SOLDI PUBBLICI AI PARLAMENTARI DEL MOVIMENTO 5 STELLE

 di Gianni Lannes
Pecunia non olet? Soldoni pubblici dell’ignaro contribuente agli ignari grillini di Camera e Senato. La questione è scottante assai. Ieri, a Roma, alla presenza del padrone di M5S e del guru del guru, il capogruppo al Senato, tale Vito Crimi, in conferenza stampa ha riferito: «La gestione dei fondi sarà ad esclusivo utilizzo dei gruppi. Non saranno gestiti da Grillo e Casaleggio. Non abbiamo fatto richiesta di rimborsi elettorali. Noi non li prendiamo e per noi il discorso è chiuso qui» mette però in chiaro Crimi. Ben detto, bravo, bis… «La trasparenza è nel nostro dna – gli fa eco la collega Roberta Lombardi (capo gruppo alla Camera con dichiarate simpatie per il fascismo) – abituatevi a questa nuova modalità di fare politica». Che fior di onorevoli: se il mattino si vede dal buongiorno, allora… Parole, parole, soltanto parole. Sarà, ma il dubbio è legittimo, fino a prova contraria, visti i precedenti del referendum nel 2008, quando Casaleggio predispose una lettera capestro ai firmatari dei tre quesiti, chiedendo loro energicamente di rinunciare agli eventuali rimborsi in favore di Giuseppe Grillo.
La farsa si ripete? Oggi, 5 anni più tardi, gioca ancora l’inesperienza e l’ignoranza in materia? Prima di imparare l’abc, Crimi e Lombardi, scivolano già sulla prima buccia di banana. Infatti, i deputati e i senatori, oltre ai loro stipendi, si vedono assegnati dalla Camera e dal Senato delle risorse per poter svolgere il loro lavoro istituzionale. Non sono quattrini elargiti al singolo parlamentare, ma appunto ai “gruppi ” costituiti da partiti e movimenti politici. I regolamenti prevedono che queste risorse finanziarie, calcolate in base al numero di deputati e senatori, vengano gestite collegialmente per l’attività di studio e di ricerca, per la comunicazione istituzionale e politica, per le spese di segreteria e per pagare il personale assunto delegato a queste mansioni. In soldoni, volenti o meno, al M5S andranno circa una quindicina di milioni di euro (denaro pubblico).
Pizzo mafioso – Una manfrina? Se il denaro pubblico (in teoria) non lo vogliono, perché allora lo pretendono dai parlamentari incastrati sotto loro grinfie, imponendogli simili costrizioni?

«ACCETTA IL SEGUENTE TESTO PER ABILITARE LA TUA CANDIDATURA. Caro candidata/o, ad integrazione del documento da te approvato: “Codice di comportamento eletti MoVimento 5 Stelle in Parlamento”, ti riporto questo testo ufficiale predisposto da uno studio legale che è necessario sottoscrivere. Beppe Grillo Costituzione di “gruppi di comunicazione” per i parlamentari del M5S di Camera e Senato Il Regolamento della Camera dei Deputati e del Senato prevede che a ciascun gruppo parlamentare vengano assegnati dall’Ufficio di Presidenza contributi da destinarsi agli scopi istituzionali riferiti all’attività parlamentare, nonché alle “funzioni di studio, editoria e comunicazione ad essa ricollegabili».

