Chernobyl e Fukushima erano diventate familiari nel senso comune, e che lentamente si cancellano dalla memoria collettiva. «Eppure, in Italia ancora ci sono. Il vento le ha trasportate fino a noi, le piogge le hanno fissate al terreno avvelenando alberi, frutta. Hanno vite millenarie. In termini umani sono eterni».
La sua requisitoria lucida, rigorosa e documentata, giustamente non fa sconti:
«Le radiazioni spaccano i cromosomi, provocano il mongolismo. Non sono percettibili dai sensi umani, non hanno odore, colore, sapore. E’ una tragedia silenziosa, sotterranea. I medici dovrebbero spiegare ai cittadini, spiegare quello che sta accadendo. La maggior parte dei politici sono scientificamente degli illetterati» continua la Caldicott, e affronta il problema irrisolto delle scorie radioattive che provocano il rilascio nella biosfera di tonnellate di sostanze radioattive che incontrandosi nel corpo umano con altri veleni producono una reazione sinergica, esaltando vicendevolmente le loro proprietà mortifere e nocive. «I bambini sono particolarmente sensibili – dice la Caldicott – questo vuol dire che le future generazioni dovranno aspettare solo 20 anni di vita prima di essere colpiti da un cancro».
Un panorama desolante e agghiacciante. E allora come dimenticare il famigerato caso del centro Enea (Cnen + Eni), a Rotondella in Basilicata? I governi italiani non hanno mai provveduto a bonificare le aree contaminate del territorio nazionale, bensì ad occultare i rischi a danno della salute della popolazione e delle future generazioni.

PRONTUARIO SCIENTIFICO INTERNAZIONALE:
Che cos’è la radioattività? Un radionuclide (un nucleo atomico instabile) per stabilizzarsi emette energia (radiazione). Il fenomeno viene definito decadimento radioattivo, ed è di tre tipi che si differenziano a seconda della particella emessa a seguito del decadimento: alfa (emessa da un nucleo di Elio), beta (da un elettrone e un antineutrino) e gamma (la radiazione elettromagnetica).
La radioattività si misura rilevando quanti decadimenti del radionuclide avvengono ogni secondo. Nel sistema internazionale si impiega come unità di misura il Becquerel (Bq), che equivale a un decadimento al secondo. Per indicare invece la quantità di radiazione che viene assorbita dalla materia, si utilizza il Gray (Gy) che corrisponde a una quantità di energia di 1 joule assorbita da un 1 chilogrammo di materia.
I diversi tipi di radiazione possono essere più o meno dannosi. Perciò è stato adottato il concetto di dose equivalente, che si ottiene moltiplicando la dose assorbita per un fattore che tiene conto del tipo di radiazione. L’unità di misura di questa dose equivalente è il Sievert (Sv) Nel caso di raggi X, gamma o beta, 1Gy di dose assorbita equivale ad 1 Sievert (Sv) di dose equivalente, mentre per i più dannosi raggi alfa 1 Gy equivale a 20 Sv. Per i fascio di neutroni 1Gy può equivalere da 3 a 11 Sv a seconda dell’energia del fascio.

Fonte: Su La Testa!

 

Cittadini spiati: è peggio di come sapevamo

Cittadini spiati: è peggio di come sapevamo

Recentemente, abbiamo appreso che la NSA riceveva tutti i dati relativi a chiamate telefoniche dei clienti di Verizon, per un periodo di tre mesi che ha avuto inizio ad Aprile.

Stiamo parlando di “tutto tranne il contenuto della telefonata”: chi ha chiamato chi, dove si trovavano le persone al telefono, quanto è durata la chiamata. Tutto ciò per milioni di persone, sia americani che stranieri. Questi “metadati” permettono al governo di tracciare, durante questo periodo, i movimenti di chiunque, e di costruire un quadro molto dettagliato e preciso di chi ha parlato con chi. Si tratta esattamente degli stessi dati che il Dipartimento di Giustizia ha raccolto sui giornalisti della Associated Press.

The Guardian ha diffuso queste rivelazioni dopo aver ricevuto la copia di un memo riservato, presumibilmente da un informatore anonimo. Noi non sappiamo se le altre compagnie telefoniche hanno consegnato anche i loro dati alla NSA. Noi non sappiamo se la NSA ha chiesto i dati a Verizon episodicamente o se ha rinnovato queste richieste su base continuativa; l’ordine è partito pochi giorni dopo che gli autori degli attentati di Boston sono stati catturati dalla polizia.

