PER CHI HA VOTATO LA MAFIA?

Sicilia: lo stipendio incassato dagli onorevoli grillini

di Gianni Lannes
Toc toc! Anche alla luce di certi exploits, qualcuno sa per caso chi hanno votato le organizzazioni criminali propriamente dette, meglio note con i nomi di Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Basilischi, Sacra Corona Unita, Batterie, Camorra, eccetera eccetera? Vale a dire, non solo direttamente esponenti di primo piano ed insospettabili criminali, ma anche parenti, amici, conoscenti e tanta gente sotto minaccia o estorsione, ricattata, oppure soltanto timorosa di sgarrare? La copiosa letteratura in materia parla chiaro: le mafie influenzano ed orientano constamente il voto per un proprio tornaconto. Dalle carte giudiziarie, per esempio il processo al padrino Giulio Andreotti, sappiamo che il divo Giulio era organico fino al 1980 al sistema mafioso (solo nel senso che fino a quella data ci sono le prove in giudizio), anche se poi il reato è scivolato in prescrizione (ha stabilito la Cassazione). Rammentiamo che in passato i mafiosi hanno fatto votare per la democrazia cristiana, il partito socialista, il partito comunista, i socialdemocratici, i radicalied altri ancora.
In fondo questo è un diario internautico non un giornale. E poi ho chiuso con il giornalismo investigativo, almeno in Italia, dopo 26 anni di onorato mestiere sul campo. A differenza di chi millanta ritorsioni mafiose, come Saviano, ho purtroppo subito attentati veri. Ma è un’altra storia. Non sono stato fabbricato in qualche casa editrice, non sono un ectoplasma o un raccomandato a differenza di tanti altri.
Ecco qualcosa di personale. Sono un uomo libero, senza padroni, poi un ricercatore, infine un giornalista. Allora, ho ricevuto in questi ultimi tempi alcune telegrafiche comunicazioni di conoscenti e simpatizzanti di Beppe Grillo, che mi hanno invocato di risparmiare il loro beniamino, di non prendermela con lui. Come dire di no? Mica puoi esercitare il diritto di critica documentata su un comico (con le sembianze del politicante) controllato a distanza da un perito informatico, a sua volta pilotato da sistemi impercettibili ai comuni mortali italioti, che vogliono far implodere definitivamente l’Italia. Non puoi scandagliare le attività pseudo-politiche di un individuo “inconsapevole”. E nemmeno scrutare i meccanismi occulti che hanno appoggiato l’iter del famoso ragioniere. Eccoli accontentati!
Una precisaizone è d’obbligo. Il dovere del giornalismo è quello di controllare il potere, qualsiasi potere: un compito a cui la casta a cui non appartengo nel Belpaese, ha ormai abdicato da tempo.
In questo caso, il riflettore va acceso su una forza politica che presenta una oscura genesi. Intanto, Grillo ancora l’altro giorno ha blaterato in tv che i parlamentari regionali di M5S in Sicilia hanno rinunciato allo stipendio. I documenti ufficiali dicono altro.
In questi ultimi scampoli di campagna elettorale, dopo alcune immersioni nei mari di Sicilia (dove ho lavorato in incognito per anni) ed aver circumnavigato la magnifica isola, imbattendomi nei soliti giochi di guerra della NATO addirittura sulle faglie sismiche più attive e pericolose, evitando in barca a vela i sommergibili a propulsione ed armamento nucleare nel Golfo di Augusta (segnalati dagli avvisi di pericolosità della Guardia Costiera, nonché dai notam della NATO), ho pensato proprio a Grillo.
Da ragazzo mi faceva anche ridere quanto lo scorgevo nelle comparsate tv ai tempi del programma “Te la do io l’America”. Ne è passata di acqua contaminata da scorie sotto i ponti. Fuor di metafora che colpiscono alla pancia. Mi sono tornate in mente, mentre attraversavo la Kalsa, le recenti parole del predicatore che vuole aprire come una scatola di tonno il Parlamento. Insistendo in questo movimento onirico a ritroso, la memoria mi ha giocato un pessimo scherzo, rievocando le frasi pronunciate nella primavera dello scorso anno dall’allievo di Casaleggio, durante la campagna elettorale amministrativa.
A dirla tutta, avevo dedicato a questa e qualche altra impresa grulliana, qualche corposo paragrafo nel libro IL GRANDE FRATELLO. STRATEGIE DEL DOMINIO. E ne avevo perfino scritto (il 30 aprile 2012: “Beppe Grillo elogia a Palermo la mafia”) su questo blog di periferia, un piccolo strumento per chi non ha voce.Poi mi sono ricordato di un premio ricevuto immeritatamente tre anni fa, in ricordo di due magistrati trucidati da Cosa Nostra, vale a dire: Rosario Livatino ed Antonino Saetta. Non amo particolarmente i giudici. Li ho conosciuti nei tribunali sia come parte offesa sia come imputato nei processi subiti per “diffamazione”: il reato antidiluviano (da codice Rocco) tanto di moda in Italia per arrestare le inchieste scottanti, ed intimidire giornalisti ed editori. E in tutti e due i casi ho avuto modo di pensarne bene e di pensarne male. Purtuttavia, mi sono sempre rifiutato di porre la mia motivata diffidenza al servizio di un potere di Stato che cerca sempre, attaccando la magistratura, di azzerare ogni forma di controllo della legalità per affermare la propria impunità (il caso esemplare di Berlusconi Silvio).

