ACQUA PRIVATIZZATA E SEMPRE PIU’ CARA

di Gianni Lannes
E’ passato alla storia come il referendum tradito dai Governi italiani: Berlusconi & Monti, anzi annacquato. Il 12 e 13 giugno 2011, ben 26.637.943 cittadine e cittadini d’Italia (il 54,81% degli aventi diritto) hanno votato sì alla ri-pubblicizzazione del servizio idrico integrato. Il quesito 1 prevedeva “l’abrogazione di una parte della legge 133/2008, per contrastare l’accelerazione imposta dal governo Berlusconi in materia di privatizzazione del servizio idrico”. Mentre il secondo quesito indicava “l’abrogazione della normativa che consente al gestore del servizio idrico di caricare sulla bolletta un 7 % a remunerazione del capitale investito”.  Bene, come è andata a finire? In un nulla di fatto. Anzi, il Governo Monti con il decreto sulle liberalizzazioni ha negato agli enti di diritto pubblico (le aziende speciali) di gestire acquedotti e rete, mettendo nuovamente nella mani dei privati l’affare dell’acqua italiana.
Dati ufficiali (Istat, Federutility) – Addirittura le tariffe sono in aumento costante del 12,5 per cento, mentre Aosta registra un rincaro del 42% e Palermo del 35%, con Roma che si asseta al 21. Il costo annuo della bolletta per una famiglia di tre persone (200 metri cubi all’anno) tocca 503 euro a Firenze, 391 euro a Genova e 373 a Bari, capoluogo della regione del governatore Vendola, a fronte di una media nazionale di 290 euro.
Secondo il ministro uscente dell’Ambiente, Corrado Clini, “l’acqua costa troppo poco”. Addirittura per il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo “il referendum sull’acqua è stato un mezzo imbroglio”. Tace Nichi Vendola che si è candidato al Parlamento ed aspira ad una poltrona ministeriale, dopo essere stato trombato alle primarie del Pd. Vendola è lo stesso governatore che aveva costretto alle dimissioni il professorRiccardo Petrella dalla presidenza dell’Acquedotto Pugliese perché contrario alla privatizzazione dell’acqua.
La quota di guadagno dei privati attualmente si è attesta al 20 %. La gestione è divisa in 91 ambiti territoriali ottimali, di cui: 34 in mano a società pubbliche, servono 22,9 milioni di abitanti, pari al 41% del totale; 13 sono gestiti da tre multiutility quotate: Iren (1,5 milioni di utenti), Acea (8 milioni) e A2A (200 mila abbonati); 12 gestiti da spa miste (9,7 milioni di abitanti); 6 privati tramite gara (3 milioni di abitanti); 19 Ato non hanno ancora affidato il servizio (7,1 milioni di residenti). Negli Ato dove il servizio idrico è gestito spa miste (12), da privati (6), dai tre giganti Acea, Iren e A2A (13) non è cambiato niente.
L’Iren (in cui si segnala un conflitto di interessi in seno all’amministrazione comunale grillina: alla voce Bagnacani designato dal sindaco Pizzarotti) è a Parma dove le elezioni comunali sono state vinte dal Movimento 5 Stelle di Grillo. E dire che tutti i politicanti o aspiranti tali hanno pure il coraggio di chiedere il voto.
A conti fatti ben 9 milioni di abitanti non hanno ancora servizi fognari, ed il 33 per cento dell’acqua potabile si perde nelle reti colabrodo su 320 mila chilometri di tubature, in parte coibentate con amianto in condizioni di obsolescenza e rischio. Non è l’unico pericolo: recenti analisi dell’acqua piovana caduta nella Penisola hanno riscontrato – quantità al di sopra dei limiti di legge – di alluminio e bario. Chissà da dove pioveranno questi metalli pesanti. Chi insemina le nuvole sulla testa dell’ignaro popolo italiano e per quali fini?L’acqua è un bene vitale a cui tutti hanno diritto gratuitamente: sembra scontato ma non dimentichiamolo.Parma M5S:

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/02/parma-cinque-stelle-tasse-e-inceneritore.html

Fonte: Su La Testa! di Gianni Lannes

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