Ci sono molte cose che noi non sappiamo a proposito di come il governo ci spia, ma alcune cose le sappiamo. Noi sappiamo che l’FBI ha prodotto decine di migliaia di ultra-segrete “National Security letters” per raccogliere ogni sorta di informazione sulle persone – noi riteniamo milioni di persone – e che ha abusato nello spiare gli utenti dei servizi di cloud-computing. Noi sappiamo che essi possono raccogliere una vastissima congerie di dati personali da Internet senza bisogno di alcun mandato. Sappiamo inoltre che l’FBI, per gli ultimi venti anni, ha continuato a intercettare i dati delle comunicazioni di telefonia cellulare – ad eccezione del contenuto delle telefonate – senza mandato, e che può usare il microfono di alcuni tipi di cellulari come cimice, quando gli apparati sono spenti, presumibilmente solo tramite l’emanazione di un mandato.

Noi sappiamo che la NSA ha numerosi programmi di sorveglianza “domestica” e di data-mining con nomi in codice come Trailblazer, Stellar Wind, e Ragtime, e che usa deliberatamente nomi in codice diversi per indicare programmi in realtà molto simili tra loro, al fine di ostacolare eventuali attività di controllo e di nascondere quello che sta veramente accadendo. Noi sappiamo che la NSA sta costruendo un enorme data center nello Utah, per immagazzinare tutti questi dati, e che sta predisponendo reti ancora più veloci per consentirne la trasmissione e l’elaborazione. Noi sappiamo che lo US Cyber Command impiega 4.000 persone.

Noi sappiamo che il Dipartimento di Sicurezza Nazionale sta anch’esso raccogliendo una enorme quantità di dati su persone, e che gli uffici di polizia locali stanno predisponendo “fusion centers” per raccogliere e analizzare questi dati, e che stanno insabbiando e nascondendo le notizie sui propri fallimenti in questi progetti. Tutto ciò fa parte di un ampio programma di militarizzazione delle forze di polizia.

Ricordate il 2003, quando il Congresso non approvò il finanziamento di un programma decisamente inquietante, denominato “Total Information Awareness”? Bene: il TIA non è morto; ha semplicemente cambiato nome ed è stato suddiviso in più programmi più piccoli.

Noi sappiamo che le grandi corporations stanno portando avanti un enorme quantità di lavoro di spionaggio per conto del governo.

E noi sappiamo tutto questo non grazie all’onestà ed alla sincerità del governo, ma principalmente grazie a tre canali non ufficiali di comunicazione: suggerimenti emersi inavvertitamente, o esplicite ammissioni fatte da funzionari governativi nel corso di audizioni o deposizioni in aule di giustizia, da informazioni ricavate da documenti governativi ottenuti grazie alle procedure del Freedom of Information Act, nonché da confidenti inseriti in strutture del governo.

Ci sono ancora moltissime cose che noi non conosciamo, e spesso quello che conosciamo è superato. Conosciamo un bel po’ del programma della NSA Echelon grazie a un’investigazione dell’Unione Europea condotta nel 2000, così come sappiamo del piano del Dipartimento di Sicurezza Nazionale dal 2002 definito Total Information Awareness, ma conosciamo molto meno circa il modo in cui questi programmi si sono alla fine evoluti. Possiamo fare delle inferenze in merito alle nuove installazioni che la NSA sta costruendo nello Utah, basandoci su stime di informazioni che provengono da diverse fonti, come il costo della potenza di calcolo, o i requisiti dei sistemi di alimentazione elettrica degli edifici in corso di costruzione, ma si tratta, bene che vada, di tirare a indovinare. Per la maggior parte di tutto questo, siamo completamente al buio.

E questo è un male.

Il governo degli Stati Uniti si sta sbronzando di segretezza. Classifica come segrete sempre più informazioni come mai in passato. E noi veniamo a sapere, ogni giorno di più, che il nostro governo regolarmente classifica dei fatti o delle informazioni come segreti, non perché questi fatti o queste informazioni debbano realmente essere tenuti segreti, ma perché la loro diffusione creerebbe scandalo e imbarazzo.

Sapere in che modo il governo ci spia è importante. Non solo perché la maggior parte di queste attività è illegale – o, a voler essere proprio caritatevoli, perché si basa su una interpretazione romanzata della legge – ma perché noi abbiamo il diritto di sapere. Il presupposto di una democrazia che funzioni in modo appropriato è una cittadinanza informata, e la trasparenza e il principio di responsabilità sono parte essenziale di ciò. Questo significa sapere cosa il nostro governo sta facendo a noi, nel nostro nome e per nostro conto. Questo significa sapere che il governo sta operando entro i limiti della legge. Diversamente, vivremo in uno a stato di polizia.