La richiesta è perentoria e non lascia spazio a tentennamenti. Questa schermata si sono visti recapitare online i potenziali candidati al Parlamento del Movimento Cinque Stelle. Per chi non avesse capito, viene ribadito con tono minaccioso. Cosa attesta di così importante questa missiva vidimata da qualche avvocato? Semplice. Che i deputati eletti per il Movimento dovranno delegare a Beppe Grillo la gestione dei – cospicui – fondi pubblici che i gruppi parlamentari alla Camera e al Senato riceveranno per la loro attività.
Beppe Grillo & Gianroberto Casaleggio hanno già dettato le loro regole? Viene spiegato senza mezzi termini dai padroni del Movimento 5 Stelle: «Il Regolamento della Camera dei Deputati e del Senato prevede che a ciascun gruppo parlamentare vengano assegnati dall’Ufficio di Presidenza contributi da destinarsi agli scopi istituzionali riferiti all’attività parlamentare, nonché alle “funzioni di studio, editoria e comunicazione ad essa ricollegabili ”». Quindi, prosegue il diktat, «la costituzione di due “gruppi di comunicazione ”, uno per la Camera e uno per il Senato, sarà definita da Beppe Grillo in termini di organizzazione, strumenti e di scelta dei membri ». Le finalità, dal loro punto di vista, sono duplici: «garantire una gestione professionale e coordinata di detta attività di comunicazione», ma anche «evitare una dispersione delle risorse per ciò disponibili». Non solo: «Ogni gruppo avrà un coordinatore con il compito di relazionarsi con il sito nazionale del M5S e con il blog di Beppe Grillo». A cosa si riferiscono parlando di “fondi per un gruppo comunicazione”? Lo chiariscono poco dopo: «La concreta destinazione delle risorse del gruppo parlamentare ad una struttura di comunicazione a supporto delle attività di Camera e Senato su designazione di Beppe Grillo deve costituire oggetto di specifica previsione nello Statuto di cui lo stesso gruppo parlamentare dovrà dotarsi per il suo funzionamento». Ciò significa che si fa riferimento a tutte le risorse destinate ai gruppi. Non si scappa: «È necessaria – si conclude la lettera – l’assunzione di un esplicito e specifico impegno in tal senso da parte di ciascun singolo candidato del M5S al Parlamento prima delle votazioni per le liste elettorali con l’adesione formale a questo documento”. Il tutto in barba alla libertà dei parlamentari che rappresentano il popolo sovrano almeno sulla carta (la Costituzione).
La questione non è solo economica o tecnica. È anche politica e democratica. Anzi e di più: etica. Sul punto il regolamento della Camera è lampante: «Ciascun Gruppo, nella prima riunione, nomina il presidente, uno o più vicepresidenti e un comitato direttivo». I parlamentari hanno vincolo di mandato e il diritto di autogestire queste risorse. Deve essere nominato anche un tesoriere che annualmente presenta un bilancio da far approvare ai membri del gruppo. Tale bilancio, infine, deve avvalersi di «una società di revisione legale, selezionata dall’Ufficio di Presidenza […] che verifica nel corso dell’esercizio la regolare tenuta della contabilità».
Tesoretto al capo? – Come possono pensare Grillo & Casaleggio di gestire questi fondi a loro totale discrezione, per di più essendo entrambi fuori dal Parlamento? A denunciare questa pressione psicologica di Grillo o chi per lui (il guru del guru) sui “suoi” parlamentari è stato anche Valentino Tavolazzi, esponente del Movimento poi espulso da Grillo in persona. Valentino Tavolazzi, nel novembre scorso, aveva denunciato pubblicamente questa situazione, pubblicando la lettera dello staff grillino agli aspiranti candidati alle Politiche: «Grillo gestirà i fondi parlamentari del M5S”.

Insomma, uno dei tanti epurati dal M5S aveva reso di dominio pubblico una comunicazione scritta da Casaleggio inviata ai i grillini, costretti a firmarla. «I candidati alle politiche – aveva dichiarato Tavolazzi – stanno ricevendo in questi giorni una lettera di Casaleggio che li invita a sottoscrivere un impegno formale, riguardante l’uso del denaro che i gruppi M5S alla Camera ed al Senato avranno a disposizione per la comunicazione istituzionale. L’impegno predisposto dai legali di Casaleggio – sottolineava il dissidente – prevede che sia Grillo a decidere regole e composizione di un fantomatico comitato che dovrà sovraintendere all’uso di quei fondi e decidere a quale struttura di comunicazione destinarli. I candidati devono firmare ora, per tutta la legislatura, che delegheranno in toto la destinazione del tesoretto pubblico e che approveranno ad hoc lo statuto del gruppo».