Grillo ha tirato in ballo Cosa Nostra utilizzandola come termine di paragone per gli effetti devastanti della crisi economica. «La mafia non ha mai strangolato le proprie vittime, i propri clienti, si limita a prendere il pizzo. Ma qua vediamo un’altra mafia che strangola la propria vittima». Con queste parole Beppe Grillo, a Palermo per sostenere il candidato sindaco Riccardo Nuti. Per me sono espressioni indelebili, di stampo mafioso, appunto, perché la mafia l’ho sfiorata e l’ho vissuta, l’ho respirata, l’ho studiata e l’ho attraversata senza farmi contaminare, pagando a duro prezzo e di persona.
Grillo dovrebbe inginocchiarsi e chiedere pubblicamente scusa, quanto meno alla memoria di tantissime vittime illustri o sconosciute di “santa mafia”. L’imbonitore, dopo un anno non ha sentito ancora il bisogno di genuflettersi umilmente. Pensate un pò: uno che sproloquia così, ora dirigerà senza controllo e con potere assoluto, ossia in palese violazione costituzionale, un gruppo parlamentare: sarà dice lui stesso, “l’ago della bilancia”.
Per la cronaca i boss corleonesi strangolarono il piccolo Santino Di Matteo e poi sciolsero il suo corpicino nell’acido.
«Noi abbiamo candidato Toto’ u curtu e u Malpassotu come vicesindaco, vediamo come va – aveva detto il comico genovese prima di salire sul palco – . La mafia non ha mai strangolato il proprio cliente, la mafia prende il pizzo, il 10 per cento. Qui siamo nella mafia che ha preso un’altra dimensione, strangola la propria vittima». Una battuta macabra e fuori luogo che ha innescato una giusta polemica, amplificata anche dal fatto che proprio lo stesso giorno a Palermo si commemorava l’anniversario dell’assassinio di Pio La Torre e Rosario Di Salvo, uccisi da Cosa Nostra esattamente 31 anni fa.
Il noto Fiorello, in una rassegna stampa postata su youtube ha replicato ironicamente da par suo, lui sì un gran signore: «Grillo… hai detto una cazzata. Hai detto una grande cazzata». Poi ha aggiunto: «Ne sa poco di mafia, si andasse a vedere tutti i pilastri delle autostrade che ci sono in Sicilia. Grillo, ti posso dire una cosa? Ma vattela a piglia ‘nder pizzo».
E ancora: «Grillo parla come un mafioso senza essere nemmeno originale. Gli stessi argomenti prima di lui li hanno già utilizzati Vito Ciancimino e Tano Badalamenti. E come l’ultimo dei mafiosi non ha nemmeno il coraggio di confrontarsi pubblicamente sulle sue patetiche provocazioni» dichiarò Claudio Fava, a cui la mafia ha strappato il padre nel 1984. Giuseppe era un grande giornalista italiano.
Quante volte Grillo dedito al turpiloquio ossessivo, ha mandato a quel paese in maniera volgare e plateale i giornalisti italiani? Tante, troppe. Bene, rammento a questo fenomeno da baraccone che proprio in Sicilia, la mafia per ordini superiori, fece sparire il giornalista Mauro De Mauro a Palermo la sera del 16 settembre 1970. Ero piccolo, ma già allora questa tragica notiziava che riecheggiava nei telegiornali mi sembrava una grande ingiustizia. Come il rapimento di Aldo Moro, la strage della sua scorta ed infine, la sua orribile esecuzione, abbandonato dai maggiorenti del suo stesso partito, la diccì, in primis Francesco Cossiga (il depistatore di professione) e Giulio Andreotti. Moro era un vero statista: quelli in circolazione oggi nel transatlantico sono meno di nanerottoli. E ora abbiamo anche il “furbone del villaggio” che fa affari con l’avanspettacolo da quattro soldi ed ha un socio che detta legge. Che miseria. Com’è caduta in basso l’Italia.
Nessuna dietrologia, ma sappiamo perché abbiamo letto attentamente le carte segrete del governo nordamericano, declassificate dopo mezzo secolo (attualmente depositate in Italia, presso l’Archivio Casarrubea di Partinico), dei torbidi intrecci tra gli Stati Uniti d’America e le cosche mafiose per favorire lo sbarco alleato. Azioni e collaborazioni proseguite con la strage di Portella della Ginestra, l’attentato mortale ad Enrico Mattei, la strategia della tensione, l’omicidio di Mauro Rostagno a Trapani, e tante altre nefandezze ancora, fino ai nostri giorni.
Ora salta fuori che Beppe Grillo senza dire niente all’opinione pubblica, si incontra segretamente a pranzo nel 2008 con l’ambasciatore Ronald Spogli per parlare del futuro scenario politico italiano. Che singolare coincidenza. Di lì a poco nascerà il Movimento 5 Stelle che di democratico non ha nulla: sulla carta il padrone da atto notarile, cioè da “non statuto” è Giuseppe Piero Grillo. Punto e basta. Cinque anni più tardi,  questo “partito” senza alcun controllo di legalità, costruito sul copioneCasaleggio (legato a doppio filo ad Aspen, JP Morgan e quindi Rockefeller) fa il botto alle elezioni e scoppia il caos programmato. Troppe coincidenze.
Le strade del nuovo ordine mondiale sembrano infinite, ma non ci incantano, tantomeno ci intimidiscono per ragioni caratteriali e per scelte ed esperienze di vita.
Che ne dite? Penso che anche i grillini dopo l’ubriacatura del momento possano aprire gli occhi, anche perché Grillo o chi per lui, soffia sullo scontento popolare ed alimenta illusioni nei giovani. Insomma, è una pericollosa deriva, come altre, del resto.
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One thought on “PER CHI HA VOTATO LA MAFIA?

  1. Gabri ha detto:

    L’ha ribloggato su BSIDE-ME.

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