Noi abbiamo bisogno di informatori e obiettori.

Diffondere segreti senza essere perseguiti è difficile. È quasi impossibile mantenere la privacy nell’era di Internet. Wikileaks sembra ancora essere una piattaforma sicura – Bradley Manning non è stato catturato a causa di difetti tecnologici, ma perché qualcuno di cui si fidava lo ha tradito – ma il governo USA sembra essere riuscito a distruggerla come piattaforma. Nessuno degli spin-off di Wikileaks sembra ancora aver raggiunto un grado di sviluppo sufficiente a raccoglierne l’eredità. Il «New Yorker» recentemente ha presentato presentato la sua piattaforma Strongbox per la gestione di informazioni di provenienza riservata; è una piattaforma nuova ma sembra ben progettata. «Wired» recentemente ha fornito una serie di buoni suggerimenti su come diffondere informazioni riservate alla stampa per telefono, e-mail, o per posta. Il “National Whistleblowers Center” ha una pagina dedicata agli informatori in materie inerenti la sicurezza nazionale ed i loro diritti.

Far trapelare segreti è anche molto pericoloso. L’amministrazione Obama si è imbarcata in una vera e propria guerra ai whistle-blowers, perseguendoli sia legalmente che mediante atti di intimidazione, spingendosi più in là di quanto si fosse spinta qualunque altra precedente amministrazione. Mark Klein, Thomas Drake e William Binney sono tutti stati perseguiti per aver esposto i dettagli tecnici del nostro stato di sorveglianza. Bradley Manning è stato trattato crudelmente ed in modo inumano – e probabilmente anche torturato – per aver diffuso segreti del Dipartimento di Stato.

Le azioni condotte dall’amministrazione Obama contro Associated Press, la persecuzione di Julian Assange, e la causa, senza precedenti, contro Bradley Manning, accusato di aver «aiutato il nemico», dimostrano quanto essa è disposta a spingersi ancora in avanti nell’intimidazione degli informatori – e dei giornalisti che parlano con loro.

Ma diffondere i segreti è vitale, e non solo con riferimento alle attività di spionaggio poste in essere dal governo. È necessario per un buon governo, e affinché noi tutti siamo protetti dagli abusi del potere.

Recentemente, abbiamo appreso che la NSA riceveva tutti i dati relativi a chiamate telefoniche dei clienti di Verizon, per un periodo di tre mesi che ha avuto inizio ad Aprile.

Stiamo parlando di “tutto tranne il contenuto della telefonata”: chi ha chiamato chi, dove si trovavano le persone al telefono, quanto è durata la chiamata. Tutto ciò per milioni di persone, sia americani che stranieri. Questi “metadati” permettono al governo di tracciare, durante questo periodo, i movimenti di chiunque, e di costruire un quadro molto dettagliato e preciso di chi ha parlato con chi. Si tratta esattamente degli stessi dati che il Dipartimento di Giustizia ha raccolto sui giornalisti della Associated Press.

The Guardian ha diffuso queste rivelazioni dopo aver ricevuto la copia di un memo riservato, presumibilmente da un informatore anonimo. Noi non sappiamo se le altre compagnie telefoniche hanno consegnato anche i loro dati alla NSA. Noi non sappiamo se la NSA ha chiesto i dati a Verizon episodicamente o se ha rinnovato queste richieste su base continuativa; l’ordine è partito pochi giorni dopo che gli autori degli attentati di Boston sono stati catturati dalla polizia.

Ci sono molte cose che noi non sappiamo a proposito di come il governo ci spia, ma alcune cose le sappiamo. Noi sappiamo che l’FBI ha prodotto decine di migliaia di ultra-segrete “National Security letters” per raccogliere ogni sorta di informazione sulle persone – noi riteniamo milioni di persone – e che ha abusato nello spiare gli utenti dei servizi di cloud-computing. Noi sappiamo che essi possono raccogliere una vastissima congerie di dati personali da Internet senza bisogno di alcun mandato. Sappiamo inoltre che l’FBI, per gli ultimi venti anni, ha continuato a intercettare i dati delle comunicazioni di telefonia cellulare – ad eccezione del contenuto delle telefonate – senza mandato, e che può usare il microfono di alcuni tipi di cellulari come cimice, quando gli apparati sono spenti, presumibilmente solo tramite l’emanazione di un mandato.