Solo una questione di soldi, altro che il bene comune dell’Italia. E chi non è d’accordo per la spartizione sotto banco viene cacciato via. Tavolazzi aveva postato sul suo profilo Facebook la lettera trasmessa ai grillini:
«La costituzione di due “gruppi di comunicazione”, uno per la Camera e uno per il Senato, sarà definita da Beppe Grillo in termini di organizzazione, strumenti e di scelta dei membri, al duplice fine di garantire una gestione professionale e coordinata di detta attività di comunicazione, nonchè di evitare una dispersione delle risorse per ciò disponibili. Ogni gruppo avrà un coordinatore con il compito di relazionarsi con il sito nazionale del M5S e con il blog di Beppe Grillo. La concreta destinazione delle risorse del gruppo parlamentare ad una struttura di comunicazione a supporto delle attività di Camera e Senato su designazione di Beppe Grillo deve costituire oggetto di specifica previsione nello Statuto di cui lo stesso gruppo parlamentare dovrà dotarsi per il suo funzionamento. E’ quindi necessaria l’assunzione di un esplicito e specifico impegno in tal senso da parte di ciascun singolo candidato del M5S al Parlamento prima delle votazioni per le liste elettorali con l’adesione formale a questo documento».
Ieri l’altro – Ecco il precedente, forse rimosso e dimenticato dalla memoria collettiva. Allora, nel 2008 (anno in cui Grillo incontra segretamente l’ambasciatore Usa, Ronald Spogli, (massimo referente in Italia di Bush junior), c’erano in ballo circa 2,4 milioni di euro, per fortuna non erogati dallo Stato in quanto i referendum non raggiunsero il numero legale di firmatari. Un’operazione in stile Casaleggio?

«Ci venne proposto un documento così, nel momento in cui nessuno era a conoscenza che prevedeva addirittura che avremmo dovuto delegare direttamente Beppe Grillo nel caso in cui ci fossero stati rimborsi referendari» rivela Serenetta Monti, candidata sindaco al comune di Roma nella lista Grillo, membro di quel comitato promotore.

Nel documento predisposto dallo staff del predicatore c’era tra l’altro scritto: «…I sottoscrittori promotori, intendono con la presente attribuire formalmente ed irrevocabilmente al sig. Giuseppe Grillo, in via esclusiva, ogni diritto al percepimento dei rimborsi di cui la legge n. 157 del 3 giugno 1999, e ad usufruire di ogni altra agevolazione prerogativa e facoltà previste per o conseguenti al coinvolgimento delle attività referendarie, rinunciando fin d’ora, a beneficio del sig. Giuseppe Grillo o di persona che questi potrà indicare, ad ogni diritto in tal senso…».

E meno male che Grillo i soldi del cittadino non li voleva. Che altro dire? La comunicazione del 5 Stelle passa unicamente dal dominio beppegrillo.it, ed il capo non si sogna minimamente di rispondere alle numerose critiche documentate salite dalla base ai vertici della piramide, negli ultimi 4 anni.

Domanda non concordata. Ma al recente incontro degli eletti, che ci faceva Casaleggio in primo piano, se non c’entra nulla e teoricamente dovrebbe occuparsi solo del blog di Grillo?
Si rischia la scomunica a fare domande scomode? Allora Grillo & Casaleggio questi ingenti fondi pubblici, destinati ai gruppi parlamentari da chi saranno realmente gestiti?

Il delirio di onnipotenza mista all’arroganza già si palpa e deborda sulle gente comune che in buona fede li ha votati. Stanno giocando con il fuoco e non se ne rendono conto. Chi pensano di prendere in giro ancora per molto? L’inganno ha i giorni contati.

Vi sembra democrazia dal basso o piuttosto dal dietro?
video:
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