Noi sappiamo che la NSA ha numerosi programmi di sorveglianza “domestica” e di data-mining con nomi in codice come Trailblazer, Stellar Wind, e Ragtime, e che usa deliberatamente nomi in codice diversi per indicare programmi in realtà molto simili tra loro, al fine di ostacolare eventuali attività di controllo e di nascondere quello che sta veramente accadendo. Noi sappiamo che la NSA sta costruendo un enorme data center nello Utah, per immagazzinare tutti questi dati, e che sta predisponendo reti ancora più veloci per consentirne la trasmissione e l’elaborazione. Noi sappiamo che lo US Cyber Command impiega 4.000 persone.

Noi sappiamo che il Dipartimento di Sicurezza Nazionale sta anch’esso raccogliendo una enorme quantità di dati su persone, e che gli uffici di polizia locali stanno predisponendo “fusion centers” per raccogliere e analizzare questi dati, e che stanno insabbiando e nascondendo le notizie sui propri fallimenti in questi progetti. Tutto ciò fa parte di un ampio programma di militarizzazione delle forze di polizia.

Ricordate il 2003, quando il Congresso non approvò il finanziamento di un programma decisamente inquietante, denominato “Total Information Awareness”? Bene: il TIA non è morto; ha semplicemente cambiato nome ed è stato suddiviso in più programmi più piccoli.

Noi sappiamo che le grandi corporations stanno portando avanti un enorme quantità di lavoro di spionaggio per conto del governo.

E noi sappiamo tutto questo non grazie all’onestà ed alla sincerità del governo, ma principalmente grazie a tre canali non ufficiali di comunicazione: suggerimenti emersi inavvertitamente, o esplicite ammissioni fatte da funzionari governativi nel corso di audizioni o deposizioni in aule di giustizia, da informazioni ricavate da documenti governativi ottenuti grazie alle procedure del Freedom of Information Act, nonché da confidenti inseriti in strutture del governo.

Ci sono ancora moltissime cose che noi non conosciamo, e spesso quello che conosciamo è superato. Conosciamo un bel po’ del programma della NSA Echelon grazie a un’investigazione dell’Unione Europea condotta nel 2000, così come sappiamo del piano del Dipartimento di Sicurezza Nazionale dal 2002 definito Total Information Awareness, ma conosciamo molto meno circa il modo in cui questi programmi si sono alla fine evoluti. Possiamo fare delle inferenze in merito alle nuove installazioni che la NSA sta costruendo nello Utah, basandoci su stime di informazioni che provengono da diverse fonti, come il costo della potenza di calcolo, o i requisiti dei sistemi di alimentazione elettrica degli edifici in corso di costruzione, ma si tratta, bene che vada, di tirare a indovinare. Per la maggior parte di tutto questo, siamo completamente al buio.

E questo è un male.

Il governo degli Stati Uniti si sta sbronzando di segretezza. Classifica come segrete sempre più informazioni come mai in passato. E noi veniamo a sapere, ogni giorno di più, che il nostro governo regolarmente classifica dei fatti o delle informazioni come segreti, non perché questi fatti o queste informazioni debbano realmente essere tenuti segreti, ma perché la loro diffusione creerebbe scandalo e imbarazzo.

Sapere in che modo il governo ci spia è importante. Non solo perché la maggior parte di queste attività è illegale – o, a voler essere proprio caritatevoli, perché si basa su una interpretazione romanzata della legge – ma perché noi abbiamo il diritto di sapere. Il presupposto di una democrazia che funzioni in modo appropriato è una cittadinanza informata, e la trasparenza e il principio di responsabilità sono parte essenziale di ciò. Questo significa sapere cosa il nostro governo sta facendo a noi, nel nostro nome e per nostro conto. Questo significa sapere che il governo sta operando entro i limiti della legge. Diversamente, vivremo in uno a stato di polizia.

Noi abbiamo bisogno di informatori e obiettori.

Diffondere segreti senza essere perseguiti è difficile. È quasi impossibile mantenere la privacy nell’era di Internet. Wikileaks sembra ancora essere una piattaforma sicura – Bradley Manning non è stato catturato a causa di difetti tecnologici, ma perché qualcuno di cui si fidava lo ha tradito – ma il governo USA sembra essere riuscito a distruggerla come piattaforma. Nessuno degli spin-off di Wikileaks sembra ancora aver raggiunto un grado di sviluppo sufficiente a raccoglierne l’eredità. Il «New Yorker» recentemente ha presentato presentato la sua piattaforma Strongbox per la gestione di informazioni di provenienza riservata; è una piattaforma nuova ma sembra ben progettata. «Wired» recentemente ha fornito una serie di buoni suggerimenti su come diffondere informazioni riservate alla stampa per telefono, e-mail, o per posta. Il “National Whistleblowers Center” ha una pagina dedicata agli informatori in materie inerenti la sicurezza nazionale ed i loro diritti.

Far trapelare segreti è anche molto pericoloso. L’amministrazione Obama si è imbarcata in una vera e propria guerra ai whistle-blowers, perseguendoli sia legalmente che mediante atti di intimidazione, spingendosi più in là di quanto si fosse spinta qualunque altra precedente amministrazione. Mark Klein, Thomas Drake e William Binney sono tutti stati perseguiti per aver esposto i dettagli tecnici del nostro stato di sorveglianza. Bradley Manning è stato trattato crudelmente ed in modo inumano – e probabilmente anche torturato – per aver diffuso segreti del Dipartimento di Stato.

Le azioni condotte dall’amministrazione Obama contro Associated Press, la persecuzione di Julian Assange, e la causa, senza precedenti, contro Bradley Manning, accusato di aver «aiutato il nemico», dimostrano quanto essa è disposta a spingersi ancora in avanti nell’intimidazione degli informatori – e dei giornalisti che parlano con loro.

Ma diffondere i segreti è vitale, e non solo con riferimento alle attività di spionaggio poste in essere dal governo. È necessario per un buon governo, e affinché noi tutti siamo protetti dagli abusi del potere.

Noi abbiamo bisogno di conoscere i dettagli della reale estensione delle capacità operative di spionaggio dell’FBI. Noi non sappiamo quali informazioni siano ormai in modo abituale raccolte sui comuni cittadini americani, quali ulteriori informazioni siano ancora raccolte su quelli che fanno parte delle diverse liste di osservati speciali, e quali giustificazioni legali siano invocate dall’FBI per le sue azioni. Noi non sappiamo quali siano i prossimi piani dell’FBI per le future attività di raccolta dei dati. Noi non sappiamo quali scandali o azioni illegali – passate e presenti – siano attualmente insabbiati.

Noi abbiamo anche bisogno di sapere quali dati siano raccolti dalla NSA, sia nel territorio americano che a livello internazionale. Noi non sappiamo in quale misura la NSA raccolga i dati clandestinamente, o in che misura si basi su accordi con le varie grandi aziende. Noi non sappiamo quanto il “password cracking” sia utilizzato per accedere a dati cifrati, e quanto la NSA utilizzi le vulnerabilità dei sistemi informatici per accedere a informazioni protette. Noi non sappiamo se la NSA inserisca deliberatamente delle backdoor nei sistemi che vuole monitorare, con o senza l’autorizzazione dei produttori dei sistemi di comunicazione.

E noi abbiamo bisogno di sapere in dettaglio che tipo di analisi fanno queste organizzazioni. Noi non sappiamo cosa viene intercettato rapidamente al punto di raccolta dei dati, cosa viene archiviato per essere analizzato in un secondo momento, e per quanto tempo questi dati vengono tenuti in archivio. Noi non sappiamo che tipo di attività di profilazione vengano eseguite sui vari database, quanto sia massivo il livello dell’analisi dei dati ripresi dai droni e dai sistemi di videosorveglianza, quanto vengono spinte le procedure di analisi comportamentale, o quanto estensivamente vengano tracciate le attività degli amici o dei familiari delle persone che si trovano sulle loro liste dei monitorati speciali.

Noi non sappiamo quanto grande sia diventato l’apparato di sorveglianza degli Stati Uniti oggi, sia in termini di denaro speso, che di persone impiegate, né quante persone siano oggi sorvegliate e quanti dati siano raccolti. Le moderne tecnologie rendono oggi possibile monitorare in modo esteso sempre più gente – le recenti rivelazioni che riguardano la NSA dimostrano che essa potrebbe facilmente sorvegliare “chiunque” – rispetto a quanto sia mai stato fatto manualmente.

Quel che fanno coloro che fanno trapelare i segreti è la risposta morale a un’attività immorale posta in essere da chi è al potere. Quello che conta, qui, è quali siano i programmi e i metodi usati dal governo, non i dati dei singoli individui.

Mi rendo conto che sto chiedendo a uomini e donne di affrontare il rischio di un comportamento pericoloso e illegale. Fatelo con cura e con la massima sicurezza possibile, ma – e sto parlando proprio con voi che lavorate su uno di questi programmi segreti e probabilmente illegali – fatelo.

Se vedete qualcosa, dite qualcosa. Ci sono molte persone negli Stati Uniti che vi ammireranno e vi apprezzeranno.

Fonte: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=387433984698290&set=a.249590151816008.50771.249588228482867&type=1